1
Manuale di diritto commerciale
Indice
Parte prima
pg. 3 L’imprenditore
pg. 7 Le categorie di imprenditori
pg. 16 L’acquisto della qualità di
imprenditore pg. 20 Lo statuto
dell’imprenditore commerciale pg. 26
L’azienda
pg. 29 I segni distintivi
Parte seconda
pg. 34 La società
pg. 40 La società semplice. La società in
nome collettivo pg. 51 Le società in
accomandita semplice
pg. 53 Le società per
azioni pg. 62 Le azioni
pg. 79 I gruppi di
società pg. 72
L’assemblea
pg. 81 Amministrazione.
Controlli pg. 98 Il bilancio
pg. 106 Le modificazioni dello
statuto pg. 110 Le
obbligazioni
pg. 113 Lo scioglimento della
società per azioni pg. 116 La
società in accomandita per azioni
pg. 118 La società a responsabilità
limitata
pg. 124 Le società cooperative
pg. 131 Trasformazione. Fusione e scissione.
2
Introduzione
Diritto commerciale
Il diritto commerciale è quella parte del diritto privato che ha per oggetto e
regola l’attività e gli atti di impresa, si occupa dei rapporti tra imprese.
La costituzione riconosce la proprietà privata (42 C) e la libera iniziativa
economica (41 C) ⤐ modello di sviluppo economico basato
sull’economia di mercato.
a. Libertà dei privati di dedicarsi alla produzione e alla distribuzione di
quanto necessario per il soddisfacimento dei bisogni materiali della
collettività
b. La libertà di competizione economica la libertà di svolgere qualsiasi
attività economica, purché non leda i diritti altrui.
Il diritto commerciale ha delle caratteristiche
a. È diritto speciale:
• Si distingue dal diritto civile per le sue norme specifiche
applicate solo alle imprese.
• Si basa su principi propri che tengono conto delle esigenze del
mercato e della competizione.
b. È tendente all’uniformità internazionale
• Tende ad armonizzare le sue regole a livello internazionale per
facilitare il commercio globale.
• Le convenzioni internazionali e le normative europee assumono
un ruolo sempre più importante.
c. Diritto in continua evoluzione
• Si adatta costantemente ai cambiamenti economici e sociali
• Nuove tecnologie, modelli di business e sfide globali richiedono
un aggiornamento costante del diritto commerciale.
3
Cap 1 L’imprenditore
1. Il
sistema legislativo
La legge distingue diversi tipi di imprese e di imprenditori in base a tre
criteri
1. L’oggetto dell’impresa, che determina la distinzione tra imprenditore
agricolo (art 2135) e imprenditore commerciale (art 21959)
2. La dimensione dell’impresa che individua il piccolo imprenditore (2083
C.c.) e, di riflesso, l’imprenditore medio-grande
3. La natura del soggetto che esercita l’impresa che determina la ripartizione
legislativa fra impresa individuale, impresa costituita in forma di società
e impresa pubblica
Tutti gli imprenditori sono assoggettati ad una disciplina base comune. È
questo lo statuto generale dell’imprenditore.
Art 2555-2562 ⤐ disciplina dell’azienda
Art 2563-2574⤐ disciplina dei segni distintivi
Art 2595-2620⤐ disciplina della concorrenza dei consorzi
L. 287/1990 ⤐ disciplina a tutela della concorrenza e del mercato
2. Nozione generale di imprenditore
Art 2082cc
"È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica
organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”
Questa disposizione traccia i confini tra l’imprenditore e il lavoratore
autonomo.
Questa disposizione definisce implicitamente l’impresa come un’attività
(serie coordinata di atti) con uno specifico scopo (fine di produzione o
dello scambio di beni o servizi) e con delle modalità di svolgimento
(organizzazione, economicità, professionalità)
È controverso se siano indispensabili:
a. Liceità dell’attività svolta
b. L’intento dell’imprenditore di ricavare profitto
c. La destinazione al mercato dei beni o servizi prodotti.
3. Caratteristiche dell’impresa:
4
Attività, Organizzazione, il metodo economico, la professionalità
a) L’attività produttiva
L’impresa è un’attività, serie di atti, (comportamenti consapevoli e
volontari che danno luogo ad effetti giuridici) finalizzata alla produzione
o allo scambio di beni o servizi.
Tale è infatti anche l’attività di scambio che incrementa l’utilità dei beni
spostandoli nel tempo e/o nello spazio.
Irrilevante è invece la natura dei beni o servizi prodotti o scambiati.
Non è imprenditore →Il proprietario di un immobile che gode dei frutti
dandolo in locazione non è imprenditore perché non produce nuovi beni e
servizi ma esercita un’attività di mero godimento.
Se un proprietario di immobile lo trasforma ad albergo, B&B allora questo
eccede l’attività di mero godimento.
Le imprese illecite sono vere imprese anche se queste non godranno delle
tutele nei confronti dei terzi.
Quando un’impresa svolge un’attività senza autorizzazione, quindi
violando la legge, o senza le opportune licenze, è considerata illecita (es.
attività bancaria svolta senza autorizzazione governativa).
Viene riconosciuta comunque la figura di imprenditore anche qualora questi
svolga un’attività illecita, contraria alle disposizioni di legge (norme
imperative, ordine pubblico, buon costume).
N.B. Chi svolge l’attività di impresa violando la legge non potrà però
avvalersi delle norme che tutelano l’imprenditore nei confronti di terzi.
Questo deriva da un’applicazione del principio generale ossia da un
comportamento illecito non posso mai derivare effetti favorevoli per il suo
autore.
- Attività economica di produzione di beni → es. acciaieria
- Attività economica di scambio di beni → es. cartoleria
(compravendita di beni tangibili)
- Attività economica di produzione di servizi → es. servizio di
trasporto pubblico, scuole, ospedali, idraulici, …
- Attività economica di scambio di servizi → es. agenzia di viaggi,
intermediazione di servizi, agenzie immobiliari/ di lavoro, agenti di
borsa (comprano e vendono azioni per conto dei clienti.)
5
b) Organizzazione
6
Organizzazione → coordinamento tra: capitale K (investimento) e lavoro L
proprio e/o altrui.
Con questo si distingue l’imprenditore dal lavoratore autonomo, il primo
organizza l’attività di impresa, l’ultimo organizza il proprio lavoro.
L’elettricista, ad esempio, è un lavoratore autonomo, diverso è se questi
disponga di un’azienda con dipendenti.
Il legislatore qualifica l’impresa come “attività organizzata” quando essa
disciplina il lavoro e l'organizzazione del lavoro nell'impresa (artt. 2086 e
2094), definisce l’azienda come il complesso dei beni organizzati
dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (art. 2555).
L’impresa e il lavoro autonomo
Non si ha impresa senza l’impiego coordinato di fattori produttivi: senza
l’impiego cioè di capitale e lavoro propri (K e L) e/o altrui.
È pacifico che è imprenditore anche chi opera senza utilizzare prestazioni
lavorative altrui.
L'organizzazione può riguardare soltanto l'utilizzo di capitali e del proprio
lavoro intellettuale, senza richiedere la presenza di lavoratori autonomi o
subordinati. Adesso, chiunque operi senza coinvolgere altre persone può
essere considerato un imprenditore. -> Ormai è riconosciuto come
imprenditore anche chi opera senza utilizzare altrui prestazioni lavorative
autonome o subordinate.
Es. Scrittore freelance: Un autore indipendente che scrive libri o
articoli e li pubblica autonomamente senza coinvolgere altri collaboratori.
Utilizza solo il proprio capitale e le proprie competenze intellettuali per
creare e distribuire il proprio lavoro.
Artista indipendente: Un pittore, musicista o artista visivo che crea
opere d'arte utilizzando solo le proprie risorse e competenze. Potrebbe
vendere le proprie opere direttamente al pubblico senza coinvolgere agenti
o intermediari.
Inoltre, non è necessario che l’attività organizzativa dell’imprenditore si
concretizzi nella creazione di un apparato aziendale composto di beni
mobili ed immobili.
7
In poche parole, la qualità dell’imprenditore non può essere negata sia per
difetto del requisito dell’organizzazione sia quando l’attività esercitata senza
l’ausilio di collaboratori (autonomi o coordinati) sia quando il
coordinamento degli altri fattori produttivi (capitale e lavoro proprio) non si
concretizza nella creazione di un compreso aziendale materialmente
percepibile.
Imprenditore è anche colui che opera senza utilizzare prestazioni lavorative
autonome o subordinate altrui (ex: lavanderie automatiche a gettone senza
dipendenti): chi gestisce un'attività da solo: senza dipendenti.
Si può ritenere che si è imprenditori anche quando l’attività si fonda
esclusivamente sul lavoro personale del soggetto agente?
Si è imprenditori anche quando non vengono utilizzati né lavoro altrui né
capitali (propri o altrui)?
Quando cioè non vengono utilizzati- direttamente o indirettamente né
lavoro altrui né capitali (propri o altrui).
No. La semplice organizzazione a fini produttivi del proprio lavoro non può
essere considerata organizzazione di tipo imprenditoriale e in mancanza di
un minimo di etero-organizzazione deve negarsi l’esistenza dell’impresa
anche se piccola.
Oggi, la definizione di imprenditore è più inclusiva e riconosce come tali
anche coloro che operano in autonomia, senza necessariamente avere
dipendenti, capitali o una struttura aziendale complessa. L'elemento
fondamentale è che l'attività sia svolta in modo organizzato, con l'obiettivo
di generare profitto. Tuttavia, per essere considerata impresa, l'attività deve
presentare un minimo di "eteroorganizzazione" e assumere una dimensione
strutturata e professionale.
ovvero la capacità di coordinare e dirigere risorse esterne al proprio
lavoro.
Esempi di eteroorganizzazione:
• Un artigiano che collabora con un fornitore per approvvigionarsi di
materie prime
• Un agricoltore che si avvale di servizi di manutenzione per i propri
macchinari
• Un e-commerce che investe in campagne di marketing per promuovere
8
i propri prodotti
Piccola impresa: è quella organizzata prevalentemente (ma non
esclusivamente) con il proprio lavoro e dei famigliari.
Sintomatico è poi che il requisito dell’organizzazione è richiesto per
l’imprenditore e piccolo imprenditore ma non per il lavoratore autonomo.
Per tirare le somme: un minimo di organizzazione del lavoro
altrui o di capitale (etero organizzazione) è pur sempre necessario
per aversi impresa, sia pur piccola.
Lavoratore autonomo quindi si ha quando egli nel porre in essere la sua
attività lavorativa non superi la normale soglia dell’autorganizzazione e si
limita quindi ad utilizzare mezzi materiali utili allo svolgimento di
qualsiasi attività o strettamente legati all’attività lavorativa.
L'etero-organizzazione è un termine utilizzato in diritto commerciale per
indicare l'elemento che distingue l'imprenditore dal lavoratore autonomo.
L'IMPRENDITORE LAVORATORE AUTONOMO
L'imprenditore è colui che organizza Il lavoratore autonomo, invece,
l'attività produttiva, assumendo il presta la propria opera in modo
rischio d'impresa e coordinando autonomo, senza assumere il rischio
lavoro e capitale. d'impresa e sotto la direzione e il
controllo del committente.
c) Metodo economico:
Art. 2082: L’impresa è attività economica.
Economicità dell’attività e scopo di lucro
L’attività d’impresa deve essere economica, organizzata e svolta
professionalmente: (REQUISITI)
- L’organizzazione → L'attività deve essere organizzata. È un
concetto che nel tempo si è fatto sempre più labile; si tratta di
un’organizzazione di beni e di attività (es. lavoro dei dipendenti)
grazie ad una serie di contratti tipici.
- L’economicità → L'obiettivo dell'attività deve essere quello di
generare profitto. Non è sufficiente che l'attività produca beni o
servizi; è necessario che lo faccia in modo da creare un reddito per
l'imprenditore.
- La professionalità → L'attività deve essere esercitata in modo
9
professionale, ossia con metodo, organizzazione e continuità.
L’attività è necessaria per il sostentamento dell’imprenditore, si
tratta dunque di un’attività abituale e non occasionale. Non è
necessario che l’attività sia continuata, è sufficiente il costante
ripetersi periodico nel tempo (es. attività stagionale)
L’economicità è richiesta in aggiunta allo scopo produttivo dell’attività. Se
non vi è economicità allora si ha consumo e non produzione di ricchezza.
Infatti, per aversi impresa è essenziale che l’attività produttiva sia condotta
con metodo economico, quindi secondo modalità che consentano quanto
meno la copertura dei costi con i ricavi, assicurandone l’autosufficienza
economica.
Lo scopo di lucro non è da considerarsi requisito essenziale dell’attività di
impresa.
Ne consegue che non ci è alcuna ragione per negare la qualità di
imprenditore agli enti di diritto privato (associazioni e fondazioni) con scopo
ideale o altruistico che producono beni o servizi con metodo economico. Si
peni ad esempio ad un’associazione che gestisce un teatro o una scuola
privata.
La professionalità
L’ultimo requisito richiesto dall’articolo 2082 è il carattere professionale
dell’attività.
Certo, posso aiutarti a capire e riformulare il paragrafo. Ecco una versione
semplificata e più chiara del testo:
**Professionalità** significa svolgere un'attività produttiva in modo abituale e
non occasionale. Non si può considerare imprenditore chi compie un'azione che
potrebbe essere simile a quella di un imprenditore, ma solo in modo saltuario.
Non è necessario che l'attività sia svolta continuamente senza interruzioni. Ad
esempio, per le attività stagionali, è sufficiente che si ripetano regolarmente
secondo il loro ciclo naturale.
Non è necessario che l'attività sia l'unica o principale. Anche un professore o un
impiegato che gestisce un negozio o un albergo è considerato imprenditore. È
quindi possibile che una persona svolga più attività imprenditoriali
10
contemporaneamente.
Si considera imprenditore anche chi compie un'unica operazione, purché questa
comporti diverse operazioni e l'uso di un'organizzazione complessa. Anche chi
costruisce un immobile per uso personale può essere considerato imprenditore in
linea generale. Non si esclude l'idea che sia imprenditore chi produce beni e
servizi per il proprio uso e consumo personale.
La legge non richiede che la produzione sia destinata al mercato. Questo esempio
dimostra che l'applicazione delle regole dell'impresa non dipende dalle intenzioni
di chi produce, ma deve basarsi solo sui criteri oggettivi stabiliti dall'articolo 2082
del Codice Civile.
[Link] e professioni intellettuali
liberi professionisti non sono considerati imprenditori per il semplice fatto
di essere tali.
Art 2238
“Se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività
organizzata in forma di impresa si applicano le disposizioni del titolo II.
In ogni caso, se l’esercente una professione intellettuale impiega sostituti
o ausiliari, si applicano le disposizioni delle sanzioni II, III, IV del capo I
del titolo II”
Questo articolo stabilisce che le regole sulle imprese si applicano ai
professionisti intellettuali solo se la loro attività è organizzata come
un'impresa.
Ad esempio:
- Un medico che gestisce una clinica privata nella quale opera.
- Un professore che gestisce una scuola privata nella quale insegna.
- Un artista che gestisce un teatro nel quale recita.
In questi casi, ci sono due attività: una intellettuale e una imprenditoriale.
Un professionista intellettuale che si limita a svolgere la propria attività non
diventa mai imprenditore. Questo vale anche se utilizza molti collaboratori
e attrezzature costose, come in un moderno studio dentistico o un centro di
analisi cliniche.
Perché i professionisti intellettuali non diventano mai imprenditori?
I requisiti per l'attività di impresa possono essere presenti anche nelle
11
professioni intellettuali. L'attività dei professionisti è produttiva, economica
e spesso a scopo di lucro. Tuttavia, i professionisti non sono considerati
imprenditori per una scelta specifica del legislatore, che ha stabilito un
regime speciale (articoli 2229-2238 del Codice civile) che include:
- Il potere disciplinare degli ordini professionali.
- Il divieto di esercizio per chi non è iscritto agli albi professionali.
- L'obbligo di eseguire personalmente la prestazione.
- Un particolare criterio per determinare il compenso, adeguato
all'importanza dell'opera e al decoro della professione.
I professionisti intellettuali sono esonerati dalle regole dell'imprenditore, che
ha vantaggi come l'esenzione dal fallimento, ma anche svantaggi come
l'inapplicabilità delle regole su azienda, segni distintivi e concorrenza sleale.
In molti paesi dell'UE, questa distinzione storica è stata già abolita.
12
Capitolo 2 Le categorie di imprenditori
Gli imprenditori si dividono in diverse categorie ognuna con una propria
disciplina (resta ferma la definizione del Codice civile valida per tutti). Gli
imprenditori si dividono in ragione:
1. dell’attività esercitata
• agricola
• commerciale
2. della dimensione
• piccoli imprenditori
• medi/grandi imprenditori
3. della modalità di svolgimento dell’attività d’impresa
▪ imprenditore individuale: esercita da solo l’attività d’impresa
▪ imprenditore collettivo: esercita congiuntamente ad altri soggetti
l’attività d’impresa
L’imprenditore agricolo gode di un trattamento di favore rispetto
all’imprenditore commerciale, anche in ragione della legislazione speciale
(nazionale e comunitaria) attraverso una serie di incentivi volti a incentivare
il settore.
2. L’IMPRENDITORE AGRICOLO.
Gli imprenditori agricoli godono di una serie di norme di favore che
vengono giustificate dal fatto che l’attività agricola presenta maggiori
rischi rispetto a quella commerciale. ( o l t r e a l r i s ch io c he i r i c avi
n on p os s ano co p r i r e i co s t i ( r i s c h i o d ’ i mp r e s a ) , so ppo r t a
a n ch e i l r i s ch io me t e r eo lo g i c o .)
Inoltre, il trattamento di favore viene accentuato dalla legislazione
speciale (nazionale e comunitaria) attraverso una serie di incentivi e di
agevolazioni volti a promuovere lo sviluppo di tale settore fondamentale
dell’economia.
❖ Categorie delle attività agricole:
Possiamo dividere le ATTIVITÀ AGRICOLE IN DUE GRANDI
CATEGORIE le attività agricole essenziali e le attività agricole per
connessione.
13
A. Le attività agricole essenziali
Coltivazione del fondo, silvicoltura ed allevamento del bestiame sono
attività tradizionalmente e tipicamente agricole.
Sono diventate talmente tanto tecnologiche che hanno bisogno di
ingenti somme di capitale e sollevare sul piano giuridiche esigenze di
tutela del credito non diverse da quelle che sono alla base della disciplina
delle imprese commerciali.
Che l’imprenditore agricolo sia sempre e comunque esonerato da tale
disciplina, sia sempre e comunque sottratto al fallimento è perciò scelta
legislativa che lascia insoddisfatti molti interpreti.
È necessario stabilire fino a che punto l’evoluzione tecnologica
dell’agricoltura sia comparabile con la qualificazione agricola dell’impresa
agli effetti del Codice civile.
Al riguardo si era delineato, sia in dottrina che in giurisprudenza, un netto
contrasto di opinioni.
[Link] era infatti chi riteneva che l’impresa agricola fosse ogni impresa che
produce specie vegetali o animali: ogni forma di produzione fondata sullo
svolgimento di un ciclo biologico naturale.
2. Altri, invece, credevano che fosse importante anche il metodo di
produzione tipico dell'agricoltore, cioè l'uso della terra e delle sue risorse.
Secondo loro, chi produce piante o animali senza usare il terreno agricolo,
come nelle coltivazioni artificiali o negli allevamenti in batteria, doveva
essere considerato un imprenditore commerciale. L'impresa, infatti, si basa
su una serie di attività finalizzate alla produzione o allo scambio di beni o
servizi, indipendentemente dalla natura dei beni o servizi prodotti.
Con la riforma del 2001 il legislatore ha optato per la prima
impostazione
Definizione imprenditore agricolo:
L’attuale formulazione dell’art 2135 ribadisce che
“é imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività:
coltivazioni del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività
connesse”.
Per la coltivazione del fondo si considera anche la coltivazione al di fuori
del fondo, quindi in serra. La selvicoltura si riferisce alla coltura e cura
del bosco, non si fa riferimento al tagliare legname e venderlo.
14
L’Allevamento di animali è considerato come attività agricola anche se
non vi è una connessione diretta tra fondo e l’allevamento
La specificazione derivante da questa riforma del 2001 ha portato a
specificare al secondo comma che “per coltivazione del fondo, per
selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla
cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo
stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il
fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine”
Secondo la nuova definizione, LA PRODUZIONE DI PIANTE E
ANIMALI è sempre considerata un'attività agricola essenziale, anche se
non coinvolge direttamente la terra. Quindi, attività come l’orticoltura, le
coltivazioni in serra o vivai e la floricoltura rientrano nella coltivazione
del fondo.
Inoltre, anche le COLTIVAZIONI FUORI TERRA DI ORTAGGI
E FRUTTA sono ora considerate attività agricole, estendendo una
soluzione precedentemente applicata solo alla coltivazione dei funghi.
Tuttavia, l'estrazione di legname, se non accompagnata dalla
coltivazione del bosco, NON è considerata un'attività agricola.
L'ALLEVAMENTO DI ANIMALI, ANCHE SE SVOLTO FUORI
DAL FONDO O UTILIZZANDO IL FONDO SOLO COME SEDE
DELL’AZIENDA, è un'attività agricola essenziale.
Questo include l'allevamento di cavalli da corsa, animali da pelliccia e
cani di razza.
La sostituzione del termine "bestiame" con "animali" indica chiaramente
che anche l'allevamento di animali da cortile e l'acquacoltura rientrano in
questa categoria.
Infine, l'IMPRENDITORE ITTICO (COME LA PESCA E
L'ACQUACOLTURA) è considerato alla pari all'imprenditore agricolo
essenziale attività agricole fondamentali (come la coltivazione e
l'allevamento di animali), anche se, a differenza dell’acquacoltura, non è
legato alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico degli organismi.
Entrambi tipi di imprenditori sono soggetti alle stesse normative e
benefici, nonostante le differenze nelle specifiche attività che svolgono.
15
B. Attività agricole per connessione
Il riferimento normativo è il terzo comma dell’art 2135 C.c che dispone:
a. Le attività dirette alla manipolazione, conservazione,
trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti
ottenuti in maggiore parte (al meno 51%) da un’attività agricola
essenziale.
b. Le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante
l’utilizzazione maggiore di attrezzature o risorse normalmente
impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese quelle di
valorizzazione del territorio del patrimonio rurale e forestale e le
attività agrituristiche.
Entrambe sono attività oggettivamente commerciali.
Ad esempio, chi produce olio e formaggi è considerato un
industriale, non un agricoltore,
e chi gestisce un negozio di frutta e verdura è un commerciante.
Tuttavia, queste attività possono essere considerate agricole per
legge se sono collegate a una delle tre attività agricole principali.
Ecco perché è importante sapere quando un'attività commerciale
può essere considerata agricola.
Ci sono due condizioni per questo:
1) Connessione soggettiva: Chi svolge l'attività deve già essere un
imprenditore agricolo e deve svolgere una delle tre attività agricole
principali in modo coerente con l'attività connessa.
Esempio: un viticoltore che produce vino è ancora un imprenditore
agricolo. Le cooperative di imprenditori agricoli sono un'eccezione a
questa regola se utilizzano principalmente i prodotti dei soci o
forniscono beni o servizi ai soci.
2) Connessione oggettiva: L'attività deve essere legata principalmente
a prodotti ottenuti dall'attività agricola principale o utilizzare
principalmente le attrezzature o le risorse dell'azienda agricola.
Le attività connesse non devono avere un'importanza economica
superiore a quella dell'attività agricola principale.
Un imprenditore agricolo non deve necessariamente seguire l'intero
ciclo biologico, basta che gestisca anche solo una fase (ad esempio, non
è necessario piantare la vigna, basta curarla).
16
L'attività può svolgersi in luoghi diversi dalla terra, come nel bosco o
in acque salmastre, e si può essere considerati imprenditori agricoli
anche coltivando piante acquatiche in una vasca.
Tuttavia, l'attività agricola è definita principalmente dalle leggi
regionali, quindi può variare da una regione all'altra.
L'Unione Europea ha cercato di ridurre queste differenze con alcune
regole per essere considerati imprenditori agricoli e accedere a benefici,
come fondi per danni causati dal maltempo:
❖ Dedicare almeno il 50% del proprio tempo all'attività agricola.
❖ Ottenere almeno il 50% del proprio reddito dall'attività principale.
❖ Avere un titolo di studio adeguato per l'attività svolta.
L’IMPRENDITORE AGRICOLO:
❖ Non è soggetto all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese;
❖ Non è obbligato a tenere scritture contabili;
❖ Non è soggetto al fallimento.
N.B. L’imprenditore agricolo è sottoposto all’iscrizione in una sezione
speciale nel registro delle imprese, che ha effetti di pubblicità notizia che
permette all’imprenditore agricolo di rendere pubbliche determinate
situazioni.
3. L’IMPRENDITORE COMMERCIALE
Art. 2195 C.c.
“Sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese
gli imprenditori che esercitano:
1. Un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi
imprese industriali
2. Un’attività intermediaria nella circolazione di beni commercio
3. Un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria trasporto
4. Un’attività bancaria
5. Altre attività ausiliarie delle precedenti.
4. LA PICCOLA IMPRESA E IL CRITERIO DIMENSIONALE:
La dimensione dell’impresa è il secondo criterio di
differenziazione della disciplina degli imprenditori. Il Codice civile
distingue il piccolo imprenditore da quello medio-grande.
17
La piccola impresa è un tipo di impresa che gode di una serie di
vantaggi rispetto alle grandi imprese. Questi vantaggi sono finalizzati a
favorirne la crescita e lo sviluppo.
Perché è importante la dimensione di un'impresa?
La dimensione di un'impresa è importante perché in base a questa si
applicano regole diverse.
Il piccolo imprenditore è sottoposto allo statuto generale
dell’imprenditore, ma È ESONERATO, ANCHE SE ESERCITA
ATTIVITÀ COMMERCIALE, DALLA TENUTA DELLE SCRITTURE
CONTABILI E DAL FALLIMENTO E DALLE PROCEDURE
CONCORSUALI DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE, potendo
usufruire solo delle procedure concorsuali da sovraindebitamento.
Inoltre, l'iscrizione nel registro delle imprese, che è avvenuta solo
dal 1993, non serve come pubblicità legale.
Le piccole imprese e alcune categorie di esse possono usufruire di
leggi speciali che aiutano la loro sopravvivenza e crescita, offrendo
agevolazioni finanziarie, lavorative e tributarie.
5. IL PICCOLO IMPRENDITORE DEFINIZIONE
“Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i
piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale
organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti
della famiglia”
a) i 3 categorie
I piccoli imprenditori (art. 2083 c.c.) si suddividono in tre categorie:
1. Coltivatori diretti del fondo → Questi agricoltori si concentrano
esclusivamente sulla coltivazione della terra, utilizzando
macchinari piccoli e a costi accessibili. Per loro la legge
speciale prevede una legislazione ancora più favorevole
soprattutto per quanto riguarda la previdenza sociale
(assicurazione infortuni, trattamento pensionistico, contributi
ancora più bassi)
2. Artigiani → in linea generale si tratta di una categoria di
imprenditori; sono definiti dalla legge speciale e non dal codice.
Non tutti gli artigiani per la legge speciale sono anche piccoli
18
imprenditori perché anche la nozione di imprenditore artigiano
prevista dalla legge speciale è andata incontro nel tempo ad un
progressivo allargamento. Per essere un piccolo imprenditore,
l'artigiano deve rispettare anche i criteri generali previsti dalla
legge per tutte le piccole imprese.
3. Piccoli commercianti → nessuna legge speciale li definisce; sono
coloro che hanno un piccolo negozio (es. bottegaio)
Il lavoro ad ogni modo deve essere professionale e svolto
prevalentemente in prima persona o dai propri familiari.
La prevalenza del lavoro proprio e famigliare costituiste il carattere
distintivo di tutti i piccoli imprenditori.
b) REQUISITI per essere un piccolo imprenditore
a. L’imprenditore presti il PROPRIO LAVORO NELL’IMPRESA
b. Il suo lavoro e quello degli eventuali famigliari che collaborano
nell’impresa prevalgano sia rispetto al lavoro altrui sia rispetto al
capitale proprio o altrui investito nell’impresa.
Anche se una persona lavora da sola senza collaboratori nel suo
negozio (come un gioielliere), se investe una grande quantità di
denaro per avviare o mantenere la sua attività, non può essere
considerato un "piccolo imprenditore".
N.B. La prevalenza del lavoro famigliare sugli altri fattori produttivi deve
intendersi in senso qualitativo- funzionale. Cioè è necessario che l’apporto
personale o famigliare caratterizzino i beni o servizi prodotti.
c) Il piccolo imprenditore nella LEGGE FALLIMENTARE
La legge fallimentare stabilisce chi può essere dichiarato fallito e chi no. Per
quanto riguarda i piccoli imprenditori, la legge ha delle regole specifiche. Se
rientrano nei limiti dai requisiti, sono considerati dei “piccoli imprenditori” e
non possono essere dichiarati falliti, sono protetti dal fallimento.
Per evitare il fallimento, un imprenditore deve dimostrare di avere un
patrimonio, dei ricavi lordi e dei debiti contenuti entro certi limiti.
Prima della riforma: C'era molta confusione su chi fosse considerato
un piccolo imprenditore ai fini della legge fallimentare. La legge civile
e la legge fallimentare sembravano dare definizioni diverse.
Dopo la riforma: La legge è stata chiarita. Ora, per non essere
dichiarato fallito o NON sottoposto a fallimento, un imprenditore deve
19
rispettare tre requisiti o condizioni:
a. Aver avuto nei tre esercizi antecedenti la data di deposito
dell’istanza di fallimento, un attivo patrimoniale di ammontare
complessivo annuo non superiore a trecentomila euro (≤ 300.000
€)
b. Aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi
antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o
dall’inizio dell’attività se di durata inferiore) ricavi lordi per un
ammontare complessivo annuo non superiore a duecentomila
euro. (≤ 200.000 €)
c. Avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a
cinquecentomila euro (≤ 500.000 €) (alla data)
Superare anche solo uno di questi limiti dimensionali espone
l’imprenditore alla liquidazione giudiziale (fallimento).
Se un'azienda diventa troppo grande, perde alcuni vantaggi che hanno le
piccole imprese. Per esempio, non può più evitare il fallimento se ha dei
problemi economici seri.
I valori possono essere aggiornati con cadenza triennale con decreto del
Ministro della giustizia sulla base delle variazioni degli indici Istat dei
prezzi del consumo.
Quindi la legge fallimentare disciplina solo chi può essere dichiarato fallito
Il Codice civile disciplina la restante parte dello statuto speciale. (iscrizione
al registro delle imprese, obbligo di tenuta delle scritture contabili)
d) L’impresa artigiana
Intr: La Legge 860/1956 ha rappresentato un passo importante per la tutela
delle imprese artigiane in Italia. Tuttavia, nel corso degli anni, questa legge
ha subito diverse modifiche e adattamenti per adeguarsi all'evoluzione del
tessuto economico e alle nuove esigenze delle imprese.
Cosa faceva la Legge 860/1956?
Questa legge, approvata nel 1956, aveva lo scopo di DEFINIRE CHI
POTEVA ESSERE CONSIDERATO UN "ARTIGIANO" E QUALI
DIRITTI E DOVERI AVEVANO LE IMPRESE ARTIGIANE.
20
In sostanza, questa legge creava delle regole speciali per le piccole
imprese che si occupavano di produzione artigianale.
Perché era importante questa legge?
Prima di questa legge, la definizione di "artigiano" era meno precisa.
La Legge 860/1956 ha introdotto dei criteri più chiari per identificare
un'impresa artigiana, basandosi soprattutto sulla natura del prodotto
(se era fatto a mano o se richiedeva un'abilità particolare) e non solo
sulla dimensione dell'azienda o sul lavoro familiare.
Quali erano le CARATTERISTICHE principali di un'impresa artigiana
secondo questa legge?
• Natura “artistica o usuale” dei beni o servizi prodotti e non più nella
prevalenza del lavoro famigliare nel processo produttivo: Doveva essere
un prodotto fatto a mano, realizzato con abilità e conoscenze specifiche.
• Che ha effetto ai Limiti del personale: C'erano dei limiti al numero di
dipendenti.
• Esenzione dal fallimento: Le imprese artigiane, rispettando questi criteri,
erano esentate dal fallimento, anche se erano abbastanza grandi.
Perché le imprese artigiane erano esentate dal fallimento?
L'obiettivo era quello di proteggere le piccole imprese artigiane, che
spesso sono a conduzione familiare e svolgono un ruolo importante
nel tessuto economico locale. Esentandole dal fallimento, si voleva
dare loro la possibilità di superare eventuali difficoltà economiche
senza dover chiudere definitivamente.
Quali erano i problemi di questa legge?
Negli anni, questa legge ha mostrato alcune limitazioni. Ad esempio:
• Allargamento della definizione: La definizione di "artigiano" è diventata
sempre più ampia nel tempo, includendo attività che forse non
corrispondevano all'idea originaria di artigianato.
• Difficoltà di conciliazione con il Codice Civile: Le regole per le imprese
artigiane introdotte da questa legge erano a volte in contrasto con le
regole generali previste dal Codice Civile.
La legge n. 443/1985 ha aggiornato questa definizione, RICHIEDENDO
CHE L’ARTIGIANO SVOLGA IN MISURA PREVALENTE IL
PROPRIO LAVORO. Le imprese artigiane, anche in forma di società,
sono sottratte al fallimento se rispettano determinati limiti dimensionali.
21
DEFINIZIONE IMPRESA ARTIGIANA
QUESTI PROBLEMI FURONO SUPERATI DALLA legge n.443\1985
La legge n. 860/1956 e la successiva legge quadro n. 443/1985 definiscono
l’impresa artigiana, basata sull’oggetto dell’impresa e il ruolo
dell’artigiano, che deve svolgere il proprio lavoro nel processo produttivo.
Questa legge n.443\1985 contiene una propria DEFINIZIONE DI
IMPRESA ARTIGIANA BASATA SU
a. OGGETTO DELL’IMPRESA, che può essere costituito da
qualsiasi attività di produzione di beni, anche
semilavorati, o di prestazioni di servizi, sia pure con alcune
limitazioni ed esclusioni.
b. SUL RUOLO DELL’ARTIGIANO NELL’IMPRESA
richiedendosi in particolare anche esso svolga in misura
prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo
produttivo” ma non, si basi (fare in modo), che il suo lavoro
prevalga sugli altri fattori produttivi.
Continuiamo ad essere imposti limiti per quanto riguarda i dipendenti
utilizzabili, ma il numero massimo - variabile da settore a settore è
generalmente più elevato di quello fissato dalla legge n. 860\1956.
Questa nuova legge riafferma l squalifica artigiana delle imprese costruite
in forma di società di persone, di società a responsabilità limitata e di società
cooperativa, purché ricorrano determinate condizioni.
Questa legge NON AFFERMA PIÙ che l’impresa artigiana è definita a tutti
gli effetti di legge.
Lo scopo infatti è quello di fissare i principi direttivi che dovranno essere
osservati dalle regioni nell’emanazione di una serie di provvidenze a favore
dell’artigianato.
L’artigiano non è sottratto dallo statuto dell’imprenditore
commerciale. L’artigiano deve rispettare il criterio della prevalenza
fidato dall’art 2083 C.c. ovvero che per quanto riguarda l’esposizione
al fallimento che non siano stati superati i limiti dimensionali fissati
dalla legge fallimentare.
L’esonero delle società artigiane dal fallimento si deve ritenere oggi cessato
se supera le soglie dimensionali di fallibilità.
22
e) L’IMPRESA FAMIGLIARE
Riforma diritto di famiglia 1975 art 230-bis [Link].
È IMPRESA FAMIGLIARE l’impresa nella quale collaborano (anche
attraverso il lavoro nella famiglia), il coniuge, i parenti entro il terzo grado
e gli affini entro il secondo grado dell’imprenditore: la cosiddetta (famiglia
nucleare).
L’istituto ha avuto successo per ragioni tributarie in quanto consente il
frazionamento del reddito di impresa fra i parenti dell’imprenditore.
Viene data tutela ai membri della famiglia nucleare che lavorino in modo
continuato nella famiglia o nell’impresa determinati diritti patrimoniali e
amministrativi.
Sul piano patrimoniale sono riconosciuti i seguenti diritti (Diritti
patrimoniali):
a. Diritto al mantenimento anche se non dovuto ad altro titolo
b. Diritto di partecipazione agli utili dell’impresa in proporzione alla
quantità del lavoro prestato nell’impresa o nella famiglia
c. Diritto sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore
dell’azienda anche dovuto ad avviamento
d. Diritto di prelazione sull’azienda in caso di divisone ereditaria o di
trasferimento dell’azienda stessa.
Sul piano amministrativo (Diritti amministrativi):
a. Le decisioni in merito alla gestione straordinaria dell’impresa e
talune altre decisioni di particolare rilievo (impiego degli utili e degli
incrementi, fissazione degli indirizzi produttivi, cessazione
dell’impresa) “sono adottate, a maggioranza, dai famigliari che
partecipano all’impresa stessa”
b. Il diritto di partecipazione è trasferito dagli altri membri della
famiglia nucleare e con il consenso unanime dei famigliari già
partecipanti.
c. È liquidabile in denaro qualora cessi la prestazione di lavoro (il
figlio si sposa e va a vivere altrove) e in caso di alienazione
dell’azienda.
23
Struttura dell’impresa famigliare; è un’impresa individuale
L’impresa familiare resta un’impresa individuale e ne consegue che:
a. I beni aziendali restano di proprietà dell’imprenditore-datore di lavoro
b. I diritti patrimoniali dei partecipanti all’impresa famigliare
costituiscono semplici diritti di credito nei confronti del famigliare
imprenditore
c. Gli atti di gestione ordinaria rientrano nella competenza esclusiva
dell’imprenditore.
L’imprenditore solo è esposto al fallimento e solo lui sarà responsabile nei
confronti dei terzi rispetto alle relative obbligazioni contratte.
IMPRESA COLLETTIVA E PUBBLICA
Il terzo criterio di differenziazione della disciplina delle imprese è
rappresentato dalla NATURA GIURIDICA DEL SOGGETTO
TITOLARE. Tre sono le figure contemplate dal legislatore:
➢ impresa individuale
➢ impresa societaria
➢ impresa pubblica.
f) L’IMPRESA SOCIETARIA
La società commerciale segue regole parzialmente diverse da quelle seguite
dall’imprenditore individuale
a. Parte della disciplina propria dell’imprenditore commerciale si
applica alla società commerciale qualunque sia l’attività
svolta
Art 2136 C.c
“le norme relative all’iscrizione nel registro delle imprese non si
applicano agli imprenditori agricoli salvo quanto risposto dall’articolo
2200”
Art 2200 C.c.
“sono soggette all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese le
società costituite secondo uno dei tipi regolari nei capi III e seguenti del
titolo V e le società cooperative anche se non esercitano un’attività
commerciale. L’iscrizione delle società nel registro delle imprese è
regolata dalle disposizioni dei titoli V e Vi”
24
Il principio è espressamente enunciato per l’obbligo di iscrizione nel
registro delle imprese ma deve ritenersi valido anche per la tenuta delle
scritture contabili. Società commerciali che gestiscono un’impresa
agricola sono esonerate dal fallimento e da altre procedure concorsuali,
allo stesso modo anche le società commerciali che non superino la soglia
indicata dalla legge fallimentare.
b. Nelle società in nome collettivo ed in accomandita semplice parte
della disciplina dell’imprenditore commerciale trova poi applicazione
solo o anche nei confronti dei soci a responsabilità limitata: tutto i soci
nella società in nome collettivo; i soci accomandatari nella società in
accomandita semplice. Il fallimento della società comporta
automaticamente il fallimento dei soci a responsabilità illimitata.
Imprese individuali e società: le differenze fondamentali
Immagina due negozi: uno gestito da una sola persona, il "proprietario", e
l'altro gestito da un gruppo di amici che hanno deciso di mettersi in affari
insieme. Ecco, l'impresa individuale è come il primo negozio, mentre la
società è come il secondo.
Le regole per il proprietario e per i soci del negozio sono un po' diverse,
proprio come ci sono regole diverse per le imprese individuali e le società.
Vediamo le differenze principali:
1. Iscrizione al registro delle imprese:
• Impresa individuale: Non è sempre obbligatoria. Ad esempio, gli
agricoltori non devono iscriversi se non superano un certo fatturato.
• Società: Quasi tutte le società devono iscriversi al registro delle
imprese, anche se non svolgono un'attività commerciale.
2. Scritture contabili:
• Impresa individuale: Obbligatorie per tutti gli imprenditori
commerciali, a meno che non abbiano ricavi bassi.
• Società: Obbligatorie per tutte le società, anche quelle agricole o che
non superano un certo fatturato.
3. Fallimento:
• Impresa individuale: In caso di fallimento, il proprietario perde i suoi
beni personali.
• Società: In alcune società (come quelle in nome collettivo e in
accomandita semplice), i soci con responsabilità illimitata (i "soci
ricchi") rischiano di perdere anche i loro beni personali in caso di
fallimento della società.
25
Attenzione: Questa è solo una spiegazione semplificata. Per le regole
complete, è sempre meglio consultare un esperto.
Ricorda:
• Le società sono più complesse delle imprese individuali, ma possono
offrire anche più vantaggi, come una maggiore responsabilità limitata
per alcuni soci.
• La scelta tra impresa individuale e società dipende da diversi fattori,
come l'attività da svolgere, il numero di soci e il rischio che si è
disposti ad assumere.
g) LE IMPRESE PUBBLICHE
a. Lo stato e gli altri enti pubblici possono innanzitutto svolgere attività di
impresa servendosi di strutture di diritto privato come società per
azioni. L’impresa si presenta formalmente con un’impresa societaria.
b. La pubblica amministrazione può costituire enti di diritto
pubblico il cui compito istituzionale esclusivo o principale è
l’esercizio di attività di impresa.
Questi enti sono sottoposti allo statuto generale dell’imprenditore e se l’attività
è commerciale allo statuto proprio dell’imprenditore commerciale con
l’eccezione dell’esonero dal fallimento e dalle procedure concorsuali minori.
c. Lo stato o altro ente pubblico territoriale (regioni, province e comuni)
possono infine svolgere direttamente attività di impresa avvalendosi di
proprie strutture organizzative prive di distinta soggettività, ma dotate
di una più o meno ampia autonomia decisionale e contabile.
In questi casi l’attività di impresa è per definizione secondaria e
accessoria rispetto ai fini istituzionali dell’ente pubblico. Si parla perciò di
imprese organo. Le aziende municipalizzate ne sono un esempio (acqua,
gas ,trasporti urbani)
Art 2093
“le disposizioni di questo libro si applicano agli enti pubblici inquadrati
nelle associazioni professionali. Agli enti pubblici non inquadrati si
applicano le disposizioni di questo libro, limitatamente alle imprese da
essi esercitate. Sono salve le diverse disposizioni della legge”
L’articolo dispone che nei confronti degli enti titolari di imprese-organo si
applica la disciplina generale dell’impresa e quella propria
dell’imprenditore commerciale (azienda concorrenza) nonché a tutte le
26
restanti norme previste per gli imprenditori commerciali e l’obbligo della
tenuta delle scritture contabili.
tre modi principali in cui lo Stato può fare business:
1. Società per azioni: Eni, Poste Italiane.
La società ha le sue regole e i suoi responsabili, come qualsiasi altra
azienda privata.
2. Enti pubblici: l'Agenzia delle Entrate, l'INPS.
L'ente ha le sue regole e i suoi responsabili, ma è diverso da una società
per azioni perché è controllato direttamente dallo Stato.
3. Aziende "organo": Lo Stato utilizza direttamente una parte
della sua struttura per svolgere un'attività di impresa. In questo
caso, l'azienda non è una società indipendente e non ha un
proprio statuto, ma fa parte dell'amministrazione pubblica.
Un esempio: le aziende municipalizzate che gestiscono acqua, gas e
trasporti pubblici.
Qualunque sia la forma scelta, le imprese pubbliche devono seguire
alcune regole:
• Devono essere iscritte al registro delle imprese.
• Devono tenere le scritture contabili.
• Devono rispettare le norme sulla concorrenza.
• Non possono fallire (a meno che non sia previsto da una legge
speciale).
h) Attività commerciali delle ASSOCIAZIONI E DELLE
FONDAZIONI
“Le associazioni, le fondazioni e più in generale tutti gli enti privati con
fini ideali o altruistici possono svolgere attività commerciale qualificabile
come attività di impresa. (economicità).”
In tali casi l’ente acquista la qualità di imprenditore commerciale. Sia che
l’attività commerciale costituisca l’attività principale dell’ente, sia che
rappresenti carattere accessorio.
Associazioni e Fondazioni: quando possono fare business?
• Immagina un'associazione che si batte per la tutela dell'ambiente. Per
raccogliere fondi e sensibilizzare le persone, decide di organizzare un
mercatino di prodotti biologici.
• Oppure immagina una fondazione che aiuta i bambini disabili. Per
sostenersi, apre un ristorante dove i ragazzi imparano un mestiere e
possono socializzare.
• In questi casi, l'associazione e la fondazione stanno svolgendo
un'attività commerciale, proprio come un'azienda qualsiasi. Ma
27
attenzione: questo non significa che perdono il loro scopo principale,
che è sempre quello di aiutare l'ambiente o i bambini disabili.
Quando un'associazione o una fondazione diventa un'impresa
commerciale?
Ci sono due condizioni:
• L'attività deve essere svolta con metodo economico: cercare di
guadagnare denaro con la sua attività commerciale.
• L'attività deve essere svolta in modo organizzato: avere una struttura e
delle risorse dedicate all'attività commerciale.
Cosa cambia quando un'associazione o una fondazione diventa un'impresa
commerciale?
• Deve seguire le stesse regole delle altre imprese. Questo significa che
deve iscriversi al registro delle imprese, tenere le scritture contabili,
rispettare le norme sulla concorrenza, e così via.
• Può essere soggetta a fallimento.
• Può assumere dipendenti.
È importante sottolineare che non tutte le attività commerciali svolte da
associazioni e fondazioni le trasformano in imprese commerciali. Ad
esempio, se un'associazione organizza una cena di beneficenza per
raccogliere fondi, questa non è considerata un'attività commerciale.
i) IMPRESA SOCIALE
Imprese gestite SENZA SCOPO DI LUCRO in settori d’interesse generale.
“possono acquistare la qualifica di impresa sociale tutti gli enti
privati” che esercitano in via stabile e principale un’attività di impresa
di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche,
solidaristiche e di utilità sociale”
È inoltre richiesto che le imprese sociali operino
“adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il
più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti
interessati alle loro attività”
Sono attività di impresa “di interesse generale” quelle che ricadono nei
settori indicati dall’art. 2 del [Link]. 111/2017. (es sanità)
28
Utili o avanti di gestione devono essere impiegati per
1. Svolgimento dell’attività statutari
2. Incremento del patrimonio dell’ente
3. Erogazioni gratuite verso altri enti del terzo settore diversi da imprese
sociali per finanziare progetti di utilità sociale.
Né durante l’esercizio dell’impresa né allo scioglimento è possibile
distribuire utili, fondi o riserve a vantaggio di fondatori, soci o associati,
componenti degli organi sociali, lavoratori, collaboratori.
Allo scioglimento dell’impresa sociale, il patrimonio residuo è devoluto
ad altri enti del terzo settore o fondi per la proporzioni delle imprese
sociali, secondo quanto previsto dallo statuto.
L’assenza dello scopo di lucro viene preservato a seguito di operazioni di
trasformazioni, fusioni, scissioni, cui partecipi l’impresa sociale, ed anche
in caso di cessione d’azienda.
Nel 2006 il rigido divieto è venuto ad affievolirsi:
Se l’impresa sociale è costituita in forma di società o consorzio (un'unione
di imprenditori per esercitare attività in comune, con obiettivi finanziari e
strategie comuni) è consentito destinare una parte (meno della metà) degli
utili netti annuali per rivalutare le partecipazioni dei soci al costo della vita
mediante operazioni di aumento gratuito del capitale, oppure effettuare
distribuzioni di dividendi ai soci. (anche sottoforma di ulteriori aumenti di
capitale).
a. La rivalutazione non può superare il tasso di inflazione calcolato
dall’Istat
b. I dividendi non possono eccedere il tasso massimo dei buoni postali
fruttiferi aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale
effettivamente versato.
Al termine del rapporto sociale è consentito al socio la restituzione del
capitale eventualmente rivalutato e aumentato tramite tali impegni degli
utili.
Come sono organizzate le imprese sociali
Le imprese sociali possono organizzarsi in qualsiasi forma di ente
privato, può essere impiegato qualsiasi tipo societario.
29
Non possono essere imprese sociali le amministrazioni pubbliche e le
organizzazioni che erogano beni o servizi esclusivamente a favore dei
propri soci o associati e le società costituite da un solo socio (persona
fisica).
Responsabilità patrimoniale
Continuerà a trovare applicazione ove non deroga l’applicazione
all’impresa sociale la disciplina comune dell’ente che l’esercita. La
responsabilità dei partecipanti sarà limitata o illimitata a seconda dell’ente
prescelto.
Regole specifiche di questo istituto:
a. Devono iscriversi in un’apposita sezione del registro delle imprese
b. Devono redigere le scritture contabili, nonché pubblicare il bilancio
d’esercizio ed il bilancio sociale: quest’ultimo è un documento colto a
rappresentare l’osservanza nel corso della gestione delle finalità
sociali proprie dell’impresa.
c. In casi di insolvenza, sono assoggettate alla liquidazione coatta
amministrativa, invece che a fallimento.
Costituzione
Atto pubblico. L’atto costitutivo deve
a. Determinare l’oggetto sociale, individuandolo fra le attività di interesse
generale riconosciute dalla legge
b. Enunciare l’assenza dello scopo di lucro
c. Indicare la denominazione dell’ente che va integrata con la locuzione
“impresa sociale”
d. Fissare requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza per i
componenti delle cariche sociali
e. Disciplinare le modalità di ammissione ed esclusione dei soci, nel
rispetto per quanto possibile del principio di non discriminazione
f. Prevedere adeguate forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei
destinatari dell’attività d’impresa nell’assunzione delle decisioni che
possono incidere direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità
delle prestazioni erogate.
Analizzando il punto F: lo statuto deve regolare casi e modalità di
partecipazioni dei lavoratori e degli utenti all’assemblea degli associati o
dei soci; nelle imprese sociali di maggiori dimensioni deve essere anche
precisato la nomina da parte dei lavoratori ed eventualmente degli utenti di
30
almeno un componente dell’organo di amministrazione di controllo.
g. Prevedere la nomina di almeno un sindaco, incaricati di esercitare il
controllo sulla legalità debella gestione in rispetto dei principi di
corretta amministrazione e rispettando le finalità sociali dell’impresa.
Queste imprese sono soggette alla vigilanza del ministero del lavoro. Dopo
le ispezioni per accertare il rispetto della relativa disciplina può disporre la
perdita della qualifica dell’impresa sociale se rileva irregolarità non sanabili
o se dopo una diffida vi è un mancato ottemperamento
entro un congruo termine. ⤐ ne consegue la cancellazione dell’impresa
dalla sezione speciale
del registro delle imprese e l’obbligo di devolvere il patrimonio ad un
Fondo per la promozione e lo sviluppo delle imprese sociali.
31
Capitolo 3 L’acquisto della qualità di imprenditore
Diventare un imprenditore: come funziona in Italia?
In Italia, per essere considerati imprenditori, è necessario svolgere un'attività
d'impresa. Questo significa che bisogna organizzarsi per produrre o
scambiare beni e servizi, con l'obiettivo di ottenere un profitto.
Esistono due modi principali per diventare imprenditori:
• Esercizio diretto dell'attività d'impresa
• Impresa societaria
A. IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITÀ DI IMPRESA
Imputazione, in ambito giuridico, è un termine che indica l'attribuzione degli
effetti giuridici di un atto o di un fatto ad un determinato soggetto.
Nel caso specifico dell'imputazione dell'attività d'impresa, si tratta di
stabilire a chi devono essere attribuiti gli effetti giuridici derivanti dallo
svolgimento di un'attività imprenditoriale.
1. Esercizio DIRETTO dell’attività di impresa
SPENDITA DEL NOME
PRINCIPIO DELLA SPENDITA DEL NOME: è un principio generale
che stabilisce che gli effetti giuridici si applicano al soggetto il cui nome
è stato utilizzato in modo valido nel contesto delle transazioni giuridiche.
Cioè: Il principio della spendita del nome afferma che gli effetti giuridici
ricadono sulla persona il cui nome è stato utilizzato ufficialmente nelle
transazioni.
Responsabilità: Quando un imprenditore utilizza il proprio nome per
condurre affari, egli assume automaticamente la responsabilità legale per gli
atti compiuti. Anche se qualcun altro beneficia economicamente dall'attività,
la responsabilità giuridica ricade su chi ha utilizzato il nome.
Nel nostro ordinamento giuridico, prevale questo principio formale
piuttosto che la titolarità dell'interesse economico. Ciò significa che, nel
corso di un'attività imprenditoriale, le conseguenze legali (come diritti e
obblighi) sono attribuite a chi ha utilizzato il proprio nome nelle transazioni
ufficiali.
In sintesi, chi opera ufficialmente con il proprio nome è considerato
responsabile legalmente per le attività svolte, anche se qualcun altro
beneficia economicamente dell'attività.
32
Pertanto, nel nostro sistema giuridico, ciò che conta è l'uso ufficiale del
nome e non chi trae profitto dall'attività.
ESEMPIO:
_Immaginiamo di avere un negozio di abbigliamento. Quando
firmiamo un contratto con un fornitore, utilizzando la ragione sociale
del nostro negozio, stiamo in pratica "spendendo il nome" del negozio.
Questo significa che stiamo legando giuridicamente il negozio a
quell'atto.
_Un rappresentante di commercio stipula un contratto con un cliente,
utilizzando il nome della sua azienda. Anche se il rappresentante agisce
per proprio conto, è l'azienda che sarà responsabile per l'adempimento
del contratto.
In sintesi:
• Chi spende il nome, risponde: Questo è il principio fondamentale.
• Il nome è un'etichetta: Indica chi è il soggetto giuridico responsabile
di un'azione.
• La titolarità dell'interesse economico non è rilevante: Conta solo il
nome utilizzato nell'atto.
2. Esercizio INDIRETTO dell’attività di impresa.
L’IMPRENDITORE OCCULTO
Il fenomeno ha due soggetti:
➢ l’IMPRENDITORE PRESTANOME (palese)
➢ e il DOMINUS DELL’IMPRESA
Imprenditore Palese e Imprenditore Occulto
❖ IMPRENDITORE PALESE O PRESTANOME: È la persona che
compie atti di impresa usando il proprio nome.
❖ IMPRENDITORE INDIRETTO O OCCULTO: È la persona che
fornisce i mezzi finanziari all'imprenditore palese. Spesso, questo
sistema è usato per aggirare divieti legali, come il divieto per i
dipendenti statali di esercitare attività d'impresa.
Quando un imprenditore occulto usa un prestanome nullatenente (= privi
di mezzi economici) o una società con capitale irrisorio, i creditori
rischiano di non essere pagati in caso di fallimento.
33
❖ un "prestanome nullatenente" si riferisce a una persona che viene
utilizzata da un imprenditore occulto per nascondere la sua identità e
le sue attività, sfruttando il fatto che questa persona non possiede
alcun bene o reddito.
❖ una “società con capitale irrisorio” è una società che ha un patrimonio
minimo e scarsi mezzi finanziari.
L'utilizzo di un prestanome nullatenente e di una società con capitale
irrisorio da parte di un imprenditore occulto può avvenire per diversi motivi,
tra cui:
❖ Evitare di assumersi la responsabilità dei debiti o delle obbligazioni
dell'impresa,
❖ Nascondere l'identità del vero proprietario di un bene,
❖ Evitare controlli fiscali o normativi
RIMEDI
a) Teoria dell’imprenditore occulto (pochi consensi):
Questa teoria sostiene che chi dirige realmente un'impresa deve anche
assumersi il rischio e rispondere dei debiti.
Quindi, sia il prestanome che il dominus (il vero direttore) sarebbero
responsabili verso i creditori. Tuttavia, questa teoria ha pochi consensi
perché il collegamento tra potere e rischio non è supportato dalla legge
e contrasta con i principi che regolano le società di capitali.
Il Dominus e la Teoria dell’Imprenditore Occulto
Fallimento del Dominus
Secondo la teoria dell'imprenditore occulto, anche il dominus, ossia colui
che controlla l'impresa tramite un prestanome, può essere soggetto a
fallimento. Tuttavia, questa teoria non è ampiamente accettata, Per ora, il
dominus non può fallire insieme al prestanome.
Perché la Teoria Non Regge?
La teoria si basa sull'idea che chi esercita il potere decisionale in un'impresa
debba anche assumersi i rischi e rispondere dei debiti. Tuttavia, questo
collegamento tra potere e rischio non ha un solido fondamento normativo
ed è contraddetto dai principi che regolano le società di capitali.
Nelle società di capitali, infatti, gli azionisti di controllo non sono
personalmente responsabili per i debiti della società. Non si può imporre
34
loro questa responsabilità senza sovvertire uno dei principi fondamentali
del sistema attuale: la liceità dell’esercizio dell’attività di impresa in regime
di responsabilità limitata attraverso una società di capitali.
Regole sulle Società di Capitali
Le regole attuali prevedono che la responsabilità limitata venga persa solo
in specifiche situazioni formali, come quando tutte le azioni sono
concentrate in mano a un solo soggetto. Tuttavia, dal 1993 per le Srl e dal
2003 per le Spa, neppure essere l'unico socio comporta la perdita della
responsabilità limitata e l'esposizione al fallimento per i debiti sociali.
Conclusione:Nel nostro ordinamento, il controllo di fatto di un’impresa
individuale o di una società di capitali non è sufficiente per imporre
responsabilità personale o per determinare l'acquisto della qualità di
imprenditore con relativa esposizione al fallimento.
b) L’impresa FIANCHEGGIATRICE (tecnica prevalente usata
dalla recente giurisprudenza) (quella finanziata)
Si osserva il comportamento soggettivo del dominus, il quale spesso
riveste il ruolo di socio di comando in una società di capitali e mette in
atto una serie di comportamenti che:
1. Finanzi regolarmente la società attraverso prestiti o
con la concessione di garanzie a suo favore
2. interviene in modo sistematico negli affari della società
3. Gestisce effettivamente secondo un disegno unitario di
una o più società paravento (piano unico)
Questi comportamenti possono configurare un’attività autonoma di
impresa. Se soddisfatti i requisiti dell’articolo 2082 (organizzazione,
sistematicità e metodo economico), il socio risponderà come titolare di
un’impresa commerciale individuale per i debiti contratti nello svolgimento
dell’attività fiancheggiatrice e potrà essere soggetto a fallimento in caso di
insolvenza.
La frase "Finanzi regolarmente la società attraverso prestiti o con la
concessione di garanzie a suo favore" si riferisce a due modalità di
supporto finanziario per un'impresa. Ecco cosa significa:
1. Finanziamento attraverso prestiti: Questo implica che la società riceve
denaro in prestito da un istituto di credito, che deve essere restituito
secondo i termini concordati. I prestiti possono essere utilizzati per vari
35
scopi, come investimenti o spese operative.
2. Concessione di garanzie a suo favore: Qui si fa riferimento a situazioni
in cui una terza parte (come un consorzio di garanzia o un garante) fornisce
una garanzia per i prestiti concessi all'impresa. Questo significa che, nel
caso in cui l'impresa non riesca a ripagare il prestito, il garante si impegna
a coprire il debito, riducendo così il rischio per la banca e facilitando
l'accesso al credito per l'impresa.
In sintesi, la frase indica che l'impresa può ricevere finanziamenti sia
tramite prestiti diretti che attraverso garanzie che rendono più sicuro il
prestito per l'istituto finanziario.
Modalità di Responsabilità dei debiti in due modi:
Tecnica diretta: solo i creditori della società posson agire anche contro il
socio dominante e quindi i creditori più forti.
Tecnica indiretta: Basandosi sulla disciplina del mandato senza
rappresentanza, il fallimento della società di capitali può richiedere
all’impresa fiancheggiatrice di fornire le somme necessarie per pagare i
debiti contratti nel suo interesse, e in mancanza, può provocarne il
fallimento.
Un imprenditore che controlla una società e ne crea un'altra per aiutarla
può essere ritenuto responsabile dei debiti della prima società se si
comporta come se le due società fossero un'unica impresa.
Per essere ritenuto responsabile, l'imprenditore deve soddisfare tre
requisiti: organizzazione, sistematicità e metodo economico.
I creditori della società in difficoltà possono agire contro l'imprenditore
direttamente o indirettamente, attraverso il fallimento della società
fiancheggiatrice.
3. INIZIO e FINE dell’impresa
a. L’INIZIO dell’impresa
Principio dell’effettività e criterio formale
La qualità di imprenditore si acquista con L’EFFETTIVO/ VERO/
CONCRETO inizio dell’esercizio dell’attività di impresa. Non è
sufficiente L’INTENZIONE di dare inizio all’attività:
36
L'INIZIO EFFETTIVO si ha quando l'attività è svolta in modo
continuativo, organizzato e diretto alla produzione o allo scambio di
beni o servizi.
INTENZIONE VS. AZIONE: La costituzione di una società
rappresenta l'intenzione di svolgere un'attività d'impresa, ma non è
l'attività stessa. È come avere un progetto per costruire una casa: il
progetto esiste, ma la casa non è ancora stata costruita.
• Esempi:
• INIZIO effettivo: Aprire un negozio al pubblico, iniziare a
produrre un prodotto e venderlo, offrire un servizio a clienti
abituali.
• NON INIZIO effettivo: Affittare un locale senza avviare alcuna
attività, acquistare macchinari senza metterli in funzione,
registrare un marchio senza utilizzarlo.
•
L'ISCRIZIONE AL REGISTRO DELLE IMPRESE non è né
una condizione indispensabile per essere imprenditore, né una
garanzia assoluta di esserlo. È necessario che la società inizi
effettivamente a svolgere la sua attività per acquisire la qualità di
imprenditore e quindi essere soggetta a tutte le norme e gli obblighi
previsti dalla legge.
Eccezione per le Società:
• Anche le società acquisiscono la qualità di imprenditore solo con
l'effettivo inizio dell'attività, non solo con la COSTITUZIONE.
• La costituzione di una società indica solo l'intenzione di avviare
un'attività d’impresa.
In altre parole:
• Costituzione: È l'atto formale con cui si dà vita alla
società.
• Inizio dell'attività: È il momento in cui la società inizia a
operare concretamente sul mercato.
37
Atti di Organizzazione:
• Gli atti preliminari (come assunzione di personale, affitti, acquisti di
macchinari) possono far acquisire la qualità di imprenditore se
dimostrano un chiaro intenzione di avviare un’attività produttiva.
• Per una persona fisica, un singolo atto di organizzazione non è
sufficiente, ma per una società, anche un singolo atto può essere
sufficiente per iniziare l’attività di impresa.
b. FINE dell’impresa
L'inizio e la fine di un'attività d'impresa sono due momenti distinti,
regolati da principi giuridici specifici.
Esempio: Immagina un'impresa come un viaggio. Il principio di effettività
per la cessazione è come dire che il viaggio è finito solo quando sei
davvero tornato a casa, non quando hai smesso di preparare la valigia.
IERI: Principio di Effettività per la Cessazione:
In passato, l’imprenditore poteva essere dichiarato fallito entro un
anno dalla cessazione effettiva dell’attività.
La fase di liquidazione, durante la quale si completano i cicli
produttivi, si vendono giacenze e impianti, e si definiscono i rapporti
pendenti, era considerata ancora attività di impresa.
Differenze tra IMPRENDITORI INDIVIDUALI e SOCIETÀ:
Gli imprenditori individuali non necessitavano di definire tutti i
rapporti sorti durante l’attività per essere considerati cessati.
Le società dovevano essere cancellate dal registro delle imprese per
essere considerate cessate, e potevano essere dichiarate fallite anche
anni dopo.
OGGI: Modifica Attuale della Legge FALLIMENTARE:
• Ora, sia gli imprenditori individuali che le società possono essere dichiarati
falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se
l’insolvenza si è manifestata prima o entro l’anno successivo.
• La cancellazione dal registro è necessaria, ma deve accompagnarsi con
l’effettiva cessazione dell’attività mediante la DISGREGAZIONE
dell’azienda.
38
• Se l'attività non è effettivamente cessata, il termine annuale non
decorre.
• La DISGREGAZIONE dell'azienda è un processo che porta
alla cessazione completa di un'attività economica.
Imprese IRREGOLARI o OCCULTE: - (FALLIMETNO)
• Le società irregolari o occulte, che non sono state registrate
correttamente, possono fallire senza limiti di tempo finché ci sono
debiti che non sono stati ancora pagati alla scadenza (debiti
insoluti).
Il fallimento è uno strumento che serve a tutelare i creditori di
un'impresa insolvente. Anche se l'impresa non è stata registrata
correttamente, i creditori hanno diritto a vedere soddisfatti i loro
crediti. Le società irregolari o occulte non possono sfuggire alle
loro responsabilità, neanche nel lungo periodo. Finché ci sono dei
debiti insoluti, c'è la possibilità che venga dichiarata la loro
fallimento.
Questi punti semplificano e chiariscono il processo di inizio e
fine dell'attività di impresa, evidenziando le differenze tra
imprenditori individuali e società, e le condizioni necessarie
per il fallimento.
In parole semplici:
• La FINE DI UN'IMPRESA è ufficiale quando si cancella dal
registro delle imprese, ma è davvero finita solo quando si è smesso
di lavorare e si sono sistemati tutti i debiti: chiuso i battenti, venduto
tutto ciò che possiede e pagato tutti i suoi debiti.
• Le SOCIETÀ E GLI IMPRENDITORI INDIVIDUALI hanno un
anno di tempo per essere dichiarati falliti dopo la cancellazione dal
registro, ma solo se hanno davvero smesso di lavorare.
• Le SOCIETÀ IRREGOLARI O OCCULTE possono essere
dichiarate fallite in qualsiasi momento anche molti anni dopo,
finche ci sono ancora dei debiti da pagare.
Questo per: TUTELA DEI CREDITORI, PREVENZIONE
DELLE FRODI.
b.1: Fase di LIQUIDAZIONE:
Nel nostro codice è previsto che nelle SOCIETÀ DI PERSONE, alla fine
dell’attività di impresa, ci sia un’eventuale liquidazione, ovvero una
39
monetizzazione di tutti i beni dell’impresa, al fine di pagare tutti i creditori.
Nelle SOCIETÀ DI CAPITALI la liquidazione è obbligatoria e devono
essere nominati i cosiddetti liquidatori (Che ha il compito di dare
esecuzione al procedimento di liquidazione, ripagare i creditori e liquidare
l’eventuale saldo attivo (dividere quello che avanza) tra i soci).
Al momento della nomina dei liquidatori, è considerato aperto il
procedimento di liquidazione
Fase di Liquidazione
La fase di liquidazione è il periodo che precede la chiusura definitiva di
un'impresa. Durante questa fase, l'imprenditore deve completare i cicli
produttivi iniziati, vendere le giacenze (= rimanenze) di magazzino e i
macchinari, licenziare i dipendenti e risolvere i rapporti pendenti. La fase
di liquidazione si conclude con la disgregazione totale dell'azienda, che
DEFINISCE la cessazione definitiva e irrevocabile dell'attività.
Liquidazione ➔ chiusura definitiva ➔ disgregazione totale
IMPRENDITORI INDIVIDUALI- (FINE)
Per gli imprenditori individuali, la giurisprudenza stabiliva che la qualità di
imprenditore si perde solo con l'effettiva cessazione dell'attività. Quindi,
notifiche pubbliche, cancellazione da albi o registri, e la stessa iscrizione
della cessazione nel registro delle imprese non erano sufficienti per far
perdere la qualità di imprenditore.
SOCIETÀ – (FINE)
Per le società, la cessazione effettiva dell'attività non era determinante; era
necessaria la cancellazione dal registro delle imprese e la completa
definizione dei rapporti pendenti. In pratica, una società poteva essere
considerata ancora esistente e soggetta a fallimento finché non avesse
pagato l'ultimo debito, anche se già cancellata dal registro delle imprese.
Normativa Attuale CCII
Oggi, l’art. 33 del Codice della crisi e dell'insolvenza stabilisce che la
liquidazione giudiziale può essere avviata entro un anno dalla cessazione
dell'attività del debitore, se l'insolvenza si è manifestata prima della
cessazione o entro l’anno successivo.
40
Per gli imprenditori, la cessazione dell'attività coincide con la
cancellazione dal registro delle imprese e, per quelli non iscritti, dal
momento in cui i terzi vengono a conoscenza della cessazione.
Imprese Iscritte:
La cancellazione dal registro delle imprese deve essere accompagnata
dall'effettiva cessazione dell'attività, dimostrata dalla disgregazione del
complesso aziendale.
Imprese Non Iscritte:
Per queste imprese, il termine decorre dall'effettiva cessazione dell'attività e
dalla conoscenza di tale evento da parte dei terzi. In mancanza di questa
condizione, l'imprenditore rimane responsabile fino al completo pagamento
di tutti i debiti.
Procedura di Liquidazione
Nelle società di persone, la liquidazione è prevista alla fine dell'attività di
impresa, con la monetizzazione di tutti i beni per pagare i creditori.
Nelle società di capitali, la liquidazione è obbligatoria e richiede la nomina
dei liquidatori. I liquidatori hanno il compito di eseguire il processo di
liquidazione, ripagare i creditori e distribuire l'eventuale saldo attivo tra i
soci. Al momento della nomina dei liquidatori, si considera aperta la
procedura di liquidazione.
CAPACITÀ E IMPRESA
4. INCAPACITÀ e INCOMPATIBILITÀ
• La CAPACITÀ di esercitare un'attività di impresa si acquisisce con
la capacità di agire, quindi al compimento del diciottesimo anno di
età.
• SI PERDE in seguito a interdizione o inabilitazione. Il MINORE o
l'incapace che esercita un'attività di impresa non acquisisce la qualità
di imprenditore, anche se ha occultato la sua minore età con raggiri
(art. 1426 cod. civ.).
• Alcune professioni, come AVVOCATI e NOTAI, IMPIEGATI
DELLO STATO, hanno divieti di esercizio di impresa commerciale.
41
La violazione di questi divieti non impedisce di diventare imprenditore
commerciale, ma comporta sanzioni amministrative e un aggravamento
delle sanzioni penali in caso di fallimento.
5. L'IMPRESA COMMERCIALE degli INCAPACI
I RAPPRESENTANTI LEGALI (GENITORI, TUTORI): L'attività di
impresa può essere esercitata per conto di un incapace dai rispettivi
rappresentanti legali. (minori →generalmente i Genitori, Incapaci →tutori
nominati dal giudice)
Tuttavia, non è consentito iniziare una nuova attività commerciale in nome
e nell'interesse di un minore, inabilitato o interdetto. È permessa solo la
continuazione di un'attività commerciale preesistente, se utile all'incapace e
autorizzata dal tribunale.
MINORE EMANCIPATO: Può essere autorizzato dal tribunale a iniziare
una nuova impresa commerciale (art. 397): può avviare e gestire un'attività
commerciale.
Con questa autorizzazione, acquisisce la piena capacità di agire e può
compiere personalmente tutti gli atti: tutte le operazioni necessarie per
l'esercizio dell'impresa, anche quelli che eccedono l'ordinaria
amministrazione (es. Investimenti significativi, Contratti complessi,
Modifiche strutturali...).
BENEFICIARIO DELL'AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO:
Mantiene la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la
rappresentanza esclusiva o l'assistenza dell'amministratore di sostegno
(art. 409). Può iniziare o proseguire un'attività di impresa, salvo (= a
parte) diversa disposizione del giudice tutelare (artt. 405 e 410).
MINORE E INTERDETTO: Con l'autorizzazione del giudice, il
rappresentante legale può compiere tutti gli atti necessari per l'esercizio
dell'impresa, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione. È
necessaria una specifica autorizzazione solo per gli atti non direttamente
legati alla gestione dell'impresa (es. vendita dell'immobile sede
dell'impresa).
INABILITATO: Con l'autorizzazione del giudice, può esercitare
personalmente l'impresa, con l'assistenza del curatore e il suo consenso per
gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione.
42
Capitolo 4 Lo statuto dell’imprenditore commerciale
1) premessa
Vi è:
• una disciplina speciale dedicata all’imprenditore commerciale
(statuto speciale dell’imprenditore commerciale)
• ed una generale dedicata a tutti gli imprenditori (statuto generale
dell’imprenditore).
• Alcune imprese sono anche sottoposte ad ulteriori normative speciali
o settoriali.
Imprenditore commerciale:
L’i. commerciale è destinatario di una peculiare disciplina dell’attività in
parte comune agli altri imprenditori (statuto generale dell’imprenditore), in
parte propria e specifica una disciplina particulare (statuto speciale dell’i.
commerciale).
Statuto speciale dell’i. commerciale
Lo statuto speciale dell’i. commerciale è caratterizzati di 5 punti essenziali:
- L’obbligo della tenuta della scrittura contabile
- Soggezione alla procedura consorziali
- Soggezione alla rappresentanza commerciale (institore, procuratore,
commesso)
- Obbligo di iscrizione nel registro dell’imprese
- Capacità di esercizio dell’impresa
A. LA PUBBLICITÀ LEGALE
Per quanto riguarda la REGISTRA DELL’IMPRESA:
Ha la funzione di RENDERE PUBBLICHE (pubblicità) le imprese esistenti
e i fatti che le riguardano, e la funzione è quella di pubblicità che può
essere dichiarativa, di notizia, costitutiva.
La pubblicità legale: In parole semplici, è come se le imprese devono
"presentarsi" ufficialmente, per essere trasparenti e permettere a tutti di
conoscerle meglio.
43
Perché è importante?
Immaginate di voler comprare una macchina da un nuovo venditore.
Prima di firmare il contratto, non vorreste sapere se è un'azienda seria, se
ha mai avuto problemi e se è in regola con tutto?
La pubblicità legale serve proprio a questo: a dare informazioni chiare e
verificabili su un'impresa.
2) La PUBBLICITÀ delle IMPRESE COMMERCIALI
a) Motivazione della PUBBLICITÀ:
Rendere pubblici certi atti e fatti dell’impresa, serve a fornire/ a
garantire che le informazioni sulle imprese siano facilmente accessibili,
veritiere e incontestabili.
Questo aiuta chi entra in contatto con l'impresa a sapere esattamente con
chi ha a che fare. Per questo motivo, le imprese devono rendere pubblici
determinati atti e fatti della loro vita aziendale.
Conoscibilità legale:
Gli atti e i fatti resi pubblici possono essere opposti a chiunque. Ciò
significa che, una volta pubblicati, nessuno può ignorarli. Questo
significa che le persone che interagiscono con l'impresa non
possono sostenere di non essere a conoscenza di tali informazioni,
poiché la pubblicità legale ha lo scopo di rendere questi atti
accessibili e opponibili a terzi.
3) IL REGISTRO DELLE IMPRESE
In sintesi:
• L'iscrizione al Registro delle Imprese è importante per la trasparenza
delle imprese, è obbligatoria per quasi tutte le imprese.
• L'iscrizione ha in generale effetti "dichiarativi", ma in alcuni casi può
avere anche effetti "costitutivi" o "normativi".
• Per le imprese agricole e altre categorie speciali, l'iscrizione ha una
funzione di "pubblicità notizia".
• Dal 2001, anche per gli imprenditori agricoli l'iscrizione ha effetti di
pubblicità legale.
44
a) Come funziona la pubblicità legale?
L’attuale registro delle imprese è strumento di informazione, affidato alle
camere di commercio, in ciascuna provincia, sui dati organizzativi di tutte le
imprese anche non commerciali ed è tenuto con tecniche informatiche per
rendere le informazioni tempestivamente accessibili a tutti.
Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in
cui l’impresa ha la sede, e per agevolare le ricerche da parte dei terzi.
Deve essere indicato il registro presso cui si è effettuata la registrazione.
L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire
anche d’ufficio se l’iscriz è obbligatoria e l’interessato non vi provvede.
L’ufficio del registro deve controllare che la documentazione sia formalmente
regolare (regolarità formale), nonché l’esistenza e la veridicità dell’atto o del
fatto (regolarità sostanziale).
L’inosservanza dell’obbligo di registraz è punita con sanzioni pecuniarie
amministrative.
È diviso in:
DUE (2) registri principali/ sezioni:
Sezione ordinaria: per le iscrizioni principali, qui si iscrivono quasi tutte
le imprese, tranne quelle agricole piccolissime.
Sono tenuti ad iscriversi gli imprenditori commerciali, le società
commerciali, gli enti pubblici economici, le società estere con sedi in italia
e i consorzi con attività esterne.
È come la carta d'identità dell'impresa: contiene informazioni su chi la
gestisce, come è organizzata e quali sono le sue attività.
Sezioni Speciali/Straordinarie: per iscrizioni particolari, qui si iscrivono
i piccoli imprenditori, gli artigiani, le società semplici, gli imprenditori
agricoli, le società di professionisti, le imprese sociali, le piccole e
medie imprese innovative. Queste sezioni forniscono informazioni
specifiche per ogni tipo di impresa.
Art 2188
“è istituito il registro delle imprese per le iscrizioni previste dalla legge.
Il registro è tenuto dall’ufficio del registro delle imprese sotto la
vigilanza di un giudice delegato dal presidente del tribunale.
Il registro è pubblico”
45
È istituito in ciascuna provincia presso la camera di commercio. Questo
registro costituisce una sorta di anagrafe per gli imprenditori.
Il registro è articolato in
a. Sezione ordinaria: in questa sezione sono iscritti gli imprenditori.
1. Gli imprenditori individuali commerciali non piccoli
2. Tutte le società tranne la società semplice, anche se non svolgono
attività commerciale
3. I consorzi fra imprenditori con attività esterna
4. i gruppi europei di interesse economico con sede in Italia
5. gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale
un’attività commerciale.
6. Le società estere che hanno in Italia la sede dell’amministrazione,
ovvero l’oggetto principale della loro attività
b. Sezioni speciali
1. Sezione speciale degli imprenditori agricoli e dei piccoli imprenditori
2. Sezione speciale delle società tra professionisti:
Società tra avvocati e di altri professionisti con efficacia di pubblicità-
notizia
3. Sezione speciale dei soggetti che esercitano attività di direzione e
coordinamento:
Dedicata ai legami societari di gruppo. Ci si indicano le società o gli
enti che esercitano attività di direzione e coordinamento e quelle che vi
sono soggette.
4. Sezione speciale delle imprese sociali
5. Sezione speciale degli atti di società di capitali in lingua straniera.
La pubblicazione degli atti tradotti non è obbligatoria e non far venir
meno della pubblicazione degli atti in lingua italiana
6. Sezione speciale delle start-up innovative e degli incubatori certificati:
Al fine di accedere alla speciale disciplina di favore per essere
prevista sotto il profilo civile, fiscale e laburistico
7. Sezione speciale delle piccole e medie imprese innovative:
Realtà che hanno un indice di propensione tecnologica simili ma meno
rigorosi di quelli fissati per le start-up innovative. La legge estende alle
PMI innovative solo una parte della disciplina riservata alle start-up
innovative.
46
8. Sezione delle informazioni di trasparenza antiriciclaggio:
Sezione autonoma in cui le persone giuridiche pubblicano il nominativo
dei propri titoli effettivi.
Antiriciclaggio: cosa significa?
L'antiriciclaggio è un insieme di misure e controlli volti a prevenire e
contrastare il fenomeno del riciclaggio di denaro proveniente da attività
illecite. In pratica, si tratta di impedire che il denaro ottenuto con reati
(come la droga, la corruzione o il traffico di armi) venga reinvestito
nell'economia legale, facendolo apparire come proveniente da fonti
lecite.
I fatti e gli atti da registrare sono specificati da apposite norme.
Riguardano essenzialmente:
a. Gli elementi di indignazione dell’imprenditore e dell’impresa (dati
anagrafici, ditta, oggetto, sede principale…
b. Struttura e organizzazione della società (atto costituivo e
modificazioni, nomine e revoca degli amministratori, dei sindaci, dei
liquidatori)
Non è consentita l’iscrizione di atti non previsti dalla legge. Negli atti e
nella corrispondenza deve essere indicato il registro presso il quale
l’iscrizione è avvenuta (presso la provincia in cui l’impresa ha sede).
b) Procedimento
Art 2195
OBBLIGO DI ISCRIZIONE AL REGISTRO DELLE IMPRESE
Principio della tipicità delle iscrizioni:
Si possono iscrivere solo gli atti previsti dalla legge.
“Sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese gli
imprenditori che esercitano
• [Link]’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi
• [Link]’attività intermediaria nella circolazione dei beni
• [Link]’attività di trasporto per terra per acqua o per aria
• [Link]’attività bancaria o assicurativa
• [Link] attività ausiliarie delle precedenti
Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle
imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le
attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano”
47
Tutti gli imprenditori, tranne quelli agricoli, devono iscriversi al registro
delle imprese. Questa iscrizione è obbligatoria e ci sono sanzioni per chi
non la rispetta, ma non è necessaria per essere considerati imprenditori.
Modalità di iscrizione:
o Su richiesta: Gli imprenditori devono fare domanda per iscriversi.
o D'ufficio: Se l'iscrizione è obbligatoria e l'imprenditore non provvede,
l'ufficio può iscrivere l'imprenditore automaticamente. Lo stesso vale
per la cancellazione se non ci sono le condizioni legali richieste.
Cancellazione d'ufficio: L'ufficio può cancellare automaticamente
un'impresa dal registro se ha cessato definitivamente l'attività.
Controlli: L'ufficio verifica solo la regolarità formale dei documenti, non la
loro veridicità. Non può rilevare cause di nullità o annullabilità, tranne che
per le società per azioni, dove è necessario un atto pubblico o una scrittura
privata autenticata.
Sanzioni: chi non rispetta l'obbligo di registrazione può essere soggetto a
sanzioni amministrative.
Registro delle imprese:
Il registro delle imprese è stato creato per la pubblicità legale delle
imprese commerciali (non piccole) e delle società commerciali, come
previsto dal codice civile del 1942.
Regime transitorio:
Prima dell'istituzione del registro, le imprese dovevano iscriversi nei
registri di cancelleria, un sistema di pubblicità legale limitato alle
società commerciali.
IERI: Registrazione delle SOCIETÀ DI CAPITALI e COOPERATIVE:
BOLLETTINI UFFICIALI E ALTRI REGISTRI:
• Iscriversi nel Busarl: per le società di capitali (Bollettino ufficiale
delle SPA e SRL)
• Iscriversi nel Busc: per le cooperative (Bollettino ufficiale delle
società cooperative e consorzi).
• Esistevano anche altri registri per adempimenti pubblicitari e specifici
registri istituiti da leggi speciali, come il registro delle ditte.
48
Problema del sistema precedente: Questo sistema era disorganizzato e
complesso.
Legge n. 580/1993:
La legge ha riorganizzato le camere di commercio e ha istituito il nuovo
registro delle imprese, operativo dal 1997. Con questa legge, sono stati
eliminati i bollettini e il registro delle ditte.
OGGI, novità del nuovo sistema: REGISTRO DELLE IMPRESE
1. Ampia applicazione: Il registro delle imprese ora copre tutte le
imprese, non solo quelle commerciali.
2. Gestione: Il registro è gestito dalle camere di commercio, non più dalla
cancelleria del tribunale.
3. Tecnologia: Il registro è tenuto con tecniche informatiche per garantire
informazioni tempestive a livello nazionale.
Quindi, oggi l’unico strumento di pubblicità legale delle imprese
commerciali è pertanto oggi costituito dal registro delle imprese.
Ma sono state introdotte alcune novità rispetto al sistema previsto dal 1942
b. Non è strumento di pubblicità legale delle sole imprese commerciali ma
anche di tutte le altre imprese.
c. La tenuta del registro è affidata alle camere di commercio e non alla
cancelleria del tribunale.
d. Il registro delle imprese è tenuto con tecniche informatiche in
modo da garantire la tempestività dell’informazione su scala
nazionale.
c) Effetti dell’ISCRIZIONE Art 2193
In sintesi:
L'iscrizione nel Registro delle Imprese è uno strumento fondamentale
per la vita di un'impresa. L'effetto dell'iscrizione dipende dalla sezione
in cui viene effettuata e dal tipo di società. In generale, l'iscrizione nella
sezione ordinaria offre maggiori garanzie giuridiche rispetto
all'iscrizione nella sezione speciale.
Cosa succede quando un'impresa si iscrive?
°SEZIONE ORDINARIA:
L’ISCRIZIONE NELLA SEZIONE ORDINARIA HA FUNZIONE DI
PUBBLICITÀ LEGALE.
49
Pubblicità legale:
• EFFICACIA DICHIARATIVA: Quasi sempre la funzione è
dichiarativa.
POSITIVA: tutto ciò che è iscritto nel regostro delle imprese è
opponibile a terzi dal momento della registrazione. I terzi non
possono dire di non conoscere i fatti iscritti.
NEGATIVA: Se un fatto non è iscritto, non può essere opposto ai
terzi, a meno che si provi che i terzi ne erano a conoscenza.
Per le società di capitali, l'opponibilità piena si raggiunge solo dopo
15 giorni dall'iscrizione.
In pratica, se un'impresa è iscritta e ha registrato un atto, non può
negare di averlo fatto. Viceversa, se un'impresa non è iscritta, non
può utilizzare l'iscrizione per difendersi.
• EFFICACIA COSTITUTIVA:
Per alcune società (come le società di capitali), l'iscrizione è
necessaria per la loro stessa esistenza. Senza iscrizione, la società
non è valida.
o TOTALE: Per le società di capitali e cooperative, l’iscrizione
dell’atto costitutivo rende l'atto valido sia tra le parti che verso
i terzi. (produce effetti sia fra le parti sia verso i terzi).
o PARZIALE: Per esempio, la riduzione del capitale sociale di
una società in nome collettivo è valida solo verso i terzi.
Senza iscrizione, non decorre il termine di tre mesi per
l'opposizione dei creditori. (solo nei confronti dei terzi).
• EFFICACIA NORMATIVA: In alcuni casi, l'iscrizione è
necessaria per godere di determinati vantaggi o per essere
soggetti a particolari regimi giuridici.
Ad esempio, per le società in nome collettivo e le società in
accomandita semplice. Senza iscrizione, queste società esistono,
ma non godono di autonomia patrimoniale e sono considerate
irregolari
°SEZIONI SPECIALI:
L’iscrizione nella sezione speciale ha funzione di certificazione
anagrafica e di pubblicità notizia: serve per rendere note informazioni
su un'impresa, ma non ha gli stessi effetti "dichiarativi", "costitutivi" o
50
"normativi" dell'iscrizione nella sezione ordinaria.
L'iscrizione nella sezione speciale ha un'efficacia più limitata rispetto
a quella nella sezione ordinaria:
• Effetto dichiarativo:
Serve a rendere note alcune informazioni sull'impresa, ma non ha lo
stesso valore probatorio dell'iscrizione nella sezione ordinaria.
• Non opponibile di per sé:
Ciò che è iscritto nella sezione speciale non è automaticamente
opponibile ai terzi. Per poter far valere un fatto iscritto nei confronti
di un terzo, è necessario provare che questo terzo ne era a
conoscenza o che, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto
conoscerlo.
Eccezione per gli imprenditori agricoli:
Per gli imprenditori agricoli e le società agricole, l'iscrizione nella
sezione speciale ha gli stessi effetti dell'iscrizione nella sezione
ordinaria. Questo significa che i fatti iscritti nel registro per questi
soggetti sono opponibili a tutti.
B. LE SCRITTURE CONTABILI
4) L’OBBLIGO di tenuta delle scritture contabili
Per scritture contabili intendiamo i documenti che contengono la
rappresentazione de singoli atti di impresa.
La tenuta delle scritture contabili è obbligatoria per gli imprenditori che
esercitano attività COMMERCIALE con esclusione dei PICCOLI
IMPRENDITORI.
Inoltre, le società commerciali (tutte tranne le società) sono obbligate alla
tenuta delle scritture contabili anche se non esercitano attività commerciale.
Anche le imprese sociali. La dichiarazione dei redditi deve essere redatta
dall’imprenditore sulla base dei risultati delle sue scritture contabili.
Gli imprenditori agricoli pagano le imposte in base al reddito domenicale. es:
un fondo di un ettaro che porti alla coltura del grano comporti ad un reddito
di 500 euro. Quindi non in base al reddito effettivamente conseguito ma di
un reddito determinato che a dire il vero sono quasi sempre favorevoli.
51
Questo non vuol dire che l’imprenditore agricolo non possa tenere la
contabilità.
Questo è un compito e un’attività che serve all’imprenditore per
organizzare al meglio la sua attività di impresa. Sarebbe abbastanza
scellerato pensare che un imprenditore vendesse o comprasse senza
preoccuparsi che stia guadagnando o perdendo.
In sintesi:
- Le scritture contabili sono importanti per la trasparenza e la corretta
gestione dell'impresa.
- Esistono scritture contabili obbligatorie e altre facoltative.
- Le scritture contabili devono essere tenute correttamente, secondo le
norme di legge.
- Le scritture contabili possono essere utilizzate come prova in
tribunale, a determinate condizioni.
Cosa sono le scritture contabili?
Sono documenti che descrivono le operazioni di un'impresa in termini di
valori monetari.
Servono per:
o Capire la situazione patrimoniale dell'impresa (quanto vale)
o Monitorare l'andamento dell'attività (guadagni o perdite)
o Assolvere obblighi fiscali
o Dimostrare la veridicità di fatti e operazioni
5) CHI DEVE TENERE LE SCRITTURE CONTABILI?
In generale, gli imprenditori che esercitano attività commerciale.
Fanno eccezione i "piccoli imprenditori" e le imprese agricole (a meno
che non scelgano volontariamente di tenerle).
• Le SCRITTURE CONTABILI OBBLIGATORIE
➢ Gli imprenditori devono mantenere determinate scritture contabili in
base alla natura e alle dimensioni della loro impresa.
➢ Due libri fondamentali sono il libro giornale e il libro degli inventari.
➢ Inoltre, devono essere conservati ordinatamente gli originali della
corrispondenza commerciale ricevuta e le copie di quella spedita.
52
Quali sono le scritture contabili obbligatorie?
• IL LIBRO GIORNALE:
è un registro cronologico-analitico dove devono essere annotate giorno
per giorno le operazioni relative all'esercizio dell'impresa. Non è
necessario registrare ogni operazione separatamente, purché le
registrazioni riguardino operazioni omogenee (ad esempio, l'importo
complessivo della merce venduta). Per gli imprenditori individuali, il
libro giornale deve includere anche le attività personali, poiché il
patrimonio dell'impresa è parte del patrimonio dell'imprenditore.
• IL LIBRO DEGLI INVENTARI:
è un registro periodico-sistematico, redatto all’inizio dell’esercizio
dell’impresa e successivamente ogni anno. Esso fornisce un quadro
della situazione patrimoniale dell’imprenditore e si chiude con il
bilancio, che comprende lo stato patrimoniale e il conto economico. Il
bilancio deve mostrare in modo veritiero la situazione patrimoniale e i
risultati economici dell'anno. (Ha la funzione di fornire il quadro della
situazione patrimoniale dell’imprenditore.)
• L’inventario si chiude “con il BILANCIO e con il conto dei profitti e
delle perdite” il bilancio è comprensivo dello stato patrimoniale e
del conto economico.
Il bilancio deve far risultare con evidenza e verità la situazione
complessiva del patrimonio (stato patrimoniale) alla fine di ciascun
anno, nonché gli utili conseguiti o le perdite sofferte (conto
economico) nel medesimo arco di tempo.
La redazione del bilancio analiticamente disciplinata per le
società per azioni.
• ALTRI LIBRI CONTABILI: A seconda della natura e delle dimensioni
dell'impresa, possono essere obbligatori anche altri libri, come:
Ad esempio:
• libro mastro, nel quale le singole operazioni sono registrate
cronologicamente ma sistematicamente (per tipo di
operazione, per cliente)
• libro cassa che contiene le entrate e le uscite di danaro;
• libro magazzino, che registra le entrate e le uscite di merci.
53
6) REGOLARITÀ DELLE SCRITTURE CONTABILI.
Efficacia probatoria
Come devono essere tenute le scritture contabili?
• Per garantire la veridicità delle scritture è imposta l’osservanza di
determinate regole formali e sostanziali nella loro tenuta.
• Devono essere tenuti secondo le norme di un’ordinata contabilità;
senza spazi bianchi, senza interlinee, senza abrasioni e in modo che le
parti cancellate restino leggibili.
• L’inosservanza di tali regole rende le scritture irregolari e quindi
giuridicamente irrilevanti.
• Devono essere conservate per 10 anni.
• Le scritture possono sempre essere utilizzate da terzi come mezzo di
prova ma senza scinderne il contenuto. L’imprenditore può dimostrare
con qualsiasi mezzo che le scritture contabili proprie non
corrispondono a verità.
Cosa succede se le scritture contabili non sono tenute correttamente?
• L'imprenditore non può utilizzarle come prova a suo favore.
• Può essere sanzionato per reati come la bancarotta semplice o
fraudolenta.
Quando le scritture contabili possono essere utilizzate come prova?
• Sempre, anche se non tenute correttamente, dai terzi contro
l’imprenditore.
• Dall'imprenditore contro i terzi, solo se (3 condizioni):
1. Le scritture sono tenute regolarmente.
2. La controparte è un altro imprenditore.
3. La controversia riguarda l'attività d'impresa.
C. LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE
AUSILIARI dell’imprenditore commerciale e rappresentanza
Premessa:
L'imprenditore può avvalersi/usare di altre persone per compiere atti
giuridici in suo nome e per suo conto.
Questi soggetti si chiamano rappresentanti.
54
7) AUSILIARI dell’imprenditore commerciale e rappresentanza
Gli ausiliari dell’imprenditore commerciale, come INSTITORI,
PROCURATORI e COMMESSI, hanno il compito di interagire in modo
continuativo con terzi e di concludere affari per conto dell'imprenditore.
• Questo ruolo è regolato da un sistema speciale stabilito dagli articoli
2203-2213 del Codice civile.
• Gli ausiliari dell'imprenditore (institori, procuratori e commessi) sono
automaticamente investiti del potere di rappresentanza in virtù della
loro posizione nell'organizzazione aziendale
• Il loro potere di rappresentanza può essere ampliato o limitato
dall'imprenditore mediante procura.
• La procura deve essere iscritta nel registro delle imprese per essere
opponibile ai terzi.
• In caso di limitazioni alla procura, queste sono opponibili ai terzi solo
se sono state iscritte nel registro delle imprese o se il terzo ne era a
conoscenza.
8) INSTITORE Art 2203
a) Definizione e Funzioni
• L'INSTITORE è colui che è preposto (delegato) dal titolare
all’esercizio di un’impresa commerciale, di una sede secondaria o di un
ramo particolare dell’impresa.
• Solitamente, l'institore è un dirigente subordinato.
• Nel linguaggio comune: il direttore generale
b) Poteri dell’institore
L'institore è un rappresentante dell'imprenditore con ampi poteri. Può
compiere praticamente tutti gli atti necessari per gestire l'impresa, a meno
che non siano state specificamente escluse dalla procura.
• L’institore ha il potere di compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio
dell’impresa, ma non può alienare o ipotecare beni immobili senza
esplicita autorizzazione.
• Ha un potere di rappresentanza generale, ossia può compiere tutti gli
atti pertinenti all'esercizio dell'impresa.
55
• Può agire in giudizio in nome del preponente per obbligazioni derivanti
da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa.
• Le limitazioni ai suoi poteri sono opponibili ai terzi solo se pubblicate
nel registro delle imprese.
c) Obblighi dell’institore
In sintesi:
L'institore è un rappresentante dell'imprenditore con ampi poteri.
Tuttavia, ha anche delle responsabilità precise. Deve agire con
diligenza e correttezza, rispettando le norme di legge e tutelando
gli interessi dell'impresa e dei terzi.
• per le imprese o le sedi secondarie alle quali è preposto,
l’institore è tenuto, insieme con l’imprenditore, del rispetto delle
normative relative all'nel registro delle imprese e la tenuta delle
scritture contabili”
• Deve dichiarare la sua veste/ruolo di institore nei contratti con terzi,
altrimenti sarà personalmente responsabile, ma anche l’imprenditore
risponderà per atti pertinenti/legati all’esercizio dell’impresa.
Obbligo di dichiarare la propria veste: serve a chiarire i rapporti tra le
parti, tutelare l'imprenditore, proteggere l'institore.
(Quando un institore stipula un contratto con un terzo, deve sempre
dichiarare di agire in nome e per conto dell'imprenditore. Questo
significa che deve specificare chiaramente che non sta agendo per
conto proprio, ma rappresenta l'azienda).
PER:
Tutela dell'imprenditore: Se l'institore non dichiara la propria
qualità, il contratto che stipula si considera concluso
direttamente con lui. In questo caso, sarà l'institore a
rispondere personalmente delle obbligazioni contrattuali,
anche se l'affare è stato concluso nell'interesse dell'impresa.
E evitando che l'imprenditore si veda coinvolto in affari che
non ha autorizzato.
Tutela dei terzi: La dichiarazione della qualità di institore
permette al terzo contraente di sapere con chi ha a che fare e
di rivolgere eventuali richieste di pagamento direttamente
all'imprenditore.
56
Proteggere l'institore: In caso di inadempimento contrattuale,
l'institore non risponde da solo, ma la responsabilità è
condivisa con l'imprenditore.
• In caso di liquidazione giudiziale LG dell'imprenditore, anche
l'institore è soggetto alle sanzioni penali a carico del debitore.
d) Pubblicità della procura
La procura, con la firma autenticata del proponente (il rappresentante),
è un documento legale che consente a una persona di agire per conto di
un'altra in ambito commerciale, deve essere registrata presso l'ufficio
del registro delle imprese.
Se non viene registrata, la rappresentanza è considerata generale e le
limitazioni non sono opponibili ai terzi: cioè il rappresentante può
compiere atti senza limitazioni specifiche, come se avesse il pieno
potere di agire in nome dell'imprenditore,
a meno che non si possa dimostrare che i terzi ne erano a conoscenza
delle limitazioni al momento dell'affare.
Le limitazioni sono valide verso terzi solo se la procura originale o l'atto
di limitazione successivo sono stati pubblicati nel registro delle imprese.
Lo stesso vale per la revoca della procura.
L'institore deve far sapere ai terzi il suo ruolo per garantire che gli atti
compiuti abbiano effetto sul rappresentato. Se non lo fa, l'institore è
personalmente responsabile. Anche il proponente è responsabile per gli atti
dell'institore se questi riguardano l'esercizio dell'impresa.
9) I PROCURATORI
In sintesi:
I procuratori sono ausiliari con poteri direttivi limitati a specifici settori
operativi dell'impresa e hanno un potere di rappresentanza generale ma
circoscritto alle operazioni di loro competenza. Non hanno rappresentanza
processuale e non sono tenuti agli obblighi di registrazione e contabilità.
a) Chi sono i procuratori?
• I PROCURATORI sono persone che, sulla base di un rapporto
continuativo, hanno il potere di compiere atti pertinenti all'esercizio
57
dell'impresa per conto dell'imprenditore, pur non essendo preposti
alla direzione dell'impresa stessa.
• I procuratori sono nominati dall'imprenditore tramite un atto di
conferimento della procura.
b) DIFFERENZE rispetto agli Institori
1. Posizione Gerarchica:
I procuratori non sono posti a capo dell'impresa o di una sua sede
secondaria. Sono ausiliari subordinati di grado inferiore rispetto agli
institori.
2. Ambito Decisionale:
Pur avendo funzioni direttive, il loro potere decisionale è limitato
a un settore specifico dell'impresa.
Come ad esempio:
1. il direttore del settore acquisti
2. il dirigente del personale.
3. Direttore commerciale
4. Responsabile acquisti
5. Direttore del personale
6. Capo filiale
Institori: Sono preposti/responsabili all'intera impresa o di un suo un
ramo, con un potere di rappresentanza generale.
Procuratori: Operano in un singolo settore dell'impresa, con un potere
di rappresentanza limitato a quel settore.
c) Poteri e Limitazioni
• POTERE DI RAPPRESENTANZA: Il loro potere di rappresentanza
è generale per le operazioni del loro settore (di competenza) senza
necessità di ulteriori autorizzazioni, ma può essere limitato
dall'imprenditore.
In mancanza di limitazioni specifiche iscritte nel registro delle
imprese, il loro potere di rappresentanza è considerato generale (= che
possono compiere atti senza necessità di ulteriori autorizzazioni) per
le operazioni di loro competenza.
I procuratori sono ex lege (= per legge) investiti di un potere di
rappresentanza generale dell'imprenditore, ma questo potere è limitato
58
alle operazioni specifiche per cui sono stati incaricati.
• RAPPRESENTANZA PROCESSUALE: I procuratori non hanno la
rappresentanza processuale dell'imprenditore, neanche per gli atti che
pongono in essere: Ciò significa che non possono agire in giudizio a
nome dell'imprenditore senza un'apposita autorizzazione.
• OBBLIGHI DI REGISTRAZIONE E CONTABILITÀ: Non sono
soggetti all'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese (a differenza
degli institori) né a quello di tenuta delle scritture contabili.
Responsabilità L'imprenditore non risponde degli atti compiuti da un
procuratore che non ha speso il nome dell'imprenditore.
10) I COMMESSI
a) Definizione e Funzioni?
• I commessi sono ausiliari subordinati cui sono affidate mansioni
esecutive o materiali che li pongono in contatto con i terzi.
o es. commesso di negozio
• Hanno un potere di rappresentanza anche in mancanza di uno
specifico atto di conferimento.
• “possono compiere gli atti che ordinariamente comporta la specie di
operazioni di cui sono incaricati”
b) Limiti ai Poteri:
In particolare, i commessi:
a. Non possono esigere il prezzo delle merci della quale non facciano
la consegna, né concedere dilazioni o sconti che non d’uso
b. Se incaricati della vendita nei locali dell’impresa, non possono
esigere il prezzo fuori dai locali stessi (salvo che consegnino
quietanza firmata dall’imprenditore) senza specifica
autorizzazione, né possono esigerlo all’interno dell’impresa se
alla riscossione è destinata apposita cassa.
Le limitazioni ai loro poteri sono opponibili ai terzi solo se adeguatamente
comunicate.
Non è previsto un sistema di pubblicità legale. Le limitazioni sono
opponibili verso i terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi
59
idonei o se si prova l’effettiva conoscenza.
Caratteristica Istitore Procuratore Commesso
Definizione Preposti dal titolare Persone con potere Ausiliari
all'esercizio continuativo di subordinati cui
dell'impresa, di una compiere atti sono affidate
sede secondaria o di pertinenti mansioni esecutive
un ramo specifico all'esercizio o materiali che lo
dell'impresa per pongono in
conto contatto con i
dell’imprenditore terzi
Posizione Dirigenti subordinati, Ausiliari Ausiliari
Gerarchia a capo dell'intera subordinati, non a subordinati,
impresa o di un ramo capo dell'impresa o operano a livello
di una sua sede esecutivo
secondaria
Nomina Conferita Conferita Non è necessaria
dall'imprenditore dall'imprenditore una specifica
con atto di nomina
conferimento
della
procura
Potere di Generale per tutti Generale per le Limitato agli atti
rappresentanz gli atti pertinenti operazioni del loroche
a all'esercizio settore, ma può ordinariamente
dell'impresa essere limitato comporta la
dall'imprenditore specie di
operazioni di cui
sono incaricati
Potere Generale per l'intera Limitato a Sì, per gli atti
decisionale impresa o per il specifici settori ordinari della
ramo cui sono operativi specie di
preposti operazioni
Rappresentan Sì Limitata ai settori Sì, per gli atti
za generale operativi specifici ordinari della
specie di
operazioni
60
Rappresentan Sì, possono agire in No No
za processuale giudizio per
obbligazioni
derivanti da atti
compiuti
nell’esercizio
dell’impresa
Obbligo di Sì, devono essere No No
registrazione iscritti nel registro
delle imprese
Tenuta delle Sì No No
scritture
contabili
Responsabili Ampia: risponde Limitata: Limitata:
tà solidalmente con l'imprenditore non l'imprenditore non
l'imprenditore per risponde degli atti risponde degli atti
gli atti compiuti compiuti dal compiuti dal
procuratore senza commesso senza
spendita del nome spendita del nome
Esempi di Direttore generale, Direttore del Commesso di
ruolo capo di un ramo o settore acquisti, negozio
Limitazioni sede secondaria Direttore
di poteri commerciale,
dirigente del
personale,
responsabile
acquisti, capo
filiale
limitazioni di Opponibili ai terzi Opponibili ai terzi Opponibili ai terzi
Poteri/ solo se pubblicate solo se iscritte nel solo se
Pubblicità nel registro delle registro delle adeguatamente
delle imprese imprese o se il comunicate o
limitazioni terzo ne era a conosciute
conoscenza
Obblighi in Soggetto a sanzioni No No
liquidazione penali come il
giudiziale debitore
61
Capitolo 5 L’azienda
1) La nozione di azienda. Organizzazione ed avviamento.
a) Definizione di Azienda
L'articolo 2555 del Codice Civile definisce l'azienda come:
"il complesso dei beni organizzato dall’imprenditore per l’esercizio
dell’impresa".
Da un punto di vista giuridico, l'azienda rappresenta l'apparato strumentale
utilizzato dall’imprenditore per lo svolgimento dell'attività di impresa.
b) CARATTERISTICHE dell'Azienda
L'azienda è un insieme di beni, propri o di altri, usati o coordinati
dall'imprenditore per un obiettivo preciso, per creare valore.
L'azienda è costituita da un insieme eterogeneo di beni che, sebbene
possano appartenere a terzi (ad esempio locali in affitto), vengono
considerati beni aziendali quando sono destinati all'attività d'impresa.
L'importante è l'uso che l’imprenditore fa di questi beni nel processo
produttivo, indipendentemente dal titolo giuridico che ne legittima l'uso.
I beni organizzati formano un complesso caratterizzato da un'unità
funzionale, finalizzata a uno specifico obiettivo produttivo. Questo
coordinamento fra i diversi elementi dell'azienda, realizzato
dall’imprenditore, permette di ottenere utilità nuove, diverse da quelle che i
singoli beni potrebbero fornire se usati separatamente.
c) L'AVVIAMENTO
L'avviamento rappresenta il valore di scambio più elevato che il
complesso dei beni acquista grazie alla loro complementarità e
strumentalità.
Esso si divide in due componenti:
1. Avviamento Oggettivo: Questo tipo di avviamento dipende da
fattori che rimangono costanti anche se cambia il proprietario
dell'azienda. È legato nel coordinamento funzionale tra i beni
dell'azienda.
62
2. Avviamento Soggettivo: Questo tipo di avviamento dipende dalle
abilità operative dell’imprenditore, in particolare nella capacità di
attrare e mantenere i clienti.
L'avviamento, quindi, è la capacità (del complesso) aziendale di generare
profitto, non semplicemente la somma dei valori dei singoli beni.
d) Relazione tra Impresa e Azienda
Il rapporto tra impresa e azienda è di mezzo (strumento) a fine
(obbiettivo):
l'azienda è lo strumento o mezzo che l’imprenditore usa per svolgere la
sua attività d'impresa. Anche se i beni dell'azienda sono diversi tra loro,
lavorano insieme in modo coordinato ed efficiente.
2) La circolazione dell’azienda.
OGGETTO E FORMA.
TRASFERIMENTO di Azienda
Il trasferimento di un’azienda spesso segue regole speciali, diverse da
quelle generali. Queste regole speciali servono a mantenere l'unità
economica dell'azienda e il suo valore di avviamento.
L'azienda può essere oggetto di vari atti di disposizione come
VENDITA, CONFERIMENTO, DONAZIONE, ecc.
È importante distinguere tra il trasferimento di un'azienda e quello di
singoli beni, perché spesso si usano stratagemmi per evitare di applicare
le regole specifiche per il trasferimento di un'intera azienda.
Per ciò che si configuri l’ipotesi di trasferimento di azienda (definitivo come
la vendita o temporaneo come affitto o usufrutto) non è necessario che si
disponga dell’intero complesso aziendale (= Insieme completo di beni, diritti
e risorse che costituiscono un'azienda).
É necessario che si trasferisca un insieme di beni potenzialmente idoneo ad
essere utilizzato per l’esercizio di una determinata attività di impresa;
quand’anche il nuovo titolare debba integrare io complesso con ulteriori
fattori produttivi (es. le materie prime).
Il trasferimento di un'azienda segue regole specifiche che mirano a
proteggere l'unità economica dell’azienda stessa. Anche se non si trasferisce
63
l'intero complesso aziendale, è necessario che i beni trasferiti siano idonei
per l'attività d’impresa. La forma del trasferimento deve rispettare le
disposizioni legali per essere valido, provato e opponibile ai terzi.
a) Requisiti del trasferimento:
Quindi nel trasferimento dell’azienda devo tener conto:
▪ Tipologia di beni;
▪ Natura del negozio (contratto) con il quale alieno i beni (= trasferire
beni e diritti)
▪ E infine ai fini probatori devo concludere l’atto in forma
scritta e iscriverlo nel registro delle imprese.
b) Registra e trasferimento: Articolo 2556 del Codice Civile:
• PROVA: Per le imprese soggette a registrazione, i contratti di
trasferimento o godimento dell’azienda devono essere redatti per
iscritto.
• PUBBLICITA’: per tutte le imprese soggette a registrazione è oggi
prescritto che i relativi contratti, in forma pubblica o con scrittura
privata autenticata, devono essere depositati nel registro delle imprese
entro 30 giorni, a cura del notaio rogante o autenticante.
È posta una distinzione tra la forma necessaria per la validità del
trasferimento e per la forma richiesta ai fini probatori e per l’opponibilità ai
terzi.
3) LA VENDITA DELL’AZIENDA.
L'ALIENAZIONE è un termine giuridico che indica il trasferimento
della proprietà di un bene da un soggetto (alienante) a un altro
(alienatario).
L’ALIENAZIONE dell’azienda produce ex legge degli effetti inderogabili che
riguardano
▪ Il divieto di concorrenza dell’alienante ex art 2557 C.c.
▪ I contratti ex art 2558 C.c.
▪ I crediti ex art 2559 C.c.
▪ I debiti aziendali ex art 2560 C.c.
Sintesi:
64
La vendita di un'azienda comporta automaticamente il divieto di
concorrenza per il venditore, per un periodo massimo di cinque anni.
Questo divieto può essere modificato dalle parti e si applica solo se la
nuova attività del venditore può potenzialmente sottrarre clientela
all’azienda venduta. Situazioni particolari come la divisione
ereditaria, lo scioglimento di società e la vendita di partecipazioni
sociali possono anch'esse rientrare in questa disciplina.
L’alienazione produce effetti ulteriori per quanto riguarda:
a) Sull’alenante: DIVIETO DI CONCORRENZA
Quando si vende un'azienda, ci sono alcuni effetti legali automatici che
devono essere rispettati. Tra questi, uno dei più importanti è il divieto di
concorrenza per chi vende l’azienda, come stabilito dall'articolo 2557 del
Codice Civile.
o Periodo di Astensione:
Chi vende un'azienda non può, per un massimo di 5 anni dal
trasferimento, avviare una nuova impresa che possa, per oggetto,
ubicazione/posizione/sede o altre circostanze, portare via clienti
all'azienda venduta. Questo significa che il venditore deve evitare di
aprire un'attività simile per tipo, posizione geografica o altre
caratteristiche che potrebbero attirare i clienti dell'azienda ceduta.
Se l'azienda venduta è agricola, il divieto si applica solo alle attività
connesse che possano attrarre la stessa clientela.
o Carattere Derogabile:
Questo divieto può essere modificato dalle parti coinvolte. È relativo,
nel senso che si applica solo se la nuova attività dell’alienante potrebbe
potenzialmente sottrarre clientela all’azienda venduta.
o Estensione del Divieto:
Le parti possono ampliare il divieto nel tempo (fino a un massimo di
5 anni) e specificare ulteriormente il tipo di attività da evitare.
▪ Situazioni Particolari
o Divisione Ereditaria: Quando un’azienda viene assegnata in
successione a uno degli eredi.
o Scioglimento di una Società: Quando un’azienda viene assegnata
a uno dei soci come parte della liquidazione.
o Vendita di Partecipazioni Sociali: La vendita di una partecipazione
65
sociale di controllo può essere equiparata alla vendita di
un’azienda, applicando così le stesse regole di divieto di
concorrenza.
In questi casi, si può applicare la disciplina del divieto di concorrenza
poiché la situazione raggiunge un risultato simile a quello della vendita di
un’azienda.
▪ Esempio Pratico
Se Tizio vende la sua azienda a Caio, Tizio dovrà astenersi, per un periodo
massimo di 5 anni, dall'avviare una nuova impresa che possa sottrarre
clientela all’azienda venduta. Questo garantisce a Caio la possibilità di
mantenere la clientela e godere dell’avviamento dell’azienda, che è stato
considerato nel prezzo di vendita. Allo stesso tempo, Tizio ha la garanzia
che la sua libertà di iniziativa economica non sarà compromessa oltre un
periodo ragionevole.
▪ Obiettivi della Norma
Tutela dell'Acquirente: L'acquirente ha pagato l’azienda anche per il suo
avviamento, cioè il valore della clientela consolidata, e ha diritto di
mantenerla.
Tutela dell'Alienante: L'alienante non deve vedere compromessa/vincolat
la sua libertà di iniziativa economica oltre un periodo di tempo limitato e
ragionevole.
b) Sui contratti in corso di esecuzione
Le successioni nei contratti aziendali.
In conclusione, Quando un'azienda viene venduta, il nuovo proprietario
(acquirente) subentra automaticamente nei contratti stipulati dal
precedente proprietario (alienante) per l'esercizio dell'azienda, a meno che
questi contratti non abbiano un carattere personale. I terzi contraenti hanno
il diritto di recedere dai contratti entro un termine di 3 mesi, ma solo se
sussistono giusti motivi.
Il venditore può essere chiamato a rispondere dei danni se il terzo
contraente recede dal contratto a causa di un suo comportamento scorretto.
a) Introduzione
Quando un'azienda viene venduta, esistono delle regole specifiche che
66
determinano come devono essere gestiti i contratti in corso di esecuzione
stipulati dall'alienante (il venditore) con fornitori, lavoratori e clienti.
b) Subentro (successione) nei Contratti
Secondo la legge (art. 2558 del Codice Civile), se non è stato pattuito
(contrattato) diversamente, l'acquirente dell'azienda prende
automaticamente il posto nei contratti stipulati per l'esercizio
dell'azienda stessa, a meno che questi contratti non siano di natura
personale (ad esempio, un contratto con un avvocato, uno chef che è
famoso /ha la capacità/ reputazione).
Ciò significa che l'acquirente continua ad usufruire dei servizi o a rispettare
le obbligazioni previsti dai contratti già in corso.
c) Diritto di Recesso (annullamento) del Terzo Contraente
Il terzo contraente (il fornitore, il dipendente, il cliente) ha il diritto
di recedere dal contratto entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento
dell'azienda.
Può farlo solo se ha giusti motivi, ad esempio se ritiene che
l'acquirente non sia in grado di garantire la stessa qualità del servizio o
di rispettare le clausole del contratto.
Es: Il fornitore di farina di Tizio non è soddisfatto di Caio come nuovo
proprietario della pasticceria => Il fornitore può recedere dal contratto
con Caio entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento se può dimostrare
che Caio ha già fatto dei ritardi nei pagamenti o che ha richiesto
modifiche unilaterali alle condizioni del contratto.
_Questo diritto consente al terzo di uscire dal contratto se può
dimostrare che l'acquirente dell'azienda non è in grado di garantire
un'esecuzione regolare del contratto stesso.
_Se il terzo esercita il diritto di recesso, il contratto viene estinto
definitivamente, e il terzo può chiedere un risarcimento danni all'alienante
dimostrando che quest'ultimo non ha selezionato l'acquirente (cessionario)
con sufficiente attenzione.
d) Carattere Personale dei Contratti
Per i contratti che hanno un carattere personale, cioè che sono stati
stipulati in base alle specifiche qualità personali dell'imprenditore, si
applica la disciplina del diritto comune.
67
In questi casi, per la cessione del contratto è necessario il consenso del
contraente ceduto (alienante/venditore).
Questi contratti sono basati sulle specifiche qualità o abilità
dell'imprenditore cedente e non possono essere semplicemente trasferiti
a un'altra persona. In questi casi, è necessario il consenso di entrambe le
parti per trasferire il contratto.
Esempio Pratico:
Se Tizio vende la propria azienda a Caio, Caio subentra
automaticamente nei contratti che Tizio aveva stipulato per l'esercizio
dell'azienda, a meno che questi contratti non siano di natura personale.
Se uno dei fornitori di Tizio non ha fiducia in Caio, può recedere dal
contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, ma solo se può
dimostrare che Caio non è in grado di rispettare il contratto. Se il
fornitore recede, il contratto si estingue, ma il fornitore può chiedere i
danni a Tizio dimostrando che quest'ultimo non ha scelto con cura
l'acquirente.
e) Situazioni di Incertezza
Ci sono alcune situazioni che possono creare incertezza riguardo
all'applicazione di queste regole:
1. Divisione Ereditaria: Quando l'azienda viene assegnata a uno degli
eredi, non è sempre chiaro se l'erede subentri automaticamente nei
contratti dell'azienda.
2. Scioglimento di una Società: Quando l'azienda viene assegnata a uno
dei soci come quota di liquidazione, la disciplina sulla successione dei
contratti è simile a quella della divisione ereditaria.
3. Vendita di Partecipazioni Sociali: Quando viene venduta una
partecipazione sociale di controllo in una società, la disciplina sulla
successione dei contratti dipende dalle specifiche circostanze del caso.
c) Suicrediti e i debiti aziendali
Sui crediti dell’azienda: Quando un'azienda viene venduta, i crediti che
possiede vengono trasferiti al nuovo proprietario. Per informare i
debitori di questo cambiamento, è sufficiente iscrivere la cessione nel
registro delle imprese. Se un debitore paga al precedente titolare/
proprietario dopo essere venuto a conoscenza della cessione, il
68
precedente titolare deve pagare a restituire l'importo indebitamente
ricevuto al nuovo titolare.
Su debiti dell’azienda: Per tutelare i creditori, i debiti di un'azienda
seguono l'azienda stessa quando viene venduta. In caso di cessione
d'azienda, i debiti ceduti si trasferiscono automaticamente
all'acquirente. La modifica del debitore non è ammessa senza il
consenso del creditore. In mancanza di tale consenso, l'alienante
risponde in solido con l'acquirente inadempiente.
Immagina di essere il proprietario di un'azienda e di volerla vendere. Cosa
succede ai crediti (i soldi che i clienti ti devono) e ai debiti (i soldi che devi
ai fornitori) quando vendi l'azienda?
1. Regole generali:
• Se l'azienda non ha debiti o crediti verso terzi, si applica l'articolo
CC che stabilisce che l'acquirente dell'azienda subentra
automaticamente nei contratti in essere, compresi quelli relativi ai
crediti e ai debiti.
• Se l'azienda ha debiti o crediti verso terzi, si applicano invece
gli articoli che stabiliscono regole diverse per la cessione dei
crediti e l'assunzione dei debiti.
2. Cessione dei crediti:
I crediti ceduti all'acquirente hanno effetto nei confronti dei terzi (cioè i
clienti che devono pagare) solo dopo che il trasferimento dell'azienda è
stato registrato nel registro delle imprese.
• Il debitore ceduto (il cliente che deve pagare) è liberato dal suo
debito se paga in buona fede all'alienante (il venditore) anche dopo
il trasferimento dell'azienda.
• Questa disciplina vale solo per le imprese soggette a registrazione
nel registro delle imprese (ad esempio, le società per azioni e le
società a responsabilità limitata). Per le altre imprese, si applicano
le regole generali sulla cessione dei crediti.
69
3. Assunzione dei debiti:
• In generale, il debitore non può essere cambiato senza il consenso
del creditore. Questo significa che, di regola, l'acquirente di
un'azienda non è obbligato a pagare i debiti dell'azienda venduta.
• Per le sole aziende commerciali, è fatta un'eccezione: l'acquirente
risponde in solido con l'alienante per i debiti dell'azienda, anche se
non ha acconsentito al loro trasferimento. Questo significa che il
creditore può chiedere il pagamento all'acquirente o all'alienante, o
a entrambi insieme.
• La responsabilità dell'acquirente per i debiti dell'azienda sussiste
solo per i debiti che risultano dai libri contabili obbligatori
dell'azienda.
Fanno eccezione i debiti di lavoro: l'acquirente di un'azienda
commerciale risponde in solido con l'alienante anche per i debiti di
lavoro, anche se non risultano dai libri contabili e anche se
l'acquirente non ha avuto conoscenza del trasferimento dell'azienda.
4. Crediti e debiti tra acquirente e alienante:
In linea di principio, i crediti e i debiti non passano automaticamente
all'acquirente quando viene venduta un'azienda. È necessaria una
specifica pattuizione tra le parti per stabilire quali crediti e debiti
l'acquirente assume.
Esempio:
• Tizio vende la sua azienda di panificazione a Caio. Tizio ha un
credito di 10.000 euro verso un cliente. Caio e Tizio concordano che
il credito passi a Caio. Il cliente di Tizio dovrà quindi pagare il suo
debito a Caio e non più a Tizio.
•Caio ha un debito di 5.000 euro verso un fornitore. Caio e Tizio
concordano che il debito non passi a Caio. Il fornitore di Caio potrà
quindi richiedere il pagamento del suo debito solo a Caio e non a
Tizio.
70
4) USUFRUTTO E AFFITTO DELL’AZIENDA
a) Cos'è l'usufrutto e l'affitto d'azienda?
Sia l'usufrutto che l'affitto d'azienda sono strumenti giuridici che
permettono di trasferire temporaneamente la gestione di un'azienda a un
soggetto diverso dal proprietario.
• USUFRUTTO: È un diritto reale che consente a una persona
(l'usufruttuario) di godere e disporre di un bene altrui, traendone tutti i
frutti, ma senza poterlo danneggiare o deteriorare. Nel caso dell'azienda,
l'usufruttuario può gestirla e TRARNE profitto, ma alla fine del periodo di
usufrutto la proprietà ritorna al proprietario originario (nudo proprietario).
• AFFITTO D'AZIENDA: È un contratto con cui il proprietario di
un'azienda (locatore) concede ad un altro soggetto (affittuario) il diritto di
usare l'azienda e di trarne profitto, in cambio di un canone periodico.
L'affittuario, non diventa proprietario dell'azienda, ma ha il diritto di
gestirla.
In entrambi i casi, ci sono delle regole specifiche che devono essere
rispettate:
b) OBBLIGHI dell'usufruttuario e dell'affittuario:
• Non modificare la destinazione dell'azienda: L'azienda deve continuare
a essere utilizzata per lo stesso scopo per cui è stata creata.
• Gestire l'azienda in modo efficiente: L'usufruttuario o l'affittuario
devono prendersi cura dell'azienda e dei suoi beni, e devono gestirla in
modo da mantenerne l'efficienza e la produttività.
• Conservare le scorte: L'usufruttuario o l'affittuario devono mantenere
un livello adeguato di scorte di materie prime, prodotti finiti e altri beni
necessari per il funzionamento dell'azienda.
c) VIOLAZIONE degli obblighi:
• Se l'usufruttuario o l'affittuario non rispettano i loro obblighi, il nudo
proprietario (il proprietario dell'azienda) può chiedere la cessazione del
contratto.
• In caso di abuso grave, il nudo proprietario può anche chiedere la
risoluzione del contratto e il risarcimento del danno.
71
d) CREDITI E DEBITI:
• Usufrutto, affitto: I crediti e i debiti non passano automaticamente
all'usufruttuario/affittuario. Per farli passare, è necessaria una specifica
pattuizione/contratto tra le parti.
e) DEBITI DI LAVORO:
• Usufrutto, affitto: L'usufruttuario/affittuario è responsabile in solido
con il nudo proprietario per i debiti di lavoro anche se non risultano dai
libri contabili e anche se l'usufruttuario/affittuario non ha avuto
conoscenza del trasferimento dell'azienda.
f) Altri aspetti:
• Usufrutto e affitto d'azienda sono disciplinati da norme simili.
Tuttavia, ci sono alcune differenze, come la disciplina dei crediti e dei
debiti.
• Ad entrambi si applicano il divieto di concorrenza e la disciplina della
successione nei contratti aziendali.
• L'usufruttuario può acquistare nuovi beni per l'azienda, che diventano
di proprietà del nudo proprietario. L'affittuario, in genere, NON può
farlo.
Esempio:
_Tizio è il proprietario di un ristorante. Decide di concedere il ristorante in
usufrutto a Caio per un periodo di 5 anni. Caio dovrà gestire il ristorante in
modo efficiente, mantenendo la sua destinazione e conservando le scorte.
Caio non acquisirà la proprietà del ristorante, ma potrà trarne profitto
gestendolo.
_Tizio è il proprietario di un negozio di abbigliamento. Decide di affittare il
negozio a Caio per un periodo di 3 anni. Caio dovrà gestire il negozio in
modo efficiente, mantenendo la sua destinazione e conservando le scorte.
Caio non acquisirà la proprietà del negozio, ma potrà trarne profitto
gestendolo.
72
Capitolo 6: I segni distintivi dell’Imprenditore
IL SISTEMA DEI SEGNI DISTINTIVI
Ciascun imprenditore nel mercato utilizza uno o più fattori di
individuazione che gli consentono di essere individuato nel mercato.
La ditta, l’insegna ed il marchio sono i tre principali segni distintivi
dell’imprenditore.
• DITTA: contraddistingue la persona dell’imprenditore
nell’esercizio dell’attività di impresa (nome commerciale).
• INSEGNA: individua i locali in cui l’attività d’impresa è esercitata.
• MARCHIO: individua e distingue i beni o i servizi prodotti.
NB: di crescente rilievo è il nome a dominio (sito internet).
Funzione: favoriscono la formazione ed il mantenimento della clientela in
quanto consentono al pubblico ed ai consumatori di distinguere tra i vari
operatori economici e di effettuare scelte consapevoli.
a) Gli INTERESSI TUTELATI:
Conclusione: I segni distintivi sono uno strumento importante per gli
imprenditori per distinguersi sul mercato e attirare i clienti. È importante
conoscere le regole che disciplinano i segni distintivi per poterli utilizzare in
modo corretto e proteggere i propri diritti.
Gli interessi che si tutelano sono sia quello degli imprenditori di precludere
ai concorrenti l’uso di segni similari idonei a sviare la propria clientela.
La disciplina sui segni distintivi mira a tutelare due interessi principali:
• L'interesse degli imprenditori: Gli imprenditori hanno il diritto di impedire
ai concorrenti di utilizzare segni simili ai loro che potrebbero confondere i
consumatori. Questo diritto consente agli imprenditori di proteggere la
loro reputazione e la loro clientela.
• L'interesse dei consumatori: I consumatori hanno il diritto di non essere
ingannati sull'origine dei prodotti o dei servizi che acquistano. I segni
distintivi aiutano i consumatori a identificare le imprese e a distinguere tra
prodotti o servizi simili.
73
b) I PRINCIPI GENERALI o comuni applicabili ai simboli di
identificazione sul mercato:
I principi generali che disciplinano i segni distintivi possono essere riassunti
in 3 punti:
• 1. LIBERTÀ NELLA SCELTA: L'imprenditore ha una grande libertà
nella scelta del proprio segno distintivo. Tuttavia, deve rispettare
alcune regole per evitare di ingannare o confondere i
consumatori sul mercato: verità, novità, e capacità distintiva.
• 2. DIRITTO ALL'USO ESCLUSIVO: L'imprenditore ha il diritto di
utilizzare il proprio segno distintivo in modo esclusivo. Questo
significa che può impedire ad altri di utilizzarlo senza il suo
consenso: non c’è pericolo di confusione e di sviamento della
clientela.
• 3. TRASFERIBILITÀ: I segni distintivi possono essere trasferiti ad
altri imprenditori. Tuttavia, il trasferimento deve avvenire in
modo da non ingannare il pubblico.
1. DITTA: Formazione e contenuto del diritto sulla ditta
a) DEFINIZIONE e FUNZIONE della ditta
Contraddistingue la persona dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività di
impresa (nome commerciale).
o La DITTA è il nome commerciale dell’imprenditore; lo individua
come soggetto di diritto nell’esercizio delle attività di impresa.
o Ed è segno distintivo necessario, ovvero obbligatorio per ogni
imprenditore.
o La ditta serve a distinguere un imprenditore dagli altri e a creare un
legame con i consumatori.
o Se l'imprenditore non sceglie un nome commerciale specifico, la
ditta sarà semplicemente il suo nome civile. Ad esempio, se un
imprenditore si chiama Mario Rossi e non adotta un nome
commerciale diverso, la sua ditta sarà "Mario Rossi".
Nella scelta della ditta l’imprenditore incontra (2) i limiti (che deve rispettare)
rappresentati dal rispetto dei: PRINCIPI DI VERITÀ e DELLA NOVITÀ.
74
b) principi di base/ PRINCIPI DI VERITÀ e NOVITÀ:
b1) PRINCIPIO DI VERITÀ
La ditta deve essere veritiera, informazioni non ingannevoli per trarre in
errore i consumatori sulla natura/caratteristiche/provenienza dei
prodotti/servizi offerti.
a. Ditta originaria:
quella formata dall’imprenditore che la utilizza.
Deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore.
b. Ditta derivata:
quella formata da un dato imprenditore e successivamente trasferita
ad altro imprenditore assieme all’azienda.
In questo caso, la ditta non può essere separata dall'azienda durante il
trasferimento.
E nessuna disposizione impone a chi utilizzi una ditta derivata di
integrarla col proprio cognome o con la propria sigla.
In questo caso la verità si riduce ad essere verità storica.
b2) PRINCIPIO DELLA NOVITÀ
La ditta essere nuova, ovvero non deve essere “uguale o simile a quella
usata di altri imprenditori” tale da “creare confusione per l’oggetto
dell’impresa o per il luogo in cui questa è esercitata”.
Chi adotta per primo una data ditta ha il DIRITTO ALL’USO
ESCLUSIVO della stessa.
Chi viola questo diritto può essere costretto a modificare o integrare con
informazioni idonee a differenziarla, questo anche se la ditta usata per
seconda corrisponda al nome dell’imprenditore.
Per le imprese commerciali trova applicazione il criterio della priorità
dell’iscrizione nel registro delle imprese.
Obbligo di differenziazione: Il diritto all’uso esclusivo della ditta sussiste
però SOLO se i 2 imprenditori sono in rapporto concorrenziale tra loro. Il
diritto all’uso esclusivo è quindi un DIRITTO RELATIVO.
Trasferibilità con l'azienda: La ditta è trasferibile ma solo insieme
all’azienda. Se il trasferimento avviene per atto fra vivi, è necessario il
75
consenso espresso dell’alienante (imprenditore che cede la ditta). Regola
opposta vale invece se l’azienda è acquistato per successione a causa di
morte: la ditta si trasmette al successore, salvo diversa disposizione.
2) MARCHIO: Nozione e funzioni del marchio
a) Definizione:
• Il marchio è il segno distintivo dei prodotti o dei servizi dell’impresa.
• Serve a differenziarli da quelli di altre imprese e a crearne
un'immagine riconoscibile sul mercato.
• Serve a Garantire l'origine dei prodotti o servizi, Creare un'immagine
aziendale, Ottenere un vantaggio competitivo.
• Esso è disciplinato sia dall’ordinamento nazionale, sia
dall’ordinamento comunitario ed internazionale.
b) Codice:
• A livello nazionale, è regolato dal Codice civile e dal Codice della
proprietà industriale.
• Il marchio dell'UE, permette di ottenere un marchio con effetti in tutta
l'Unione Europea.
• La tutela internazionale del marchio è regolata dalla Convenzione
d’Unione di Parigi del 1883 e dall’Accordo di Madrid del 1891.
• La disciplina sostanzialmente coincide con quella nazionale ma permette
di ottenere un marchio che produce gli stessi effetti in tutta l’Ue.
Le normative sono basate sulla registrazione del marchio, che conferisce il
diritto all’uso esclusivo. I marchi celebri sono protetti anche contro l’uso da
parte di terzi che esercitano attività diverse, per evitare confusione tra
prodotti affini.
c) I TIPI di marchio:
Marchio di fabbrica e di commercio, di servizio, M. generale e marchi
speciali, di forma, di collettivo
1. MARCHIO DI FABBRICA E DI COMMERCIO:
Utilizzato dal fabbricante del prodotto. I prodotti che vengono
76
assemblati da più componenti fabbricati separatamente possono
mostrare diversi marchi. Il marchio può essere apposto inoltre sia da
un commerciante sia da un distributore intermedio. Il rivenditore non
può sopprimere il marchio del produttore.
2. MARCHIO DI SERVIZIO: Utilizzato da imprese che producono servizi.
La forma più comune di utilizzo di questi marchi è quella pubblicitaria,
poiché vengono applicati sui materiali utilizzati per la prestazione del
servizio o sulle divise del personale.
3. MARCHIO GENERALE E MARCHI SPECIALI:
L’imprenditore può utilizzare un solo marchio per tutti i propri
prodotti (marchio generale), ma può servirsi più marchi (marchi
speciali) per differenziare i propri prodotti:
costituito da parole, figure, disegni o suoni inventati.
4. MARCHIO DI FORMA: è rappresentato dalla forma del prodotto o
dalla confezione/imballaggio, a condizione che non sia una forma
determinata dalla natura del prodotto stesso o che conferisca un valore
sostanziale al bene.
Es: la particolare forma di una bottiglia o di un liquore o di un
flacone per profumi.
Tuttavia, la forma deve essere "arbitraria" o "capricciosa", con l'unico
scopo di permettere l'identificazione del prodotto. Pertanto, non
possono essere registrate come marchi le forme determinate dalla
natura del prodotto stesso o quelle che conferiscono un valore
sostanziale al bene (= si riferisce a forme di prodotto che non solo
sono esteticamente gradevoli, ma che influenzano anche in modo
significativo l'apprezzamento del prodotto da parte dei consumatori).
5. MARCHIO COLLETTIVO: Utilizzato da un consorzio o
un'associazione per garantire l'origine, la natura o la qualità dei
prodotti o servizi.
Questo marchio non viene utilizzato direttamente dall'ente che lo ha
registrato, ma viene concesso in uso a produttori o commercianti
associato. Questi ultimi, a loro volta, si impegnano a rispettare nella
loro attività le norme statutarie fissate dall’ente e a consentire i
controlli necessari.
Es: pura lana vergine, prosciutto di Parma.
77
d) REQUISITI di validità del marchio
Per essere valido, un marchio deve rispettare alcuni requisiti fondamentali:
• Liceità, verità, Originalità, Novità
1. LICEITÀ: il marchio non deve contenere segni contrari alla legge,
all’ordine pubblico o al buon costume, né stemmi o altri segni
protetti da convenzioni internazionali.
Il marchio altrui ritratto può essere utilizzato con il consenso
dell’interessato; anche per utilizzare il nome altrui serve il consenso
se questi è persona che ha acquistato notorietà. (ex: nome
calciatore).
2. VERITÀ: segni nel marchio non deve ingannare il pubblico sulla
natura, provenienza o sulla qualità dei prodotti o servizi.
(es. ritenuto ingannevole il marchio “New England” per prodotti di
abbigliamento fabbricati in Italia.
3. ORIGINALITÀ: deve essere composto in modo da consentire
l’individuazione dei prodotti contrassegnati rispetto a tutti gli altri
prodotti dello stesso tipo presenti sul mercato.
Deve essere sufficientemente distintivo per essere percepito come tale
dai consumatori.
NON POSSONO essere utilizzati come marchi:
• Le denominazioni generiche del prodotto o del servizio o la
loro figura generica (es. scarpe)
• Le indicazioni descrittive dei caratteri essenziali e (salvo per i
machi collettivi) della provenienza geografica del prodotto
(es. si è escluso che l’espressione “brillo” possa essere
utilizzato per prodotti luccicanti)
• I segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente come le
parole “super” “extra” “lusso”
Il requisito dell’originalità è però rispettato quando si utilizzano
denominazioni o figure generiche che non hanno alcuna relazione
con il prodotto contraddistinto (“aeroplano” per indicare calzature).
Per lo stesso motivo parole straniere sconosciute al consumatore
78
medio italiano possono essere utilizzati (es. cynar [liquore a base di
carciofo], ginger [ginger])
È possibile utilizzare come marchio denominazioni generiche o
parole di uso comune modificate o combinate fra loro in modo da
fantasioso (amplifon, Bergamon)
4. NOVITÀ: Il marchio non deve essere già stato registrato. Se un
marchio registrato diventa celebre, qualsiasi marchio successivo
confondibile sarà considerato non nuovo.
La mancanza dei requisiti sopra menzionati comporta la nullità del marchio,
che può riguardare anche solo parte dei prodotti o servizi per i quali il
marchio è stato registrato.
e) Il marchio REGISTRATO
Diritto di esclusiva, Marchi celebri, Decorrenza, Durata, Decadenza,
Difesa del marchio.
Il titolare di un marchio che soddisfa i requisiti di validità ha diritto
all'uso esclusivo del marchio scelto.
Tuttavia, la disciplina di tutela è diversa in base al fatto che il marchio sia
stato o meno registrato presso l’ufficio italiano brevetti e marchi. Inoltre,
ciò cambia per marchi celebri od ordinari.
L’ufficio italiano brevetti e marchi è istituito presso il Ministro dello
sviluppo economico.
Quando il marchio è registrato:
• Può essere utilizzato da tutte le imprese di cui l’imprenditore ha
controllo e ne possono fare uso con il suo consenso.
• L’esclusiva vale su tutto il territorio nazionale.
• Può impedire a terzi di mettere in commercio, importare od
esportare prodotti contrassegnati con il proprio marchio.
• Copre prodotti identici, ma anche affini.
a) Diritti di esclusiva
La registrazione attribuisce al titolare del marchio il diritto all’uso
79
esclusivo del marchio su tutto il territorio nazionale. Questo diritto
copre anche ai prodotti affini, nel caso in cui possa sorgere un rischio
di confusione per il pubblico. In altre parole, si applica a tutti i prodotti
destinati alla stessa clientela o al soddisfacimento di bisogni identici o
complementari.
b) Marchi celebri
Trattasi di marchi dalla forte capacità attrattiva e suggestiva (coca cola,
cartir, Malboro).
L’uso di tali marchi da parte di altri imprenditori anche per prodotti
completamente diversi, può non solo comporta USURPAZIONE della
reputazione altrui, ma anche generare notevoli equivoci.
Oggi questo problema è risolto con la riforma del 1992: la tutela dei
marchi celebri è stata svincolata dal criterio DELL’AFFINITÀ
MERCIOLOGICA.
Il diritto di esclusiva sul marchio registrato decorre dalla data di
presentazione della relativa domanda all’Ufficio brevetti. La registrazione
nazionale è presupposto per estendere la tutela del marchio in ambito
internazionale. OMPI (mondiale) o EUIPO (UE).
La registrazione nazionale dura 10 anni e può essere rinnovata un numero
illimitato di volte.
c) DECADENZA/ NULLITÀ:
Il NON utilizzo del marchio per 5 anni fa decadere il diritto per
inerzia/inattività.
Altre cause di decadenza sono la volgarizzazione del marchio,
cioè che sia divenuto nel commercio denominazione generica di
quel dato prodotto, così perdendo la propria capacità distintiva.
es: Marchi “Biro, Nylon, Cellophane”.
d) Difesa del marchio
Possono essere avviate azioni legali per contraffazione, inclusi
provvedimenti inibitori e richieste di risarcimento per danni.
[“L'INIBITORIA è un provvedimento giuridico che vieta la
continuazione di un'azione illecita, come l'uso di un marchio
registrato da parte di terzi, ordinando la sospensione dell'uso e la
80
rimozione dei segni illeciti.”
“Il DOLO, nell'ordinamento giuridico italiano, indica generalmente la
volontà cosciente di una persona, manifestandosi in una modalità di
condotta, caratterizzata dall'arrecare danno altrui.”
AZIONE DI CONTRAFFAZIONE, finalizzata a ottenere l’inibitoria (=
provvedimento che impedisca) alla continuazione degli atti lesivi del
proprio diritto e la rimozione degli effetti di tali atti, attraverso la
distruzione dei materiali (etichette, cartelloni pubblicitari etc.) per mezzo
delle quali è stata attuata la contraffazione.]
Il marchio registrato è tutelato civilmente e penalmente. Il titolare di un
marchio registrato può tutelare il proprio diritto contro chiunque ne
faccia un uso abusivo.
Può agire in giudizio per ottenere:
• L'inibizione dell'uso abusivo del marchio: Il tribunale può
ordinare al contraffattore di cessare l'utilizzo del marchio.
• Il risarcimento dei danni: Il titolare del marchio può
ottenere il risarcimento del danno subito a causa della
contraffazione.
• La distruzione dei prodotti contraffatti: Il tribunale può
ordinare la distruzione dei prodotti che recano il marchio
contraffatto
f) Il marchio NON REGISTRATO
“chi ha utilizzato un marchio non registrato ha il diritto di continuare ad
usarne, nonostante la registrazione da altri ottenuta, nei limiti in cui lo ha
utilizzato in precedenza”
Anche un marchio non registrato può essere tutelato, ma la tutela è
più limitata rispetto a quella del marchio registrato. Il titolare di un
marchio non registrato può continuare a usarlo, ma non può
impedire ad altri di utilizzarlo se non dimostra di averne acquisito
la notorietà nel corso del tempo.
81
g) Trasferimento del marchio
Può essere trasferito sia a titolo definitivo sia a titolo temporaneo (licenza di
marchio) per tutti o alcuni dei prodotti per i quali è stato registrato, senza
la necessità di trasferire contemporaneamente l'azienda o il relativo ramo
produttivo.
È consentito che il marchio sia utilizzato contemporaneamente dal titolare
originario e da uno o più concessionari, sia per la totalità sia per una parte
dei prodotti per i quali il marchio è stato registrato: ammissibilità della
licenza non esclusiva. È quindi consentito che vengano messi sul mercato
prodotti con fonte di provenienza diversa ma contraddistinti dallo stesso
marchio!
Limiti: è al riguardo fissato il principio cardine che dal trasferimento o
dalla licenza del marchio non deve derivare inganno nei caratteri dei
prodotti o servizi che sono essenziali nell’apprezzamento del pubblico. La
licenza non esclusiva è inoltre subordinata all’ulteriore condizione che il
licenziatario si obblighi ad utilizzare il marchio per prodotti con
caratteristiche qualitative uguali a quelle dei corrispondenti prodotti messi
in commercio dal concedente o dagli altri licenziatari.
La violazione di tali regole peones alla sanzione della decadenza,
eventualmente parziale, del marchio.
3) INSEGNA
a) nozioni e disciplina
L’insegna contraddistingue i locali dell’impresa o, l’intero complesso
aziendale.
I principi base ricavabili dalla già analitica disciplina del marchio e della
ditta sono applicabili anche all’insegna.
Questa deve essere lecita, non dovrà contenere informazioni che
possano ingannare il pubblico riguardo all'attività o ai prodotti,
dovrà avere sufficiente capacità distintiva.
Le indicazioni generiche non sono tutelate.
Il diritto sull’insegna può essere trasferito, si applica per analogia la
disciplina del marchio.
82
Capitolo 8: La disciplina della Concorrenza
Introduzione:
Questo capitolo tratta la disciplina della concorrenza, un tema fondamentale
e è un complesso di norme e principi che mirano a garantire un mercato
aperto, competitivo e efficiente. La sua efficace applicazione è fondamentale
per la tutela dei diritti dei consumatori e per la promozione della crescita
economica. Vengono analizzati i principi cardine, le autorità competenti, le
singole fattispecie di illeciti e le relative sanzioni.
A. LEGISLAZIONE ANTIMONOPOLISTICA
1. Concorrenza PERFETTA e MONOPOLIO
Concorrenza Perfetta: È il modello ideale di mercato in cui esistono
molteplici operatori economici che competono tra loro per soddisfare la
domanda di beni e servizi. Nessuna impresa è in grado di influenzare il
prezzo delle merci. Si caratterizza per la piena mobilità dei fattori produttivi
e dell'offerta, senza ostacoli all'ingresso in ogni settore. Questo scenario
ideale porta a una riduzione dei costi di produzione e di vendita.
Monopolio di Fatto: Nella realtà, le risorse non sono distribuite
uniformemente, e vi sono barriere all'ingresso, come alti costi di
investimento. Di conseguenza, si formano spesso oligopoli, dove pochi
imprenditori preferiscono accordarsi piuttosto che competere, creando una
situazione di monopolio di fatto che distorce il mercato.
Libertà di Concorrenza con Limitazioni: La concorrenza deve essere libera
ma regolamentata per non danneggiare l'economia nazionale o essere in
contrasto con l'utilità sociale. Il legislatore
Il legislatore:
a) può imporre limitazioni legali per fini di utilità sociale e creare
monopoli legali in settori di interesse generale.
b) Anche contratti tra imprese possono contenere clausole di non
concorrenza per proteggere interessi patrimoniali.
c) Consente limitazioni negoziali della concorrenza (a specifiche
condizioni).
83
d) Assicura l’ordinato e corretto svolgimento della concorrenza
(reprimendo gli atti di concorrenza sleale).
2. DISCIPLINA Italiana e Comunitaria
L'obiettivo principale della normativa è tutelare la concorrenza e prevenire
comportamenti anticoncorrenziali che danneggino i consumatori
Principi della Normativa UE: La libertà di iniziativa economica e la
competizione non devono pregiudicare in modo rilevante la struttura
concorrenziale del mercato. La normativa antitrust europea evita intese
anticoncorrenziali, abusi di posizione dominante e pratiche
anticoncorrenziali.
Autorità Garante (AGCOM): In Italia, AGCOM ha il potere di indagare,
sanzionare e adottare provvedimenti per contrastare le pratiche illecite. Il
ricorso contro le decisioni di AGCOM si fa al TAR Lazio, mentre questioni
di nullità, risarcimento o urgenze si portano al tribunale delle imprese
competente per territorio.
Coordinamento delle Normative: La normativa comunitaria ha priorità su
quella (normativa) italiana, a meno che i fenomeni non riguardino
esclusivamente il mercato nazionale. La Commissione Europea si occupa dei
casi più importanti, lasciando alle autorità nazionali la gestione di intese e
abusi di posizione dominante.
Le imprese che gestiscono servizi di interesse generale o che hanno un
monopolio legale sono generalmente escluse dalla disciplina antitrust.
3. Le SINGOLE FATTISPECIE:
Intese Restrittive della Concorrenza
a) Definizione INTESE RESTRITTIVE DELLA CONCORRENZA:
accordi tra imprese che limitano la loro libertà di azione sul mercato,
come accordi sui prezzi o sulla divisione dei mercati.
Questo include:
• Accordi tra imprese.
• Deliberazioni di consorzi e associazioni di imprese ed
altri organismi similari.
• Pratiche concordate tra imprese.
84
Sono vietate se hanno un effetto significativo sulla concorrenza.
Intese Vietate: Sono quelle che impediscono, restringono o falsano la
concorrenza in modo significativo.
Sono lecite le intese minori che non influenzano l'assetto del mercato. Le
intese vietate sono nulle e chiunque può agire in giudizio per farne accertare
la nullità.
b) ABUSO di Posizione Dominante e ABUSO di Dipendenza Economica
• ABUSO Posizione Dominante:
sfruttamento da parte di un'impresa della sua posizione di forza sul
mercato per danneggiare i concorrenti o i consumatori. Non è vietato
acquisire una posizione dominante, ma è vietato abusarne.
Es: imponendo prezzi ingiustificatamente elevati o limitando la
produzione.
- Mercato Rilevante: Comprende tutti i prodotti o servizi
intercambiabili o sostituibili, anche geograficamente.
Comportamenti tipici di abuso Posizione Dominante:
a) Imporre direttamente o indirettamente prezzi o altre condizioni
contrattuali ingiustificatamente gravosi.
b) Impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al
mercato, lo sviluppo tecnico a danno dei consumatori.
c) Applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni
equivalenti nei rapporti commerciali.
d) Subordinare la conclusione di contratti all’accettazione di
prestazioni supplementari che non abbiano connessione con
l’oggetto del contratto.
Sanzioni: l’autorità ordina la cessazione prendendo le misure necessarie
ed infligge sanzioni pecuniarie identiche a quelle stabilite per le intese.
Può anche sospendere l’attività per 30 giorni.
• ABUSO di Dipendenza Economica:
Si verifica quando un'impresa sfrutta un'altra impresa, cliente o
fornitrice, creando un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi/
85
imponendo condizioni contrattuali gravose. Questo abuso è nullo e
comporta risarcimento dei danni.
c) Le CONCENTRAZIONI
Definizione: La concentrazione si ha quando 2 o + imprese si uniscono
formando un'unica entità economica, giuridicamente distinta o meno.
Si ha concentrazione quando:
1) Concentrazione giuridica: due o più imprese di fondono
(fusione) dando luogo ad un’unica impresa.
2) Concentrazione economica: due o più imprese diventano
un’unica entità economica, anche se giuridicamente distinte.
3) Due o più imprese costituiscono un’impresa societaria comune.
Operazioni che comportano la fusione o l'acquisizione di imprese, che
potrebbero creare posizioni dominanti sul mercato. Devono essere
notificate all'autorità competente e possono essere vietate se ledono la
concorrenza.
Soglie di Fatturato: Le operazioni che superano determinate soglie
devono essere approvate dalle autorità competenti per evitare la
creazione di posizioni dominanti dannose per la concorrenza.
Sanzioni: L'autorità può vietare la concentrazione o prescrivere misure
necessarie per evitare conseguenze negative. Le sanzioni pecuniarie
possono arrivare fino al 10% del fatturato.
B. LIMITAZIONI DELLA CONCORRENZA
Due principali tipologie di limitazioni alla concorrenza:
o Limitazioni pubblicistiche e monopoli legali della concorrenza,
o Limitazioni Convenzionali della Concorrenza
SINTESI: Considerazioni Generali
La libertà di iniziativa economica privata e la libertà di concorrenza
sono diritti garantiti nell'interesse generale, ma possono essere limitati
dai poteri pubblici. L'interesse generale può giustificare la creazione di
monopoli pubblici in settori vitali per la società, come i servizi pubblici
essenziali. Quando la produzione avviene in regime di monopolio
legale, il legislatore deve tutelare gli utenti da comportamenti arbitrari
86
del monopolista. L'articolo 2597 del codice civile stabilisce due obblighi
per chi opera in regime di monopolio: l'obbligo di contrattare con
chiunque richieda prestazioni e l'obbligo di garantire parità di
trattamento tra diversi richiedenti.
1) Obbligo di contrarre del monopolista
Monopoli Pubblicistici e Monopoli Legali
I MONOPOLI LEGALI si riferiscono a imprese che, per legge, hanno
il diritto esclusivo di produrre o commercializzare un bene.
In questo contesto, il MONOPOLISTA LEGALE ha l'obbligo di
contrattare con chiunque ne faccia richiesta, alle seguenti condizioni:
• Le richieste devono essere compatibili con le capacità produttive
dell'impresa.
• I contratti devono essere stipulati in ordine cronologico o secondo
criteri predeterminati e resi pubblici.
• Il monopolista deve garantire la parità di trattamento a tutti i
richiedenti.
Parità di Trattamento: Il monopolista deve predeterminare e pubblicare le
proprie condizioni contrattuali, ma queste condizioni possono variare tra
utenti basandosi su presupposti predeterminati.
2) Monopolio Legale e di Fatto
• Monopolio Legale: Per legge, la produzione o il commercio di un bene
è riservato a un imprenditore specifico. Non applicabile al monopolista
di fatto.
• Monopolista di Fatto: Detiene una posizione dominante senza
esclusiva legale, controllando un bene o servizio non facilmente
sostituibile. Qui si applicano le normative della concorrenza per
reprimere pratiche discriminatorie e vessatorie (abuso di posizione
dominante).
3) Divieti Legali di Concorrenza
Questi divieti hanno lo scopo di proteggere la lealtà e la collaborazione tra le
parti e hanno una durata pari a quella del rapporto contrattuale.
Tipi:
• Obbligo di Fedeltà: Lavoratori non possono trattare affari in
concorrenza con il datore di lavoro durante il rapporto di lavoro.
87
• Divieto di Attività Concorrente: Soci a responsabilità illimitata e
amministratori di società di capitali non possono esercitare attività in
concorrenza con la società.
• Diritto di esclusiva Reciproca nel Contratto di Agenzia: Preponente
non può usare più agenti nella stessa zona; l'agente non può lavorare
per altre agenzie nella stessa area.
4) Limitazioni Convenzionali della Concorrenza
a) La libertà di iniziativa economica e di concorrenza può essere limitata da
accordi tra privati, a patto che rispettino determinate condizioni:
• Forma scritta: l'accordo.
• Limitazione territoriale o per attività: l'accordo deve riguardare un'area
geografica specifica o un determinato tipo di attività.
• Durata massima di 5 anni
b) Tipologie/esempi di Patti
1. Patti Autonomi: Contratti che limitano la concorrenza in modo
esclusivo; Patti autonomi possono essere:
• Restrizione unilaterale: obbligo di non concorrenza a carico di una sola
parte.
• Restrizione reciproca: obbligo di non concorrenza a carico di entrambe
le parti.
2. Patti Accessori: Clausole all'interno di altri contratti:
• Clausola di Esclusiva: inserita in un Contratto di
somministrazione.
• atto di Preferenza: A favore del somministrante.
• Patto di Non Concorrenza: Dopo la cessazione del rapporto di
lavoro; nullo se non scritto e senza corrispettivo.
• Patto di Non Concorrenza dell'Agente: Dopo lo scioglimento del
contratto di agenzia; massimo 2 anni con indennità.
c) Accordi orizzontali e verticali:
➢ Accordi/Restrizioni orizzontali: limitazioni tra imprese che
operano nello stesso livello del mercato (produttori o rivenditori
della stessa merce). Sono vietati/ Sono soggette a limitazioni.
88
➢ Accordi verticali: limitazioni tra imprese che operano a livelli
diversi del mercato (esclusive di vendita, fornitura di merce con
obbligo di rivendita a prezzo imposto).
o Sono validi se:
• Contenuti entro convenienti limiti di tempo.
• Corrispondono ad un apprezzabile interesse delle parti.
C. LA CONCORRENZA SLEALE
1) Libertà di Concorrenza e Disciplina di Concorrenza Sleale
In sintesi, la disciplina della concorrenza sleale e le normative antitrust
lavorano insieme per proteggere un mercato competitivo, garantendo che gli
imprenditori possano competere lealmente e che i consumatori siano tutelati
da pratiche commerciali scorrette.
La libertà di iniziativa economica implica la presenza attiva sul mercato di
imprenditori in competizione, i quali possono adottare tecniche e strategie
che ritengono più proficue. Tuttavia, nel contesto della concorrenza, è
fondamentale che gli imprenditori osservino regole di comportamento
stabilite per garantire che la competizione si svolga in modo corretto e leale.
Questa esigenza è soddisfatta dalla disciplina della concorrenza sleale,
regolata dagli articoli 2598-2601 del codice civile.
La concorrenza sleale è regolata per proteggere il mercato da pratiche
scorrette che potrebbero danneggiare altri imprenditori o i consumatori.
È atto di concorrenza sleale ogni atto idoneo a creare confusione con i
prodotti o con l’attività di un concorrente.
Le norme sulla concorrenza sleale prevedono:
1. Obblighi di comportamento: I principi di correttezza
professionale vietano atti che creano confusione, denigrano la
concorrenza o approfittano indebitamente.
2. Interessi tutelati: Sia dei consumatori che degli imprenditori.
3. Pubblicità ingannevole: Vietata per legge.
4. Pratiche commerciali scorrette: Influenzano le decisioni
dei consumatori in modo ingannevole.
89
2) Atti di Concorrenza Sleale
Gli atti di concorrenza sleale possono essere suddivisi in diverse categorie,
ognuna delle quali mira a proteggere il mercato e garantire pratiche
commerciali corrette.
1. CONFUSIONE: Imitazione di prodotti, usurpazione di marchi.
• Uso di nomi o segni distintivi confusori:
Utilizzare nomi o segni distintivi che possono confondere con
quelli legittimamente usati da altri imprenditori concorrenti.
• Imitazione servile dei prodotti:
Riproduzione delle forme esteriori dei prodotti di un concorrente in
modo da indurre il pubblico a credere che i prodotti provengano
dalla stessa impresa.
2. DENIGRAZIONE E APPROPRIAZIONE DI PREGI:
Diffusione di informazioni false, appropriazione di meriti altrui.
Questa categoria comprende atti volti a danneggiare la reputazione dei
concorrenti:
• ATTI DI DENIGRAZIONE
• e APPROPRIAZIONE DI PREGI
La seconda categoria di atti di concorrenza sleale include:
• Atti di denigrazione: Mettere in cattiva luce i concorrenti,
danneggiando la loro reputazione commerciale.
• Appropriazione di pregi: Attribuire ai propri prodotti o attività
pregi e qualità che appartengono a uno o più concorrenti.
Un esempio di concorrenza sleale è LA PUBBLICITÀ IPERBOLICA.
3. ULTERIORI ATTI DI CONCORRENZA SLEALE
L'art. 2598 del Codice Civile elenca anche altri atti di concorrenza sleale:
• Pubblicità menzognera: Attribuzione falsa di qualità ai propri
prodotti non appartenenti ad alcun concorrente.
• Concorrenza parassitaria: Imitazione sistematica delle iniziative
imprenditoriali altrui.
• Dumping: Vendita sottocosto dei propri prodotti per eliminare i
concorrenti.
90
• Sottrazione di dipendenti qualificati: Attuata con mezzi scorretti per
privare un concorrente di personale strategico.
Conclusione
Il quadro normativo italiano prevede una serie di limitazioni e controlli per
garantire che la concorrenza sia leale e che la libertà di iniziativa economica
sia bilanciata con la protezione degli interessi sociali e pubblici. Queste
regole mirano a creare un mercato equo e a prevenire abusi da parte di
imprese dominanti o pratiche sleali che potrebbero danneggiare la
concorrenza e i consumatori.
Considerazioni Generali
La disciplina della concorrenza sleale ha lo scopo di tutelare non solo gli
imprenditori, ma anche i consumatori, evitando pratiche ingannevoli. È
importante notare che un atto è considerato concorrenza sleale anche se non
ha ancora arrecato un danno concreto ai concorrenti; è sufficiente che l'atto
sia idoneo a causare un danno potenziale.
Le sanzioni per atti di concorrenza sleale possono includere l'inibitoria alla
continuazione degli atti sleali e l'obbligo di ripristinare le condizioni
precedenti. La legge non richiede la prova del dolo o della colpa per
sanzionare tali comportamenti, rendendo la protezione contro la concorrenza
sleale particolarmente efficace nel mantenere un mercato equo e
competitivo.
91
CAP X: CONSORZI
1. NOZIONE E TIPOLOGIA
“Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono
un’organizzazione comune per la disciplina e lo svolgimento di determinate
fasi delle rispettive imprese”.
Significato: Un consorzio è un accordo tra imprenditori per collaborare su
alcune attività delle loro imprese.
2 TIPI:
• CONSORZI ANTICONCORRENZIALI: Questi consorzi nascono con
l'obiettivo principale o esclusivo di limitare la concorrenza tra gli
imprenditori consorziati, che svolgono la stessa attività o attività
similari (consorzio con funzione anticoncorrenziale). Puro
contratto limitativo della reciproca concorrenza.
Esempio: Diverse aziende che producono lo stesso tipo di merce
possono accordarsi per non farsi concorrenza sui prezzi.
• CONSORZI DI COORDINAMENTO: Cooperano per migliorare
l'efficienza e ridurre i costi: per conseguire un fine
parzialmente o totalmente diverso ovvero per lo svolgimento di
determinate fasi delle rispettive imprese.
Il consorzio rappresenta anche (o solo) uno strumento di
cooperazione interaziendale, finalizzato (anche o
esclusivamente) alla riduzione dei costi di gestione delle singole
imprese consorziate.
Esempio: Piccole aziende che si uniscono per comprare materie
prime in grandi quantità e ottenere sconti.
Consorzi e concorrenza:
- Consorzi Anticoncorrenziali:
• RISCHI: Possono creare situazioni di monopolio, riducendo la
concorrenza.
92
• Controlli: Sono soggetti a verifiche per evitare la creazione di
monopoli di fatto.
- Consorzi di Cooperazione:
• Benefici: Aumentano la competitività delle imprese, favorendo la
sopravvivenza delle piccole e medie imprese.
• Supporto Legislativo: Il legislatore facilita la loro costituzione e
funzionamento perché aiutano l'economia
Divisione rilevante sul piano civilistico:
a) consorzi con (sola) attività interna: In questo caso, il consorzio si
limita a regolare i rapporti tra i consorziati e a controllare il rispetto
degli accordi stabiliti. Non vi è un'interazione diretta con i terzi.
ES: Un gruppo di imprese che si accordano su come condividere
risorse senza interagire direttamente con terzi.
b) consorzi con (anche) attività esterna: Oltre a coordinare le attività
interne, il consorzio interagiscono con terzi attraverso un ufficio
comune (Art. 2612). Può ad esempio stipulare contratti con fornitori,
clienti o partner commerciali.
ES: Un consorzio che vende prodotti delle imprese consorziate a
clienti esterni attraverso una struttura comune.
2. CONTRATTO DI CONSORZIO
▪ Le parti: unico requisito richiesto è che sia stipulato tra imprenditori
▪ Forma e contenuto: è un contratto formale, deve essere formato per
iscritto, a pena di nullità (art. 2603). Essenziale è la determinazione
dell’oggetto del consorzio, degli obblighi assunti dai consorziati e,
degli (eventuali) contributi in danaro.
▪ Durata: è per sua natura un contratto di durata. Può essere liberamente
fissata dalle parti, ma una previsione al riguardo non è necessaria.
Nel silenzio, assenza di durata specifica, il contratto è valido 10
anni.
▪ Ammissione di nuovi consorziati: contratto tendenzialmente aperto. È
possibile la partecipazione di nuovi imprenditori senza che sia
necessario il consenso di tutti gli attuali consorziati. Le condizioni di
ammissione devono però essere predeterminate nel contratto.
- Indicazione non essenziale se il contratto nulla prevede al riguardo
è da ritenersi che il consorzio abbia struttura chiusa. Nuovi
93
imprenditori potranno aderire solo con il consenso di tutti i
consorziati.
▪ Recesso ed esclusione: Il contratto può sciogliersi limitatamente ad un
consorziato, per volontà di questi (recesso) o per decisione degli altri
consorziati (esclusione).
o Cause di Recesso ed Esclusione: Devono essere indicate nel
contratto. La mancata adesione agli obblighi consortili è una
causa tipica di esclusione.
o Cause Tipiche: Se il contratto non specifica nulla, si applica l'art.
2610, che prevede l’esclusione per gravi inadempienze.
▪ Liquidazione della quota: Consorziato Receduto o Escluso: Ha diritto
alla liquidazione della sua quota di partecipazione al fondo
patrimoniale del consorzio.
▪ Scioglimento del consorzio: le cause sono elencate nell’art. 2611
o Delibera Maggioritaria: Il consorzio può essere sciolto con una
delibera maggioritaria se sussiste giusta causa.
o Decisione Unanime: In mancanza di giusta causa, lo
scioglimento richiede l'unanimità (Unanimità significa che tutti i
membri di un gruppo sono d'accordo su una decisione).
3. I CONSORZI CON ATTIVITÀ INTERNA e I CONSORZI CON
ATTIVITÀ ESTERNA
➢ Consorzi con Attività Interna: Gestiscono solo i rapporti interni.
Hanno un'assemblea (decisiva) e un organo direttivo (gestionale).
➢ Consorzi con Attività Esterna: Interagiscono anche con terzi. Devono
avere un ufficio comune, rispettare la pubblicità legale, specificare la
rappresentanza e gestire un fondo consortile autonomo. Le
obbligazioni sono distinte tra quelle assunte in nome del consorzio e
quelle per conto dei singoli consorziati.
94
a) I CONSORZI CON ATTIVITÀ INTERNA.
L’organizzazione consortile
Quando parliamo di consorzi con attività interna, parliamo di una
struttura organizzata che si occupa della gestione interna tra i consorziati,
senza interagire direttamente con terzi. (senza vendere prodotti o servizi a
clienti esterni.) La chiave di questa organizzazione è avere una “struttura
comune” che gestisce e attua le decisioni necessarie per il funzionamento del
consorzio.
Organizzazione Comune:
Ogni consorzio deve avere una struttura organizzativa definita che include
organi preposti per attuare il contratto. Questi organi devono avere chiare
funzioni e modalità operative.
Di regola:
▪ presenza di un organo con funzioni deliberative composto da tutti i
consorziati (assemblea)
▪ e di un organo con funzioni gestorieed esecutive (organo direttivo).
Organi Tipici:
• Assemblea: Composta da tutti i consorziati, ha funzioni deliberative.
Le decisioni prese devono avere il voto favorevole della maggioranza
dei consorziati (art. 2606). Le decisioni prese a maggioranza possono
essere impugnate dai consorziati assenti o dissenzienti (di diverso
parere) entro 30 giorni, se non conformi alla legge o al contratto.
• Organo Direttivo: Ha la funzione di controllare l'attività dei
consorziati, assicurando che rispettino le obbligazioni assunte (art.
2605). Altri compiti possono essere definiti dal contratto.
b) I CONSORZI CON ATTIVITÀ ESTERNA
I consorzi con attività esterna sono quelli che, oltre a gestire i rapporti
interni, interagiscono anche con terzi. Questi consorzi hanno una disciplina
aggiuntiva per gestire tali interazioni.
Ufficio Comune:
Per svolgere attività con i terzi, è istituito un ufficio apposito (art. 2612).
Questo ufficio gestisce i rapporti patrimoniali con i terzi e svolge attività
95
imprenditoriali a nome del consorzio.
✓ Pubblicità Legale:
Per trasparenza, i dati essenziali del consorzio devono essere resi
pubblici. Un estratto del contratto deve essere depositato presso il
registro delle imprese entro 30 giorni dalla stipulazione, e ogni modifica
deve essere registrata. Inoltre, il consorzio deve redigere annualmente
una situazione patrimoniale osservando le norme per il bilancio
d'esercizio.
✓ Rappresentanza:
Il contratto di consorzio deve specificare chi detiene la presidenza, la
direzione e la rappresentanza del consorzio, con relativi poteri. Questi
dati devono essere iscritti nel registro delle imprese. Il consorzio può
essere citato in giudizio attraverso il presidente o il direttore, anche se la
rappresentanza è attribuita ad altre persone (art. 2613).
✓ Fondo Consortile:
Questo fondo è costituito dai contributi dei consorziati e dai beni
acquisiti con tali contributi. È un patrimonio autonomo rispetto a quello
dei singoli consorziati e serve a garantire i creditori del consorzio.
✓ Obbligazioni Consortili:
L'art. 2615 distingue tra:
- Obbligazioni assunte in nome del consorzio dai suoi rappresentanti:
Queste includono spese per uffici e impianti. Il consorzio risponde
esclusivamente con il fondo consortile, e i creditori possono far
valere i loro diritti solo su questo fondo.
- Obbligazioni assunte per conto dei singoli consorziati: Qui i terzi
sono più tutelati. Rispondono solidalmente sia il consorziato che il
fondo consortile. Se un consorziato è insolvente, il suo debito viene
ripartito tra gli altri consorziati in proporzione alle loro quote,
rafforzando la funzione di garanzia del fondo consortile.
4. LE SOCIETÀ CONSORTILI
a) Differenza tra CONSORZI e SOCIETÀ
Consorzio: è un accordo tra gli imprenditori per collaborare su specifiche
attività delle loro imprese
96
CONSORZI: Sono gruppi di imprenditori che collaborano
internamente, senza esercitare direttamente un’attività economica
congiunta. Il consorzio coordina attività tra i suoi membri per migliorare
la loro efficienza, ma non svolge un'attività d’impresa vera e propria.
SOCIETÀ: Qui, i membri collaborano per esercitare un'attività
economica comune, mirata al profitto. L’attività imprenditoriale è
condivisa e gestita congiuntamente.
b) Quando il Consorzio Svolge Attività Esterna?
- Similitudini con le società: Quando un consorzio inizia a interagire con
terzi, somiglia di più a una società perché assume un carattere
imprenditoriale. Qui, si persegue un interesse economico comune.
- Scopo consortile: Il consorzio produce beni o servizi necessari ai suoi
membri. Non mira a ottenere un utile diretto, ma a fornire vantaggi come
ridurre i costi o aumentare i ricavi per i consorziati.
c) Scopo Mutualistico
-Parallelo con le cooperative: Il consorzio e le imprese mutualistiche sono
simili poiché entrambi cercano di ottenere vantaggi diretti per i membri. Ad
esempio, ridurre le spese o aumentare i guadagni.
d) Società Consortili
- Definizione: Queste sono società di tipo lucrativo che possono avere come
obiettivo quello di svolgere attività tipiche dei consorzi. In altre parole,
possono combinare le caratteristiche di una società con quelle di un
consorzio.
- Disciplina legale: La regolamentazione delle società consortili è
complessa. Se mancano disposizioni specifiche nella legge o nell’atto
costitutivo, si applicheranno le norme del tipo societario scelto (come
S.p.A., S.r.l., ecc.).
Perché è Importante?
Capire la distinzione tra consorzi e società è fondamentale per sapere come
vengono gestiti e regolati questi enti. Le società consortili offrono un modo
flessibile per combinare i vantaggi di entrambe le strutture, adattandosi alle
esigenze specifiche delle imprese che vogliono collaborare senza perdere la
propria autonomia.
97
Esempio Pratico
Immagina un gruppo di piccole aziende di produzione di mobili che decide
di formare un consorzio. Internamente, collaborano per acquistare materiali
in grandi quantità, riducendo i costi. Se il consorzio inizia a vendere mobili
ai clienti finali, diventa più simile a una società consortile, che gestisce
l’attività esterna a nome dei membri.
98
Parte seconda
LE
SOCIETÀ
Capitolo 10 Il sistema legislativo
Le società sono organizzazioni di persone e di mezzi certa dall’autonomia
privata per l’esercizio in comune di un’attività comune.
Il legislatore mette a disposizione otto tipi di società.
b. Società di persone
1. La società semplice
2. La società in nome collettivo
3. La società in accomandita semplice
c. Società di capitali
2. La società in nome collettivo
3. La società per azioni la società in accomandita per azioni
4. La società a responsabilità limitata
Poi vi sono
5. Le mutue assicurazioni
6. La società cooperativa
Dal diritto comunitario vi è
1. La società europea
2. La società cooperativa europea
Società di persone Società di capitali
Autonomia patrimoniale Autonomia patrimoniale
imperfetta: i soci rispondono anche perfetta:
con il loro patrimonio dei debiti delle obbligazioni della società
della società risponde solo la società
Solo soggettività giuridica Anche personalità giuridica
La quota (partecipazione al La partecipazione può essere
contratto sociale) trasferita liberamente inter vivos o
non è trasmissibile mortis causa
99
La gestione dell’impresa deve La gestione dell’impresa
essere assunta dai soci. Il singolo (amministrazione della società)
socio ha potere di amministrazione può essere affidata a soci o non
e di rappresentanza della società soci (es. manager). Il
(per la modifica dell’atto funzionamento si basa sul
costitutivo serve il consenso di tutti principio maggioritario: il singolo
i soci) socio non ha alcun potere diretto di
amministrazione e di controllo
A. NOZIONE DI SOCIETÀ
1. Il contratto di società
“Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi
per l’esercizio comune di un’attività economica allo scopo di dividerne
gli utili”
Per la società a responsabilità (SRL) limitata e la società per azioni (SPA)
oggi è possibile sia formata da una sola persona che pertanto possono
essere costituite con un atto anche unilaterale.
I 3 elementi distintivi della società sono: CARATTERIZZATI
a. Conferimento dei soci
b. Esercizio comune di un’attività economica (scopo-mezzo)
c. Lo scopo di divisione degli utili (scopo-fine)
2. ICONFERIMENTI
I conferimenti sono le prestazioni cui le parti del contratto di società si
obbligano. Costituiscono i contributi dei soci alla formazione del
patrimonio iniziale della società/ capitale di rischio.
Una parte di patrimonio del socio che viene destinato stabilmente alla
società, il quale così si espone al rischio di impresa. L’art 2247 C.c.
individua come oggetto dei conferimenti beni o servizi.
Tipologie: Possono essere in denaro, beni mobili o immobili, o prestazioni
di lavoro o servizi.
100
L’articolo 2247 C.c. va coordinato con le discipline dei vari tipi di società.
Esso, infatti, trova applicazione piena solo nella società di di persone e nella
società a responsabilità limitata.
• Patrimonio sociale e capitale sociale
Il patrimonio sociale è il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi
che fanno capo alla società. Esso è inizialmente costituito dai conferimenti
eseguiti o promessi dai soci.
- Il patrimonio sociale, o meglio l’attivata patrimoniale costituisce la
garanzia principale o esclusiva dei creditori della società.
- Il capitale sociale, o meglio capitale sociale nominale è invece una
cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti quale risulta
dall’atto costitutivo della società.
Per aumentare o ridurre il capitale sociale occorre modificare l’atto
costitutivo. Ha due funzioni una vincolistica e una organizzativa
• Funzione vincolistica
Il capitale sociale indica la frazione del patrimonio netto non
distribuibile fra i soci e perciò assoggettata ad un circolo poi stabile
destinazione all’attività sociale. Per questo è scritto dalla parte dei
debiti nel bilancio. Per i creditori rappresenta una garanzia
patrimoniale supplementare.
• Funzione organizzativa
Le attività devono superare le passività più il capitale sociale per
vedere un utile nella società.
Ha anche una funzione di base di misurazione di alcune
fondamentali situazioni soggettive dei soci.
Alcuni diritti dei soci spettano loro in misura proporzionale alla parte
del capitale sottoscritto.
3. L’ESERCIZIO IN COMUNE DI ATTIVITÀ ECONOMICA
a) Questo paragrafo parla dell'obiettivo principale del contratto di
società: svolgere un'attività economica insieme.
• Oggetto Sociale:
o Definizione: È l'attività economica specifica che i soci vogliono
svolgere insieme.
101
o Determinazione: Deve essere definita quando si crea la società e
può essere cambiata solo seguendo le regole stabilite per
modificare l'atto costitutivo.
o Requisiti: L'attività deve essere produttiva, cioè deve produrre e
scambiare beni o servizi. In altre parole, deve essere un'attività
imprenditoriale.
Differenza tra Società e Comunione:
o Società: Le attività devono essere produttive e non solo per il
godimento dei beni tra soci.
o Comunione: Se l'unico scopo è far godere i beni ai soci, non si
tratta di una società ma di una comunione. In questo caso, i
creditori personali dei soci possono reclamare i beni comuni.
• Società Immobiliari di Comodo:
o Illegittimità: Le società che hanno come unico patrimonio
immobili conferiti dai soci e che non svolgono altre attività
economiche sono considerate nulle perché non rispettano il
requisito dell'attività produttiva.
• Passaggio da Comunione a Società:
o Transizione: È possibile trasformare una comunione in una
società se, ad esempio, gli eredi di un bene comune decidono di
gestire insieme un'attività economica su base pro quota.
b) Le Società fra Professionisti
• Attività dei Professionisti: Non è considerata legislativamente come
attività di impresa, anche se è economica. L'art. 2247 parla di
"attività economica" e non di impresa.
Società di Mezzi
• Definizione: Formata tra professionisti per l'acquisto e la gestione
comune di beni strumentali all'esercizio delle rispettive
professioni.
• Esempio: Due medici che gestiscono uno studio medico insieme.
Questa società non ha come oggetto l'esercizio della professione
medica.
102
Società di Servizi Imprenditoriali
• Definizione: Offrono un servizio complesso che richiede anche
prestazioni professionali, ma queste sono strumentali rispetto
al servizio unitario offerto.
• Esempio: Società di progettazione industriale che non si limita alla
progettazione ma include la realizzazione e vendita di impianti.
Società fra Professionisti
• Scopo: Esercizio comune dell'attività professionale.
• Storia: Sempre vietate fino al 1997 e non ebbero successo per
mancanza di decreti attuativi e problemi di responsabilità.
• Legge 183/2011: Oggi è possibile costituire queste società, che devono
includere "società tra professionisti" nella denominazione e possono
includere soci non professionisti.
Regole Principali
1. Esclusività dell'Attività Professionale: L'atto costitutivo deve
prevedere l'esercizio esclusivo dell'attività professionale.
2. Partecipazione: La partecipazione a una società è incompatibile con la
partecipazione ad altra società tra professionisti.
3. Maggioranza dei Soci Professionisti: I soci professionisti devono avere
la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni.
4. Codice Deontologico: I professionisti devono rispettare il proprio
codice deontologico e possono invocare il segreto professionale.
5. Responsabilità: La cancellazione dall'albo comporta l'esclusione dalla
società. Anche le società sono soggette al regime disciplinare
dell'ordine.
6. Assicurazione: La società deve assicurare i rischi derivanti dalla
responsabilità civile per i danni causati ai clienti.
7. Esecuzione degli Incarichi: Solo soci con i requisiti necessari possono
eseguire gli incarichi professionali.
103
Società fra Avvocati
• Forme: Possono essere costituite come società di persone, di capitali o
cooperative.
• Partecipazione: È permessa la partecipazione di soci capitalisti fino a
un terzo della quota sociale. L'amministrazione può essere affidata
anche a soci non professionisti.
• Iscrizione: Devono essere iscritte in una sezione speciale dell'albo
degli avvocati.
• Responsabilità: La partecipazione come socio non esclude la
responsabilità del professionista che ha eseguito la prestazione.
• Fallimento: La società tra professionisti non è soggetta a fallimento.
4. LO SCOPO-FINE DELLE SOCIETÀ
Si possono distinguere tra società lucrative, mutualistiche e consortili.
Le società possono avere diversi scopi:
• Scopo LUCRATIVO: Generare e distribuire utili tra i soci.
• Scopo MUTUALISTICO: Fornire vantaggi economici diretti ai soci,
tipico delle cooperative.
• Scopo CONSORTILE: Ridurre costi o aumentare ricavi per i
membri del consorzio.
• Senza SCOPO DI LUCRO: Finalità pubbliche o sociali,
regolamentate da leggi speciali.
• Società BENEFIT: Combinano scopi lucrativi o mutualistici con
finalità di beneficio comune.
Questi scopi sono tutti volti a ottenere un risultato economico a favore dei
soci, ma possono variare nel modo in cui perseguono tale risultato.
a) Scopo lucrative
o Le società possono essere costituite con l'obiettivo principale di
generare utili (lucro oggettivo) e distribuirli tra i soci (lucro
soggettivo). Questo è lo scopo tipico delle società di persone e
delle società di capitali.
b) Mutualistiche
Le società cooperative perseguono uno scopo mutualistico. Secondo
l'art. 2511 del Codice Civile, le cooperative sono società a capitale
variabile con scopo mutualistico. Questo significa che le cooperative
104
offrono vantaggi patrimoniali diretti ai soci, come:
• Risparmio di Spesa: Acquistare beni o servizi a condizioni più
vantaggiose rispetto al mercato.
• Maggiore Remunerazione: Ottenere una retribuzione più alta per il
lavoro svolto all'interno della cooperativa.
Le cooperative operano come imprese, seguendo un metodo economico
per raggiungere uno scopo economico, anche se non mirano
direttamente al lucro.
c) Scopo Società Consortile
Le società consortili, come definite dall'art. 2602 e 2615-ter del Codice
Civile, sono formate da più imprenditori che stabiliscono un'organizzazione
comune per gestire o svolgere determinate fasi delle loro attività
imprenditoriali. Queste società mirano a:
• Riduzione dei Costi: Abbassare i costi operativi per i membri del
consorzio.
• Incremento dei Ricavi: Aumentare i guadagni per le rispettive imprese.
Le società consortili perseguono uno scopo economico per i soci, ma non
necessariamente uno scopo di lucro in senso proprio.
d) Società senza Scopo di Lucro
Alcune società sono costituite senza scopo di lucro, spesso per finalità
pubbliche o sociali specifiche. Queste società sono regolamentate da
leggi speciali e non mirano a generare profitti per i soci. Un esempio è
rappresentato dalle ONLUS (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità
Sociale).
e) Società Benefit
Le società benefit perseguono sia uno scopo lucrativo o mutualistico, sia
finalità di beneficio comune, come il miglioramento della comunità,
dell'ambiente, della cultura o della società civile. La legge permette a
queste società di aggiungere la dicitura "società benefit" alla loro
denominazione, segnalando il loro impegno sociale. Tuttavia, abusare di
questa denominazione costituisce pubblicità ingannevole.
105
5. TIPI DI SOCIETÀ
Tutte le società lucrative possono esercitare sia attività commerciale che
non commerciale e sono sempre soggette all’iscrizione nel registro delle
imprese con effetti di pubblicità legale.
A1. classificate in base a diversi criteri:
1. Scopo Istituzionale
• Società Cooperative e Mutue Assicuratrici: Queste società perseguono
scopi mutualistici e sono contrapposte alle società lucrative, che hanno
come obiettivo principale la generazione e la distribuzione di utili tra i
soci.
2. Natura dell'Attività Esercitata
• Società Semplice: Queste società possono esercitare solo attività non
commerciali.
• Altre Società/commerciali: Includono tutte le società che possono
esercitare attività commerciali.
3. Personalità Giuridica
• Società di Persone: Non hanno personalità giuridica e includono
società semplici, società in nome collettivo (SNC) e società in
accomandita semplice (SAS).
• Società di Capitali e Cooperative: Dotate di personalità giuridica,
includono società a responsabilità limitata (SRL), società per azioni
(SPA) e società cooperative.
PERSONALITA’ GIURIDICA
• Nelle Società di capitali in quanto con personalità giuridica
a. È inderogabile un’organizzazione di tipo corporativo, basata su una
pluralità di organi.
b. Il funzionamento degli organi sociali è denominato dal principio
maggioritario. L’assemblea delibera a maggioranza anche le
modifiche dell’atto costitutivo.
c. Il socio ha solo diritto con il suo voto alla designazione dei membri
dell’organo amministrativo e/o di controllo
106
• Nelle società di persone prive di personalità giuridica
a. Non è prevista un’organizzazione basata su una pluralità di organi
b. Richiede il consenso unanime per la modifica dell’atto costitutivo,
ogni soci ha potere illimitato di amministrazione
c. La partecipazione sociale è di regola trasferibile solo col consenso
degli altri soci.
d. Il singolo socio a responsabilità illimitata è investito del potere di
amministrazione e di rappresentanza della società e ciò
indipendentemente dall’ammontare del capitale conferito e dalla
consistenza del suo patrimonio personale.
Responsabilità dei soci:
• Società nelle quali per le obbligazioni sociali rispondono sia il
patrimonio sociale sia i singoli soci personalmente ed illimitatamente
in modo inderogabile (SNC) o con deroga pattizia per i soli soci non
amministratori (SS).
• Società come SPA ed SRL e cooperative nelle quali per le obbligazioni
sociali di regola risponde solo la società col proprio patrimonio.
• Società come la SAS e la SAPA nelle quali coesistono
istituzionalmente soci a responsabilità illimitata (accomandatari) e soci
a responsabilità limitata (accomandanti).
107
A2. PERSONALITÀ GIURIDICA e AUTONOMIA PATRIMONIALE
DELLE SOCIETÀ
1) Personalità Giuridica
• Società di Capitali e Cooperative: Sono dotate di personalità giuridica,
quindi sono considerate entità giuridiche separate dai loro soci.
o I beni della società sono di proprietà della società stessa, non dei
soci.
o I creditori dei singoli soci non possono aggredire il patrimonio
della società.
o I creditori della società non possono aggredire direttamente il
patrimonio personale dei soci, tranne in casi specifici (come per i
soci unici di SRL o SPA).
2) Autonomia Patrimoniale
• Società di Persone: Non hanno personalità giuridica ma godono di una
certa autonomia patrimoniale.
o I creditori personali dei soci possono far valere i loro diritti solo
sugli utili spettanti al socio debitore o sulla quota di liquidazione
della società.
108
o I creditori della società devono prima tentare di soddisfare i loro
crediti sul patrimonio della società e, solo se questo risulta
insufficiente, possono agire sul patrimonio personale dei soci
(responsabilità sussidiaria).
3) Tipi di Società e Autonomia Privata
a) Società di Persone
• Società Semplice (SS): Utilizzata per attività non commerciali.
• Società in Nome Collettivo (SNC) e Società in Accomandita Semplice
(SAS): Utilizzate per attività commerciali.
o Autonomia Privata: È possibile stabilire clausole contrattuali
specifiche che differenziano l'organizzazione interna dalla
disciplina legale, purché queste non siano incompatibili con il
tipo di società scelto.
b) Società di Capitali
• Società a Responsabilità Limitata (SRL) e Società per Azioni (SPA):
Hanno strutture organizzative più rigide rispetto alle società di
persone.
o Autonomia Privata: Sebbene la disciplina legale sia più rigida, ci
sono margini di adattamento che permettono di introdurre alcune
modifiche all'atto costitutivo.
c) Norme Specifiche
• Limitazioni per la Società Semplice: Non può svolgere attività
commerciali.
• Società Atipiche: Non è ammesso creare società che non
corrispondono ai modelli legislativi previsti. Tali società sono
dichiarate nulle.
• Patti Parasociali: I soci possono stipulare accordi esterni all'atto
costitutivo per regolare il loro comportamento all'interno o verso la
società. Questi accordi vincolano solo i soci che li sottoscrivono.
Sintesi
Le società di capitali e le cooperative sono entità giuridiche separate con
personalità giuridica e completa autonomia patrimoniale, mentre le società
di persone, pur non avendo personalità giuridica, godono di una certa
autonomia patrimoniale. Le prime proteggono meglio i creditori rispetto ai
creditori dei singoli soci, mentre le seconde prevedono una responsabilità
sussidiaria dei soci. Inoltre, le società possono adattare parzialmente la loro
109
organizzazione interna attraverso clausole contrattuali, purché non
incompatibili con la disciplina legale del tipo di società scelto.
A. Contratto di Società ed Organizzazione
La società è un'entità che nasce da un contratto tra le parti e diventa una
forma di organizzazione giuridica per svolgere un'attività economica. Questo
concetto può essere diviso in due aspetti principali:
1. Società-Contratto: Si riferisce all'atto di autonomia privata attraverso il
quale le parti stipulano un contratto per creare la società. Questo
contratto definisce le regole e le modalità con cui la futura attività
economica sarà organizzata e gestita.
2. Società-Organizzazione: Dopo la stipulazione del contratto, nasce
un'organizzazione di persone e mezzi che attua il contratto,
producendo continuamente atti giuridici per esercitare l'attività
comune.
Situazioni Soggettive del Socio
I soci, una volta stipulato il contratto di società, acquisiscono una serie di
diritti e doveri che si possono classificare in due categorie principali:
• Situazioni Amministrative: Riguardano la partecipazione del socio
all'attività comune, includendo il diritto di voto e altre forme di
partecipazione alla gestione della società.
• Situazioni Patrimoniali: Riguardano la partecipazione del socio ai
risultati economici dell'attività comune, sia durante la vita della
società (ad esempio, la distribuzione degli utili) sia al momento
dello scioglimento della società (ad esempio, la liquidazione delle
quote).
Queste situazioni soggettive variano a seconda del tipo di società, ma in
tutte le società, i diritti e i doveri dei soci devono essere esercitati nel
contesto dell'organizzazione per il raggiungimento di uno scopo comune.
Principio della Maggioranza e Protezione degli Interessi
Nell'organizzazione societaria, l'interesse individuale dei soci è subordinato
all'interesse comune del gruppo. Tuttavia, questa subordinazione non è
illimitata e deve essere finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo comune
110
che, in ultima analisi, beneficia tutti i soci. Pertanto, è legittimo sacrificare
gli interessi attuali del singolo socio in favore dell'interesse finale del
gruppo, ma non è legittimo sacrificare un singolo socio o un gruppo di soci
a vantaggio degli altri.
Per proteggere i soci da abusi di maggioranza, esistono alcuni principi e
regole:
• Principio dell'Esecuzione del Contratto secondo Correttezza e Fede:
Le decisioni devono essere prese con correttezza e buona fede,
rispettando gli interessi di tutti i soci.
• Rispetto della Parità di Trattamento fra i Soci: Tutti i soci devono
essere trattati equamente, senza favoritismi.
Sintesi
In sintesi, una società nasce da un contratto (società-contratto) che definisce
l'organizzazione futura dell'attività economica. Questa organizzazione
(società-organizzazione) attua il contratto tramite la produzione di atti
giuridici per esercitare l'attività comune. I soci acquisiscono diritti
amministrativi e patrimoniali che devono essere esercitati nel contesto
dell'interesse comune del gruppo. La subordinazione degli interessi
individuali all'interesse comune è legittima solo se strumentale al
raggiungimento del risultato finale. I principi di correttezza, fede e parità di
trattamento sono fondamentali per proteggere i soci dagli abusi di
maggioranza.
111
Capitolo 11
La società semplice
La società in nome collettivo
1. LA SOCIETÀ DI PERSONE è formata da
- LA SOCIETÀ SEMPLICE è un tipo di società che può esercitare solo
attività non commerciale.
- LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO è un tipo di società che può
esercitare sia attività commerciale che non commerciale. È in ogni
caso soggetto all’iscrizione presso il registro delle imprese con
effetti di pubblicità legale.
Tutti i soci rispondono illimitatamente per le obbligazioni sociali e
non è ammesso patto contrario.
- LE SOCIETÀ DI ACCOMANDITA SEMPLICE, si caratterizza per la
presenza di due categorie di soci
• I soci accomandatari che rispondo solidalmente e
illimitatamente per le obbligazioni sociali
• I soci accomandanti che rispondono limitatamente alla
quota conferita.
2. La costituzione della società
a) Atto costitutivo: forma e contenuto
Per la costituzione di una società di persone non è necessario l’atto scritto
Semplici
Anche per le SS è previsto l’iscrizione al registro delle imprese nella
sezione speciale con funzione di pubblicità legale dal 2001.
Il contratto può essere stipulato anche verbalmente o con
comportamenti concludenti.
In nome collettivo
Per la SNC vi sono dei requisiti di forma di contenuto che riguardano
solo l’iscrizione presso il registro delle imprese che a differenza della
società semplice è condizione di regolarità della società.
Ai fini della registrazione e della regolarità della società l’atto
112
costitutivo deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata
autenticata e:
Deve contenere:
1. Le generalità dei soci
2. La ragione sociale
3. I soci che hanno la rappresentanza o l’amministrazione della società
4. La sede della società e le eventuali sedi secondarie
5. L’oggetto sociale
6. I conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di
valutazione
7. Le prestazioni a cui sono obbligati i soci d’opera
8. I criteri di ripartizioni degli utili e la quota di ciascun socio negli utili e
nelle perdite
9. La durata della società
La numero 3 e la 8 non sono essenziali ai fini della registrazioni, in loro
mancanza vi sono delle norme suppletive.
La libertà di forma per la costituzione delle società di persone incontra un
limite quando forme speciali sono richieste dalla natura dei beni conferiti.
Ad esempio, per il conferimento di un immobile serve la forma scritta a
pena di nullità della partecipazione; nullità della società potrà aversi solo se
la partecipazione di quel socio conferente è essenziale.
3. società DI FATTO. società OCCULTA. società APPARENTE
1. LA SOCIETÀ DI FATTO è una società costituita senza un atto scritto
formale, ma attraverso comportamenti e azioni che dimostrano
l’intenzione di operare come una società. La regolamentazione di queste
società dipende dal tipo di attività svolta:
• Attività non commerciale: Segue le norme della società semplice
(SS).
• Attività commerciale: Segue le norme della società in nome
collettivo irregolare (SNC irregolare), con la conseguenza che
tutti i soci rispondono personalmente e illimitatamente delle
obbligazioni sociali.
Tutti i soci possono essere dichiarati falliti, anche quelli occulti
(individuati anche solo per presunzioni rivelatrici dagli elementi
essenziali del contratto di società nei soli rapporti interni (conferimento,
113
gestione comune, alea comune) purché gli indizi siano univoci e
concordanti.
2. LA SOCIETÀ OCCULTA è una società costituita con l’intenzione esplicita
e concordata di non rivelarne l’esistenza all’esterno. Le sue caratteristiche
principali sono:
• L’attività di impresa è svolta per conto della società, ma senza
spendere il nome della società.
• Esiste nei rapporti interni tra i soci, ma non viene esteriorizzata nei
confronti dei terzi.
• L’obiettivo è limitare la responsabilità verso i terzi al patrimonio del
solo gestore, evitando che la società e gli altri soci rispondano delle
obbligazioni di impresa.
Ai fini della dichiarazione di fallimento la legge tratta allo stesso modo il
socio occulto di società (di fatto) palese e la società occulta.
Indici probatori di una società occulta
1. Il sistematico finanziamento anche attraverso fideiussioni omnibus
2. Partecipazione a trattative con fornitori
3. Compimento di atti di gestione
4. Etc etc
Responsabilità e imputazione in caso di società palese e occulta
Socio occulto di società palese
• Attività d'impresa: Svolta in nome della società.
• Responsabilità: Imputabile alla società e i soci, siano palesi o occulti,
sono responsabili per le obbligazioni sociali. La partecipazione alla
società comporta responsabilità e possibilità di fallimento per tutti i
soci.
Società occulta
• Attività d'impresa: Non svolta in nome della società.
• Responsabilità: Gli atti non sono formalmente imputabili alla società.
Chi agisce verso i terzi lo fa come mandatario senza rappresentanza
della società occulta.
• Fallimento: È un caso eccezionale e non implica che tutte le attività e
passività dell'impresa siano imputate alla società.
In SINTESI:
114
• Società palese: Tutti i soci, inclusi quelli occulti, sono responsabili e
possono essere dichiarati falliti.
• Società occulta: La responsabilità e il fallimento non sono
automaticamente imputabili alla società per tutte le attività
d'impresa.
Responsabilità e fallimento
Sia per la società di fatto che per la società occulta, la legge tratta allo stesso
modo i soci occulti e quelli palesi ai fini del fallimento. Se viene scoperta
l’esistenza della società, tutti i soci, inclusi quelli occulti, possono essere
dichiarati falliti.
3. SOCIETÀ APPARENTE
La società apparente è una situazione in cui due o più persone operano in
modo tale da far credere ai terzi che esista una società tra loro, anche se nei
rapporti interni tale società non esiste. Le caratteristiche principali sono:
• La società è considerata esistente all’esterno a causa del
comportamento delle persone coinvolte, che induce nei terzi un
affidamento legittimo sulla sua esistenza.
• La società apparente è soggetta al fallimento come una società di fatto
realmente esistente.
4. I CONFERIMENTI
“il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto
sociale.
Se i conferimenti non sono determinati, si presume che i soci siano
obbligati a conferire, in parti eguali tra loro, quanto è necessario per
il conseguimento dell’oggetto sociale”
Nelle società di persone può essere perciò conferita ogni entità (bene o
servizio) suscettibile di valutazione economica ed utile per il
conseguimento dell’oggetto sociale.
Prestazioni di fare, non fare, o dare.
Conferimento in proprietà
La garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle
norme sulla vendita
• Garanzia per edizione e per vizi
• Rischio di ferimento della cosa per caso fortuito fino a che la
proprietà non sia passata
115
Se si tratta di cose individuate per genere il trasferimento di proprietà
avviene a seguito della specificazione ex art 1378
Conferimenti in godimento
Il rischio resta a carico del socio che le ha conferite⤐ questi potrà essere
escluso qualora la
cosa perisca o il godimento diventi impossibile per causa non
imputabile agli amministratori. La società non può disporre del bene
dato in godimento.
Conferimento di crediti
Art 2255
“Il socio che ha conferito un credito risponde della insolvenza del
debitore, nei limiti indicati dall’art 1267 C.c. per il caso di assunzione
convenzionale della garanzia”
Art 1267 secondo comma
“In questo caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto; deve
inoltre corrispondere gli interessi, rimborsare le spese della cessione
e quelle che il cessionario abbia sopportate per escutere il debitore”
Il socio d’opera
Il conferimento può essere costituito anche dall’obbligo del socio di prestare
la propria attività lavorativa
Non ha diritto al trattamento salariale e previdenziale; il suo compenso per il
suo lavoro è rappresentato dalla partecipazione ai guadagni della società.
Sul socio d’opera grava il rischio dell’impossibilità d svolgimento della
prestazione, anche per causa a lui non imputabile. Infatti, gli altri soci
possono escluderlo per la sopravvenuta idoneità a svolgere l’opera
conferita.
5. PATRIMONIO SOCIALE E CAPITALE SOCIALE
I conferimenti dei soci formano l’attivo patrimoniale iniziale della società.
Art 2256 C.c. uso illegittimo delle cose sociali
“il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri soci, delle cose
appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli della
società”
116
Il divieto, che espone al risarcimento e all’esclusione, è derogabile
con consenso unanime. Per capitale sociale intendiamo invece il
valore in denaro dei conferimenti.
La valutazione iniziale dei conferimenti
a. nella Ss non è neppure richiesta⤐ questo collima con l’assenza di
obbligo alla tenuta delle scritture contabili ed alla redazione annuale
del bilancio per le attività non commerciali.
b. Nelle Snc ex art 2296 (atto costitutivo) è prescritto che l’atto indichi i
conferimenti dei soci, il valore ad essi attribuiti e e il modo di
valutazione
Limiti della distribuzione degli utili
“Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili
realmente conseguiti.
Se si verifica una perdita del captale sociale non può farsi luogo a
ripartizioni di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in
misura corrispondente”
riduzione di capitale
“la deliberazione di riduzione di capitale, mediante rimborso ai soci
delle quote pagare o mediante liberazione di essi dall’obbligo di
ulteriori versamenti, può essere eseguita soltanto dopo tre mesi dal
giorno dell’iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo
termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto
opposizione.
Il tribunale, nonostante l’opposizione, può disporre che
l’esecuzione abbia luogo, previa prestazione da parte della società
di un’idonea garanzia”
La norma dispone che gli amministratori non possano rimborsare ai soci i
conferimenti eseguiti o di liberarli da ulteriori versamenti in assenza di
una specifica deliberazione di riduzione del capitale sociale.
La ratio dell’opposizione alla riduzione del capitale da parte dei creditori è di
immediata comprensione.
117
1. La partecipazione dei soci agli utili e alle perdite
Non è necessario che la ripartizione sia proporzionale ai conferimenti.
Vietato il patto leonino: esclusione di un socio da utili o perdite o i criteri di
ripartizione congegnati per eludere questa norma.
Il patto e solo il patto è nullo.
Art 2263
“le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono
proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è
determinato dal contratto, esse si presumono uguali.
La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, se non è
determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità.
Se il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni,
nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione
alle perdite”
Nella società semplice il diritto del socio di percepire gli utili è subordinata
all’approvazione del rendiconto, alla fine di ogni anno, salvo che il
contratto disponga diversamente.
Nella Snc questo diritto è subordinato all’approvazione del bilancio di
esercizio.
Il bilancio deve essere predisposto dai soci amministratori e approvato
completamente da tutti i soci e debba avvenire a maggioranza calcolata
secondo la partecipazione di ciascun socio agli utili.
Nelle società di persone in mancanza di una specifica clausola nell’atto
costitutivo, la maggioranza dei soci non può legittimamente deliberare la
non distribuzione (totale o parziale) degli utili accertati ed il conseguente
loro reinvestimento nella società, a tal fine sarà necessario il consenso di
tutti i soci.
Perdite
Le perdite incidono direttamente sul valore della singola partecipazione
sociale riducendolo proporzionalmente.
Art 2280 C.c.
“i liquidatori non possono ripartire tra i soci, neppure parzialmente, i
beni sociali, finché non siano pagati i creditori della società o non
siano accantonate le somme necessarie per pagarli.
Se i fondi disponibili risultano insufficienti per il pagamento dei debiti
118
sociali, i liquidatori possono chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti
sulle rispettive quote, e se occorre, le somme necessarie, nei limiti della
rispettiva responsabilità e in proporzione della parte di ciascuno nelle
perdite. Nella stessa proporzione si ripartisce tra i soci il debito del
socio insolvente”
Prima dello scioglimento della società le perdite hanno un rilievo solo
indiretto. Impediscono (ex art 2303 comma secondo) la distribuzione degli
utili successivamente conseguiti, finquando il capitale non sia stato
reintegrato o ridotto in misura corrispondente.
2. La RESPONSABILITÀ dei soci per le OBBLIGAZIONI
sociali
Risponde innanzitutto la società col proprio patrimonio ma in secondo
luogo rispondono i singoli soci personalmente e illimitatamente.
Nella società semplice la responsabilità dei soci non investiti dal potere
di rappresentanza della società può essere infatti esclusa o limitata da un
apposito patto sociale. Patto che può essere opposto ai terzi solo se
portato con mezzi idonei a loro conoscenza.
Nella società in nome collettivo la responsabilità illimitata e solidale è
inderogabile. L’eventuale patto contrario non ha effetto nei confronti dei
terzi.
La responsabilità è estesa anche ai nuovi soci anche per le obbligazioni
anteriori
Lo scioglimento del rapporto sociale per morte, recesso od esclusione, non
fa venire meno la responsabilità personale del socio per le obbligazioni
sociali anteriori al verificarsi di tali eventi che devono tuttavia essere portati
a conoscenza dei terzi con mezzi idonei.
Nella collettiva regolare l’opponibilità ai terzi delle cause di scioglimento
del rapporto sociale resta soggetta al regime di pubblicità legale delle
modificazioni dell’atto costitutivo.
3. RESPONSABILITÀ della società e responsabilità dei soci
Il patrimonio sociale e dei soci non sono sullo stesso piano in
quanto i soci rispondono solidalmente fra loro ma in via
sussidiaria in quanto godono del beneficio di preventiva
escussione.
119
Nella società semplice il creditore può rivolgersi direttamente al singolo
socio. Il socio sarà tenuto a pagare ove non provi, indicandoli
specificatamente, che nel patrimonio sociale esistono beni non solo
sufficienti ma anche prontamente ed agevolmente aggregabili dal
creditore istante.
Nell Snc il beneficio di escussione è più intenso. Opera automaticamente.
Art 2304
“i creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non
possono pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo
l’escussione del
patrimonio sociale”
Basta che si abbia infruttuosamente esperito l’azione esecutiva sul
patrimonio sociale.
4.I CREDITORI PERSONALI DEI SOCI
Il patrimonio sociale è insensibile alle obbligazioni personali dei soci ed
intangibili diparte dei creditori di questi ultimi.
Inoltre non può compensare il suo credito verso il socio con il debito che
eventualmente abbia verso la società.
Art 2270 C.c. Creditore particolare del socio
“Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere
i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore e compiere atti conservativi
sulla quota spettante a quest’ultimo nella liquidazione
Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi
crediti, il creditore particolare del socio può inoltre chiedere in ogni
tempo la liquidazione della quota del suo debitore. La quota deve
essere liquidata entro tre mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato
lo scioglimento della società”
La richiesta al secondo comma opera come causa di esclusione di
diritto del socio. La società sarà tenuta a versargli la quota (al tempo
della domanda) entro 3 mesi.
Per la Snc regolare
Art 2305
“Il creditore particolare del socio, finché dura la società non può chiedere
la liquidazione della quota del socio debitore”
120
Questa regola vale fino alla scadenza fissata nell’atto costitutivo.
Art 2307 Proroga della società
“ Il creditore particolare del socio può fare opposizione alla proroga
delle società, entro tre mesi dalla iscrizione dalla deliberazione di
proroga nel registro delle imprese.
Se l’opposizione è accolta, a società deve, entro tre mesi dalla
notificazione della sentenza, liquidare la quota del socio
debitore dell’opponente.
In caso di proroga tacita ciascun socio può sempre recedere dalla
società, dando preavviso a norma dell’art 2285, e il creditore particolare
del socio può chiedere la liquidazione della quota del suo debitore a
norma dell’art 2270”
5. AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETÀ
L’amministrazione della società è l’attività di gestione dell’impresa sociale.
Art 2257 AMMINISTRAZIONE DISGIUNTIVA
“La gestione dell'impresa si svolge nel rispetto della disposizione di
cui all'articolo 2086, secondo comma, e spetta esclusivamente agli
amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per
l'attuazione dell'oggetto sociale. Salvo diversa pattuizione,
l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci
disgiuntamente dagli altri.(3)
Se l'amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio
amministratore ha diritto di opporsi (1) all'operazione [2317] che un
altro voglia compiere, prima che sia compiuta.
La maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a
ciascun socio negli utili (2), decide sull'opposizione [2261, 2266]."
Art 2086
"L'imprenditore è il capo dell'impresa e da lui dipendono
gerarchicamente i suoi collaboratori [2094, 2104]. (1)
L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di
istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato
alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della
rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della
continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e
121
l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il
superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. (2)”
Questo è il modello legale e si applica se il contratto nulla dispone in merito
alle modalità di amministrazione. Il socio amministratore non è tenuto a
chiedere il consenso né a informare.
Se l’atto costitutivo lo prevede si può istituire un arbitrato formato da uno o
più terzi per la risoluzione di queste controversie.
Gli amministratori dovranno tener conto di un assetto organizzativo e un
assetto contabile relativo alle dimensioni dell’impresa in funzione di una
rilevazione preventiva della perdita della continuità aziendale
La norma del 2257 è ricompresa tra le nozioni generali in tema di società
semplice. Non troviamo una disposizione analoga in sas e snc
La circostanza che questo articolo sia stato modificato dal codice
dell’insolvenza e dell’impresa [Link] n 14 2019 e abbia integrato questo
articolo e non anche delle norme particolari in materia di sas e snc la
disciplina stessa di questi due particolari tipi di società che qualora la
disciplina particolare di quel modello non disponga su qualche particolare
argomento si applichi la disciplina della sas.
La gestione spetta esclusivamente agli amministratori. Possono diventare
amministratori solo un socio che sia illimitatamente e solidalmente
responsabile all’interno delle società di persone.
Art 2258 AMMINISTRAZIONE CONGIUNTIVA
“Se l’amministrazione spetta congiuntamente a più soci, è necessario il
consenso di tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni
sociali.
Se è convenuto che per l’amministrazione o per determinati atti sia
necessario il consenso della maggioranza, questo si determina a norma
dell’ultimo comma dell’articolo precedente.
Nei casi provveduti da questo articolo, i singoli amministratori non
possono compiere da soli alcun atto, salvo che vi sia urgenza di evitare
un danno alla società”
Deve essere espressamente convenuta nell’atto costitutivo
Le due modalità di amministrazione possono essere fra loro combinate
riferendo solo ad alcune operazioni la modalità congiuntiva.
122
6. Amministrazione e rappresentanza
Il potere di rappresentanza si distingue da quello di gestione. Il potere di
gestione riguarda l’amministrazione interna, la fase decisoria delle
operazioni sociali. Il potere di rappresentanza riguarda invece l’attività
amministrativa esterna, la fase di attuazione con i terzi delle operazioni
sociali.
Modello legale
In mancanza di diversa disposizione dell’atto costitutivo, la rappresentanza
della società spetta a ciascun socio amministratore, disgiuntamente o
congiuntamente a seconda che in un modo o nell’altro sia stata conformata
l’amministrazione.
Nel modello disgiunto ogni amministratore può stipulare atti in nome della
società
Nel modello congiuntivo tutti i soci amministratori devono essere presenti
per al stipula dell’atto. Non vi è distinzione fra l’ordinaria e la straordinaria
amministrazione
La rappresentante è anche processuale.
L’atto costitutivo
- può prevedere la rappresentanza legale solo ad alcuni soci amministratori
- Può anche stabilire per la rappresentanza modalità di esercizio diverse da
quelle valevoli per il
potere di gestione.
- Può limitare l’estensione del potere di un socio
RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ (snc)
“L’amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere
tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che
risultano dell’atto costitutivo o dalla procura. Le limitazioni non sono
opponibili ai terzi, se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non
si prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza”
MANCATA REGISTRAZIONE
“tuttavia si presume che ciascun socio che agisce per la società abbia
la rappresentanza sociale, anche in giudizio. I patti che attribuiscono
la rappresentanza ad alcuno soltanto dai soci o che limitano i poteri
di rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che
questi ne erano a conoscenza”
123
Il Campobasso ritiene che per le S.s. si debba applicare la stessa disciplina
delle snc a seguito della introduzione del regime di pubblicità legale del
2001.
7. I soci amministratori
Art 2260
“I diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme
sul mandato.
Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società
per l’adempimento del obblighi ad essi impostati della legge e sul
contratto sociale. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che
dimostrino
di essere esenti da colpa”
L’atto costitutivo può riservare l’amministrazione solo
ad alcuni soci. Possono essere nominati anche con atto
separato.
La revoca dell’amministratore nominato dal contratto sociale comporta una
modifica dei
quest’ultimo; deve essere perciò decisa dagli altri soci all’unanimità, se non
è convenuto diversamente. Inoltre la revoca non ha effetto se non ricorre una
giusta causa. L’amministratore nominato per atto separato è revocabile
secondo le norme del mandato. Quindi è certamente revocabile anche se
non ricorre una giusta causa, salvo il diritto di risarcimento dei danni.
Poteri
L’amministratore è investito del potere di compiere tutti gli atti che rientrano
nell’oggetto sociale. Per esso non opera perciò il limite degli atti di
ordinaria amministrazione. Dai poteri di amministrazione rimangono
esclusi quelli che modificano il contratto sociale come quello di cambiare
il tipo di attività previsto dall’atto costitutivo.
Doveri
Tenere le scritture contabili e redigere il bilancio di esercizio
Devono provvedere agli adempimenti pubblicitari previsti (registro delle
imprese)
La diligenza deve essere ordinaria del buon padre di famiglia per le società
di persone e straordinaria per le società di capitali
124
Responsabilità
Sono solidalmente responsabili verso la società con conseguente obbligo
di risarcire i danni alla stessa arrecati. La responsabilità non si estende
agli amministratori che dimostrino di essere esenti da colpa.
Il compenso
Può essere anche una più elevata partecipazione agli utili
8. I soci non amministratori. Il divieto di concorrenza
Art 2261 Controllo dei soci
“i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere
dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali,
di consultare i documenti relativi all’amministrazione e di
ottenere il rendiconto quando gli affari per cui fu costituita la
società sono stati compiuti.
Se il compimento degli affari sociali dura oltre un anno, i soci hanno
diritto di avere il rendiconto dell’amministrazione al termine di
ogni anno, slavo che il contratto stabilisca un termine diverso”
Solo per le snc incombe su tutti i soci l’obbligo di non esercitare per conto
proprio o altrui un’attività concorrente con quella della società.
La violaizone di ciò espone al risarcimento dei danni e a eslcusione.
Il divieto può essere rimosso dagli altri soci ed il consenso si presume se la
situazione concorrenziale preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne
erano a conoscenza.
9. Le modificazioni l’atto costitutivo
Art 2252
“Il contratto sociale può essere modificato soltanto con il consenso di tutti
i soci se non è convenuto diversamente”
Per il rapporto fiduciario che normalmente intercorre fra i soci, il
consenso di tutti gli altri soci è perciò necessario per il trasferimento
della quota sociale sia fra vivi che a causa di morte, salvo che l’atto
costitutivo non preveda diversamente.
Se l’atto costitutivo prevede che il contratto sociale possa essere modificato
a maggioranza i principi generali come
a. L’obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede
b. il rispetto della parità di
trattamento fra soci. Non possono
125
essere derogati.
La maggioranza può stabilire l’obbligo di nuovi conferimenti ma non a
carico solo di taluni soci.
10. Scioglimento del singolo rapporto sociale
1. MORTE
2. RECESSO
3. ESCLUSIONE
Il venire meno di uno o più soci non determina in alcun caso lo
scioglimento della società. Comporta la necessità di definire i rapporti
patrimoniali fra i soci superstiti e quello uscente o gli eredi attraverso la
liquidazione della quota. È rimesso ai soci superstiti se continuare la
società o meno.
1 MORTE DEL SOCIO
In questo caso i soci superstiti sono obbligati a liquidare la quota del
socio defunto agli eredi entro sei mesi.
I soci superstiti possono decidere in alternativa
a. Lo scioglimento anticipato della società, questo comporta che gli eredi
devono attendere la conclusione delle operazioni di liquidazione della
società, per partecipare con i soci superstiti alla divisione dell’attivo.
b. Continuazione della società con gli eredi del defunto: o con consenso
all’unanimità dei soci e degli eredi oppure in virtù di una clausola di
continuazione
2 RECESSO DEL SOCIO (2285 C.c.)
Il recesso è lo scioglimento del rapporto sociale per volontà del socio
Deve essere comunicato con un preavviso di almeno tre mesi e diventa
produttivo di effetti solo dopo tale termine.
Se a tempo determinato la società, il recesso è consentito solo se sussiste
una giusta causa. In questo caso il recesso deve essere posto alla
conoscenza degli altri soci ma produce immediatamente i suoi effetti.
Il contratto sociale può aggiungere cause di recesso ma non può eliminare
quelle legali
126
3 ESCLUSIONE
1. Di diritto
• Il socio che sia stato dichiarato fallito ⤐ opera nel giorno della
dichiarazione di fallimento
• Il socio il cui il creditore particolare abbia ottenuto liquidazione della
quota ⤐ opera da quando la liquidazione sia effettivamente avvenuta
2. Facoltativa
Art 2286 C.c. Esclusione
“L’esclusione di un socio può aver luogo per gravi inadempimenti delle
obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché
per l’interdizione, inabilitazione del socio o per la sua condanna a una
pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici.
Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di
una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a
svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa
non imputabile agli amministratori.
Parimenti può essere escluso il socio che è obbligato al conferimento a
trasferire la proprietà di una cosa, se questa è
perita prima che la proprietà sia acquistata per la proprietà”
1) Gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla
legge o dal contratto sociale: mancata esecuzione dei
conferimenti promessi, violazione del divieto di non
concorrenza, sistematico comportamento ostruzionistico del
socio.
2) La radio dietro all’esclusione per interdizione o inabilitazione:
eventi che possono comportare discredito per la società o la
presenza di terzi non graditi (curatore o tutore).
3) il secondo e il terzo comma: cause non imputabili al socio.
L’esclusione è deliberata per maggioranza e per teste. Ha effetto
decorsi trenta giorni dalla comunicazione, termine entro il quale ci si
può opporre in tribunale.
Se la società ha due soci l’esclusione produce i suoi effetti dopo la
sentenza passata in giudicato del tribunale. L’esclusione non può
essere infatti votata a maggioranza.
127
11. Liquidazione della quota
Art 2289 C.c. Liquidazione della quota del socio
“Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio
questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di denaro che
rappresenti il valore della quota.
La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione patrimoniale
della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento.
Se vi sono operazioni in corso, il socio o i suoi eredi partecipano agli utili
e alle perdite inerenti alle operazioni medesime. Salvo quanto è disposto
nell’art 2270, il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto
entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto”
Entro 3 mesi se su richiesta del creditore particolare.
Il socio non può pretendere la restituzione dei bei conferiti in proprietà
quando presenti ancora nel patrimonio sociale. Lo stesso vale per i beni
conferiti in godimento.
Il valore della quota è determinato in base alla situazione patrimoniale della
società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, tenendo
conto dell’esito delle operazioni ancora in corso.
Il valore è quello effettivo e non prudenziale.
12. Scioglimento della società
Le cause di scioglimento della SS valide anche per la SNC sono
1. Il decorso del termine fissato nell’atto costitutivo
2. Il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta
impossibilità di conseguirlo: rileva l’insanabile discordia fra i soci
3. La volontà di tutti i soci: salvo che l’atto costitutivo non preveda
diversamente
4. Venir meno della pluralità dei soci: se nel termine di sei mesi questa non
è ricostituita.
5. le altre cause previste dal contratto sociale
Aggiunge il fallimento per la SNC, anche se non si estingue
immediatamente in quanto prima si ha il procedimento di liquidazione.
128
13. Il procedimento di liquidazione. L’estinzione della società
Gli amministratori possono (prima che vengano nominati i liquidatori)
compiere glia atti urgenti. Poi vengono nominati i liquidatori.
Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina di uno o più
liquidatori con il consenso di tutti i soci o in alternativa dall’atto
costitutivo o dal presidente del tribunale sussidiariamente.
I liquidatori che possono anche non essere soci prendono il posto degli
amministratori. Amministratori e liquidatori devono redigere l’inventario dal
quale risulta lo stato dell’attivo e del passivo patrimoniale.
I liquidatori convertono in denaro i beni e pagano i creditori e ripartiscono
fra i soci l’eventuale residuo.
Ad essi compete la rappresentanza legale della società, anche in giudizio.
Divieto
a. Non possono intraprendere nuove operazioni che non sono in
rapporto di mezzo a fine rispetto all’attività di liquidazione.
b. Non possono ripartire fra i soci, neppure parzialmente, i beni sociali
finché i creditori sociali non siano stati pagati o non siano state
accantonate le somme necessarie per pagarli
Alla fine di questo processo i liquidatori restituiscono i conferimenti e i beni
dati in godimento.
Si presuppone che se la liquidazione si chiude positivamente che ognuno
venga rimborsato. A questo punto si può pretendere l’eventuale
suddivisione dell’eccedenza.
Nelle snc i liquidatori devono redigere il bilancio finale ed il piano di
riparto. Il primo è in sostanza il rendiconto della gestione dei liquidatori. Il
secondo è il piano di riparto nel quale vi sarò una proposta di divisione dei
soci dell’attivo residuo.
Con l’approvazione del bilancio il procedimento ha termine.
Nella snc irregolare la chiusura di questo procedimento determina
l’estinzione della società.
Per ss e snc regolare i liquidatori devono chiedere la cancellazione della
società dal registro delle imprese. Può anche essere chiesta d’ufficio in
determinati casi come circostante sintomatico dell’assenza di attività
sociale (non atti di gestione per tre esercizi consecutivi, non si è ricostituita
129
la pluralità dei soci, il decorso del termine è avvenuto senza che vi sia una
proroga tacita della società).
Con la cancellazione si estingue la società anche quando non tutti i creditori
sociali siano stati pagati. Anche se i liquidatori ne fossero a conoscenza e
abbiano violato il divieto.
I creditori possono in ogni caso agire nei confronti dei soci aggredendo il
loro patrimonio personale. Possono agire nei confronti dei liquidatori se
questi hanno agito per colpa o dolo.
I creditori della snc possono chiedere il fallimento della società entro un
ano dalla cancellazione. Se la cancellazione è stata disposta d’ufficio, è
eccezionalmente fatta salva “la facoltà per il creditore o per il pubblico
ministero di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività da
cui decorre il termine del primo comma.
Nel caso di sopravvenienze passive (creditori che fanno valere il loro
credito dopo l’estinzione della società) posso rivolgersi ai soci che
continuano ad essere personalmente e illimitatamente responsabili per le
obbligazioni rimaste insoddisfatte.
Se il mancato soddisfacimento è stato causato volontariamente ecco che
oltre alla responsabilità illimitata e solidate viene affiancata anche la
responsabilità personale dei liquidatori (per dolo o colpa)
La legge fallimentare prevede che i creditori della società in nome collettivo
possano chiedere il fallimento entro un anno dalla cancellazione della
società dal registro delle imprese.
La società sarà responsabile di quelle sopravvenienze passive solo entro un
anno dalla sua cancellazione. Superato tale periodo il creditore può agire
nei confronti della società.
Per la cancellazione d’ufficio il creditore può dimostrare che c’è un effettiva
attività della società si va a vedere quel termine.
Nell’ipotesi della Snc irregolare allora la fase di liquidazione si potrà dire
chiusa solo quando siano stati soddisfatti tutti i creditori sociali.
130
Capitolo 12
La società in accomandita semplice
1. NOZIONE e CARATTERI DISTINTIVI
Si differenzia dalla SNC per la presenza di due categorie di soci.
a) i soci accomandATARI, come i soci della società collettiva,
sono responsabili in modo solidale e illimitato per le
obbligazioni sociali.
b) I soci accomandANTI, invece, rispondono limitatamente alla
quota conferita, in quanto sono obbligati esclusivamente nei
confronti della società per i conferimenti promessi.
I soci accomandanti non partecipano all'amministrazione della
società e non sono soggetti a fallimento personale. Le loro quote
di partecipazione non possono essere rappresentate da azioni.
Il divieto di immistione per i soci accomandanti e la formazione
della ragione sociale hanno come obiettivo quello di prevenire un
uso improprio e distorto della società in accomandita semplice
(sas), che potrebbe comportare la combinazione dei vantaggi
delle società di persone (come l'esercizio diretto del potere di
gestione) con quelli delle società di capitali (come la
responsabilità limitata).
Il termine "IMMISTIONE" si riferisce all'ingerenza o
all'interferenza di un socio in ambito gestionale o amministrativo
di una società, in particolare nella società in accomandita
semplice (S.a.s.).
[Link] COSTITUZIONE della società. La RAGIONE SOCIALE
L’atto costituivo si forma come quella per la SNC con l’aggiunta
dell’indicazione dei soci accomandanti e quali accomandatari.
131
Ragione sociale
“La società agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome
di almeno uno dei soci accomandatari, con l’indicazione di
società in accomandita semplice, salvo il disposto del secondo
come dell’art. 2292.
L’accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso
nella ragione sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente
e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni
sociali”
L’accomandante che consente che il suo nome compaia nella
ragione sociale è responsabile nei confronti dei terzi in modo
illimitato e solidale con i soci accomandatari; tuttavia, non
acquisisce il diritto di partecipare all'amministrazione della società.
I SOCI ACCOMANDANTI e L’AMMINISTRAZIONE della
3.
società
a) I SOCI ACCOMANDATARI
“i soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della
società in nome collettivo.
L’amministrazione della società può essere conferita soltanto a
soci accomandatari”
Se l'atto costitutivo non prevede disposizioni diverse, per la nomina
degli amministratori della società in accomandita semplice (SAS) è
richiesto il consenso dei soci accomandatari e l'approvazione della
maggioranza pro quota dei soci accomandanti.
b) I soci accomandanti
“I soci accomandanti non possono compiere atti di
amministrazione, né trarre o concludere affari in nome della
società, se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il
socio accomodante che contravviene a tale divieto assume
responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le
obbligazioni sociali e può essere escluso a norma dell’art 2286.
132
I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera
sotto la direzione degli amministratori e,
se l’atto costitutivo lo consente dare autorizzazioni e pareri
per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di
sorveglianza.
In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale
del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di
controllarne l’esattezza, consultando i libri e gli altri documenti
della società”
La norma stabilisce che i soci accomandanti non possono
effettuare atti nei confronti di terzi, partecipare
all'amministrazione dell'impresa, prendere decisioni
autonomamente riguardo a qualsiasi attività aziendale, né
influenzare le decisioni degli amministratori. Inoltre, è loro
vietato agire come procuratori generali o istitore nei
confronti di terzi. La violazione di queste disposizioni può
comportare sanzioni gravi, inclusa l'esposizione al
fallimento.
Gli accomandanti possono
a. Trattare o concludere singoli affari in nome della società solo
in forza di una procura speciale per singoli affari
b. Prestare la loro opera, manuale o intellettuale, all’interno della
società sotto la direzione degli amministratori e quindi mai
in posizione autonoma ed indipendente.
c. Possono, se l’atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni
e pareri per determinate operazioni nei limiti del generale
principio di non ingerenza.
d. Opinione generale è che possano concorrere
all’approvazione del bilancio
133
4. IL TRASFERIMENTO DELLA PARTECIPAZIONE SOCIALE
Trasferimento della quota
ACCOMANDATARI: ACCOMANDANTI:
Disciplina prevista per la soc. in La loro quota è liberamente
nome collettivo (SNC). trasferibile per causa di morte,
senza che sia perciò necessario
Se l’atto costitutivo non prevede il consenso dei soci superstiti.
diversamente, il trasferimento
per atto tra vivi della quota degli Per il trasferimento per atto tra
accomandatari può avvenire vivi è invece necessario il
solo con il consenso di tutti i consenso dei soci che
soci. rappresentano la maggioranza
del capitale sociale, salvo che
E per la trasmissione a causa di l’atto costitutivo non disponga
morte sarà necessario il diversamente.
consenso anche degli eredi.
5. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETÀ
Liquidazione di una società in nome collettivo e responsabilità
dei soci accomandanti
Quando una società in nome collettivo (S.n.c.) si scioglie, si apre
una fase chiamata liquidazione. Durante questa fase, i liquidatori
si occupano di vendere i beni della società, pagare i debiti e
distribuire l'eventuale attivo residuo ai soci.
La responsabilità dei soci accomandanti nella liquidazione
• Soci accomandanti: Sono quei soci che hanno una responsabilità
limitata al valore della loro quota. In altre parole, se la società
fallisce, il socio accomandante risponde dei debiti sociali solo
fino a concorrenza della quota conferita.
• Limitazione della responsabilità: La frase "con la limitazione
che i soci accomandanti potranno essere chiamati a rispondere
solo per la quota da loro conferita" significa proprio questo: la
134
responsabilità dei soci accomandanti è limitata al valore della
loro partecipazione nella società.
Perché questa limitazione?
Questa limitazione della responsabilità è una delle caratteristiche
distintive della figura del socio accomandante. L'obiettivo è
quello di incentivare/stimulare/promuovere/favorire gli
investimenti nelle società, consentendo a chi non vuole rischiare
tutto il proprio patrimonio di partecipare alla vita societaria.
Cosa succede in caso di liquidazione?
• SOCI ACCOMANDANTI: In caso di liquidazione, i soci
accomandanti non risponderanno dei debiti sociali oltre il valore
della loro quota.
• SOCI ACCOMANDATARI: I soci accomandatari, invece,
rispondono solidalmente e illimitatamente per i debiti sociali,
anche con il loro patrimonio personale.
[Link] società in accomandita IRREGOLARE
Cos'è una società in accomandita irregolare?
È una società in cui coesistono due categorie di soci:
• Soci accomandatari: Hanno una responsabilità illimitata per i debiti
sociali, come i soci di una società in nome collettivo.
• Soci accomandanti: Hanno una responsabilità limitata al valore della
loro quota, come i soci di una società a responsabilità limitata.
Perché si chiama "irregolare"?
Si definisce "irregolare" perché l'atto costitutivo di questa società
non è stato iscritto nel registro delle imprese. L'iscrizione nel
registro è infatti un requisito fondamentale per le società di capitali e
per alcune tipologie di società di persone, ma non è obbligatoria per
le società in accomandita semplice.
Caratteristiche principali:
• Responsabilità dei soci:
o Soci accomandatari: Rispondono illimitatamente per i
debiti sociali, anche con il loro patrimonio personale.
135
o Soci accomandanti: Rispondono limitatamente alla quota
conferita, a meno che non abbiano partecipato attivamente
alla gestione della società.
• Mancanza di iscrizione: L'atto costitutivo non è stato registrato
nel registro delle imprese.
• Distinzione tra soci: La distinzione tra soci accomandatari e
accomandanti rimane valida anche in assenza di iscrizione.
Conseguenze dell'irregolarità:
• Mancanza di pubblicità: I terzi non possono facilmente conoscere
l'esistenza e la struttura della società.
• Limitazioni nell'esercizio dei diritti: La società potrebbe incontrare
difficoltà nell'esercizio di alcuni diritti, come ad esempio l'acquisto
di beni immobili.
Perché si forma una società in accomandita irregolare?
Spesso, le società in accomandita irregolare si formano in modo
spontaneo, senza che i soci abbiano l'intenzione di dar vita a una
forma societaria più complessa. Questo può accadere, ad esempio,
quando un gruppo di amici decide di avviare un'attività in comune
senza seguire tutte le formalità previste dalla legge.
136
3 CATEGORIE IMPRESE, ACQUISTO QUALITA’ impren
4: STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE Ausiliari
5 L’AZIENDA
Definizione, Caratteristiche, Avviamento,
Relazione tra Impresa e Azienda, Trasferimento di Azienda, La
circolazione dell’azienda. La vendita dell’azienda, Il divieto di
concorrenza dell’alienante,
Situazioni Particolari
Le successioni nei contratti aziendali: In corso di esecuzione, Subentro
nei Contratti, Diritto di Recesso (annullamento) del Terzo Contraente,
Carattere Personale dei Contratti, Situazioni di Incertezza (Divisione
Ereditaria, Scioglimento di una Società, Vendita di Partecipazioni
Sociali)
I crediti e i debiti aziendali
Usufrutto e affitto dell’azienda,
6 I SEGNI DISTINTIVI DELL’IMPRENDITORE
Il sistema dei segni distintivi
Ditta, Marchio, Insegna
8: La disciplina della Concorrenza
Concorrenza Perfetta e Monopolio
Legislazione Antimonopolistica: Il legislatore
Le Singole Fattispecie
Abuso di Posizione Dominante e Abuso di Dipendenza Economica
Limitazioni della Concorrenza; La Concorrenza Sleale
10 CONSORZI
Nozione e tipologia; Contratto di consorzio
I consorzi con attività interna e i consorzi con attività esterna
Le Società Consortili; GEIE, Contratto di rette, ATI
137
11 LE SOCIETÀ
Società di persone, capitali
Il contratto di società (K stiche)
Tipi di società: Classificazione, personalità giuridica,
Personalità giuridica e autonomia patrimoniale delle società
Tipi di Società e Autonomia Privata
Contratto di Società ed Organizzazione
11 LA SOCIETÀ SEMPLICE LA SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO
La società di persone è formata da; La costituzione della società
Società di FATTO. Società OCCULTA. Società APPARENTE
I conferimenti
Patrimonio sociale e capitale sociale
La partecipazione dei soci agli utili e alle perdite
Responsabilità della società e responsabilità dei soci
I creditori personali dei soci
Amministrazione della società;
Amministrazione e rappresentanza
I soci amministratori;
I soci non amministratori
Le modificazioni l’atto costitutivo
Scioglimento del singolo rapporto sociale
Liquidazione della quota;
Scioglimento della società
Il procedimento di liquidazione e l’estinzione della società
LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE
Nozione e caratteri distintivi
La costituzione della società. La ragione sociale
I soci accomandanti e l’amministrazione della società
Il trasferimento della partecipazione sociale
Lo scioglimento della società;
La società in accomandita irregolare
138
CRISI D’IMPRESA
1. Cosa succede quando l’imprenditore non è più in grado di far fronte ai
DEBITI?
A fronte dell’inadempimento dell’imprenditore, quando un imprenditore non è più in
grado di far fronte ai debiti, il sistema giuridico italiano offre a disposizione due
categorie di strumenti:
• l’esecuzione individuale
• e le procedure concorsuali.
Entrambe le categorie mirano a garantire la soddisfazione dei creditori, sebbene
attraverso modalità differenti.
…che può realizzarsi per due vie (alternative o non):
• rimuovere dal mercato un imprenditore insolvente,
liquidandone il patrimonio, oppure
• favorire il salvataggio, dell’imprenditore e/o dell’azienda.
Le procedure concorsuali sono particolarmente utili per affrontare situazioni di
insolvenza in modo strutturato e equo, mentre l'esecuzione individuale consente un
recupero più diretto da parte dei singoli creditori.
Esecuzione individuale Le procedure concorsuali
L'esecuzione individuale Le procedure concorsuali, al contrario, sono destinate a
si riferisce a procedure gestire situazioni in cui l'imprenditore ha più creditori
che consentono a un insoddisfatti.
singolo creditore di
recuperare il proprio
credito.
Un esempio comune è Queste procedure possono essere attivate quando
il pignoramento, dove i l'imprenditore è dichiarato insolvente, ovvero quando
beni dell'imprenditore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie
vengono sequestrati e obbligazioni.
venduti all'asta per
soddisfare il debito con Le procedure concorsuali si dividono principalmente in due
un singolo creditore, categorie:
come una banca. 1. Liquidazione del patrimonio: Questa opzione
prevede la rimozione dal mercato
Questa modalità è dell'imprenditore insolvente attraverso la
limitata agli interessi di liquidazione dei suoi beni.
un solo creditore e non Il ricavato della vendita viene distribuito tra tutti i
considera gli altri creditori in proporzione ai loro crediti.
creditori coinvolti.
2. Salvataggio dell'imprenditore o dell'azienda: In
alcuni casi, si cerca di salvaguardare l'attività
imprenditoriale attraverso misure come
139
il concordato preventivo o la composizione
negoziata della crisi, che mirano a ristrutturare i
debiti e mantenere l'attività in vita.
Questi strumenti mirano a ripristinare l'equilibrio
finanziario e a evitare la chiusura dell'azienda,
specialmente se ci sono prospettive concrete di
recupero.
Mentre la liquidazione chiude definitivamente l'attività,
il salvataggio offre una possibilità di recupero e
continuazione delle operazioni aziendali, favorendo così
anche gli interessi dei creditori nel lungo termine.
La storia del diritto dei debitori in Italia:
La storia del diritto dei debitori in Italia, dall'antichità fino ai giorni nostri, mostra
un'evoluzione significativa nelle norme e nelle pratiche riguardanti l'insolvenza.
Ecco una panoramica delle fasi principali:
XII Tavole (V sec. a.C.)
Le XII Tavole rappresentano il primo tentativo di codificazione delle leggi
romane. In questo contesto, il debitore insolvente era considerato "addictus" e
poteva essere fisicamente soggetto al suo creditore. Questo significava che il
creditore aveva il diritto di utilizzare il debitore come schiavo, venderlo oltre il
Tevere o addirittura metterlo a morte.
Se vi erano più creditori, la legge stabiliva che i beni del debitore dovessero
essere divisi tra di loro, secondo la regola "partes secanto": le parti si dividono:
distribuiti proporzionalmente tra i creditori.
Età dei Comuni (XI-XIII sec.)
Durante l'Età dei Comuni, si assiste a un cambiamento significativo nella visione
della debitorietà. Iniziano a emergere le prime legislazioni sul fallimento,
spesso incluse negli statuti delle corporazioni. Si abbandona la cattura del
debitore da parte di autorità private, ma permangono forme di pena esemplare
come la pietra del vituperio, che umiliava pubblicamente il debitore, e
limitazioni alla vita pubblica. Le pene potevano includere anche la carcerazione
del debitore e dei suoi familiari, non solo le torture o pena di morte.
Caratteristiche del Fallimento
Le caratteristiche del fallimento sono definite:
• dalla universalità
• e dalla concorsualità.
La prima implica che la procedura colpisce l'intero patrimonio del debitore,
mentre la seconda significa che tutti i creditori sono chiamati a soddisfarsi sul
medesimo patrimonio.
Inoltre, si sviluppa il concetto di concordato, un accordo tra debitore e creditori
140
per evitare la liquidazione.
Distinzione degli Insolventi (XVI sec.)
Nel XVI secolo si introduce una distinzione tra diversi tipi di insolventi:
• quelli "fortunae vitio" (insolventi per cause esterne),
• quelli "suo vitio" (insolventi per colpa propria)
• e quelli "partim suo partim fortunae vitio" (in parte per colpa
propria, in parte per colpa della fortuna".
I primi venivano trattati con maggiore clemenza, limitando le conseguenze del
fallimento solo al loro patrimonio.
Codificazione e Discipline Attuali
Con la codificazione di fine Ottocento, la disciplina del fallimento si consolida
come fenomeno limitato agli imprenditori. Le sanzioni rimangono
prevalentemente civili e politiche, riservando quelle penali a irregolarità
specifiche.
Oggi, le procedure concorsuali sono regolate principalmente dal Codice della
Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII), entrato in vigore nel 2019 con
successive modifiche.
Le procedure attuali mirano a preservare l'attività imprenditoriale, favorire
accordi con i creditori e ampliare le procedure di crisi anche ai non
imprenditori.
La disciplina attuale del diritto fallimentare:
La disciplina attuale del diritto fallimentare in Italia ha evoluto alcune linee di
tendenza significative, che riflettono un approccio più moderno e flessibile nella
gestione delle crisi aziendali.
Ecco un'analisi di queste tendenze:
• conservazione dell’attività;
• favore per gli accordi con i creditori;
• esdebitazione e “fresh restart”;
• estensione delle procedure di crisi ai non imprenditori (consumatori) e, in
generale, ai soggetti non fallibili.
Conservazione dell’Attività
Questa linea di tendenza si concentra sulla continuità aziendale, mirando a
mantenere in vita le imprese in difficoltà piuttosto che liquidarle immediatamente.
Favore per gli Accordi con i Creditori
La legislazione attuale promuove fortemente accordi tra debitori e creditori come
soluzione preferibile rispetto alla liquidazione dei beni.
141
Esdebitazione e Fresh Restart
Il concetto di esdebitazione permette ai debitori di liberarsi dai debiti residui dopo
aver completato una procedura concorsuale, consentendo un fresh restart. Questo
meccanismo è cruciale per dare ai debitori una seconda possibilità, facilitando il loro
reinserimento nel mercato senza il peso dei debiti pregressi. La legislazione moderna
mira a ridurre lo stigma associato al fallimento, promuovendo una cultura
imprenditoriale più aperta e resiliente.
Estensione delle Procedure di Crisi ai Non Imprenditori
Una significativa evoluzione della disciplina attuale è l'estensione delle procedure di
crisi anche ai non imprenditori, come i consumatori e altri soggetti non fallibili.
Questo riconosce che anche i privati possono trovarsi in difficoltà economiche e
necessitano di strumenti legali per gestire le proprie crisi. Le nuove normative offrono
opportunità di risanamento simili a quelle previste per le imprese, garantendo
protezione anche a chi non opera in ambito commerciale.
Fonti della Disciplina
Le fonti normative attuali comprendono anche leggi specifiche per categorie
particolari di imprese e regolamenti europei per situazioni transfrontaliere.
L'approccio contemporaneo tende a favorire soluzioni come:
• la esdebitazione e il fresh restart, riflettendo un cambiamento verso
una maggiore protezione dei debitori in difficoltà economica.
2) Le procedure concorsuali
a. Le procedure concorsuali GIUDIZIALI (CCII):
Gli strumenti di regolazione della crisi d'impresa:
• Procedure, Accordi:
➢ Liquidazione giudiziale (già fallimento)
➢ Concordato preventivo
➢ Accordo di ristrutturazione omologato, Accordo di ristrutturazione con
efficacia estesa, Convenzione di moratoria, Piano di ristrutturazione omologato,
Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento
➢ Accordo di ristrutturazione in esecuzione di piano attestato di risanamento
➢ Composizione negoziata della crisi
➢ Concordato stragiudiziale
b. Le procedure concorsuali AMMINISTRATIVE
• Procedure amministrative:
➢ Liquidazione coatta amministrativa
➢ Amministrazione straordinaria ([Link]. 270/1999 – Prodi bis)
➢ Ristrutturazione industriale (d.l. 347/2003 - Marzano)
142
3) Ambito di applicazione del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII)
Ambito di Applicazione del CCII
Articolo 1: Ambito di Applicazione
1. Il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII) si applica alle
situazioni di crisi o insolvenza di debitori, che possono essere
CONSUMATORI, PROFESSIONISTI o IMPRENDITORI.
Questi ultimi possono esercitare attività COMMERCIALI, ARTIGIANE O
AGRICOLE, sia a scopo di lucro che non.
La normativa si applica a persone FISICHE, GIURIDICHE, ENTI COLLETTIVI,
GRUPPI DI IMPRESE E SOCIETÀ PUBBLICHE, ma non include lo Stato e gli
enti pubblici.
2. Le leggi speciali riguardanti:
• Amministrazione straordinaria delle grandi imprese sono
escluse. Tuttavia, se la crisi non è regolata esclusivamente da queste
leggi, si possono applicare anche le procedure ordinarie del CCII.
• Liquidazione coatta amministrativa secondo l'articolo 293 sono
anch'esse escluse.
3. Le leggi speciali relative alla crisi delle società pubbliche rimangono
valide (vedi articolo 14 del decreto legislativo 175/2016).
Liquidazione GIUDIZIALE e Concordato Preventivo
• Sono soggetti a liquidazione giudiziale e concordato preventivo:
• Imprenditori commerciali,
• Non "piccoli" (cioè non classificabili come imprese minori).
Definizione di Imprenditore (Art. 2082 c.c.)
1. Si definisce imprenditore chi esercita un'attività economica
organizzata per produrre o scambiare beni o servizi in modo
professionale.
La limitazione ai soli imprenditori è dovuta al fatto che l'insolvenza di chi
non è imprenditore ha un impatto minore sul mercato, rendendo
inadeguati i costi delle procedure complesse come la liquidazione giudiziale
o il concordato.
Tuttavia, per I SOGGETTI NON "FALLIBILI", ci sono procedure specifiche
per gestire il sovraindebitamento (articoli 65-83 e 268-277), oltre ad alcuni
strumenti per la regolazione della crisi (come il piano attestato e l'accordo di
ristrutturazione omologato).
143
Imprenditori Non Soggetti a Liquidazione Giudiziale
Articolo 2: Definizioni
• Sovraindebitamento: Si riferisce alla crisi o insolvenza di
CONSUMATORI, PROFESSIONISTI, IMPRENDITORI MINORI,
IMPRENDITORI AGRICOLI E START-UP INNOVATIVE.
Questi soggetti NON possono essere sottoposti a liquidazione
giudiziale o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o
da leggi speciali.
Impresa Sociale = liquidazione coatta amministrativa
• In caso di insolvenza, le imprese sociali sono soggette alla liquidazione
coatta amministrativa (articolo 14 del decreto legislativo 112/2017).
• Secondo l'articolo 1 dello stesso decreto, possono ottenere la qualifica
di impresa sociale tutti gli enti privati che svolgono un'attività
d'impresa senza scopo di lucro e con finalità civiche e sociali.
Imprenditore Agricolo (Art. 2135 c.c.)
1. Si considera imprenditore agricolo chi svolge attività come:
• Coltivazione del fondo,
• Selvicoltura,
• Allevamento di animali,
• Attività connesse.
2. Le attività agricole comprendono quelle dirette alla cura e allo
sviluppo di cicli biologici vegetali o animali.
3. Sono considerate connesse le attività svolte dall'imprenditore agricolo
che riguardano la manipolazione, conservazione e
commercializzazione dei prodotti ottenuti dalla sua attività agricola.
Impresa Minore (Art. 2 CCII)
• Un'impresa è considerata "minore" se soddisfa i seguenti criteri:
• Attivo ≤ 300.000 euro negli ultimi tre anni,
• Ricavi ≤ 200.000 euro negli ultimi tre anni,
• Debiti ≤ 500.000 euro alla data attuale.
I bilanci degli ultimi tre anni servono come prova principale, ma non sono
l'unico mezzo per dimostrare i ricavi.
144
Dimensione dell'Insolvenza
• Se i debiti scaduti non pagati sono inferiori a 30.000 euro, si considera la
dimensione dell'insolvenza piuttosto che quella dell'impresa.
4) Acquisto e perdita della qualità di imprenditore o soggetto "fallibile":
❖ CESSAZIONE DELL'ATTIVITÀ E MORTE
Gli articoli 33 e 34 del CCII stabiliscono che la liquidazione giudiziale può
essere aperta entro un anno dalla cessazione dell'attività
dell'imprenditore o dalla sua morte, a condizione che l'insolvenza si sia
manifestata prima della cessazione o entro l'anno successivo.
• Articolo 33 CCII - Cessazione dell'attività:
La cessazione deve essere formalizzata con la pubblicità nel Registro delle
Imprese.
Decorrenza del Termine: Il termine di un anno inizia a decorrere
dalla data in cui l'attività del debitore è stata registrata come
cessata nel Registro delle Imprese.
Questo termine di un anno serve a garantire che i creditori
abbiano il tempo necessario per agire, anche se l'imprenditore
ha cercato di sottrarsi alle proprie responsabilità cessando
l'attività.
• Articolo 34 CCII - Morte dell'imprenditore:
In caso di morte, l'eredità subentra nei diritti e negli obblighi del defunto.
Se l'eredità è insolvente, i creditori possono chiedere l'apertura della
liquidazione giudiziale entro un anno dalla morte.
❖ SOCIETÀ CON SOCI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA
L'articolo 256 del CCII regola la situazione delle società con soci a responsabilità
illimitata (come le SNC).
• Apertura della procedura nei confronti dei soci: Se la società con soci
a responsabilità illimitata viene dichiarata fallita, la procedura si estende
automaticamente anche ai soci illimitatamente responsabili.
• Termine per l'apertura della procedura nei confronti dei soci: La
liquidazione giudiziale (LG) nei confronti dei soci non può essere disposta
dopo un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione
della responsabilità illimitata, a condizione che siano state osservate le
formalità pubblicitarie, CIOE’ a meno che non ci siano debiti esistenti alla
data di cessazione.
145
• Insolvenza preesistente: La liquidazione giudiziale è possibile solo se
l'insolvenza della società è legata a debiti contratti prima della cessazione
della responsabilità illimitata.
• Soci occulti: Se dopo l'apertura della procedura si scopre l'esistenza di
soci occulti (che sono dei soci illimitatamente responsabili), anche questi
saranno sottoposti alla liquidazione giudiziale dal tribunale.
Implicazioni Pratiche
1. Tempistiche: È fondamentale che i creditori siano consapevoli delle
tempistiche per avviare la liquidazione, poiché vi è un limite di un anno per farlo
dopo la cessazione dell'attività o la morte del debitore.
2. Responsabilità dei Soci: I soci di società con responsabilità illimitata possono
essere coinvolti nella liquidazione anche dopo che hanno cessato il loro
rapporto sociale, se ci sono debiti preesistenti.
3. Soci Occulti e Trasparenza: L'articolo stabilisce che se ci sono soci non
dichiarati (soci occulti), possono essere inclusi nella procedura di liquidazione,
garantendo così che tutti i responsabili siano considerati.
Cosa significa essere un soggetto "fallibile"?
Un soggetto "fallibile" è colui che può essere sottoposto alle procedure
concorsuali, come la liquidazione giudiziale. In pratica, sono gli imprenditori
(individuali o collettivi) che esercitano un'attività economica organizzata.
Perché è importante questa regolamentazione?
• Tutela dei creditori: Garantisce che i creditori possano soddisfare i loro
crediti anche in caso di cessazione dell'attività o di morte
dell'imprenditore.
• Prevenzione delle frodi: Impedisce agli imprenditori di sottrarsi alle
proprie responsabilità cessando l'attività o nascondendo il proprio
patrimonio.
• Equità: Assicura un trattamento equo tra i creditori, evitando che alcuni
siano privilegiati rispetto ad altri.
In sintesi
La normativa in esame mira a garantire che i creditori possano recuperare i loro
crediti anche in situazioni di crisi d'impresa, tutelando così il corretto
funzionamento del mercato e prevenendo comportamenti fraudolenti.
L'estensione della responsabilità ai soci illimitatamente responsabili assicura
che coloro che hanno deciso di partecipare ad un'attività d'impresa rispondano
solidalmente delle obbligazioni sociali.
5) Il presupposto oggettivo della crisi d'impresa:
146
L'articolo 2 del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII) definisce i concetti
chiave di crisi e insolvenza. Questi due stati rappresentano il presupposto oggettivo
per l'applicazione delle procedure concorsuali previste dal codice.
a) Crisi
La crisi è definita come: lo stato del debitore che rende probabile l’insolvenza e
che si manifesta con l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far
fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi;
- uno stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile
l'insolvenza nel futuro. Si manifesta con una inadeguatezza dei flussi di
cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi.
• Carattere prospettico: La crisi si riferisce a una situazione futura, ovvero
alla probabilità che l'impresa non riesca a far fronte ai propri debiti nel
breve termine.
• Flussi di cassa: L'inadeguatezza dei flussi di cassa è l'indicatore
principale della crisi. Se l'impresa non riesce a generare entrate sufficienti
per far fronte alle uscite, si trova in una situazione di difficoltà.
b) Insolvenza
L'insolvenza è uno stato del debitore più avanzato della crisi e si manifesta con
inadempimenti concreti o altri fatti esteriori che dimostrano l'incapacità del
debitore di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
• Inadempimenti: Il debitore non riesce a pagare i propri debiti alla scadenza.
• Fatti esteriori: Altri segnali che indicano la difficoltà finanziaria
dell'impresa, come ad esempio il mancato pagamento delle imposte, il
ricorso frequente a finanziamenti ponte o la difficoltà a ottenere credito.
c) Sovraindebitamento
Il sovraindebitamento è uno stato di crisi o di insolvenza che riguarda i soggetti non
fallibili, come consumatori, professionisti e imprenditori minori, imprenditore
agricolo, delle start-up innovative, e di ogni altro debitore non assoggettabile alla
liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre
procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o
insolvenza.
• Non è un “tertium genus” = un terzo genere: Il sovraindebitamento non
considerato un tipo autonomo di insolvenza, ma semplicemente la situazione
di crisi o insolvenza di soggetti che non possono essere sottoposti alle
procedure concorsuali previste per gli imprenditori.
Stato d’insolvenza:
La funzione della liquidazione giudiziale
La liquidazione giudiziale ha la funzione di rimuovere dal mercato
147
l'imprenditore insolvente. Questo perché:
• Soddisfazione dei creditori: La procedura serve a garantire che i creditori
vengano soddisfatti, anche se in modo proporzionale.
• Protezione dei creditori: La liquidazione giudiziale offre strumenti di tutela
dei creditori che non sono disponibili nell'esecuzione individuale (es.
revocatoria, aggredibilità dell'azienda).
• Efficienza: La procedura concorsuale, pur essendo complessa, permette di
gestire in modo efficiente situazioni di crisi che coinvolgono numerosi
creditori.
Soglia di rilevanza
Per evitare di attivare una procedura complessa come la liquidazione giudiziale
per debiti di modesta entità, il legislatore ha introdotto una soglia di rilevanza: la
procedura non può essere aperta se l'ammontare dei DEBITI SCADUTI E NON
PAGATI è inferiore a €30.000.
Crisi e insolvenza - Le CONDOTTE - Comportamenti Richiesti
Prevenzione e gestione della crisi
Per facilitare la tempestiva individuazione dei segnali di crisi, la legge
impone determinati obblighi agli imprenditori individuali, agli organi sociali
e di alcuni creditori qualificati una serie di comportamenti, che variano in
relazione alla gravità della crisi:
• obbligo di adottare misure idonee e istituire adeguati assetti
organizzativi (Articolo 3 CCII).
• Obblighi di Segnalazione (Articoli 25 octies, 25 novies e 25 decies).
• Obblighi legati all’avvenuta perdita del Capitale (Articoli 2447, 2482
ter, 2485-2486 c.c.).
Composizione Negoziata
In situazioni in cui l'imprenditore non può affrontare la crisi con mezzi propri o
con aiuti esterni, l'unica opzione rimasta è la liquidazione giudiziale.
Tuttavia, prima di arrivare a questa fase, ci sono procedure come la
composizione negoziata che possono essere esplorate per cercare soluzioni
alternative.
6) procedimento per l'APERTURA DELLA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE (L.G.)
Il procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale (L.G.) è regolato da
specifiche norme che definiscono la giurisdizione, la competenza e la legittimazione
per accedere a tali procedure.
L'articolo 7 del CCII introduce un principio di unitarietà nel trattamento delle diverse
domande di accesso agli strumenti di regolazione della crisi. Ciò significa che, se
vengono presentate sia una domanda di liquidazione giudiziale sia una domanda di
148
concordato preventivo o di composizione negoziata, il tribunale le esaminerà
congiuntamente.
❖ Giurisdizione e Competenza
Articolo 26 – Giurisdizione Italiana
• Giurisdizione: La giurisdizione per le procedure di liquidazione giudiziale
spetta al giudice del paese in cui il debitore ha il Centro degli Interessi
Principali (COMI). Questo è un concetto chiave che determina dove si deve
presentare la domanda di liquidazione.
• Debitore con COMI Estero: Se un imprenditore ha il COMI all'estero, può
comunque essere sottoposto a procedura in Italia se ha una dipendenza nel
paese.
• Quando si parla di "dipendenza" nel contesto della giurisdizione italiana
riguardante un imprenditore con il Centro degli Interessi Principali
(COMI) all'estero, si fa riferimento a una sede operativa o a una
filiale che l'imprenditore ha in Italia.
Articolo 27 – Competenza per Materia e Territorio
1. Competenza per Materia: Per i procedimenti di accesso a strumenti di
regolazione della crisi o dell'insolvenza, il tribunale competente è quello delle
sezioni specializzate in materia di imprese.
2. Competenza Territoriale: Per altri procedimenti di insolvenza, la competenza
è del tribunale nel cui circondario si trova il COMI del debitore.
3. Determinazione/Presunzione del COMI:
• Persona Fisica Imprenditore: Il COMI coincide con la sede legale o, in
mancanza, con la sede effettiva dell'attività.
• Persona Fisica Non Imprenditore: Il COMI è determinato dalla
residenza o dal domicilio; se non conosciuti, dall'ultima dimora nota o dal
luogo di nascita (in caso di nascita all'estero, competenza del Tribunale di
Roma).
• Persona Giuridica: Il COMI è determinato dalla sede legale risultante dal
registro delle imprese o dalla sede effettiva dell'attività.
LEGITTIMAZIONE
Articolo 37 – Iniziativa per l'Accesso alle Procedure
1. Domanda di Accesso: La domanda per accedere agli strumenti di regolazione
della crisi deve essere proposta dal debitore stesso.
149
2. Apertura della Liquidazione Giudiziale: Può essere richiesta non solo dal
debitore, ma anche da organi di controllo, autorità amministrative, creditori
o pubblico ministero.
3. Organi di Controllo: Gli organi di controllo, come il collegio sindacale, hanno
l'obbligo di segnalare situazioni d'allerta.
4. La legittimazione è estesa agli organi di controllo (tenuti anche alle segnalazioni
d’allerta per l’attivazione della procedura di composizione negoziata): collegio
sindacale o sindaco unico.
Articolo 38 – Iniziativa del Pubblico Ministero
1. Ricorso del Pubblico Ministero: Ha l'obbligo di presentare un ricorso per
l'apertura della liquidazione giudiziale se viene a conoscenza dell'insolvenza.
2. Segnalazione da Parte dell'Autorità Giudiziaria: Se un giudice rileva
l'insolvenza durante un procedimento, deve segnalarlo al pubblico ministero.
SVOLGIMENTO DEL PROCEDIMENTO
Trattazione unitaria: v. art. 7
Svolgimento: v. artt. 40-41
Misure cautelari: v. artt. 54-55
Esito: v. artt. 43 (desistenza/archiviazione); 29-31 (incompetenza); 50 (rigetto);
49 (sentenza di apertura della procedura)
Impugnazioni: v. artt. 50 (reclamo vs. rigetto); 51-52 (reclamo vs. apertura
procedura)
Articolo 7 – Trattazione Unitaria
• Le domande di accesso agli strumenti di regolazione della crisi e alle procedure
di insolvenza sono trattate in un'unica procedura.
• Se ci sono più domande, il tribunale esamina prioritariamente quelle che
propongono soluzioni alternative alla liquidazione giudiziale. Cioè il tribunale la
esamina prima della L.G., a meno che la proposta sia manifestamente
inammissibile o inadeguata.
• Priorità agli strumenti di regolazione: Il legislatore privilegia le soluzioni che
consentono di salvare l'impresa
Poteri Istruttori del Tribunale
Il tribunale ha poteri istruttori officiosi, il che significa che può raccogliere prove e
informazioni anche senza che le parti le presentino. Questo potere consente al giudice
di ottenere una visione completa della situazione economica del debitore,
fondamentale per prendere decisioni informate.
Istruttoria dai Pubblici Registri
150
• Collegamento Telematico: La cancelleria del tribunale acquisisce dati e
documenti relativi al debitore attraverso collegamenti telematici con banche
dati ufficiali, come quelle dell'Agenzia delle Entrate, dell'INPS e del Registro
delle Imprese.
• Documentazione Richiesta: Tra i documenti acquisiti ci sono:
• Bilanci degli ultimi tre esercizi.
• Visura storica.
• Atti di operazioni straordinarie (come aumenti o riduzioni di capitale,
fusioni, scissioni).
• Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni.
• Elenco degli atti soggetti a imposta di registro.
• Dettaglio dei debiti fiscali e contributivi.
Iscrizione nel Registro delle Imprese
La domanda di apertura della liquidazione giudiziale deve essere iscritta nel Registro
delle Imprese. Questo passaggio è cruciale perché segna ufficialmente l'inizio del
procedimento e consente l'attivazione di misure legali come l'azione revocatoria.
Periodo Sospetto Legale
Dal deposito della domanda, inizia il periodo sospetto legale per le azioni revocatorie.
Ciò significa che eventuali atti compiuti dal debitore durante questo periodo possono
essere considerati nullificabili se pregiudicano i diritti dei creditori.
Misure Cautelari e Protettive
Durante il procedimento, il tribunale può emettere misure cautelari su richiesta delle
parti. Queste misure possono includere:
• Nomina di un Custode: Per gestire temporaneamente l'azienda o il patrimonio
del debitore.
• Provvedimenti Cautelari: Necessari per garantire l'attuazione delle sentenze
relative all'apertura delle procedure di insolvenza.
Le misure protettive sono definite come quelle «misure temporanee, richieste dal
debitore, per evitare che determinate azioni dei creditori possano pregiudicare fin
dalla fase delle trattative, il buon esito delle iniziative assunte per la regolazione della
crisi o dell’insolvenza, anche prima dell’accesso ad uno degli strumenti di regolazione
della crisi o dell’insolvenza» (art. 2, lett. «p»). Tutelano il debitore.
Misure protettive - Disciplina :
Attivazione:
• Se il debitore ne ha fatto richiesta nella domanda di cui all'articolo 40 (nota: la
domanda introduttiva di tutti i procedimenti), dalla data della pubblicazione della
medesima domanda nel registro delle imprese, i creditori non possono iniziare o
151
proseguire azioni esecutive e cautelari sul suo patrimonio o sui beni e sui diritti con i
quali viene esercitata l'attività d'impresa (anche beni di terzi: leasing…). Dalla stessa
data le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano e la sentenza
di apertura della liquidazione giudiziale o di accertamento dello stato di insolvenza
non può essere pronunciata. Il debitore può richiedere al tribunale, con successiva
istanza, ulteriori misure temporanee per evitare che determinate azioni di uno o più
creditori possano pregiudicare, sin dalla fase delle trattative, il buon esito delle
iniziative assunte per la regolazione della crisi o dell'insolvenza (art. 54, co. 2).
Ma possono essere richieste già …
• nel corso delle trattative e prima del deposito della domanda di omologazione degli
accordi di ristrutturazione (co. 3)
Art. 56 CCII - Accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento (piano attestato)
Questo strumento è fondato su un piano, funzionale al risanamento dell'esposizione
debitoria e al riequilibrio della situazione finanziaria, e munito dei seguenti contenuti:
a) la situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell'impresa;
b) le principali cause della crisi;
c) le strategie d'intervento e dei tempi necessari per assicurare il riequilibrio della
situazione finanziaria;
d) i creditori e l'ammontare dei crediti dei quali si propone la rinegoziazione, nonché
l'elenco dei creditori estranei, con l'indicazione delle risorse destinate all'integrale
soddisfacimento dei loro crediti alla data di scadenza;
e) gli apporti di finanza nuova;
f) i tempi delle azioni da compiersi, che consentono di verificarne la realizzazione,
nonché gli strumenti da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi e la
situazione in atto;
g) il piano industriale e l'evidenziazione dei suoi effetti sul piano finanziario.
È richiesta l’attestazione di veridicità dei dati aziendali e fattibilità economica del
piano da parte di un revisore indipendente. Non è invece prevista l’omologazione (si
tratta solo di un piano, non di un accordo).
A queste condizioni, gli atti, i pagamenti effettuati e le garanzie concesse su beni del
debitore, posti in essere in esecuzione del piano attestato, godono della esenzione da
revocatoria prevista dall’art. 166, co. 3, lett. d), per il caso in cui il salvataggio non
riesca e si vada perciò alla liquidazione giudiziale.
Col piano attestato non è possibile ottenere le misure cautelari e protettive di cui
all’art. 54.
Gli effetti del piano per i coobbligati sono regolati dalle norme comuni (art. 1239 c.c.).
La norma non richiede un’adesione qualificata dei creditori (men che meno con sistemi
di voto maggioritario), che però normalmente è necessaria ai fini del giudizio di
fattibilità.
Efficacia delle Misure
Le misure cautelari perdono efficacia al momento della pubblicazione delle sentenze di
omologazione degli strumenti di regolazione della crisi o dell'apertura delle procedure
di insolvenza.
Conclusione
152
Il procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale è progettato per garantire
un approccio equo e trasparente nella gestione delle crisi aziendali. I poteri istruttori
del tribunale, insieme alla possibilità di adottare misure cautelari, assicurano che le
decisioni siano basate su informazioni complete e accurate, proteggendo così gli
interessi dei creditori e facilitando una risoluzione efficace della crisi del debitore.
Conclusione
Il procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale è ben strutturato e mira a
garantire che le procedure siano gestite in modo equo e trasparente. La giurisdizione e
la competenza sono chiaramente definite per evitare conflitti legali, mentre la
legittimazione ad avviare tali procedure è estesa a vari soggetti interessati. La legge
incoraggia anche l'uso di strumenti alternativi alla liquidazione per affrontare le crisi
aziendali in modo più efficace
6) Il procedimento per apertura della L.G. - DECISIONE E GRAVAMI
Il procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale (L.G.) è regolato da norme
specifiche che disciplinano le decisioni del tribunale e i possibili GRAVAMI
(IMPUGNAZIONI) contro tali decisioni.
DECISIONE DEL TRIBUNALE
❖ ARCHIVIAZIONE (non luogo a provvedere)
ARCHIVIAZIONE =Avviene solitamente a seguito della desistenza del
creditore.
Fa seguito alla desistenza del creditore e non preclude (= impedire) la
segnalazione al PM (= Pubblico Ministero).
L’art. 43 CCII disciplina la desistenza (il tribunale può condannare la parte «che
vi ha dato causa» alle spese).
_ Avviene quando il creditore che ha presentato il ricorso desiste.
_ Non preclude la possibilità di segnalare l'insolvenza al pubblico ministero.
_ Il tribunale può condannare la parte che ha causato l'archiviazione al
pagamento delle spese.
Cosa significa archiviazione?
Immagina che tu voglia far partire una causa, ma poi cambi idea e decidi di non
volerla più fare. In questo caso, diciamo che "desisti" dalla causa.
Nell'ambito di un procedimento per apertura della liquidazione giudiziale,
l'archiviazione avviene quando il creditore che ha richiesto l'apertura della
procedura (cioè, chi vuole che l'azienda venga messa in liquidazione) decide di
ritirare la sua richiesta.
Perché avviene l'archiviazione?
Ci possono essere diverse ragioni per cui un creditore potrebbe decidere di
desistere:
• Potrebbe essere arrivato a un accordo con il debitore.
• Potrebbe aver cambiato idea o aver trovato un altro modo per recuperare il
credito.
• Potrebbe non avere più le risorse per sostenere le spese del procedimento.
Quali sono le conseguenze dell'archiviazione?
• Il procedimento si conclude: Il tribunale non dovrà più occuparsi della
153
questione.
• Il debitore non viene dichiarato fallito: L'azienda può continuare a operare.
• Possibile condanna alle spese: Il tribunale può condannare il creditore che
ha causato l'archiviazione al pagamento delle spese legali sostenute dalle altre
parti.
• Segnalazione al Pubblico Ministero: Anche se il procedimento viene
archiviato, il tribunale può segnalare la situazione al Pubblico Ministero.
Questo significa che il Pubblico Ministero potrà valutare se ci sono gli estremi
per aprire un'indagine penale, ad esempio per bancarotta fraudolenta.
Perché segnalare al Pubblico Ministero?
Anche se il creditore ha deciso di desistere, potrebbe esserci comunque una
situazione di irregolarità o di reato. Il Pubblico Ministero ha il compito di tutelare
l'interesse pubblico e di perseguire i reati. Pertanto, se ci sono elementi che fanno
sospettare che sia stata commessa una violazione di legge, il Pubblico Ministero può
aprire un'indagine.
In sintesi
L'archiviazione è una decisione del tribunale con cui si pone fine a un procedimento
per apertura della liquidazione giudiziale.
"Il tribunale stabilisce che non ci sono le condizioni necessarie per avviare la
liquidazione giudiziale e archivia la pratica."
Avviene solitamente a seguito della desistenza del creditore. Anche se il
procedimento viene archiviato, ciò non esclude la possibilità che vengano intraprese
ulteriori azioni, come un'indagine penale da parte del Pubblico Ministero.
❖ Dichiarazione di Incompetenza
• Se il tribunale riconosce di non avere competenza per trattare la causa:
• Trasmissione degli Atti: Gli atti vengono trasmessi al tribunale
competente, dove il procedimento prosegue.
• Regolamento Necessario di Competenza: In caso di conflitto di
competenza tra più tribunali, si applicano le disposizioni del codice civile.
❖ Conflitto Positivo di Competenza
• Quando ci sono più tribunali tutti competenti, prevale quello che ha ricevuto per
primo la domanda.
❖ Rigetto della Domanda decreto)
• Se il tribunale rigetta la domanda di apertura della liquidazione giudiziale:
• Impatto del Rigetto del tribunale: La decisione di rigettare la domanda
di apertura della LG dal tribunale, può essere impugnata (= contestata)
dalla parte che ha presentato la richiesta con reclamo alla corte d'appello.
154
Se il reclamo viene accolto, cioè a corte d'appello, dopo aver esaminato le
ragioni del reclamo presentato contro la decisione del tribunale che ha
rigettato la domanda di apertura della liquidazione giudiziale, ritiene che
il tribunale abbia commesso un errore. La corte apre la procedura della
LG e trasmette gli atti al tribunale competente per ulteriori decisioni.
Questo significa che la corte d'appello ha l'autorità di rivedere e annullare
la decisione del tribunale di primo grado.
• Rifiuto del reclamo: Significa che la corte d'appello, dopo aver
esaminato le ragioni del reclamo, conferma la decisione del tribunale di
primo grado: La domanda di apertura della liquidazione giudiziale rimane
rigettata.
Non Impugnabilità del Rigetto: Se il rigetto viene confermato, non è
possibile presentare un ricorso straordinario in cassazione. Non è
possibile presentare un ulteriore ricorso in cassazione contro la decisione
della corte d'appello che ha confermato il rigetto.
In sintesi:
• Accoglimento: Corregge l'errore commesso dal tribunale di primo grado
e porta all'apertura della liquidazione giudiziale.
• Rifiuto: Conferma la decisione del tribunale di primo grado e la
procedura si conclude con il rigetto della domanda.
• l'accoglimento o il rigetto del reclamo hanno un impatto significativo sulle
sorti dell'impresa e sui diritti dei creditori. È quindi fondamentale che le
decisioni dei giudici siano motivate e che ci sia la possibilità di
impugnazione per garantire un giusto processo.
❖ Apertura della Liquidazione e Reclamo
• Effetti della Sentenza: La sentenza che apre la liquidazione produce effetti dal
deposito in cancelleria, ma i terzi in buona fede sono protetti fino all'iscrizione
nel Registro delle imprese.
La sentenza è impugnabile con reclamo alla corte d'appello.
• Motivi di Impugnazione:
Legittimità del procedimento (vizi formali).
Merito (mancanza dei presupposti soggettivi o oggettivi).
Competenza (ma solo congiuntamente ad altri motivi).
La sentenza è impugnabile per motivi legati alla legittimità del procedimento
(vizi formali), al merito (mancanza dei presupposti soggettivi o oggettivi) o alla
competenza (ma solo insieme ad altri motivi). Tuttavia, se si solleva solo la
questione di incompetenza, si deve utilizzare il regolamento di competenza.
• Effetti del reclamo:
155
Sospensione della Liquidazione: La corte d'appello può sospendere
cautelarmente la liquidazione durante l'esame del reclamo.
Revoca della Sentenza: Se il reclamo è accolto per motivi diversi da quelli
legati alla competenza, comporta la revoca (= annullamento) della sentenza
che ha aperto la liquidazione. Tuttavia, gli atti legalmente compiuti dal curatore
rimangono validi.
❖ Nuova Disciplina dell'Amministrazione del Patrimonio
• In caso di revoca (= annullamento) della sentenza di apertura che ha aperto la
liquidazione, l'articolo 53 prevede una nuova disciplina per l'amministrazione
del patrimonio da parte del debitore fino al passaggio in giudicato della
decisione. Questo implica una forma di "spossessamento attenuato", dove il
debitore mantiene alcune responsabilità nella gestione dei propri beni.
Il debitore non riacquista immediatamente la piena disponibilità dei suoi
beni. Il legislatore ha previsto una disciplina transitoria per evitare che il
debitore possa disporre dei beni in modo pregiudizievole per i creditori.
Conclusione
Il procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale è complesso e prevede
diverse fasi e possibilità di impugnazione. Le norme stabiliscono chiaramente come
devono essere gestite le decisioni del tribunale e quali diritti hanno le parti coinvolte.
Questo sistema mira a garantire un processo equo e trasparente nella gestione delle
crisi aziendali, proteggendo gli interessi dei creditori e dei debitori.
Punti chiave da ricordare:
• Priorità agli strumenti alternativi: Il legislatore favorisce le soluzioni che
consentono di salvare l'impresa.
• Tutela dei creditori: Le procedure sono volte a garantire il soddisfacimento
dei crediti.
• Controlli giurisdizionali: Il tribunale svolge un ruolo fondamentale nel
verificare il rispetto delle norme e nell'adottare le misure necessarie.
7) Organi della procedura della LG
Il procedimento di liquidazione giudiziale (L.G.) è gestito da diversi organi, ciascuno
con ruoli e responsabilità specifiche.
RELAZIONI TRA GLI ORGANI
• Tribunale: Ha un ruolo di controllo e di risoluzione delle controversie.
• Giudice delegato GD: È il braccio operativo del tribunale e ha un ruolo di
coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti.
• Curatore: Esegue concretamente le decisioni del tribunale e del giudice
delegato.
• Comitato dei creditori: Rappresenta gli interessi dei creditori e ha un ruolo
consultivo e di controllo sul lavoro del curatore.
156
1. TRIBUNALE CONCORSUALE (ART. 122)
• Funzioni: Il tribunale concorsuale è l'organo principale che gestisce l'intera
procedura di liquidazione giudiziale LG.
• Compiti:
o Nomina e Revoca: Ha il potere di nominare, revocare e sostituire il
giudice delegato e il curatore.
o Decide i Reclami: È competente a decidere sui reclami contro i
provvedimenti emessi dal giudice delegato GD.
2. GIUDICE DELEGATO (GD) (ART. 123)
• Supervisione: Il GD ha il compito di sovrintendere (= controllare,
supervisionare, vigilare) la procedura, esercitando vigilanza e controllo
sull'operato del curatore e di garantire il corretto svolgimento della procedura.
Può convocare il curatore, il comitato dei creditori e il debitore stesso per
discutere questioni rilevanti.
• Compiti:
o Compensi: Liquida i compensi ai coadiutori del curatore.
o Autorizzazioni: Autorizza il curatore a stare in giudizio e decide sui
reclami contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori.
o Ammissione al Passivo: Decide sulle domande di ammissione al passivo,
cioè le richieste dei creditori di essere riconosciuti come tali nella
procedura.
3. CURATORE (ARTICOLI 125-137)
• Nomina: Il curatore è nominato nella sentenza che apre la procedura di
liquidazione e agisce come pubblico ufficiale.
• Amministratore del patrimonio: È il rappresentante legale del debitore fallito
e ha il compito di amministrare e liquidare il patrimonio fallimentare
• Compiti:
o Gestione del Patrimonio: Ha la responsabilità di amministrare e
liquidare il patrimonio del debitore. Per atti di straordinaria
amministrazione, deve essere autorizzato dal comitato dei creditori. Per
gli atti di valore ≥ 50.000 euro e per le transazioni deve dare anche previa
informazione al GD (art. 132); per gli atti di liquidazione dell’attivo deve
seguire le relative procedure.
157
o Deleghe e Coadiutori: deve esercitare personalmente le proprie
funzioni, può delegare alcune operazioni con l'autorizzazione del
comitato dei creditori.
o Obblighi Informativi: Deve tenere un giornale informatico delle
operazioni, produrre relazioni al GD e richiedere autorizzazioni per
compiere determinate operazioni: prelievi di somme di denaro.
o Reclamabilità degli Atti: Gli atti o le omissioni del curatore possono
essere reclamati davanti al GD, ma solo per motivi di legittimità.
• Ha diritto ad un compenso per la sua attività.
4. COMITATO DEI CREDITORI (ARTICOLI 138-141)
• Composizione: È composto da 3 o 5 membri nominati dal GD, ma i creditori
possono designarli a maggioranza. (membro sono delegabili a un avvocato o a
un dottore commercialista)
• Funzioni:
o Vigila sull'attività del curatore.
o Autorizza atti straordinari e fornisce pareri vincolanti su alcune decisioni.
(vincolante, ad es., su esercizio provvisorio, affitto d’azienda e proposta di
concordato).
o I membri hanno poteri ispettivi individuali.
• Delibere: Le decisioni vengono prese a maggioranza; i membri in conflitto
d'interessi devono astenersi dalla votazione.
• autorizzazioni e dinieghi di autorizzazione del CC sono reclamabili davanti al
GD, ma solo per motivi di legittimità
• Compensi: Non hanno diritto a compenso fisso (solo eventuale), ma possono
ricevere rimborso spese.
Procedimento di Impugnazione
L'impugnazione dei provvedimenti del tribunale e del giudice delegato è regolata
dall'articolo 124 del CCII. Le parti coinvolte possono contestare le decisioni attraverso
specifiche procedure legali.
In sintesi
Il procedimento concorsuale è un meccanismo complesso che coinvolge diversi
soggetti, ciascuno con ruoli e compiti specifici. L'obiettivo finale è quello di liquidare il
patrimonio del debitore insolvente e di soddisfare i crediti dei creditori nel modo più
equo possibile.
8) Effetti della Liquidazione per il Debitore
158
La liquidazione giudiziale comporta una serie di conseguenze significative per il
debitore, in particolare sul piano patrimoniale.
Punti chiave:
o Spossessamento: Il debitore perde il potere di disporre dei suoi beni.
o Inefficacia degli atti: Molti atti compiuti dal debitore prima o dopo
l'apertura della procedura possono essere inefficaci.
o Cristallizzazione del patrimonio: Il patrimonio del debitore viene
"congelato" al momento dell'apertura della procedura.
o Interruzione dei processi: I processi pendenti nei confronti del debitore
vengono sospesi.
EFFETTI PATRIMONIALI SOSTANZIALI
• Spossessamento: Con l'apertura della liquidazione giudiziale LG, il debitore
perde il diritto di disporre dei propri beni. Questa perdita di potere è analoga
(= simile) a quanto accade nel caso di pignoramento (=Sequestro)
nell'esecuzione individuale. Questo significa che non può più effettuare atti che
producano effetti patrimoniali senza l'autorizzazione del curatore.
• Legittimazione al Curatore: Il curatore, nominato dal tribunale, acquisisce la
legittimazione a gestire e disporre dei beni del debitore, ma con dei limiti
stabiliti dalla legge.
• Inefficacia degli Atti: Gli atti compiuti dal debitore dopo l'apertura della
procedura sono considerati inefficaci nei confronti dei creditori, a meno che non
siano state rispettate determinate formalità (come l'iscrizione nel registro delle
imprese), che siano stati registrati prima dell’apertura della liquidazione.
(Questo è simile a ciò che accade in caso di pignoramento.)
• Inefficacia degli atti:
o Atti Inefficaci: Gli atti di vendita o pagamento effettuati dal debitore dopo
l'apertura della liquidazione non hanno effetto nei confronti dei creditori.
Questo vale anche se tali atti sono stati compiuti da terzi.
o Spossessamento Totale: Lo spossessamento riguarda tutti i beni del
debitore, compresi quelli acquisiti durante la procedura. Tuttavia, il curatore
deve affrontare le passività associate a questi beni.
Il curatore può decidere di non acquisire alcuni beni o diritti, se ciò è
nell'interesse dei creditori.
EFFETTI PER I TERZI
Cristallizzazione del Patrimonio e Inefficacia degli Atti.
L'apertura della liquidazione giudiziale ha un impatto significativo sui rapporti tra il
159
debitore e i terzi. La cristallizzazione del patrimonio e l'inefficacia degli atti compiuti
dal debitore o dai terzi hanno lo scopo di tutelare i creditori e di garantire una
distribuzione equa del patrimonio del debitore.
• Pignoramento Esteso: L'apertura della liquidazione ha effetti simili a un
pignoramento su tutto il patrimonio del debitore. (cristtallizzazione del
patrimonio)
• Inefficacia degli Atti Precedenti: Gli atti compiuti prima dell'apertura della
procedura non sono efficaci nei confronti dei creditori se non sono state
effettuate le formalità necessarie per renderli opponibili.
o Lo scopo di questa regola è quello di evitare che il debitore possa
svuotare il proprio patrimonio a danno dei creditori poco prima
dell'apertura della procedura.
Esempi di atti che possono essere inefficaci:
• Alienazioni di beni immobili: Se non sono state trascritte nei
registri immobiliari prima dell'apertura della procedura.
• Cessioni di crediti: Se non sono state notificate al debitore
ceduto prima dell'apertura della procedura.
• Alienazioni di universalità di mobili: Se non hanno data certa.
• Alienazioni di beni mobili: Se non è stato trasmesso il possesso
prima dell'apertura della procedura.
EFFETTI PATRIMONIALI PROCESSUALI
• Perdita della Legittimazione processuale: Con l'apertura della liquidazione, il
debitore perde anche la legittimazione a compiere atti processuali: non può più
agire o resistere in giudizio per difendere i propri diritti relativi al patrimonio
oggetto della procedura.
Permettere al debitore di continuare a disporre dei beni del fallimento
attraverso azioni legali potrebbe pregiudicare i diritti dei creditori.
• Interruzione del Processo: La procedura di liquidazione provoca
l'interruzione automatica di eventuali processi in corso contro il debitore.
Questi processi devono essere riassunti entro tre mesi, dalla dichiarazione del
giudice; altrimenti, si estinguono.
Questa sospensione è temporanea e serve a dare modo al curatore di valutare se
proseguire le cause o meno.
Conclusione
Gli effetti della liquidazione giudiziale sul debitore comportano una significativa
perdita di controllo sui propri beni e diritti. La gestione patrimoniale passa al curatore,
e gli atti compiuti dal debitore dopo l'apertura della procedura sono generalmente
considerati inefficaci nei confronti dei creditori. Inoltre, la procedura provoca
160
l'interruzione delle azioni legali in corso contro il debitore, richiedendo una
riassunzione entro un termine specifico.
EFFETTI PERSONALI
Oltre agli effetti patrimoniali, la liquidazione giudiziale ha anche ripercussioni di
natura personale sul debitore. Queste conseguenze riguardano principalmente la
tutela di alcuni beni essenziali per la sua sopravvivenza e la sua partecipazione alla
procedura.
• Beni esclusi (dalla LG): i vestiti, i mobili necessari per la casa e gli oggetti di uso
personale come libri
• Diritto a un Sussidio alimentare durante la procedura di liquidazione.
• Corrispondenza: La corrispondenza può essere monitorata o gestita dal
curatore, garantendo che le comunicazioni siano appropriate e che non ci siano
tentativi di occultare beni o informazioni dai creditori.
• Obblighi personali (anche per amministratori o liquidatori di società). Il
debitore, così come gli amministratori o i liquidatori della società fallita, hanno
l'obbligo di: di collaborare con il curatore, fornire informazioni sui beni e i debiti
e rispettare le disposizioni legali relative alla procedura di liquidazione.
Conclusione
Gli effetti personali della liquidazione giudiziale hanno un impatto significativo sulla
vita del debitore. Mentre alcuni beni essenziali possono essere protetti, il debitore
deve affrontare nuove responsabilità e obblighi durante il processo. La normativa mira
a bilanciare la protezione dei diritti del debitore con la necessità di soddisfare le
richieste dei creditori.
9) Effetti della Liquidazione per i Creditori
Quando un debitore entra in liquidazione giudiziale, gli effetti sui creditori sono
significativi e regolati da specifiche disposizioni del CCII.
Gli effetti della liquidazione giudiziale sui creditori sono progettati per garantire un
trattamento equo e ordinato delle pretese creditorie nei confronti del patrimonio del
debitore. La necessità di accertare i crediti in sede concorsuale e il divieto di azioni
individuali mirano a tutelare i diritti di tutti i creditori coinvolti nella procedura,
assicurando che le risorse siano distribuite in modo giusto e secondo le priorità
stabilite dalla legge.
1. CONCORSO FORMALE (ART. 151, 2° CO.)
Quando un'impresa viene dichiarata fallita, entra in gioco un meccanismo particolare
per gestire i debiti e distribuire i beni tra i creditori. Questo meccanismo si chiama
"concorso dei creditori".
• Accertamento dei Crediti: Ogni credito, anche se dotato di diritto di prelazione
o prededucibile, deve essere accertato secondo le norme stabilite. Questo
significa che i creditori devono presentare le loro pretese nel procedimento di
accertamento del passivo.
161
• Procedura Esclusiva: L'accertamento delle pretese deve avvenire
esclusivamente in sede concorsuale. Ciò implica che qualsiasi domanda già
pendente contro il debitore alla data di apertura della procedura diventa
improcedibile, mentre quelle introdotte dopo l'apertura sono inammissibili.
2. DIVIETO DI AZIONI ESECUTIVE E CAUTELARI INDIVIDUALI (ART. 150)
Il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali è una regola fondamentale della
procedura concorsuale che garantisce un trattamento equo tra i creditori e
contribuisce a una gestione efficiente della crisi d'impresa. Tuttavia, ci sono alcune
eccezioni per tutelare i diritti dei creditori che hanno una garanzia specifica sui beni
del debitore.
Divieto Generale: I creditori non possono avviare o proseguire azioni esecutive o
cautelari individuali contro il debitore per recuperare i propri crediti. Questo divieto
è volto a garantire che la soddisfazione dei crediti avvenga in modo equo tra tutti i
creditori.
• Eccezioni: Tuttavia, esistono eccezioni per i crediti garantiti da pegno (=
caparra) o privilegio speciale mobiliare e per il mutuo fondiario.
o Crediti garantiti da pegno o privilegio speciale mobiliare: I creditori
che hanno una garanzia specifica sui beni del debitore (come un pegno su
un gioiello) possono continuare a esercitare i loro diritti su quei beni.
o Mutuo fondiario: I creditori che hanno concesso un mutuo fondiario
possono continuare ad agire per recuperare il credito garantito
dall'immobile ipotecato.
3. SCADENZA ANTICIPATA DEI CREDITI E SOSPENSIONE DEGLI INTERESSI sui
Crediti Chirografari (ART. 154)
• Scadenza Anticipata: L'apertura della liquidazione può comportare la scadenza
anticipata di alcuni crediti. I crediti scadono al momento dell'apertura della
liquidazione, anche se la scadenza originaria era successiva.
• Sospensione degli Interessi: Gli interessi sui crediti chirografari (senza
garanzie) possono essere sospesi dal giorno dell'apertura della liquidazione.
4. CREDITI NON PECUNIARI/NON LIQUIDI (ART. 158)
• Trattamento Speciale: I crediti non pecuniari (es. diritto di usufrutto) o non
liquidi (es. danno futuro) sono trattati in modo specifico durante la liquidazione,
poiché la loro valutazione può essere più complessa rispetto ai crediti pecuniari.
5. TRATTAMENTO DEI CREDITI MUNITI DI PRELAZIONE (ART. 153)
• Priorità: I crediti con diritto di prelazione (= di precedenza, c’è privilegio)
vengono trattati con priorità nel soddisfacimento rispetto ad altri creditori,
secondo l'ordine stabilito dalla legge.
6. COMPENSAZIONE (ART. 154)
162
• Compensazione dei Crediti: I creditori possono richiedere la compensazione
dei loro crediti con quelli del debitore, a condizione che siano soddisfatte le
condizioni previste dalla legge.
7. OBBLIGAZIONI SOLIDALI (ARTT. 160-162)
• Obbligazioni Solidali: In caso di obbligazioni solidali tra più debitori (= il
debitore è obbligato in solido con altri), ogni creditore può richiedere l'intero
importo del debito a uno qualsiasi dei debitori solidali, fino a quando il debito
non viene completamente estinto.
10) Effetti della Liquidazione sui Rapporti Pendenti
Quando si apre una liquidazione giudiziale, i contratti che aveva in corso con altre parti
subiscono delle modifiche importanti. Queste modifiche dipendono dalla natura del
contratto e dalla volontà del curatore.
Queste conseguenze possono essere classificate in tre categorie principali:
Le tre possibili sorti di un contratto:
Sospensione con Facoltà di Scelta del Curatore, Prosecuzione ex lege,
Scioglimento ex lege
1. SOSPENSIONE CON FACOLTÀ DI SCELTA DEL CURATORE
• Sospensione: Se un contratto non è stato completamente eseguito da entrambe
le parti al momento dell'apertura della liquidazione, l'esecuzione del contratto
rimane sospesa. È qui che entra in gioco il curatore, una figura nominata dal
tribunale per gestire la liquidazione del patrimonio dell'azienda fallita.
• Facoltà di Scelta: Il curatore poi ha la possibilità d Il curatore, dopo aver
valutato attentamente la situazione, ha la facoltà di scegliere cosa fare dei
contratti in corso: può decidere se:
o Subentrare nel contratto: In questo caso, il curatore assume tutti gli
obblighi e i diritti derivanti dal contratto.
o Sciogliersi dal contratto: In questo caso, il contratto viene annullato.
Questo deve avvenire con l'autorizzazione del comitato dei creditori.
Subentrare nel contratto:
• Cosa significa: Il curatore prende il posto dell'azienda fallita nel
contratto che diventa il nuovo "contraente" e dovrà rispettare tutti
gli obblighi previsti dal contratto: se ritiene che questo possa
portare un beneficio ai creditori.
Sciogliersi dal contratto:
• Cosa significa: Il curatore decide di annullare il contratto. Questo
significa che il contratto viene considerato nullo e le parti sono
liberate dai reciproci obblighi: se ritiene che questo sia
svantaggioso per i creditori o se l'adempimento del contratto
163
comporterebbe costi eccessivi.
2. PROSECUZIONE EX LEGE
• Contratti a Effetti Reali: Alcuni contratti, come quelli che producono effetti
reali (ad esempio, trasferimenti di proprietà, la vendita di un immobile) o i
contratti di leasing, non possono essere sospesi e continuano a essere validi se il
contraente in bonis (cioè non in difficoltà economica) ha già acquisito il diritto
prima dell'apertura della procedura.
• Contratti di Locazione e Affitto: Anche i contratti di locazione e affitto
proseguono automaticamente, ma il curatore può avere la facoltà di recedere da
questi contratti in determinate circostanze.
3. SCIOGLIMENTO EX LEGE
• Contratti Incompatibili: Alcuni contratti si sciolgono (annullati)
automaticamente con l'apertura della liquidazione se sono incompatibili con la
procedura, come i contratti di borsa a termine o i contratti intuitus personae
(cioè basati sulla persona del contraente) quelli che richiedono una presenza
personale specifica (contratti intuitus personae).
• Soppressione Automatica: In questi casi, il contratto si scioglie senza necessità
di ulteriori azioni da parte del curatore.
ARTICOLO 172 – RAPPORTI PENDENTI
soprattutto nel contesto della liquidazione giudiziale di un'azienda, si definiscono
rapporti pendenti quei contratti che, al momento dell'apertura della procedura
concorsuale, sono stati stipulati ma non sono stati ancora completamente eseguiti da
entrambe le parti. In altre parole, sono contratti "in corso d'opera".
L'articolo 172 stabilisce che se un contratto è ancora ineseguito o non completamente
eseguito quando viene aperta la liquidazione, l'esecuzione rimane sospesa fino a
quando il curatore decide se subentrare o sciogliersi dal contratto. Le clausole che
rendono la risoluzione del contratto dipendente dall'apertura della liquidazione sono
considerate inefficaci.
11) EFFETTI DEL SUBENTRO E DELLO SCIOGLIMENTO
• Subentro: Se il curatore decide di subentrare nel contratto, cioè il curatore
diventa parte del contratto, deve rispettare tutte le condizioni contrattuali
esistenti. Tuttavia, per i contratti ad esecuzione continuata, la prededuzione
(un diritto di priorità nel recupero dei crediti) si applica solo ai pagamenti
effettuati dopo l'apertura della liquidazione.
• Scioglimento: Se il curatore si scioglie dal contratto, annullato, non possono
derivare pretese risarcitorie per il contraente in bonis; le richieste di
164
restituzione sono considerate crediti concorsuali e devono essere insinuate
al passivo.
CASI PARTICOLARI:
• Contratto preliminare di compravendita immobiliare: Il curatore può
decidere di sciogliersi dal contratto, ma l'acquirente ha diritto a un
risarcimento del danno.
• Contratto di leasing: Se il concedente fallisce, il contratto prosegue. Se è
l'utilizzatore a fallire, il concedente può recuperare il bene e vendere all'asta.
• Contratti intuitus personae: Questi contratti sono basati sulla persona del
contraente e si sciolgono automaticamente con il fallimento, a meno che la
controparte non acconsenta al subentro del curatore.
CONTRATTI CHE PROSEGUONO EX LEGE
Alcuni contratti non possono essere sospesi o sciolti, come quelli relativi a diritti
reali già acquisiti dal contraente in bonis. Questi includono:
• Vendite con riserva di proprietà.
• Contratti di leasing.
• Contratti di locazione.
CONTRATTO PRELIMINARE DI COMPRAVENDITA IMMOBILIARE (ART. 173)
Il contratto preliminare rimane sospeso e il curatore ha la facoltà di scioglierlo,
tranne nei casi in cui il contratto è trascritto e riguarda immobili "protetti", come
quelli utilizzati come abitazione principale.
Conclusione
La liquidazione giudiziale ha un impatto significativo sui contratti in corso. La sorte di
ciascun contratto dipende dalla sua natura, dalla volontà del curatore e dagli interessi
delle parti coinvolte. È importante sottolineare che la scelta del curatore deve sempre
essere nell'interesse dei creditori.
Gli effetti della liquidazione sui rapporti pendenti sono complessi e mirano a bilanciare
gli interessi del debitore e dei creditori. La legge stabilisce chiaramente come devono
essere gestiti i contratti in corso al fine di garantire un trattamento equo per tutte le
parti coinvolte nella procedura di liquidazione.
12) EFFETTI DELLA LIQUIDAZIONE SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI
CREDITORI
Effetti della Liquidazione sugli Atti Pregiudizievoli ai Creditori (Art. 163-171)
In generale, esiste un intervallo di tempo tra il momento in cui si manifesta lo stato di
insolvenza e l'apertura della liquidazione giudiziale. Durante questo periodo,
165
l'imprenditore potrebbe aver compiuto atti che compromettono l'integrità del proprio
patrimonio e danneggiano i creditori, come ad esempio la vendita di merci a prezzi
stracciati. Questo problema si presenta ogni volta che il debitore sottrae beni dal
proprio patrimonio, e il legislatore ha affrontato la questione tramite le disposizioni
relative all'azione revocatoria (artt. 2901 e seguenti c.c.).L'azione revocatoria
ordinaria è esercitabile anche in caso di liquidazione giudiziale, ma in tal caso si
applica la disciplina dell'azione revocatoria concorsuale, che si basa su presupposti
parzialmente diversi e consente una ricostruzione più agevole e ampia del patrimonio
del debitore.
a) AZIONE REVOCATORIA CONCORSUALE
a) Funzione: La revocatoria concorsuale ha lo scopo di reintegrare la garanzia
patrimoniale per gli atti di disposizione e ripristinare la par condicio creditorum per i
pagamenti e gli atti costitutivi di diritti di prelazione.
b) Strumento: Essa si concretizza nell'inefficacia degli atti (sia automatica che per
effetto di sentenza).
c) Effetto: Gli effetti possono includere l'incremento dell'attivo (recupero di beni,
diritti o pagamenti), la riduzione del passivo (esclusione di crediti) o il ripristino della
par condicio creditorum (esclusione delle prelazioni).
Il principio alla base della revocatoria concorsuale è che tutti gli atti compiuti
dall'imprenditore in stato di insolvenza si presumono pregiudizievoli per i creditori,
poiché idonei a alterare la par condicio creditorum.
Per quanto riguarda gli effetti, sono analoghi a quelli della revocatoria ordinaria: l'atto
di disposizione revocato rimane valido, ma inefficace nei confronti della massa dei
creditori. Il terzo che ha subito la revoca dovrà restituire alla liquidazione giudiziale
quanto ricevuto dal debitore o l'equivalente in denaro se la restituzione in natura non
è possibile. Contestualmente, il creditore sarà ammesso al passivo della liquidazione
per il suo eventuale credito nei confronti del debitore e parteciperà alle ripartizioni
dell'attivo insieme agli altri creditori.
Il termine per l'azione revocatoria concorsuale è identico a quello della revocatoria
ordinaria: tre anni dall'apertura della procedura.
b) Presupposti dell'Azione Revocatoria Concorsuale
• Oggettivo: Stato di insolvenza dell'imprenditore e compimento dell'atto nel
periodo sospetto legale, che varia da sei mesi a due anni dal deposito
dell'istanza di apertura della procedura.
• Soggettivo: Conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo (scientia
decotionis), con onere della prova legale.
In entrambi i casi, il terzo ha l'onere di dimostrare che l'imprenditore non fosse già
insolvente nel periodo sospetto legale e che ignorava lo stato di insolvenza
dell'imprenditore.
Art. 166 – Atti a Titolo Oneroso, Pagamenti, Garanzie
La norma prevede la possibilità di impugnare tre categorie di atti: atti a titolo oneroso,
atti estintivi di debiti pecuniari e atti costitutivi di garanzie per debiti propri. La
disciplina varia a seconda che l'atto sia considerato normale o anormale. I criteri per
166
definire un atto normale differiscono in base alla categoria, rendendo anormali:
a) Atti a titolo oneroso: quando le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal
debitore superano di oltre un quarto ciò che gli è stato dato o promesso.
b) Atti estintivi di debiti pecuniari: se non effettuati con denaro o altri mezzi normali
di pagamento; un esempio tipico di mezzo anormale è la datio in solutum.
c-d) Atti costitutivi di diritti di prelazione (come pegni o ipoteche giudiziali o
volontarie) che non sono contestuali al debito [Link] questi atti, si presume la
conoscenza dello stato di insolvenza, pertanto spetta al terzo convenuto in revocatoria
dimostrare, non senza difficoltà, di ignorare tale [Link] periodo sospetto ha una
durata di:
• 1 anno per gli atti anormali;
• 6 mesi per quelli normali;
• 2 anni per tutti gli atti a titolo gratuito e i pagamenti anticipati.
•
Art. 163 – Atti a Titolo Gratuito
Per gli atti a titolo gratuito (con un periodo sospetto di 2 anni), come garanzie per
debiti altrui, donazioni indirette e pagamenti di debiti altrui, si prevede l'inefficacia
automatica se compiuti nel biennio antecedente il deposito della domanda di apertura
della procedura concorsuale (esclusi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento
di un dovere morale o per scopi di pubblica utilità). I beni oggetto degli atti sono
acquisiti alla massa fallimentare mediante la trascrizione della sentenza di apertura
della procedura, se si tratta di beni immobili o mobili registrati. L'interessato che
desidera contestare l'inefficacia deve presentare reclamo al Giudice Delegato contro la
trascrizione, ai sensi dell'articolo 133.
Atti Normali
La situazione processuale cambia per la seconda categoria di atti sottoposti a
revocatoria giudiziale. In questo caso, è il curatore a dover provare che il terzo fosse a
conoscenza dello stato di insolvenza al momento dell'atto. Rientrano in questa
categoria gli atti compiuti fino a sei mesi prima della domanda che ha portato
all'apertura della liquidazione:
a) Pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati con mezzi normali;
b) Atti costitutivi di diritti di prelazione per debiti sorti contestualmente;
c) Ogni altro atto a titolo oneroso.
Art. 164 – Pagamenti di Crediti Non Scaduti e Postergati
Si prevede l'inefficacia automatica per:
• Pagamenti di crediti che scadono nel giorno dell'apertura della procedura o
successivamente, se eseguiti dal debitore dopo il deposito della domanda che ha
portato all'apertura della procedura concorsuale o nei due anni precedenti.
• Rimborsi dei finanziamenti dei soci (di società di capitali) a favore della società,
se effettuati dal debitore dopo il deposito della domanda o nell'anno precedente.
167
• Rimborso dei finanziamenti effettuati a favore della società assoggettata a
liquidazione da chi esercita attività di direzione e coordinamento nei suoi
confronti o da altri soggetti ad essa sottoposti (art. 2497 quinquies c.c.).
Atti Non Revocabili
Le esenzioni da revocatoria si applicano ad atti che sarebbero normalmente revocabili
ma che la legge intende tutelare per varie ragioni. L'elenco delle esenzioni è
disciplinato dall'articolo 166, comma 3:
a) Pagamenti per beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa
secondo i termini d'uso.
b) Vendite e preliminari di vendita di immobili "protetti" (art. 173), purché
avvengano a giusto prezzo.
c) Atti, pagamenti e garanzie su beni del debitore posti in essere in esecuzione
del piano attestato ai sensi dell'articolo 56 o dell'articolo 284.
d) Gli atti e i pagamenti effettuati dal debitore dopo il deposito della domanda
d'accesso al concordato preventivo o all'accordo di ristrutturazione.
e) Pagamenti eseguiti dal debitore come corrispettivo per prestazioni lavorative
effettuate da dipendenti o collaboratori.
f) Pagamenti di debiti liquidi ed esigibili effettuati dal debitore alla scadenza per
ottenere prestazioni strumentali all'accesso agli strumenti di regolazione della
crisi e dell'insolvenza previsti dal presente codice. Questa riformulazione
mantiene il contenuto originale ma cerca di rendere il testo più chiaro e fluido.
Rapporti fra coniugi
Il coniuge di un imprenditore è generalmente il primo a conoscere lo stato di
insolvenza dell'altro. Il codice della crisi stabilisce regole severe per gli atti di
disposizione tra i coniugi (art. 169 CCII):
1. Revocabilità degli Atti: È eliminato il limite temporale di un anno o sei mesi;
tutti gli atti di disposizione tra coniugi possono essere revocati a partire
dall'inizio dell'attività imprenditoriale del debitore, creando un periodo
sospetto illimitato.
2. Presunzione di Conoscenza: Si presume che il coniuge conosca lo stato di
insolvenza, e spetta a lui dimostrare di ignorarlo, applicabile anche agli atti
normali.
3. Atti a Titolo Gratuito: Gli atti a titolo gratuito tra coniugi, realizzati più di due
anni prima della domanda di apertura della liquidazione giudiziale, non sono
soggetti a revocatoria automatica.
Dopo l'apertura della liquidazione giudiziale, la comunione legale tra i coniugi si
scioglie (art. 191 c.c.), e le attività e passività vengono divise equamente.
Limiti Temporali e Prescrizione
• Prescrizione: 5 anni dall'atto (simile all'azione revocatoria ordinaria).
• Decadenza: 3 anni dall'apertura della procedura.
168
• Se la liquidazione è preceduta da un'altra procedura, il periodo sospetto inizia
dalla pubblicazione della domanda di accesso alla prima procedura.
Disciplina Speciale per Gruppi di Imprese
L'art. 290 stabilisce l'inefficacia degli atti e contratti che spostano risorse a favore di
un'altra impresa.
Accertamento del Passivo e dei Diritti di Terzi (artt. 200-210)
L'accertamento del passivo è una fase cruciale della procedura di liquidazione,
caratterizzata da un procedimento contenzioso tra il creditore istante e la massa dei
creditori rappresentata dal curatore, che si svolge davanti al Giudice Delegato (GD).
Questa fase ha l'obiettivo di determinare quali creditori hanno diritto a partecipare
alle ripartizioni dell'attivo, l'ammontare dei loro crediti e le eventuali cause di
prelazione.
Procedura di Accertamento
• Domanda di Ammissione: La procedura si avvia con la domanda di
ammissione dei creditori, presentata almeno 30 giorni prima dell'udienza di
esame del passivo. Anche i titolari di crediti prededucibili devono presentare
tale domanda, a meno che la loro pretesa non sia contestata.
• Documentazione Necessaria: La domanda deve specificare le ragioni di
prelazione e includere documenti giustificativi del credito. I creditori devono
dimostrare il loro credito, e la prova documentale è necessaria se il credito
deriva da contratti che richiedono forma scritta.
Progetto di Stato Passivo
Il curatore elabora un progetto di stato passivo che include:
• Crediti ammessi, distinti in chirografari e privilegiati.
• Crediti non ammessi.
• Crediti ammessi con riserva.
Il progetto deve essere depositato in cancelleria almeno 15 giorni prima dell'udienza.
Durante l'udienza, il GD esamina le posizioni dei creditori e forma lo stato passivo
definitivo, che può essere impugnato entro 30 giorni dalla comunicazione.
Domande Tardive
Le domande di ammissione tardive possono essere presentate entro sei mesi dal
deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma solo se il ritardo non è
imputabile al creditore.
Liquidazione dell’Attivo (artt. 211-218)
La liquidazione mira a convertire i beni del debitore in denaro per soddisfare i
creditori. Il curatore deve predisporre un programma di liquidazione entro 150 giorni
dalla sentenza di apertura, approvato dal Comitato dei creditori. La liquidazione deve
completarsi entro cinque anni dall'apertura della procedura, con possibilità di proroga
in casi complessi.
Modalità delle Vendite
169
I beni sono venduti secondo modalità trasparenti e competitive, preferibilmente
tramite procedure telematiche. La legge favorisce la cessione dell'azienda in blocco
piuttosto che il suo smembramento.
Riassunto degli Articoli 216-253
MODALITÀ DELLA LIQUIDAZIONE (ART. 216)
La liquidazione dei beni del debitore segue un processo preciso:
• Stima dei Beni: I beni devono essere stimati da esperti nominati dal curatore.
• Avviso di Vendita: Deve essere redatto e pubblicato nel portale delle vendite
pubbliche almeno 30 giorni prima della vendita.
• Vendita Telematica: Le gare avvengono generalmente in modalità telematica,
con offerte che possono scendere fino al 25% rispetto alla base d'asta.
• Pagamento Rateizzato: Il pagamento può essere rateizzato fino a 12 mesi, con
immissione anticipata nel possesso solo con fideiussione.
• Esito della Vendita: Al termine, il curatore informa il Giudice Delegato (GD) e il
Comitato dei Creditori (CC) dell'esito della vendita.
Poteri del Giudice Delegato (Art. 217)
Il GD ha il potere di:
• Sospendere la vendita.
• Impedire il perfezionamento se il prezzo è notevolmente inferiore a quello
congruo.
• Ordinare la cancellazione di gravami come pignoramenti e ipoteche.
Ripartizione dell’Attivo (Art. 219-232)
La ripartizione si basa sullo stato passivo e segue un ordine specifico:
1. Crediti prededucibili.
2. Crediti prelatizi.
3. Crediti chirografari.
4. Crediti postergati.
I crediti prededucibili devono essere accertati e soddisfatti per primi, prelevando le
somme necessarie dalle disponibilità liquide. Le somme residue vengono distribuite
tra i creditori privilegiati e chirografari, rispettando l'ordine di collocazione stabilito
dalla legge.
Cessazione della Procedura (Art. 233-253)
La liquidazione giudiziale si chiude per vari motivi, tra cui:
170
• Mancata presentazione di domande di ammissione allo stato passivo.
• Pagamento integrale dei creditori prima della ripartizione dell'attivo.
• Insufficienza dell'attivo.
La chiusura è dichiarata con decreto motivato del tribunale e può essere reclamata in
appello. Gli effetti della chiusura sono simili a quelli dell'apertura, con la possibilità di
riapertura entro cinque anni.
Concordato nella Liquidazione Giudiziale
Il concordato permette al debitore di chiudere i rapporti pregressi attraverso
pagamenti parziali o ristrutturazioni dei debiti, liberando i beni dalla procedura
concorsuale. La proposta di concordato deve essere presentata al GD e può includere
diverse modalità di soddisfacimento dei creditori.
STRUMENTI DI regolazione DELLA CRISI
Il concordato extra giudiziale è uno strumento flessibile per affrontare la crisi, ma
non offre i benefici protettivi previsti dal codice della crisi. Gli strumenti principali per
la gestione della crisi includono:
1. Accordi in Esecuzione di Piani Attestati (Art. 56 CCII):
• Non si tratta di un contratto, ma di un piano unilaterale finalizzato al
risanamento dell'esposizione debitoria e al riequilibrio della situazione
finanziaria.
• Il piano deve includere uno stato patrimoniale, un conto economico, un
prospetto dei flussi di cassa, le cause della crisi, strategie d'intervento e
l'elenco dei creditori.
• Necessita dell'attestazione da parte di un professionista indipendente che
verifichi la veridicità dei dati e la fattibilità del piano. L'attestazione
consente l'esenzione da revocatoria.
2. Accordo di Ristrutturazione dei Debiti (Art. 57 CCII):
• Prevede l'intervento del giudice e richiede l'omologazione giudiziale.
• Deve essere raggiunto con una maggioranza del 60% del monte crediti,
garantendo il pagamento integrale dei creditori estranei.
• La pubblicazione nel registro delle imprese conferisce un effetto
protettivo automatico.
Condizioni per l'Estensione degli Effetti
Per estendere gli effetti ai creditori non aderenti, devono essere rispettate tre
condizioni:
• Rispetto della par condicio creditorum.
171
• Rispetto dei criteri di gradazione dei crediti.
• Tutti i creditori devono poter partecipare alle trattative.
Reazioni alle Sopravvenienze
I piani devono essere flessibili e adattabili a eventuali cambiamenti nelle condizioni
[Link] sintesi, il codice della crisi d'impresa introduce strumenti per la
rilevazione anticipata della crisi e per la ristrutturazione dei debiti, promuovendo una
gestione proattiva delle difficoltà aziendali.
Coobbligati e Soci Illimitatamente Responsabili (Art. 59 CCII)
L'articolo 59 del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII) stabilisce che i
coobbligati beneficiano delle agevolazioni accordate ai creditori aderenti a un piano di
ristrutturazione, a meno che non sia diversamente disposto nel piano stesso. Per i
creditori non aderenti, l'estensione dei limiti dipende dal rapporto con il debitore che
ha redatto il piano.I soci illimitatamente responsabili beneficiano sempre
dell'esdebitamento, a meno che non abbiano fornito garanzie personali
precedentemente.
Accordi di Ristrutturazione ad Efficacia Estesa (Art. 61 CCII)
A certe condizioni, l’efficacia degli accordi omologati può essere estesa ai creditori non
aderenti:
l’accordo deve prevedere la continuità aziendale; un accordo liquidatorio può essere
proposto solo agli intermediari finanziari, se sussiste un indebitamento qualificato nei
loro confronti;
i creditori vanno collocati in classi (qui dette «categorie») omogenee per posizione
giuridica e interesse economico;
tutti i creditori appartenenti alla classe devono essere informati delle trattative,
devono essere messi in condizione di parteciparvi in buona fede e devono avere
ricevuto complete e aggiornate informazioni (sulla situazione del debitore e
sull’accordo proposto);
all’interno della classe deve essere raggiunto il 75% di adesioni;
i creditori non aderenti cui vengono estesi gli effetti dell'accordo devono risultare
soddisfatti in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale;
ai creditori che subiscono l’estensione degli effetti non può essere imposta
l'esecuzione di nuove prestazioni;
il debitore deve notificare ai creditori non aderenti l'accordo e la domanda di
omologazione, in modo da metterli in condizioni di opporsi all’omologazione;
i creditori non aderenti che subiscono l’estensione conservano impregiudicati i diritti
vs. i coobbligati (come nel concordato).
L’estensione degli effetti riguarda i creditori della singola classe, per la quale sono
rispettati i requisiti di cui sopra e non necessariamente i creditori delle altre classi.
Transazione sui Crediti Tributari e Contributivi (Art. 63 CCII)
• Nell'ambito delle trattative che precedono la stipulazione degli accordi di
ristrutturazione (comuni, agevolati o a efficacia estesa) il debitore può proporre
il pagamento parziale e/o dilazionato dei tributi e dei relativi accessori
172
amministrati dalle agenzie fiscali, nonché dei contributi previdenziali. Alle
condizioni già previste dagli artt. 57 e 61, si aggiunge che:
• la attestazione deve avere ad oggetto anche la convenienza del trattamento
proposto rispetto alla liquidazione giudiziale;
• la proposta di transazione va depositata all’Ufficio competente, che entro 30 gg.
deve esprimere la propria decisione (adesione o rifiuto);
• nonostante la mancata adesione, il Tribunale può omologare l’accordo se:
o l’adesione è determinante per il raggiungimento delle maggioranze (del
60% o del 75%);
o risulta (anche in base all’attestazione) che la proposta di soddisfacimento
dell’amministrazione è conveniente rispetto all'alternativa liquidatoria.
• La transazione conclusa nell'ambito degli accordi di ristrutturazione è risolta di
diritto se il debitore non esegue integralmente, entro sessanta giorni dalle
scadenze previste, i pagamenti dovuti.
Convenzione di Moratoria (Art. 63 CCII)
• È un accordo che ha quale unico effetto quello di ottenere al debitore una
dilazione (no stralci) e, se necessario, la sospensione delle azioni esecutive.
• I creditori vanno collocati in classi omogenee;
• tutti i creditori appartenenti alla classe devono essere informati delle trattative,
devono avere ricevuto complete e aggiornate informazioni e devono essere stati
messi in condizione di parteciparvi in buona fede;
• all’interno della classe deve essere raggiunto il 75% di adesioni;
• deve essere attestata: la veridicità dei dati aziendali, l’idoneità della
convenzione a disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi e la
sussistenza di concrete prospettive che i creditori non aderenti cui vengono
estesi gli effetti della convenzione siano soddisfatti in misura non inferiore
rispetto alla liquidazione giudiziale;
• ai creditori che subiscono l’estensione degli effetti non può essere imposta
l'esecuzione di nuove prestazioni;
• il debitore deve notificare ai creditori non aderenti l'accordo e la domanda di
omologazione, in modo da metterli in condizioni di promuovere l’opposizione
davanti al Tribunale (entro 30 gg.); a differenza degli accordi omologati, in
mancanza di opposizioni non c’è alcun giudizio e l’estensione degli effetti è
automatica.
Effetti degli Accordi sulla Disciplina Societaria e sui Contratti (Art. 64 CCII)
Dalla data di deposito della domanda per l'omologazione degli accordi di
ristrutturazione o della richiesta di misure protettive, scatta la sospensione di alcune
norme del codice civile riguardanti le perdite di capitale per le società. Questo significa
che le norme che proteggono il capitale sociale non si applicano, permettendo al
patrimonio di tornare positivo se l'operazione di salvataggio ha successo.
173
Normative sui Contratti
Quando sono concesse le misure protettive, i creditori non possono rifiutare
unilateralmente i contratti in corso d'opera o anticipare le scadenze, derogando così
all'articolo 1460 del codice civile, che consente la sospensione dell'esecuzione del
contratto in caso di deterioramento della situazione patrimoniale del debitore.
Piano di Ristrutturazione Soggetto a Omologazione (P.R.O.) (Art. 64-bis CCII)
Il P.R.O. è una nuova disciplina introdotta per conformarsi a una direttiva comunitaria.
Presenta similitudini con il concordato preventivo, ma permette una distribuzione non
universale del patrimonio, deviando dalla par condicio creditorum. È destinato agli
imprenditori commerciali in crisi o insolvenza e richiede la suddivisione dei creditori
in classi omogenee.
Procedura e Votazione
Il consenso dei creditori viene ottenuto durante il procedimento, con la nomina di un
commissario giudiziale per garantire una corretta informazione. La proposta deve
essere approvata tramite voto da parte dei creditori interessati, mentre i creditori
disinteressati non partecipano al voto. L'approvazione delle classi avviene con
specifiche [Link] tutte le classi approvano, si procede all'omologazione; in
caso contrario, il debitore può convertire la richiesta in un concordato preventivo. I
creditori dissenzienti possono opporsi all'omologazione, ma il tribunale può
comunque procedere se il loro credito è soddisfatto in misura non inferiore a quella
prevista dalla liquidazione giudiziale.
Misure Cautelari e Protettive e del Concordato Preventivo
Misure Cautelari e Protettive (Art. 64 CCII)
Il tribunale può concedere misure cautelari e protettive durante un
procedimento. Le misure cautelari tutelano i creditori, impedendo al debitore
di disporre dei propri beni a danno della massa creditoria. Le misure
protettive, invece, proteggono il debitore e scattano automaticamente con la
domanda di omologazione degli accordi di ristrutturazione, senza necessità di
una [Link] caso di concessione di misure protettive, è vietato
intraprendere azioni esecutive sui beni del debitore, inclusi quelli utilizzati per
l'attività d'impresa.
Effetti degli accordi sulla disciplina societaria e sui contratti in caso di
concessione di misure protettive (art. 64 – v. anche art. 94 bis)
1. Dalla data del deposito della domanda per l'omologazione degli accordi di
ristrutturazione ovvero della richiesta di misure cautelari e protettive (art. 54)
relative ad una proposta di accordo di ristrutturazione e sino all'omologazione,
non si applicano le norme del c.c. poste a protezione del capitale sociale (artt.
2446, co. 2 e 3, 2447, 2482 bis, co. 4, 5 e 6, e 2482 ter). Per lo stesso periodo non
opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale
sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545 duodecies, c.c.
2. Gli amministratori (e i sindaci) restano responsabili per la violazione dei
doveri previsti dall’art. 2486 c.c. avvenute nel periodo anteriore al deposito
174
delle domande di omologazione e di misure cautelari e protettive.
3. In caso di domanda proposta ai sensi dell'articolo 54, comma 3 (durante le
trattative), o di domanda di concessione delle misure protettive in funzione
della omologazione degli accordi di ristrutturazione (dopo il deposito della
domanda di omologazione), i creditori non possono, unilateralmente, rifiutare
l'adempimento dei contratti in corso di esecuzione o provocarne la risoluzione,
né possono anticiparne la scadenza o modificarli in danno dell'imprenditore per
il solo fatto del deposito delle medesime domande. Sono inefficaci eventuali
patti contrari.
4. Fermo quanto previsto dal comma 3, i creditori interessati dalle misure
protettive non possono, unilateralmente, rifiutare l'adempimento dei contratti
essenziali in corso di esecuzione o provocarne la risoluzione, né possono
anticiparne la scadenza o modificarli in danno dell'imprenditore per il solo fatto
di non essere stati pagati dal debitore. Sono essenziali i contratti necessari per la
continuazione della gestione corrente dell'impresa, inclusi i contratti relativi alle
forniture la cui interruzione impedisce la prosecuzione dell'attività del debitore.
Piano di Ristrutturazione Soggetto a Omologazione (P.R.O.) (Art. 64-bis CCII)
Il P.R.O. è una nuova disciplina simile al concordato preventivo, che permette al
debitore di deviare dalla regola della par condicio creditorum. Questo strumento
è destinato agli imprenditori in crisi e richiede la suddivisione dei creditori in
classi omogenee.
Il consenso dei creditori viene ottenuto durante il procedimento, con la nomina
di un commissario giudiziale che garantisce la corretta informazione. La
proposta deve essere approvata tramite voto da parte dei creditori interessati.
Se tutte le classi approvano, si procede all'omologazione; in caso contrario, il
debitore può convertire la richiesta in un concordato preventivo. I creditori
dissenzienti possono opporsi all'omologazione, ma il tribunale può procedere se
il loro credito è soddisfatto in misura non inferiore a quella prevista dalla
liquidazione giudiziale.
A differenza degli altri strumenti, l’approvazione del piano si inserisce
nell’ambito di un procedimento, per molti versi simile a quello previsto per il
concordato preventivo. In sintesi:
• il debitore presenta al Tribunale la domanda introduttiva, assieme a
piano, attestazione e documentazione ex art. 39;
• il Tribunale svolge un vaglio preliminare di ammissibilità, nomina G.D. e
commissario giudiziale e fissa i termini per il voto;
• il Commissario trasmette ai creditori un avviso relativo all’apertura della
procedura e ai termini concessi per il voto; successivamente trasmette la
propria relazione, che ha la funzione di informarli sul contenuto della
proposta, sulla sua fattibilità, convenienza rispetto alla LG, ecc.;
• In linea di massima, i creditori muniti di diritto di prelazione non votano
se soddisfatti in denaro, integralmente, entro 180 gg. dall'omologazione.
Se non ricorrono queste condizioni, i creditori muniti di diritto di
175
prelazione votano e, per la parte incapiente (porzione del credito non
coperta dal valore dei beni oggetto della prelazione), sono inseriti in una
classe distinta;
• la classe approva la proposta a maggioranza (assoluta dei crediti o 2/3 dei
votanti purché i votanti rappresentino almeno il 50% dei crediti);
• in caso di mancata approvazione il debitore può modificare la domanda,
convertendola in concordato preventivo (nel quale non serve l’unanimità
delle classi);
• in caso di approvazione si va all’omologazione. Se con l'opposizione un
creditore dissenziente eccepisce il difetto di convenienza della proposta, il
Tribunale omologa il piano quando dalla proposta il credito risulta
soddisfatto in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale
(cram-down).
Distribuzione del Valore dell'Impresa
Il valore della liquidazione deve essere distribuito rispettando le cause legittime di
prelazione. I crediti privilegiati devono essere soddisfatti per primi, mentre i crediti
chirografari e postergati ricevono un trattamento proporzionale.
Effetti per il debitore, per i creditori e sui contratti in corso
• Dalla data della presentazione della domanda e fino all'omologazione,
l'imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell'impresa, sotto
il controllo del commissario. L'imprenditore gestisce l'impresa nel prevalente
interesse dei creditori;
• L'imprenditore informa preventivamente il commissario, per iscritto, del
compimento di atti di straordinaria amministrazione nonché dell'esecuzione di
pagamenti che non sono coerenti rispetto al piano di ristrutturazione. Il
commissario giudiziale, quando ritiene che l'atto può arrecare pregiudizio ai
creditori o non è coerente rispetto al piano, lo segnala per iscritto
all'imprenditore e all'organo di controllo. Se, nonostante la segnalazione, l'atto
viene compiuto, il commissario giudiziale ne informa immediatamente il
tribunale ai fini di cui all'articolo 106 (revoca dell’ammissione alla procedura);
• si applicano le norme relative agli effetti della LG per i creditori (artt. 153-162),
nonché l’art. 145 (formalità per rendere opponibili gli atti ai creditori);
• si applicano ai contratti in corso di esecuzione le norme previste per il
concordato preventivo (artt. 94 bis, 95 e 97).
Proposte concorrenti e offerte concorrenti (stessa disciplina del concordato
preventivo)
• E’ ammessa la presentazione di proposte concorrenti da parte dei creditori (art.
90);
176
• se il piano comprende un'offerta irrevocabile da parte di un soggetto già
individuato, avente ad oggetto il trasferimento in suo favore dell'azienda o di
specifici beni, il Tribunale apre la procedura di ricerca di offerte concorrenti
(migliorative)
Crediti Tributari e Contributivi (Art. 88)
Il debitore può proporre il pagamento parziale o dilazionato dei tributi e
contributi, assicurando che il trattamento non sia meno favorevole rispetto a
quello degli altri crediti. L'attestazione del professionista indipendente è
necessaria per garantire la convenienza del trattamento proposto.
Intervento di Terzi
Il P.R.O. prevede la possibilità per terzi di intervenire come assuntori o garanti,
facilitando l'accesso a finanziamenti prededucibili per sostenere l'attività
durante la crisi.
Procedura di Concordato Preventivo
La procedura inizia con la domanda di ammissione presentata dal debitore al
tribunale competente. La domanda deve includere una proposta dettagliata e
una relazione di un professionista indipendente. Il tribunale verifica la proposta
e, se ritenuta ammissibile, apre la procedura di concordato preventivo,
nominando gli organi competenti.
Contenuto del Piano (Art. 97 CCII)
Il piano di concordato deve contenere diversi elementi fondamentali, tra cui:
1. Situazione Economico-Finanziaria: Attività e passività correnti del debitore e
la condizione economica dell'impresa e dei lavoratori.
2. Valore di Liquidazione: Valutazione del patrimonio alla data della domanda di
concordato.
3. Modalità di Adempimento: Tempi e modalità per l'implementazione della
proposta, incluso un piano industriale se previsto.
4. Ristrutturazione dei Debiti: Strategie per soddisfare i creditori.
5. Descrizione della Crisi: Cause e entità dello stato di crisi o insolvenza, con
strategie d'intervento.
6. Prosecuzione dell'Attività: Dettagli sui costi e ricavi attesi, se l'attività
continua.
Artt. 40 e 44 – Domanda «piena» e «con riserva».
• Il debitore può presentare la domanda (v. artt. 39 e 40) completa di proposta,
piano (art. 87, co. 1) e attestazioni (art. 87, co. 3; art. 85, co. 5), oppure limitarsi
a chiedere un termine per provvedere al deposito degli atti completi
(concordato in bianco o prenotativo o con riserva) (art. 44). Dalla data della
177
domanda con riserva si producono comunque una serie di effetti protettivi
automatici (art. 46, ut. co.).
Il Tribunale:
• concede il termine di 30-60 gg. (salva inammissibilità della domanda
puramente pretestuosa), prorogabile di altri 60 gg.;
• nomina il commissario giudiziale;
• dispone gli obblighi informativi periodici (relazione da pubblicare nel reg.
imp.)
• ordina al debitore il versamento, entro un termine perentorio non superiore
a 10 gg. di una somma per le spese della procedura.
Il tribunale, su segnalazione di un creditore, del commissario o del PM, sentiti il
debitore e i creditori che hanno proposto ricorso per l'apertura della LG, revoca il
provvedimento di concessione dei termini se:
• il commissario segnala atti in frode non dichiarati nella domanda;
• sussistono circostanze o condotta del debitore tali da pregiudicare una
soluzione efficace della crisi;
• vi è stata grave violazione degli obblighi informativi;
• il debitore non deposita il fondo spese.
Effetti della Presentazione della Domanda di Concordato Preventivo
Per i creditori:
• Divieto di Azioni Esecutive: Non possono intraprendere azioni esecutive o
acquisire titoli di prelazione.
• Inefficacia delle Ipotecarie: Le ipoteche giudiziali diventano inefficaci
automaticamente:
a. sospensione prescrizione e decadenze impedite
b. creditori anteriori → divieto di pagamento (salvo art. 100);
c. creditori posteriori → prededucibilità
• divieto di acquisire titoli di prelazione per crediti anteriori, salva
autorizzazione del tribunale o del GD
Per il debitore:
• nella fase interinale: atti di straordinaria amministrazione autorizzati dal
tribunale solo se urgenti (art. 46);
• dopo l’ammissione: aut. del GD (art. 94).
Sui contratti pendenti:
178
• disciplina generale (art. 97): i contratti proseguono (generando crediti
prededucibili), salvo che il debitore non sia autorizzato (Trib. o GD) a
sospenderli o scioglierli; sospensione o scioglimento determinano a favore della
controparte il diritto a un indennizzo concorsuale;
• contratti con la PA (pubblica [Link]) (art. 95): i contratti proseguono purché
sia attestata la loro conformità al piano e la ragionevole capacità di
adempimento. La partecipazione a nuove procedure di affidamento richiede le
stesse attestazioni e deve essere autorizzata (tribunale o GD);
• concordato con continuità (art. 94 bis): i creditori non possono rifiutare
l'adempimento dei contratti o provocarne la risoluzione, ecc., per il solo fatto
che è stata avviata la procedura. I creditori interessati dalle misure protettive
non possono rifiutare l'adempimento dei contratti essenziali in corso di
esecuzione o provocarne la risoluzione … per il solo fatto di non essere stati
pagati dal debitore. Sono essenziali i contratti necessari per la continuazione
della gestione corrente dell'impresa, inclusi i contratti relativi alle forniture la
cui interruzione impedisce la prosecuzione dell'attività del debitore.
Procedura di Concordato Preventivo
Il procedimento si articola in due fasi: approvazione della proposta da parte dei
creditori e omologazione da parte del tribunale. Il commissario giudiziale verifica
l'elenco dei creditori e le informazioni necessarie.
Votazione
La votazione avviene tramite PEC, con specifiche esclusioni per i creditori prelatizi e
quelli in conflitto di interessi. Le maggioranze richieste variano a seconda che si tratti
di un concordato liquidatorio o con continuità aziendale.
• Il GD può ammettere provvisoriamente in tutto o in parte i crediti contestati ai
soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze, senza alcun effetto nei rapporti
fra debitore e creditore (art. 108).
• Sono esclusi dal voto i creditori prelatizi soddisfatti per intero e – nel
concordato con continuità – in denaro ed entro 180 gg. dall’omologazione (30
gg. per i dipendenti); votano, invece, se sono degradati a chirografo, salvo che
non rinuncino alla prelazione (art. 109, co. 3-5).
• Sono esclusi dal voto i familiari e le parti correlate; il creditore proponente
(proposta concorrente) e le sue parti correlate possono votare solo se vanno in
una classe ad hoc. (art. 109, co. 6 e 7).
• Per l’approvazione è richiesta la maggioranza, calcolata con modalità diverse
secondo che il concordato sia liquidatorio o con continuità (art. 109, co. 1 e 5).
Nel concordato con continuità, anche se manca l’unanimità delle classi, il
Tribunale può concedere l’omologazione se sussistono alcune condizioni (v. art.
112, co. 2 e slide 87).
179
Omologazione (art. 112)
Poteri officiosi del tribunale (ciò che il tribunale può verificare senza che alcun
creditore lo chieda):
a) regolarità della procedura;
b) esito della votazione;
c) ammissibilità della proposta;
d) corretta formazione delle classi;
e) parità di trattamento dei creditori all'interno di ciascuna classe;
f) in caso di concordato in continuità aziendale, che tutte le classi abbiano votato
favorevolmente, che il piano non sia privo di ragionevoli prospettive di impedire
o superare l'insolvenza e che eventuali nuovi finanziamenti siano necessari per
l'attuazione del piano e non pregiudichino ingiustamente gli interessi dei
creditori;
g) in ogni altro caso, la fattibilità del piano, intesa come non manifesta
inattitudine a raggiungere gli obiettivi prefissati.
segue: omologazione (art. 112)
Concordato con continuità con classe dissenziente: per l’omologa è necessario che (art.
112, co. 2):
a) il valore di liquidazione è distribuito nel rispetto della graduazione delle
cause legittime di prelazione;
b) il valore eccedente quello di liquidazione è distribuito in modo tale che i
crediti inclusi nelle classi dissenzienti ricevano complessivamente un
trattamento almeno pari a quello delle classi dello stesso grado e più favorevole
rispetto a quello delle classi di grado inferiore, fermo restando il trattamento
previsto per i dipendenti (art. 84, co. 7);
c) nessun creditore riceve più dell'importo del proprio credito;
d) la proposta è approvata dalla maggioranza delle classi, purché almeno una sia
formata da creditori titolari di diritti di prelazione, oppure, in mancanza, la
proposta è approvata da almeno una classe di creditori che sarebbero almeno
parzialmente soddisfatti rispettando la graduazione delle cause legittime di
prelazione anche sul valore eccedente quello di liquidazione.
Cram down
Nel concordato in continuità aziendale, se con l'opposizione un creditore
dissenziente eccepisce il difetto di convenienza della proposta, il tribunale
omologa il concordato quando, secondo la proposta e il piano, il credito risulta
soddisfatto in misura non inferiore rispetto alla liquidazione giudiziale.
Esecuzione, Risoluzione ed Annullamento, effetti
Con l'omologazione, la procedura si chiude e il concordato è eseguito sotto la
supervisione del commissario giudiziale. Il concordato può essere risolto o annullato
in caso di inadempimento o frode, riaprendo automaticamente la liquidazione
giudiziale.
• Esecuzione
o Se il concordato prevede la cessione di beni, la disciplina della
liquidazione ricalca quella della LG (art. 114).
180
o Nel concordato liquidatorio, il liquidatore giudiziale è sempre legittimato
a esperire l’azione sociale di responsabilità di cui all’art. 2392 c.c. (art.
115), mentre ciascun creditore può esercitare in proprio l’azione (dei
creditori sociali) di cui all’art. 2394 c.c., nonché ovviamente l’azione
individuale di cui all’art. 2395 c.c.
o La disciplina dell’esecuzione si trova negli artt. 118 e 120 quinquies, nei
quale si prevede: (a) l’attribuzione al commissario dei poteri necessari
all’adempimento, per il caso in cui il debitore sia inerte (art. 118) e (b)
l’intervento diretto del tribunale per l’introduzione nello statuto delle
modifiche programmate (art. 120 quinquies).
o Nel caso in cui sia stata omologata la proposta concorrente, che preveda
operazioni straordinarie (prevedibilmente, un aumento o ricostituzione
del capitale riservato al proponente), la norma (art. 118) consente - a
fronte dell’inerzia dell’organo amministrativo e/o dell’assemblea - di
nominare un amministratore giudiziario, cui può essere attribuito il
potere di convocare l’assemblea ed esprimere il voto in luogo dei soci di
maggioranza.
• Risoluzione e annullamento (artt. 119 e 120)
o Le condotte che danno luogo all’annullamento sono apprezzabili (in corso
di procedura) anche quali atti in frode (v. art. 106).
In sintesi, il piano di concordato deve fornire una visione chiara della situazione
economica dell'impresa e stabilire modalità concrete per la ristrutturazione dei debiti,
mentre il concordato preventivo offre un quadro normativo per gestire le crisi
aziendali in modo strutturato e controllato.
Composizione negoziata della crisi
Nella composizione della crisi vedremo:
Presupposti, Condotte, Procedimento, Aspetti sostanziali, Gestione dell’impresa,
Conclusione delle trattative (con successo e senza successo), Concordato semplificato,
• Presupposti
o imprenditore commerciale
o condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne
rendono probabile la crisi o l'insolvenza
o ragionevolmente perseguibile il risanamento dell'impresa
• Condotte
o Requisiti di indipendenza e doveri dell’esperto: art. 16, co. 1-3
o Doveri dell’imprenditore: art. 16, co. 4
o Doveri dei creditori: art. 16, co. 5-6
181
• Procedimento:
o Nomina e verifica preliminare: art. 17, co. 5
o Durata massima: art. 17, co. 7
o Misure protettive: artt. 18-19 (l’istanza è pubblicata nel Reg. imp., sicché si
perde la riservatezza)
• Aspetti sostanziali
o rinegoziazione contratti di durata: art. 17, co. 5;
o effetti delle misure protettive sui contratti in corso di esecuzione: art. 18,
co. 5;
o sospensione disciplina protezione capitale e scioglimento della società:
art. 20.
• Gestione dell’impresa (art. 21)
o non c’è alcuno spossessamento;
o la gestione è orientata alla salvaguardia dei diritti dei creditori;
o per gli atti di straordinaria [Link] è necessaria la comunicazione
preventiva all’esperto. In caso di suo dissenso scatta un meccanismo
disincentivante (iscrizione dissenso nel Reg. imp. e segnalazione al
tribunale per revoca misure protettive): per la successiva revocabilità
dell’atto, v. art. 24, co. 2-3).
• Intervento del tribunale (art. 22)
o autorizza i finanziamenti prededucibili;
o autorizza la cessione d’azienda con effetto purgativo (salvi artt. 2112 c.c. e
14, [Link]. 472/1997);
o gli atti autorizzati rimangono fermi anche in caso di successivo accesso ad
altri strumenti (art. 24, co. 1). 89 Composizione negoziata della crisi
• Conclusione delle trattative (art. 23) (v. art. 17, co. 8, per la relazione
dell’esperto)
o Conclusione con successo (c’è l’accordo con i creditori, sicché la soluzione
è condivisa):
▪ a) concludere un contratto, con uno o più creditori, che produce gli
effetti di cui all'articolo 25 bis, co. 1 (riduzione sanzioni e interessi
tributari e maggior rateazione), se, secondo la relazione
dell'esperto è idoneo ad assicurare la continuità aziendale per un
periodo non inferiore a due anni;
▪ b) concludere la convenzione di moratoria di cui all'articolo 62;
182
▪ c) concludere un accordo sottoscritto dall'imprenditore, dai
creditori e dall'esperto che produce gli effetti di cui agli articoli
166, co. 3, lett.
▪ d) (esenzione da revocatorie per gli atti esecutivi), e 324.
• Conclusione senza successo (manca l’accordo, sicché la soluzione è individuata
autonomamente dall’imprenditore):
o a) predisporre il piano attestato di risanamento di cui all'articolo 56;
o b) domandare l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti
ai sensi degli articoli 57, 60 e 61.;
o c) proporre la domanda di concordato semplificato per la liquidazione del
patrimonio di cui all'articolo 25 sexies;
o d) accedere ad uno degli strumenti di regolazione della crisi e
dell'insolvenza … 90
• Concordato semplificato (art. 25 sexies)
o Presuppone che l’esperto dichiari nella relazione finale che le trattative si
sono svolte secondo correttezza e buona fede, che non hanno avuto esito
positivo e che le soluzioni individuate ai sensi dell'articolo 23, co. 1 e 2,
lett. b) non sono praticabili.
o È definito liquidatorio, ma consente la continuità indiretta (cessione
azienda in esercizio).
o I creditori possono essere suddivisi in classi (valgono i consueti princìpi).
o Deve essere rispettata la gradazione delle cause di prelazione (priorità
assoluta).
o Non prevede alcuna forma di approvazione da parte dei creditori.
o Per l’omologazione il tribunale: (i) nomina un ausiliario che rilascia un
parere, e (ii) verifica che «la proposta non arreca pregiudizio ai creditori
rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale e comunque assicura
un'utilità a ciascun creditore»
procedure concorsuali 1 - 587
Cenni storici-
d. La storia del diritto dei debitori in Italia:
e. Caratteristiche del Fallimento
183
f. Stato attuale - Codificazione e Discipline Attuali
g. La disciplina attuale del diritto fallimentare
• Estensione delle Procedure di Crisi ai Non Imprenditori
h. Fonti della Disciplina
Le procedure concorsuali
i. Le procedure concorsuali GIUDIZIALI (CCII) 8
j. Le procedure concorsuali AMMINISTRATIVE
Ambito di applicazione del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII)
a. Il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII)
b. Le leggi speciali riguardanti:
i. Amministrazione straordinaria delle grandi;
ii. Liquidazione coatta amministrativa
c. Liquidazione GIUDIZIALE e Concordato Preventivo
i. Definizione di Imprenditore
ii. Imprenditori Non Soggetti a Liquidazione Giudiziale:
1. Sovraindebitamento
2. Impresa Sociale
3. Imprenditore Agricolo
4. Impresa Minore
Acquisto e perdita della qualità di imprenditore o soggetto "fallibile":
a. CESSAZIONE DELL'ATTIVITÀ E MORTE
b. SOCIETÀ CON SOCI A RESPONSABILITÀ ILLIMITATA
Il presupposto oggettivo della crisi d'impresa:
a. Crisi, Insolvenza, Sovraindebitamento,
b. Stato d’insolvenza:
i. La funzione della liquidazione giudiziale
ii. Soglia di rilevanza
c. Crisi e insolvenza - Le CONDOTTE – Comportamenti richiesti 19
i. Prevenzione e gestione della crisi
ii. Composizione Negoziata
LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE
procedimento per l'APERTURA DELLA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE (L.G.) 20
a. Giurisdizione e Competenza
b. Competenza per Materia e Territorio
c. LEGITTIMAZIONE:
184
c.1. Iniziativa per l'Accesso alle Procedure
c.2. Iniziativa del Pubblico Ministero
d. SVOLGIMENTO DEL PROCEDIMENTO
e. DECISIONE E GRAVAMI
Organi della procedura della LG (33 - 607)
a. RELAZIONI TRA GLI ORGANI
Effetti della Liquidazione per il Debitore 37 - 609
a. EFFETTI PATRIMONIALI SOSTANZIALI
a. 1. EFFETTI PER I TERZI 39
b. EFFETTI PATRIMONIALI PROCESSUALI 40
c. PERSONALI 41,
Effetti della Liquidazione per i Creditori 42 - 612
a. CONCORSO FORMALE
b. DIVIETO DI AZIONI ESECUTIVE E CAUTELARI INDIVIDUALI
c. SCADENZA ANTICIPATA DEI CREDITI E SOSPENSIONE DEGLI INTERESSI
sui Crediti Chirografari
d. CREDITI NON PECUNIARI/NON LIQUIDI
e. TRATTAMENTO DEI CREDITI MUNITI DI PRELAZIONE
f. Compensazione dei Crediti
g. OBBLIGAZIONI SOLIDALI
Effetti della Liquidazione sui Rapporti Pendenti 45
a. Sospensione con Facoltà di Scelta del Curatore,
b. Prosecuzione ex lege,
c. Scioglimento ex lege
EFFETTI DEL SUBENTRO E DELLO SCIOGLIMENTO 48
FFETTI DELLA LIQUIDAZIONE SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI 50
a. AZIONE REVOCATORIA CONCORSUALE 51
b. Presupposti dell'Azione Revocatoria Concorsuale
c. Atti a Titolo Oneroso, Pagamenti, Garanzie,
d. Atti a Titolo Gratuito, Atti Normali 53
e. Pagamenti di Crediti Non Scaduti e Postergati 55
f. Atti Non Revocabili
Rapporti fra coniugi 56
limiti Temporali e Prescrizione 57
185
Accertamento del Passivo e dei Diritti di Terzi 57
a. Procedura di Accertamento
b. Progetto di Stato Passivo
c. Domande Tardive
Liquidazione dell’Attivo 58
Modalita delle Vendite
MODALITA DELLA LIQUIDAZIONE 59
a. Poteri del Giudice Delegato,
b. Ripartizione dell’Attivo,60
c. CESSAZIONE DELLA PROCEDURA 61
d. Concordato nella Liquidazione Giudiziale 61
STRUMENTI DI REGOLAZIONE DELLA CRISI 61,62
a. concordato extra giudiziale
a. 1. Accordi in Esecuzione di Piani Attestati
b. 1. Accordo di Ristrutturazione dei Debiti
b. Condizioni per l'Estensione degli Effetti
c. Reazioni alle Sopravvenienze63
d. Coobbligati e Soci Illimitatamente Responsabili
e. Accordi di Ristrutturazione ad Efficacia Estesa
f. Transazione sui Crediti Tributari e Contributivi 64
g. Convenzione di Moratoria
h. Effetti degli Accordi sulla Disciplina Societaria e sui Contratti
i. Normative sui Contratti 65
j. Piano di Ristrutturazione Soggetto a Omologazione (P.R.O.)
k. Procedura e Votazione
l. Misure Cautelari e Protettive e del Concordato Preventivo 66
a. Distribuzione del Valore dell'Impresa67
b. Crediti Tributari e Contributivi (Art. 88)
c. Intervento di Terzi
Procedura di Concordato Preventivo 68
a. Contenuto del Piano concordato
Effetti della Presentazione della Domanda di Concordato Preventivo 69
Procedura di Concordato Preventivo 69
a. Votazione
b. Esecuzione, Risoluzione ed Annullamento concordato 70