0% found this document useful (0 votes)
342 views77 pages

Fronimo 051

number 51 of Fronimo magazine
Copyright
© © All Rights Reserved
We take content rights seriously. If you suspect this is your content, claim it here.
Available Formats
Download as PDF or read online on Scribd
0% found this document useful (0 votes)
342 views77 pages

Fronimo 051

number 51 of Fronimo magazine
Copyright
© © All Rights Reserved
We take content rights seriously. If you suspect this is your content, claim it here.
Available Formats
Download as PDF or read online on Scribd
  • Incontri
  • Il Liuto nei Conservatori
  • Marc’Aurelio Zani de Ferranti
  • Storia della Letteratura del Liuto e della Chitarra
  • I Concorso Internazionale di Composizione per Chitarra
  • Corsi e Concorsi Internazionali
  • Recensioni
  • I Concerti in Italia
  • La Bottega della Chitarra
il “Fronimo’” rivista trimestrale di chitarra e liuto diretta da Ruggero Chiesa PRESSO LE EDIZIONI SUVINI ZERBONI - MILANO. anno decimoterzo n. 51 - aprile 1985 - L. 4.000 SOMMARIO Incontri Encounters Intervista a Thomas Heck di Ruggero Chiesa Interview with Thomas Heck by Ruggero 3 Chiesa Il liuto nei conservatori di Francesco Gorio The Lute in the Conservatory by Francesco 7 Gorio Marc’Aurelio Zani de Ferranti. Materiali per Marc’Aurelio Zani de Ferranti. Material for una biografia di Danilo Prefumo 9 a Biography by Danilo Prefumo Storia della letteratura del liuto della chi- History of the Literature of the Lute and tarta di Ruggero Chiesa Guitar by Ruggero Chiesa LI. Il Cinquecento LI. The Sixteenth Century Alonso Mudarra 38 Alonso Mudarra Interpreti a confronto. 1 Concerto di Aran- Comparative Interpretations. The Aranjuez juez di Maurizio GhelliSantuliana 44 Concerto by Maurizio Ghelli-Santuliana Una famiglia di liutai tedeschi a Venezia: i Tieffenbrucker: A German Family of Lute: Tieffenbrucker 56 makers in Venice Idee a confronto 63 Exchange of Ideas and Opinions Corsi e concorsi internazionali 66 International Courses and Competitions Recensioni Reviews Libri 70 Books Musica 70 Music Dischi 73 Records I concerti in Italia 75 Concerts in Italy La bottega della chitarra 77 Guitar Shop DIRETTORE RESPONSABILE: RUGGERO CHIESA REDATTORE CAPO: SILVIO CERUTTI SEGRETARIA DI REDAZIONE: PAOLA MAZZINI DIREZIONE, AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITA': EDIZIONI SUVINI ZERBONT 20138 MILANO - VIA MF. QUINTILIANO 40 - TEL. 504.365, AUTORIZZAZIONE: TRIBUNALE DI MILANO N, 331 DEL 13 SETTEMBRE 1972 ‘TUTTI I DIRITTI RISERVATI - ALL RIGHTS RESERVED - PRINTED IN ITALY MANOSCRITTI E FOTOGRAFIE ANCHE SE NON PUBBLICATI NON VERRANNO RESTITUITI UN NUMERO: ITALIA L. 4.000 - ESTERO L. 7.000 ABBONAMENTO ANNUO: ITALIA L. 13.000 - ESTERO L. 25.000 MEDIANTE VERSAMENTO IN CONTO CORRENTE POSTALE CCP 37871209 NUMERI ARRETRATI DISPONIBILI: ITALIA L. 4.000 - ESTERO L. 7.000 SPEDIZIONE IN ABEONAMENTO POSTALE GRUPPO IV FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI APRILE 1985 CON I TIPI DELLA MUSICOGRAFICA LOMBARDA DI BRUGHERIO. RC: Da molti anni, tutti coloro che studiano le opere di Mauro Giuliani si rifanno, come punto insostituibile di riferimento, alla tesi che hai scritto su di lui. Per quale ragione i tuoi studi musicologici si sono rivolti a Giuliani? TH.: Ho preso questa decisione quando dove- vo preparare la tesi di laurea alluniversita di Yale. In quegli anni mi interessavano altri ar- gomenti, quali la musica liutistica di Vincenzo Galilei ¢ Io sviluppo delle tonalita maggiori e minoti prima del Clavicembalo ben temperato i Bach, cosi come era avvenuto nel manoscrit- t0 di Gorzanis. Nello stesso tempo, desideravo seegliere un tema che mi potesse anche fornire Voccasione di viaggiare in Europa. Una ricerca di Giuliani era impossibile da compiersi negli Stati Uniti, poiché avrei dovuto visitare Vien- na, ¢ forse anche la Russia, dove si credeva che egli fosse vissuto. Cosf, quando ho ottenuto la Bore di studio Fullbvight,sapevo gid dove an are RC: Come si & pensato ad un soggiorno di Giuliani in Russia? TH. La storia della permanenza in Russia di Giuliani 2 stata certamente elaborata da coloro che compilavano i dizionari biografici nell’Or- tocento. Controlla la mia tesi, e vedrai quante notizie diverse si sono scritte a questo propo- sito, Quando non si potevano pid trovare re- censioni nella stampa tedesca o francese su una data persona, si concludeva che essa si trovava in Russia: un altro modo per dire che era spa- rita, RC: Tu hai scoperto, inoltre, in quale citta era nato Giuliani, e le sue autentiche date di nascita e di morte. Come @ avvenuto tutto cid? TH: La data di morte era stata quasi corret- tamente indicata nella prefazione scritta da Bru- INCONTRI Garcnano, 10 SETTEMBRE 1984. InrERvIsTA pI RucceRo Cutesa A THomas HEcK no Henze per V'edizione moderna del Concerto op. 36. Henze si era riferito a un articolo ap- parso sul « Giornale delle Due Sicilie », ma a- veva commesso un’inesattezza, riportando 1828 anziché 1829. Ho controllato infatti questo pe- riodico, e ho potuto cosi stabilize con precisio- ne il giorno e Vanno della scomparsa di Giu- liani, La data e il luogo di nascita mi erano igno- ti, invece, quando ho finito la mia tesi nel 1970. ‘Avevo scritto che, molto probabilmente, Giu- liani era nato nell’Italia del sud, ma senza ba sarmi su alcun fatto concreto. Conoscevo perd Particolo scritto nell’Ottocento da Filippo Isnar- di, dove era menzionata Barletta, ma nel 1969, quando ho cercato il nome di Giuliani negli at- ti di battesimo in quella cittd, e anche a Bari, non ho trovato nulla. Cosf, finita la mia tesi, sono andato a fare una vacanza in California Qui, una domenica, mi & capitato di trovarmi in una chiesa cattolica, dove conobbi un sace dote italiano, il cui nome era Donato Lionett Egli era stato assistente ¢ interprete di padre Pio fino alla sua morte, e parlava molto bene diverse lingue straniere. Conversando con lui, venni a sapere che viveva a Barletta, e che vi sarebbe tornato entro breve tempo. Gli chiesi allora di compiere qualche ricerca, per sapere se veramente Giuliani era nato If. Dopo qual- che mese gli inviai in Italia tutte le informazio- ni che avevo raccolto, e nel giro di poche setti- mane padre Lionetti mi rispose dicendomi che aveva trovato Patto di battesimo a Bisceglie. Ecco come sono giunto a questa scoperta, tra- mite un sacerdote italiano che ho incontrato in California. Una storia strana, non ti sembra? RC: Quale tipo di ricerche hai compiuto per catalogare le musiche di Giuliani? Pensi che possano esistere sue opere ancora sconosciute? T.H.: Nel mio lavoro mi sono avvalso dei dati del RISM, che aveva gia cominciato a funzio- nare nel 1965, e di quelli raccolti nell'Ufficio 3 Musicale di Milano, diretto da Claudio Sartori € da Mariangela Dona. Poi ho trovato un pre- Zioso aiuto nei cataloghi degli editori di musi- ca viennesi curati da Ignaz Weinmann. Credo quindi di aver compiuto il primo serio tentati- vo nella catalogazione dell’opera completa di un chitarrista. Certo, dopo 15 anni si fanno nuove scoperte, ma fino ad ora non sono mai state trovate musiche di Giuliani di cui era ignota Pesistenza. RC: Vi sono alcune opere, dal numero 131 al 136, oltre il 138, di cui non si conoscono i titoli. Come mai? T.H.: La risposta @ difficile. Io penso che gli editori diventassero proprietari dei manoscritti affidati loro dai compositori, e che attribuissero i numeri Popera a piacere, specialmente dopo Ia loro morte. RC: E allora, non sarebbe possibile che certi numeri d’opera, all’incirca dal 140 al 150 bis, apparsi postumi, siano in realta quelli rimasti scoperti in precedenza? T.H.: Pud essere. Gli editori facevano cid che volevano. Io non so neppute con certezza, ad esempio, se le opere 150 € 151 bis, delle quali non ho mai visto il manoscritto, siano realmen- te di Giuliani. Quando si trattava di un nome famoso, V'editore, per assicurarsi maggiori ven- dite, era tentato di pubblicare anche qualcosa che ‘aveva Paria di appartenergli. Non. voglio insinuare che Ricordi si sia comportato cosi, ma Ja natura umana @ fatta in un certo modo. Non puoi immaginare quanti lavori perduti di celebri compositori risultano poi dei plagi! Per quanto concerne Giuliani, ho scritto sempli cemente nel mio catalogo che bisogna stare at- tenti all’attribuzione degli ultimi numeri d’o- pera RC.: Anche a me alcuni di essi sono parsi dub- bi. L’op. 150, cioe la Sonata eroica, presenta certi spunti che si trovano sia negli Stadi op. 48 che nella Rossiniana op. 124, ed & quindi pid probabile che sia stata composta in epoca pre- cedente a questi due lavori. Giuliani, infatti, si avvaleva, specialmente negli Studi, di materiale gid usato in composizioni importanti, come il Concerto op. 30, ma non attuava il procedi- mento inverso. T.H.: Credo che anche questa tua ipotesi sia possibile, 4 RC: Giuliani ¢ Sor sono, senza dubbio, i com- positori chitarristi piti importanti dell’Ottocen- to. Spesso, perd, i concertisti d’ogei si chie- dono come sia la qualita delle musiche che es- si ci hanno lasciato, in termini di valore as- soluto. Tu cosa pensi? Inoltre, quali punti in comune vi sono tra Sor e Giuliani, e quali le difference? T.H.: Non @ facile che esista un valore asso luto nella musica, indipendente dal fatto stru- mentale. Questo avviene per pochi autori, co- me Bach o Francesco da Milano, ma di tanti altri non si pud parlare senza riferirsi allo st mento: in tal caso un pezzo di Paganini per vio- lino & paragonabile ad uno di Giuliani per chi- tatta. Circa i confronti tra Giuliani e Sor, do- vrei conoscere meglio Vopera di quest'ultimo Dalle ricerche che sono state compiute sul suo modo di suonare, sembra che egli usasse spes- so, nei passaggi veloci, una tecnica della mano destra simile a quella liutistica, cio’ alternando pollice ¢ indice. Se ne possono trovare prove in aleuni suoi pezzi, in cui la linea del basso risulta impoverita. Nelle variazioni sulla Senti- nelle, ad esempio, Giuliani sviluppa meglio di Sot Ia linea del basso, forse perché usava mag- giormente Pindice e il medio. Ritengo perd tale questione ancora aperta, e spero che si faccia presto una ricerca, rica’ di confronti, sulle di- versita esecutive di Sor e di Giuliani. RC. Hai idea di come fosse Giuliani esecuto- re? Dopo la sua morte, un articolo lo ha cele- brato per il tocco meraviglioso che rivaleggiav con quello del pianoforte. Non mi sembra perd che esistano altre notizie sulla sua tecnica, sul modo di tenere la destra, sull’uso 0 meno delle unghie. T.H.: Le informazioni dirette in questo campo sono veramente poche, ¢ non sappiamo neppu- re se egli suonasse con le unghie 0 con il pol- pastrello. Se Villustrazione che si trova nella Grande Serenade di Hummel raffigura Giulia- ni, 'angolazione della chitarra sembra suggerire ch'egli impicgasse una tecnica moderna. Ma io credo che abbia impressionato gli ascoltatori so- prattutto per la sua grande musicalita, non per una semplice questione di tecnica RC.: Ci sono delle ragioni per cui Giuliani, vissuto a Vienna per tanti anni, non ba lasciato un'eredita ben precisa ad altri esecutori? Thomas Heck e Ruggero Chiesa a Gargnano T.H.: Dopo la partenza di Giuliani da Vienna vi fa ancora, per un certo tempo, un’attivita chitarristica, ma penso che tu abbia ragione se si deve parlare di una “scuola” di Giuliani. Po tresti comunque citare degli eredi di Paganini? Bgli era unico, e forse lo era anche Giuliani. A Vienna petd viveva Mertz, un personaggio mol- to importante, che probabilmente non @ stato allievo di Giuliani, ma che appartiene alla tra- dizione dei grandi chitartisti-compositori del secolo XIX. RC: Secondo il tuo parere, perché la chitarra a conosciuto una crisi cost profonda nella se- conda meta dell’ Ottocento? TH.: La chitarra 2 uno strumento che non muore facilmente, ed anche in quel periodo non & scomparsa, ma @ andata “underground”. La ctisi del tardo Ottocento & spiegabile con il grande sviluppo del pianoforte, e con il passag- gio dello stile musicale dal classicismo al roman- ticismo, dove il linguaggio armonico si é svilup- pato in modo da essere difficilmente sopportato dalla chitarra. Non si pud ascoltare Brahms sul: Ia chitarra, ti pare? RC: Tw hai spesso affermato che la chitarra con sei corde singole & nata, verso la Jine del Settecento, in Italia, Perché? T.H.: Credo ancora che Napoli sia stato il cen- tro di invenzione e di costruzione della nuova chitarra, benché in questi ultimi anni non abbia escluso che cid possa essere avvenuto anche a Parigi. Non vedo ancora, invece, un ruolo si- gnificativo in tal senso da parte della Spagna sorprendente, perché tutti pensano alla chitar- ra come a uno strumento spagnolo, in particola- re dopo lavvento di Segovia R.C.: Oggi sembra che il successo della chitarra sia paragonabile @ quello ottenuto nel primo Ottocento. Quali similitudini esistono tra i due fenomeni? T.H.: Quando la chitarra & divenuta popolare nei primi anni del XIX secolo si & trattato di un ci >, se si pud dire cost. Certe volte, io mi riferisco agli strumenti come se fos- sero dei pesci in acqua: se le condizioni sono giuste i pesci si moltiplicano, ma se i fattori ambientali cambiano, allora essi muoiono tutti. 5 Nei nostri giorni mi sembra che ci siano ancora le condizioni positive per la diffusione della chitarra, uno strumento che ci permette di sco- prire un certo modo di far musica, in una so- cieta che ha perduto il senso dell'intimita. Il grande non 2 sempre il meglio, ¢ la chitarra, che ha una voce piccola e delicata, consente alle persone di rimanere individui. Cid non signifi- ca che la chitarra sia priva di una sua esistenza nella musica rock e attraverso l’amplificazione, ma su questi fatti, da un punto di vista storico, non sono ancora giunto ad una precisa conclu. sione. RC: Attualmente, seguendo una consuetudine mai abbandonata, i chitarristi propongono nei loro programmi piti trascrizioni di quanto fac- ciano gli altri musicisti. Non parlo di trascrizio- ni storiche — anche i pianisti suonano quelle di Liszt — bensi di adattamenti compiuti in tempo recente. Come spieghi questo compor. tamento? T.H.: Certe trascrizioni non mi dispiacciono. Mi incanto sempre quando ascolto Horowitz che suona Stars and Stripes, una marcia scritta per banda, o due pianisti cimentarsi nella trascri- zione di una sinfonia di Beethoven. Credo quin- di che questa peculiarita non sia limitata alla chitarra: anche oggi si trasctivono per organo © altri mezzi clettronici tanti brani di celebri autori. Nel campo della chitarra, penso che le trasctizioni odierne siano soprattutto un mezzo per mettere in luce le qualita di alcuni bravissi- mi esecutori, ma questo mi pud interessare co- me lo spettacolo di un lancio di paracadutisti o di una gara di sci acquatico. RC. Il chitarrista classico, nel cui repertorio si trova musica che va dall’epoca rinascimentale fino a quella contemporanea, quali prospettive di lavoro avré nel prossimo futuro? T-H.: Per quanto possa prevedere, non pud esserci futuro per la chitarra se non esistono prospettive economiche per gli esecutori. At tualmente, nel mondo, solo il 20 il 3 per cento dei chitarristi riesce a guadagnarsi da vivere con i concerti, mentre il resto cerca questa soluzio- ne attraverso l'insegnamento. Cid rimanda il problema alla prossima generazione, la quale si chiederd cosa fare dopo aver imparato a suo- nare la chitarra. Intanto, per risolvere gli aspet- ti economici, bisognerebbe saper praticare ogni tipo di chitarra, compresa quella jazz, saper leg- 6 gere la musica con i simboli accordali, essere in grado di comportarsi disinvoltamente nelle sale di registrazione. Poi vi @ ancora uno spa- zio, almeno qui negli Stati Uniti, per il momen- to piccolo, ma che avra la possibilita di svilup- parsi se i chitarristi saranno abbastanza prepa- rati. Mi riferisco ad un nuovo repertorio litur- gico da eseguirsi nelle chiese. Quello vecchio, basato sull’organo, non sembra parlare agli uo- mini d'oggi con lo stesso effetto di un tempo, € quindi vi & molta richiesta per rinnovarlo, an che con Ja chitarra. Parkening, ad esempio, ha molto pitt successo quando suona nelle chiese di quando svolge la normale attivita concertisti- ca, Non so perd se "Italia sia gia pronta pet accogliere la chitarra nelle sue chiese. RC: Tornando all’argomento musicologico, quando pensi che potranno essere catalogate tutte le fonti per chitarra? T.H.: £ una meta ancora lontana, Nel progetto del RISM sara forse possibile, un po” prima dell’anno 2000, Puscita dei primi cataloghi con- prendenti la musica del XIX secolo, un compito che nei nostri giorni & realizzato soltanto dalla British Library. Personalmente credo che, data Ja vastita del materiale, sia preferibile in futuro Intavolature per liuto barocco J.S. BACH Trascrizione di MICHIHICO OKAZAWA BWV 995-1013, 16 volumi Suites per liuto LIV Preludio, Fuga e Allegro Preludio per liuto Sonate per violino solo LIIL Partite per violino solo I-III Suites per violoncello solo I-VI Partita per flauto solo Rivolgersi, per informazioni, cataloghi ¢ ordi- nazioni, al seguente indirizzo: MICHIHICO OKAZAWA 1-16-12, Kikuna, Kohoku-ku, Yokohama, Kanagawa, 222 Japan la pubblicazione computerizzata in microfiches. RC: Hai in progetto di compiere qualche par- ticolare lavoro? T.H.: Per il momento il mio principale impe- gno consiste nella direzione di una biblioteca universitaria, Vorrei poi fare una ricerca, ¢ scri- vere un libro, sull’iconografia musicale della Commedia dell’arte, in cui, come sembra da fron- tespizi di opere teatrali che ho esaminato, par- tecipavano chitarristi e altri strumentisti. £ un problema musicologico che richieder. aiuto della storia dell’iconografia e di quella del teatro. RC: Un'ultima domanda. Come 2 nata la ri- vista « Soundboard », della quale tu sei il fon- datore? T.H.: Il «Soundboard » & nato come conse- guenza dell’interesse per le fotocopie musicali in mio possesso, specialmente quelle di Giuliani. Le persone, dopo aver letto la mia tesi, mi scri- vevano per averne copia, ¢ Jo stesso Bream si 2 avvalso delle Rossiniane che gli ho messo a disposizione, per poi incidere un disco. In se- guito, dato che le lettere e le richieste di in- formazioni aumentavano, ho pensato che la so- luzione migliore sarebbe stata quella di fondare un’associazione, che si @ chiamata Guitar Foun- dation of America, con il proposito di propa- gandare il prestigio della chitarra attraverso la sua letteratura, Nel 1972 2 nato cosf il « Sound- board», che ora ha un buon numero di abbo- nati e di sostenitori in tutto il mondo. IL LIUTO NEI CONSERVATORI II punto della situazione Felicemente conclusa, sia pure con un obbro- brioso decreto, la vicenda della “scuola di chi- tarra”, ritengo sia importante passare a consi- derare Popportunita dell’insegnamento del liuto che oggi, nell’ambito dell’istruzione pubblica, pud vantare un’unica presenza col corso straor- dinario del conservatorio di Verona. Quest’uni- ca presenza, oltretutto, @ stata minata da alcu- ni recenti provvedimenti ministeriali cosicché, se qualcosa di nuovo non accadra, il nobile stru- mento corte il rischio di vedersi completamente cancellato dai programmi dei conservatori ita- liani, Nei punti seguenti intendo brevemente ri- cordare la storia del corso di liuto e illustrare aleune iniziative da me avviate e volte ad otte- nere il riconoscimento del corso: riconoscimen- to che, va subito detto, appare ancora di la da venire, ma, se Viniziativa diventasse corale, non impossibile da ottenere. Ecco i fatti: 1969: su richiesta del direttore del conser- vatorio di Verona il ministero della publica istruzione autorizza l’istituzione, presso il sud- detto conservatorio, di una classe di liuto, da considerarsi come “corso straordinario” non es- sendo prevista la “scuola di liuto” dalla legisla- zione vigente in materia (R.D. 5.V.1918 n. 1852 € seguenti). 1969-1982: il corso del conservatorio di Ve- rona (titolare della cattedra il m2 Orlando Cri- stoforetti) funziona come vera e propria classe di conservatorio (analogamente, del resto, alla chitarra in quegli anni) con tutti i cdrismi del- Pufficialita, compresa Papprovazione annuale, da parte dell’Ispettorato Istruzione Artistica, del piano organico delle classi. In tale piano, va ricordato, erano indicati gli allievi regolarmen- te frequentanti il corso di liuto, con relative an- no di iscrizione ¢ materie complementari d’ob- bligo. 1982, 20 luglio: il ministero P.I. (Ispetto- rato istruzione artistica) si ricorda improvvisa- mente che i corsi straordinari, cosi come rego- lamentati dal Regio Decreto, non possono fun- zionare come classi di conservatorio, bensf so- To come corsi annuali di sostegno ad altra ma- teria di insegnamento principale (quindi una 7 specie di materia complementare). In conseguen- za di cid gli aspiranti liutisti non possono pid isctiversi al corso del conservatotio di Verona. L'LLA. comunica altresi che quanti fossero gid iscritti al corso dagli anni precedenti possono terminare Titer scolastico cosi come intrapre- so (!) (ma allora, 2 proprio cost inderogabile la norma del Regio Decreto?). 1983, maggio: viene approvata Ia legge n. 270/82, in cui il legislatore parla dei titoli di studio dei corsi straordinari dei conservatori di durata superiore ai 7 anni (art. 1 ultimo com- ma). Ma allora, questi corsi, non dovevano es- sere solo di durata annuale? L’intenzione del- Vorgano legislative della Repubblica Italiana non contrasta dungue col Regio Decteto? Cio- nonostante Vorgano amministrativo persevera nella sua posizione regal-legalista, 1984: alla Commissione Istruzione del sen: to il sen. Mascagni, relatore della legge istituti va della scuola di chitarra, chiede, prima di pro- cedere alla votazione, di avere assicurazioni cir- ca la sorte degli altri corsi straordinari dei con- servatori. I] sottosegretario on. Amalfitano as- sicura al sen. Mascagni che si adoperera per re- golarizzare la posizione dei corsi ¢ la legge sul- Ia chitarra passa, 1984, 7 maggio: ottengo un incontto col sot- tosegretatio on. Mario dal Castello, illustro l'ab- normiti della situazione e ricevo assicurazioni di interessamento. Successivamente Pon, dal Ca- stello mi rispondera, per iscritto, comunicando- mi che il problema & stato risolto con I’approva- zione della legge 326/84 (meglio conosciuita co- me 270 bis). Cost purtroppo non &: i termini del problema sono stati fraintesi. 1984: il Ministero inizia Yopera di bonifica promessa dal sottosegretario Amalfitano al sen. Mascagni: il corso straordinario di percussioni viene trasformato in corso speciale permanen- te, e la stessa fortunata sorte toccher’ poi a qualche altro corso. Del liuto nessuna parola, 1984, luglio: prendo contatto (telefonico) col ABBONAME! eS sen. Mascagni: « E allora, senatore, a quando ill corso speciale permanente di liuto? ». Ma il sen. ‘Mascagni non d’accordo: la sua tichiesta ad Amalfitano (in virté degli accordi anzidetti) si limita a tre corsi, e precisamente a percussioni, didattica della musica e musica elettronica. « La musica antica », mi dice, «2 un capitolo a par- te.» 1984, 23 novembre: mi reco al ministero P.I. (LLA.) per esplorare Vintenzione dell’or- gano amministrativo: «Non rientra assoluta- mente nelle nostre intenzioni la trasformazione del corso straordinario di liuto in corso specia- le permanente. Se organo politico intende pro- cedere diversamente lo decida autonomamente, dopodiché non potremo fare altro che porte in atto la volonta del ministro. » Tuttavia, anche in quel caso, mi & stato detto chiaramente che Tamministrazione riterrebbe il provvedimento “inopportuno” Dunque, questo liuto, non s*ha da insegnare né domani né mai? Questa pare essere, alla fin fine, Vintenzione ministeriale, anche se, tra po- litici € amministrativi, mi @ sembrato che nes. suno desiderasse apparire nel ruolo dei bravi, preferendo tutti piuttosto passare per don Ab- bondio, Qualcosa tuttavia sembra muoversi: in- teressante & la strada intrapresa dal conservat tio di Milano, che sembra intenzionato a chi dere l'apertura di un capitolo di sperimentazio- ne per Vinsegnamento del liuto, Personalmen- te credo che I'Ispettorato istruzione artistica non avrebbe potuto impunemente ipotizzare la chiu- sura del corso se nei conservatori italiani ope- rassero trenta o quaranta docenti di liuto e, con- seguentemente, si potessero contare alcune cen- tinaia di allievi e “diplomati”, L’invito @ chia- to: adoperiamoci tutti perché Pinsegnamento del liuto entri nei conservator, sia pure nella precarieta della sperimentazione, cosicché col da- to di fatto di una pid ampia partecipazione sia piti giustificato sperare in una conversione man- zoniana FRANcESco Gori YT AL « FRONIMO » PER IL 1985 Invitiamo i nostri lettori a rinnovare Vabbonamento al « Fronimo » per il nuovo anno. La quota é di lire tredicimila (L. 25.000 per Vestero; 30.000 in caso di spedizione per posta aerea). Il disservizio postale ha causato forti ritardi nelle consegne, ma ct auguriamo che tutti abbiano ricevuto i numeri precedenti. In- vieremo agli abbonati che ne faranno richiesta le copie che non sono state loro recapitate 8 MARC’ AURELIO ZANI DE FERRANTI 1800 - 1878 Materiali per una biografia “osti0 che il tempo ha sparso sulla vicen- da della chitarra nel secolo scorso, doloro- so per lappassionato e penoso per lo storico, sembra ricoprire talvolta, con T'ottusa impar- aliti di una spessa patina polverosa_ampia- mente diffusa, sia le figure degli autentici pro- tagonisti che quelle dei modesti_ comprimati, rendendole ugualmente indecifrabili agli occhi dei posteri. Allo storico, cui spetta il compito inizialmente sgradevole di sollevare quella pol- vere, pud perd anche capitare, con una certa frequenza, di fare scoperte interessanti; ed an- zi quanto pid egli va avanti nel suo lavoro, tan- to pid le figure veramente importanti balzano fuori con le loro precise caratteristiche indivi- dual, i contorni si fanno a poco a poco pit pre- cisi ¢ i colori pitt vividi. Accade cosi che dalla notte dell’indeterminatezza storiografica emer- gano oggi, anche facendo luce con modesti Iu- ni, figure e personaggi di uno spessore uma- no affatto straordinario. Il caso di Marc’Antonio Zani de Ferranti 2 forse il pid sorprendente che sia capitato, fino ad oggi, nelle mani dell’autore di questo ar- ticolo, Nessun chitarrista-compositore dell’Ot- tocento italiano e, forse, europeo, presenta una complessiti umana e una varieta di interessi culturali paragonabili a quelle di Zani de Fer- ranti, A differenza di autori come Giuliani, Ca- rulli, Molino, Carcassi e Legnani, che furono musicisti fout court, Zani de Ferranti fu anche poeta, letterato e filologo, ebbe contatti ¢ rap- porti di amicizia con fuorusciti italiani come Vincenzo Gioberti e fur egli stesso, con ogni probabilita, un esule politico. L’elenco dei suoi seritti comprende poesie, liriche d’occasione, saggi di filologia dantesca e di linguistica, cui si uniscono traduzioni dallinglese ¢ dal fran- Je viens d'entendre Zani de Ferranti, le dernier, mais le premier’ des guitarises. Hi, Berttoz cese di testi letterari, storici e religiosi, ed un volumetto antologico di critiche musicali a lui dedicate. Zani de Ferranti incarna dunque la figura dell'artista eclettico ¢ geniale, incapace di ri- solversi completamente tra musica e letteratu- ra, La sua attivita letteraria, che si estende, al- Pincitca, dal 1834 al 1877, scorre parallela a quella concertistica, ed anzi la supera nel tem- po; mentre-i luoghi di edizione delle sue opere letterarie sono spesso gli stessi in cui egli si ferma a tenere concerti, Non mancano, natu- ralmente, anche nella sua biografia, i continui spostamenti nei maggiori centri concertistici, in Europa ed anche in America. Questi spo- stamenti, almeno per ora, possono essere segui ti solo in minima parte; ¢ nondimeno anche i pochi punti fermi del concertismo del musi- cista italiano risultano segnati da successi tut- Valtro che irrilevanti e da lodi unanimi e since- re: al punto che tanto pii sorprendenti finisco- no per apparire il disinteresse e i silenzio cri tico di decenni. LE FONTI BIOGRAFICHE. GLI ANNI GIOVANILI La principale fonte biografica ottocentesca su Zani de Ferranti @ costituita dalla voce “Fer- ranti” della Biographie Universelle des Musi- ciens del Fétis. Tale schizo biografico & basa to, probabilmente, su informazioni di prima ma- no; Fétis, infatti, aveva potuto conoscere per sonalmente Zani de Ferranti, cui aveva dedica- to un importante articolo sulla « Révue Musi- cale » del gennaio 1834 e al quale poi, in qua lita di direttore del Conservatorio di Bruxelles, aveva assegnato un incarico di insegnante di lingua italiana. Fétis, purtroppo, scrisse la sua 9 voce enciclopedica quando ormai de Ferranti aveva abbandonato definitivamente Bruxelles e il suo Conservatorio; e questo potrebbe s gare le lacune e le incertezze biografiche in es- sa contenute, Come punto di partenza, da ac- cettare sempre cum grano salis, in attesa di ul- teriori verifiche, la voce “Ferranti” costituisce pur sempre un docamento di rilievo. Ne diamo, qui di seguito, la traduzione italiana. FERRANTI (Marc’Aurelio zant de), virtuoso i chitarra ¢ letterato, & nato a Bologna, nel 1802, da tuna famiglia veneziana che si ritiene essere la stes- sa degli Ziani. I suoi studi, compiuti a Lucca, fur rono brillanti, e in Iui il talento. poetico nella’ lin- gua latina ed italiana si manifestd fin dall'infanzia, Dopo che ebbe ascoltato Paganini, il gusto che ave- va per la musica divenne una passione; gli diedero come maestro di violino un artista chiamato Gerli (figlio), allorché ebbe raggiunto il dodicesimo an- no di eta, e i suoi progressi furono cost rapidi che a sedici anni il suo talento prometteva gia un vio linista di prim’ordine; ma all'improwiso egli ab- bandond il violino per la chitarra, ed & per il suo talento su quest'ultimo strumento che si é fatto co- noscere nel mondo musicale. Arrivato a Parigi nel 1820, de Ferranti vi si fe- ce ascoltare come chitarrista amatore; ma a quel- Tepoca aveva piti idee sui miglioramenti che si po- tevano introdurre nell’arte di suonare la chitatra che abiliti nel realizeare cid che voleva fare; fu dunque poco notato. Nel corso dello stesso anno, si trasferi a Pietroburgo dove, prima bibliotecario del senatore Miatleff, poi segretario del principe di Narisckin, poté, nel ‘corso delle lunghe ore libere che questi incarichi gli concedevano, meditare sul- Je innovazioni che progettava, ¢ tradurre in versi italiani dodici delle pid belle meditazioni poetiche di Lamartine Verso Ia fine del 1824 Zani de Ferranti abban- dond Pietroburgo e si trasferi ad Amburgo, dove si fece ascoltare con successo T’anno successivo, seb- bene non avesse ancora acquisito il talento insigne che lo distingue oggi. Dal 1825 alla fine del 1827 visitd Bruxelles, Parigi, Londra, perseguendo la sua idea favorita della rigenerazione del suo strumen. to, € cercando, ora nella musica, ora nella lettera- tura, le risorse per la sua esistenza agitata Arrivd a Bruxelles per la seconda volta alla fine del 1827, in circostanze penose; prese la risoluzio- ne di fissarvisi, si sposd, ¢ si mise a dare lezioni di lingua italiana ¢ di chitarra per vivere. II suo co- raggio non Vabbandond nella sventura, ¢ fu allora che, con sforzi costanti, egli giunse a scoprire il segreto dell'arte di cantare le melodie in note te- nute sulla chitarra, arte nuova che, nelle mani di Ferranti, cambia in qualche modo la natura dello strumento. Dopo aver impiegato diversi anni a da- re alla sua scoperta tutta 'estensione di cui era su- 10 scettibile, ne fece conoscere i risultati in due con- certi che’ diede a Bruxelles nel 1832. Da allora il talento di virtuoso @ aumentato ogni giorno con studi perseveranti, e i viaggi che ha fatto in Olan- da, in Inghilterra ¢ in Francia hanno consolidato la sua reputazione di primo chitatrista dell'epoca at- tuale. Le difficolta che supera con disinvoltura sul suo strumento sarebbero ineseguibili per altti, € nessuno ha potuto scoprire, fino ad oggi, in cosa consista il suo segreto di prolungare i suoni e di legarli come sa fare lui Le opere che ha pubblicato, e che consistono in Fantasie, Arie Variate, ecc., sono in numero di Quindici’ circa; Ia _pubblicazione delle sue opere complete, che contengono Concerti pezzi di ogni genere, @ stata annunciata da un prospetto a Bru- xelles; ‘ma Timpresa non ha avuto seguito. Dopo una terza tournée in Olanda per tenervi dei concerti, Zani de Ferranti ha fatto un viaggio in America col celebre violinista Sivori; poi, di torno a Bruxelles nel 1846, & stato nominato pro- fessore di lingua italiana al Conservatotio Reale di Musica di questa citta. Nel 1855 & ritornato in Ita: Jia. Come poeta ¢ letterato ha pubblicato un'ispi razione poetica: In morte della celebre Maria Ma- libran de Beriot, Bruxelles, 1836, un foglio in 8°, Questo pezzo, notevole tanto per leleganza ¢ Vener gia della versificazione quanto per In bellezza delle idee, & stato seguito da studi su Dante. Zani de Fer ranti prepara un’edizione delle sue poesie# IL supplemento alla Biographie Universelle des Musiciens, pubblicato nel 1880, contiene al cune interessanti precisazioni sul nostro chitar- rista-compositore; esso rettifica, tra altro, la data di nascita riportata dal Fétis ¢ ci di anche Ia data di morte di Zani de Ferranti: ZANI DE FERRANTI (Marc’Aurelio), chitarrista, scrittore di cose musicali e poeta, motto a Pisa il 28 novembre 1878, Era nato a Bologna, non nel 1802, come & stato detto, ma il 6 luglio 1800. Si era stabilito in Belgio nel 1827, si era fatto natu- ralizzare ed era diventato professore di lingua ita- liana al Conservatorio di Bruxelles. Zani de Fer ranti fu collaboratore della « Revue Musicale Bel: ge>, della « Belgique Musicale» e della « Guida Musicale » di Bruxelles? Qui si arrestano, in pratica, le fonti biogra- fiche ottocentesche sul musicista, dal momento che le poche alte voci enciclopediche contem- poranee che nominano Zani de Ferranti si limi- tano a riprendere ¢ variare quanto scritto dal Fétis. I] musicologo belga, come gia abbiamo L PJ, Fens, Biogapbie Universelle des Musicien Paris 1862, vol. 3, p, 210. 2. AANY., Biographie Universelle des Musiciens, Supp ment et Complement, Paris. 1880, vol. 2, p. 683. le detto, conobbe personalmente Zani de Ferran- ti; & dunque possibile che le notizie riferentisi al periodo di reciproca conoscenza abbiano un elevato grado di attendibilita, come del resto farebbero supporre ulteriori riscontri documen- tali, I riferimenti agli anni giovanili sono perd lacunosi ed oscuri: Pinteresse per la musica suscitato dalPascolto di un concerto di Pagani- ni? il rapido abbandono del violino per 1a chi- tatra, sono poi elementi romanzeschi che sol- levano qualche dubbio; possiamo accettarli, ov- viamente, ma con beneficio d’inventario, perché necessitano, a nostro avviso, di essere suffraga- ti da prove piti concrete, E certo, comunque, che Zani de Ferranti abbandond Italia ancora in giovane et’. Fgli stesso ce lo conferma nella prefazione di una sua opera letteratia, La Commedia di Dante Ali- ghieri con illustrazioni antiche e moderne, pub- blicata da M, Aurelio Zani de’ Ferranti, appar- saa Parigi nel 1846, nella quale egli ci forni- sce anche alcune preziose informazioni sulla sua siovinezza, Ecco, di seguito, il passo in cui Za- ni de Ferranti parla dirertamente di sé: finito di studiare in Lucca (fann’or ventott’an- ni) [cio nel 1818, N.d.A.] Tillustre March, Ce- sare Lucchesini (grecista di sommo valore, al dir di tutti) mi fu cortese d’alcune lezioni di lingua gre- ca; poi tornato a Bologna, v'ebbi a maestro il ce- leberrimo Ab. Mezzofanti (ora Cardinale), non che Tegregio di lui nipote: pure, mal grado l’eccellen- za di tanti precettori (0 sia volubilita, 0, ch’ pid probabile, inettezza dell’alunno), la mia scienza gre- a non passd mai le favole esopiane, sei libri del- ITliade, e le Odi di Anacreonte. Adesso poi di tut to questo ricordo appena Palfabeto... dunque di greco «io nulla so» - Di latino qualcosa; anzi, quasi fanciullo, mi ricordo d’avere scritto in questa lingua tali versi, che si credevano meravigliosi; ¢ quantungue ora'non sia pié sicuro di distinguere una lunga da una breve (ed appena la frase cice- roniana da quella di $. Gregorio) pure non mi cre- do affatto selvaggio né della poesia, né della pro- sa latina. - Dell'taliano non parlerd;,perché, mia disgrazia, Vavvedrai ben presto quant'io lo maneg- gi sinistramente... E come avrebbe luogo il contra- tio? Nato a vivere signorilmente in Italia, ma la. sciata la Patria da giovinetto (allora appunto quan- do si suol cominciare lo studio riflessivo severo della lingua natia); poi, vissuto povero sempre ¢ ramingo in paesi forestieri; stretto dalla necessita 3, Paganini, lo ricordiamo, operd alla corte di Lucca dal 1805 al 1809. Non sappiamo se, in quel periodo, Zani de Ferranti fosse’ git a Lucca per seguire i suoi, studi: in gn caso epi sarebbe stato ancora bambino e difficilmente in grado di decidere il proprio futur. a balbettar lo spagnuolo, il francese, Vinglese, il tedesco; ingombre di e notte, a non dire straziate, Te orecchie da barbare consonanze, aliene tanto d: le dolcissime nostre; spinto dalla '« piaga della for- tuna, che suole ingiustamente al piagato molte vol- te essere imputata »,' a scrivere anco in lingua non mia (peccato pessimo!)... qual pud destar maravi- glia, se le voci di cui mi servo non sono elette, se rozze appajono le legature, se il discorso, in una parola, non ha quella scioltezza, che lLtaliano, uni- co forse, 0 primo certo, fra’ viventi linguaggi ac- coppia in modo mirabile colla dignita’ Come si vede, lo stesso de Ferranti afferma di aver lasciato I’Italia “da giovinetto”. Se te- niamo conto del fatto che, sempre secondo le sue stesse parole, nel 1818 egli si trovava an- cora a Lucca, e qualche tempo dopo a Bologna, la data del 1820 proposta da Fétis per il suo trasferimento a Parigi non sembra del tutto priva di fondamento. 'AMICIZIA CON VINCENZO GIOBERTI Non sappiamo quali furono i motivi che spin- sero il giovane de Ferranti ad abbandonare ’I- talia intorno al 1820. Alcuni accenni dello stesso musicista, in un’altra sua pubblicazione letteraria, fanno perd pensare a qualche motivo politico. Negli anni Quaranta, ad ogni buon conto, Zani de Ferranti ebbe contatti, a Bru xelles, con il filosofo e uomo politico italiano Vincenzo Gioberti, allora esule nella capitale belga. Coinvolto nei moti mazziniani piemonte- si nel 1833, Gioberti era stato dapprima arre- stato e poi costretto all’esilio; rifugiatosi in Francia, si era poi trasferito a Bruxelles nel 1834, dove sarebbe timasto fino al 1845. 1 rapporti tra Zani de Ferranti e il filosofo sono testimoniati dall’epistolario giobertiano, da re- ciproche citazioni nel volume di poesie Nuovi frammenti di Zani de Ferranti (1842) ¢ nel Primato morale e civile degli Italiani di Giober- ti (1842-43), e dalla dedica al Gioberti della Commedia di Dante Alighieri con illustrazioni antiche ¢ moderne del de Ferranti (1846). Il primo accenno a Zani de Ferranti compa- re in una lettera indirizzata dal Gioberti all’ami- co Giuseppe Massari, e datata Bruxelles, 2 di- cembre 1840: 4. Citazione dotta, dal Convito di Platone 5. M.A. Zant ve Fenxanr, La Commedia di Dante Ali- abieri con illustrasioni antiche e moderne, Patis, 1846, pp. IXX, —_— u Ditemi se avete scritto al Ferranti (che non ho pid veduto da molt giorni), se gli avete inviato i libri che desiderava, e quando, ece., perché tutto Gi sorvira a scoprire le cagioni dello sbaglio, ¢ for- se a ticuperare il perduto.* Un altro riferimento al musicista Jo troviamo nella lettera, sempre al Massari, ¢ sempre da Bruxelles, del 13 gennaio 1841: T Quételet e il Ferranti vi abbracciano caramen- questi bramerebbe intendere un motto sull’af- fare del Baudry? A tale lettera il Massati rispondeva cost a Gioberti, da Parigi, il 17 marzo 184 Tante cose al Gastone, al Fetranti, cui direte a nome mio che pel Baudry non 2 possibile ottenere quel che desidera, al Quételet, ete.* Un altro accenno epistolare a Zani de Fer- ranti compare in una lettera indisizzata da Gio- berti al Massari il 25 maggio 1841 I Quetelet, i! Gastone, il Berranti, il ricordano (sic) molto affettuosamente! hitti vi si A testimonianza della reciproca stima tra il filosofo e il musicista restano inoltre le citazio- nj presenti nella prefazione dei Nuovi Frammen- ti di de Ferranti e nel Primato giobertiano. L'in- troduzione alla raccolta di versi del chitartista & una pagina di particolare interesse, sia perché costituisce un bell’esempio del suo stile lettera- rio, sia perché illumina, con rapidi ma signifi- cativi accenni, la drammatica condizione umana in cui egli versava allora, dandoci al contempo un saggio molto eloquente della sua nobile con- cezione sociale e politica Affaticarsi di continuo, onde non essere ad altti dlaggravio e a sé d'infamia ~ e con poca speranza di riuscirvi; perché al di d'oggi chi sa un po’ pit dell'abbicct'vien considerato come peticoloso, ed 2 il pit sicuro di stentare la vita — ‘Aver a dubitare, non per sé — che sarebbe una dappocaggine, comunissima benché ridicola ~ ma per oggeiti che la Natura e il dovere ne fanno uesti oggetti medesimi, che procurano soddi- disfazione e piacere a tantaltsi, provarli — 0 non foss‘altro temerli — fonte di dispiacere ¢ d’inguie- tudine; 6. V. Gunerrt, Epistolario, a cura di G. Gentile e G. Balsano Crivelli Firenze, 19371937, vol. 3, po 12 7 keen, py. 138 & Wem: b 9. Mem, p. 202, 12 _. Senza patria, senza congiunti, senza beni di for tuna, e quindi sen2’amici ~ perché gli odierni ami- ci sono compagni che avaramente dividono anzi di- vorano i nostri contenti, e fuggono a volo dai no- stri dolori — In circostanze siffatte io sfido il gran Torquato medesimo a dettare un canto solo del poema it mortale: se non che molti, quantunque dotati d'o- gni desiderabil fortuna non nacquero a tessere poe- mi, e basti per tutti Pesempio infelice di uno fra’ piti illustri poeti di Francia. Il che mi fa ricordare, € giova il notarlo qui di passata, che i nostri non vanno infetti come gli stranieri (o non in pari gra do), dalla scabbia enciclopediea: e chi si trova sol tanto la forza impetuosa si ma fugace, ¢ drei qua si febbrile, d'un torrente, non si prova a conseguit quegli effetti i quali richieggono il robusto ma pa cato e incessante vigore d'un fiume real Questo valga di scusa alla pubblicazione di po- chi frammenti come gli altri, ¢ forse peggiori; ¢ sia risposta a que’ cortesi i quali, nell'accordar gentil lode a quel primo saggio, m'inanimavano a tratta- Fe un argomento pit’ momentoso, Ed eglino, come coltissimi, non ignorano che Prometeo il quale si sente volere, e forse valore bastante, da tornarsene in ciclo a rapire una scin- tilla di fuoco vitale, ma inchiodato sullo scoglio ¢ straziato dal rostro implacabile dell'avvoltojo, tice- de in malinconico scoraggiamento... egli & chiun- que abbia invasa la mente, e il cuore infiammato dall’estro poetico, ¢ sia costretto a gemere sotto i freddi artigli della poverta, sulPinospite rape del esiglio ~ dolorosissimo benché volontario. — Che se la Fortuna — Ercole novello ~ non riesce ad ue cidere Vavvoltojo, quel disgraziato vivrd il miser. timo degli umani e morra nella disperazione: per. ché veramente nessun maggior dolore che nato da qualche cosa, ¢ il vedersi vivere inutile, e il sentissi morire un da nulla. E per colpa di chi? forse dell'uomo, che vive per un’ora e spatisce? Certo che no. Ma si per colpa delle istituzioni che durano, e invecchiando peggiorano, ¢ le pessime, disgraziatamente, forman la regola, mentre le buo- ne sono l’eccezione microscopica Riflesso inutile, perché: Qual vaghezza di lauro, qual di mirto? Povera e nuda vai filosofia! Dice la turba a vil guadagno intesa (Petrarca, son. VII) inutilissimo poi, avendo Tocchio ai versi che sto pubblicando, il cui poco valore non posso negat né difendere; Io confesso anzi umilmente, pregat- do solo mi venga concesso di ripetere, a qualche discolpa, le parole che uno de’ pit illustri figli d'italia rivolge ai mani d'un egregio nostro: «A ‘me la lontananza dalla patria e Paver perduta col- la favella e col sole d'Italia ogni vena immagina- tiva, tolgono il poter di seguirti anche dalla lun- ga di dilettare e muovere chi legge, » V. Gioberti Lett. sugli Errori filosof. di Ant. Rosmini, nella ded. ad Agost. 0 Biagini, a car. XIV." Ecco invece I’accenno a Zani de Ferranti cot tenuto nel Primato del Gioberti Lintuito ideale, non potendo penetrare quaggii Yessenza intima delle cose, non pud cetto appaga- re le brame dellintelletto; ma questa impotenza dee nuttire il desiderio, e non partorire il dubbio. Lanima viatrice dee aspirare alla visione dell’es- senza increata, come la cieca di nascita, che brama di fruize cogli occhi Voggetto piti caro al suo cuo- ree alla sua immaginazione. Immagine bellissima, che il lettore trovera espressa con molta grazia e élicatezza presso uno scrittore nostro coetaneo, che aggiunge V'ingegno poetico a una nota ¢ rara maestria nell’arte divina della musica, (Ferranti, Nuovi Frammenti, Brusselle, Meline, Cans et. C 1842, pag. 137, 138, 139). Gli accennia “chi sa un po’ piti dell’abbicct” ¢ per questo “vien considerato come pericolo- s0, ed & il pid sicuro di stentare la vita”, alle istituzioni “che invecchiando peggiorano,'¢ le pessime, disgraziatamente, forman la regola”, € infine amicizia stessa con Vincenzo Gioberti non dovrebbero lasciare dubbi sui motivi pit profondi dellesilio “dolorosissimo benché vo- lontatio” di Zani de Ferranti. E certo possibile che il musicista sia stato in qualche modo coin- volto, in gioventi, in attivita a sfondo patriot- tico, e per cid stesso illegali (Bologna, sua cit- ti natale, faceva allora parte dello Stato pon ficio); cost come & anche possibile che de Fer- ranti, dopo essersi trasferito all’estero per mo- tivi che nulla avevano a che fare — almeno di- rettamente — con la politica, non se la sia pi sentita di tornare in patria, dopo ’esito fall mentare dei moti insurrezionali del 1820-21 del 1831. Prima di avanzare ipotesi pid preci- se occorrerebbero comunque maggiori riscontri documentali, ottenibili forse con accurate ricer- che nell’Archivio di Stato bolognese. BRUXELLES. L’aTTIVITA CONCERTISTICA Ben poco sappiamo, ancor oggi, dell’attivi concertistica di Zani de Ferranti fino agli ini: degli anni Trenta. Certamente il chitarrista ita- 10. MA. Zant pe Ferxawrt, Nuovi Frammenti, Bruxcl les, 1842, pretazione. it. V. Grosenrt, Del Primaro morale e civile degli Ita lian, prima edizione di Losanna fatta sulla seconda belga, Lausanne, 1846; vol. 3, p. 507. liano viaggid per qualche tempo attraverso tut- ta Europa, come afferma il Fétis e come egli stesso conferma nella prefazione della Comme. dia di Dante Alighieri con illustrazioni antiche e moderne, allorché accenna alla sua conoscen- za dello spagnolo, dell’inglese, del tedesco ¢ del francese (ed & singolare che de Ferranti non ci- ti il russo, che pure in qualche modo avrebbe dovuto conoscere, se & vera l’affermazione del Fétis secondo In quale fu bibliotecario del se- natore Miatleff e poi segretario del principe Na- risckin a Pietroburgo); nel 1827, tuttavia, egli si stabilf a Bruxelles, e da questo momento pos- siamo seguire le sue vicende con maggiore si curezza. Un ausilio preziosissimo, in questo sen- s0, & costituito da un articolo di oltre cinquan- Vanni fa di un autore non musicologo, Mario Battistini, che a Zani de Ferranti dedicd uno studio di una certa importanza [Link]- I'« Archiginnasio » del 1930. Tale articolo, Ita- liani in Belgio - Marco Aurelio Zani de’ Ferran ti, di Bologna, musicista e letterato," & ricco di dati di prima mano, desunti dagli archivi di Bruxelles; Ja citazione delle fonti, purtroppo, @ in genere poco chiara o, peggio ancora, reti- cente, Nondimeno, le notizie riportate dal Bat- tistini sono troppo importanti perché si possa sottovalutarle, Esse, in ogni caso, si integrano con quelle fornite dal Fétis e dallo stesso com- positore permettendoci di ricostruire con una sufficiente approssimazione i principali eventi della vita di Zani de Ferranti Da quanto apprendiamo dal Battistini, dopo essere giunto a Bruxelles nel 1827, Zani de Fer- anti « vi si trattenne per qualche tempo, con- traendovi matrimonio con Julie van Bever, dal- la quale, nel 1831, ebbe un figlio, Giulio Cesa- re € nel 1834 Orazio-Terenzio, che fu poi pro: fessore all’Ateneo reale di Bruxelles». Dopo essersi esibito probabilmente per qualche tem- po lontano dal suo paese d’adozione, Zani de Ferranti fece ritorno a Bruxelles, dove tenne un concerto il 21 gennaio 1832. Questo con- certo, che fu accolto, secondo il Battistini, in maniera entusiastica, & per ora il primo ‘dei concerti tenuti da Zani de Ferranti che possia- mo documentare. Esso fu seguito da altre due accademie, tenute rispettivamente il 25 gennaio 12. M, Bartistini, Marco Aurelio Zani de’ Ferranti, di Bologna, masicista e letterato, ne « L’Archiginnasio », XXV. 1930, pp. 279-287 13, Idem, p_ 280. — B € il 15 marzo 1832." Fu probabilmente ill suc- cesso di questi concerti a convincere de Ferran- ti a stabilirsi definitivamente a Bruxelles; se- condo quanto appurato dal Battistini, infatt, egli risulta iscritto nei registri della popolazio- ne del comune di Ixelles (Bruxelles) a partire dal 15 luglio 1833." Bruxelles, tuttavia, fu a Jungo semplicemente una base operativa per il chitarrista italiano. Anche se il successo in Belgio era stato entu- siastico, Zani de Ferranti doveva aver ben com- reso che la sua consacrazione come solista non avrebbe potuto aver luogo che in qualcuno dei grandi centri musicali d’Europa, Parigi, Vienna 9 Londra. La fortuna, in questo caso, gli ven- ne incontro. Al principio del 1834, dopo un concerto tenuto a Bruxelles," fu nominato chi- tattista onorario del Re del Belgio” (al quale dedicd in seguito una composizione poetica, Pinno Pour le troisiéme anniversaire du regne dorieux de $.M. Leopold ler Roi des Belges, e lnno pel giorno festivo di Leopoldo I, Re de’ Belgi "); nel gennaio di quello stesso anno, inol- tre, Francois Joseph Fétis pubblicd sulla '« Re- vue Musicale » un ampio articolo sul musicista italiano, fornendo a de Ferranti una sorta di autorevole biglietto da visita per i concerti che, di lf a poco, avrebbe dovuto tenere nelle grandi cittd europee. Questo articolo, di importanza fondamentale, ® riportato anche, con alcuni ta- li, in una pubblicazione curata molto tempo dopo dallo stesso Zani de Ferranti ed intitolata Quelques articles concernant M.-A. Zani de Perranti, premier guitariste de S.M. le Roi des Belges, ex-professeur au Conservatoire Royal de Bruxelles. Tale libriccino, di sole trentaquat- tro pagine, senza una tiga di prefazione, fu stam- pato dopo il maggio del 1859, a Milano; esso contiene numerose recensioni di concerti tenu- ti dal chitarrista nell’arco di circa venticingue anni tratte dai giornali dell’epoca, Purtroppo so- lo aleune di queste recensioni (quelle degli anni che vanno dal 1855 al 1859) sono datate; l'or- dine dei pezzi non & poi rigorosamente crono- logico, ¢ ad articoli riferentisi a concerti tenuti negli anni Trenta seguono immediatamente ar- ticoli degli anni Cinquanta. Non & difficile com- prendere il motivo di tanta confusione. Zani 14. bidem, 15. Idem, p. 280, nota 3, 16. « Revue Musicale » n. 2 del 12 gennaio 1834, p. 16. 17. M. Barnisrini, 0p. city p. 281 18. Il manoscritto autografo di tale brano & attualmente in possesso della Biblioteca del Conservatorio di Bruxelles. 14 : a de Ferranti, che aveva fatto stampare questo libro a scopo autopubblicitario, non voleva far sapere che molte delle lodi entusiastiche ai suoi concerti erano state formulate a volte anche pitt di vent’anni prima; per questo si era limitato a datare solo gli articoli pit recenti. Nonostan- te cid, € nonostante anche la ripetitivita di for- mule giornalistiche piattamente uniformi, questo volumetto costituisce un documento di. straor- dinaria importanza per la precisazione di alcu- ne delle tape pit notevoli della carriera del solista bolognese. Ogni volta che, nel corso dell'articolo, riporteremo una recensione tratta da tale libro, la faremo seguire dalla sigla QA € da un numero progressivo posti tra parentesi; ali altri articoli, di cui non & possibile appura. re Ia datazione, saranno riportati in appendice. Riportiamo dungue, nella sua forma comple. ta, Particolo del Fétis apparso sulla Reoue Mu- sicale n. 4 del 26 gennaio 1834, non senza aver prima ticordato che Zani de Ferranti, nel suo volumetto, ne pubblicd invece una versio- ne lievemente abbreviata. La chitarra e il signor Zani de Ferranti (QA 1) Tutti i giornalisti che devono render conto del talento di un chitarrista iniziano il loro atticolo con una diatriba contro lo strumento sul quale si & svi- Tuppata Ja sua abilita, facendo intendere che se- rebbe stato meglio se Vartista fosse diventato pia- nista, 0 violinista, 0 tutto cid che finisce in un al- tto ista che chitarrista. Come se uno scegliesse il suo talento! come se uno scegliesse a testa o croce Jo strumento che deve suonare! come se non ci fosse il genio della chitarra come quello del piano © del violino. E un triste strumento, ta chitarra, si diceva nel- Ja mia infanzia, quando il pit abile di quelli che Ja suonavano non si elevava quasi al di sopra del- Vaccompagnamento di una romanza o di qualche innocente sonata di Porro ¢ di Gatayes; si ripete- va la stessa frase dopo che un certo signor Doisy ebbe fatto qualche passo in avanti, la si ripeteva dopo che il vecchio Carulli ebbe allargato il domi- nio dello strumento; e la si ripete ancora per abi- tudine quando si ascoltano le sapienti e armoniose combinazioni di Sor, lo stile elegante di Carcass, ¢ i fantastici ghiribizzi (boutades) della mano volu- bile di Huerta. Un giornalista ha appena pronun- Ciato lo stesso anatema a proposito del concerto in cui s'8 fatto ascoltare il signor Zani de Ferranti Non fosse che per evitare tante ripetizioni, non sarebbe possibile cambiare un po’ tema? D’altron- de, cid che era vero quando mani inette gratta- vano le fragili corde della chitarra ha cessato di es- a serlo oggi; @ yenuto il tempo di poter azzardare di vendicare la lira moresca dal disprezzo che le 2 stato prodigato. Qualcuno potrebbe forse comin- ciate per capriccio, ma io lo fard con la convin- ione fatta passare nel mio animo dal meraviglioso talento del signor Zani de Ferranti No, non & um povero strumento, uno strumen- 10 limitato quello che fornisce tante risorse al ge- no; & uno strumento sui generis, la cui voce ha po- ca intensiti se confrontata con quella di uno stru- mento gigantesco, ma che alla fin fine ha una vo- ce dall'accento particolare. Quando i cosiddetti suo- natori di cbitarra non osavano uscite dai toni di Doe di La, quando non facevano altro che tormen- tare le orevchie con Ie loro insipide note ribattute ei loro magri accordi, Ja chitarra era certamente un povero strumento, uno strumento limitato; 0 piuttosto erano dei poveri chitarristi quelli che la suonavano; ma oggi che questo stesso strumento sente fremere le sue corde sotto combinazioni di frasi ¢ di passaggi che non potrebbero essere rea- lizzati da aleun altro strumento, oggi che la mu- sica per chitarra ha assunto un carattere speciale, e che tutti i toni, tutte le modulazioni sono affron: tati e vinti, Ia chitarra @ diventata uno Strumento bello e buono nel suo genere Ho parlato del genio del chitarrista; questa pa- rola fari sortidere, senza dubbio, piti di un musi- cista; ma perché non ei dovrebbe essere del genio nella testa dell'uomo che crea prodigi su uno struc mento. dalle sonorita deboli, cosi come ce n’é in quella di un violinista o di un pianista? Tl genio consiste forse nell’intensiti dei suoni? Presagire tutto quello che era possibile su questo strumen: to non era una cosa facile, e c’é voluta_dell’au dacia per arrivare fino ai limiti estremi. Ora, che cost questa audacia felice, se non il genio? Se fosse possibile assegnare dei limiti allo. svi- Juppo delle facolta umane, dirci che questi ultimi limiti sono stati raggiunti dal signor Zani de Fer- ranti. Questo artista ha dato poco tempo fa un concerto a Bruxelles, a cui non mi sono potuto re- cate. La cosa, lo confesso, mi era dispiaciuta poco; infatsi, come potevo credere che ci fosse un chi- tatrista meritevole d'essere sentito dopo Sor, Car- cassi ed altte celebrita, e per di piti a Bruxel- les, dove egli abita da sei anni, a mala pena co- nosciuto, ¢ ridotto a dare lezioni di lingua italia- na? Io mi difendo dalle false prevenzioni, per quanto posso; ma posso farlo sempre? Ignoravo, dungue, il talento di Zani de Ferranti, allorché casione di ascoltarlo si presentd Paltro giorno. Mi disponevo ad ascoltarlo con cortesia, ma alle pri- me frasi rimango colpito; non ho ancora sentito quasi niente, eppure mi rendo conto di essere in presenza di un talento superiores alzo gli occhi e Ii porto sullartista; cosa vedo? Vedo degli occhi ardenti, un petto sollevato, delle dita d’acciaio che, ferme ed agili, percorrono le corde in modo inu- suale; cid che ascolto non @ pii la chitarra che co- noscete, sono accenti che nessuno potrebbe crede- re realizeati da corde pizzicate, & un cantino tale di nome e di fatto, perché canta con una voce com- mossa da una tenera espressione; @, a volte, un ac- cordo gettato con una pienezza di suono che sem- bra appartenere piuttosto ad una buona arpa che ad una fragile chitarra; sono, infine, dei passaggi nuovi, arditi, violenti, appassionati, di cui nulla, fino ad ora, aveva fatto supporze la possibilita sul manico di una chitarra Tante potenti novit’ non avevano potuto tro- varmi freddo; simpatizzavo con cid che ascoltavo, ero turbato dalle emozioni che uscivano dallo stru: mento per circondarmi da tutte le parti. Quanto al- Vartista, egli suonava per me, per me solo, perché per la prima volta da molto tempo, forse, aveva trovato un’anima che comprendeva quel che vale- va la sua; € cost, gradualmente, egli si animava sempre pit Dopo una prima fantasia eseguita sulla chitarra comune, prese un altro strumento le cui corde a vuoto formavano Vaccordo di mi maggiore. E una combinazione nota ad alcuni chitarristi, e si sa che il merito di quest’accordo consiste in tuna sonorita piti forte risultante dalla simpatia degli armonici tra loro. Ma cid che si é ottenuto da tutto questo & cosf poca cosa! Con quanta timidezza si affron- tano anche i passaggi piti semplici su una chitarra accordata cosi, spaventati dalle difficolta di una di- teggiatura affacto differente da quella abituale. Ma & Zani de Ferranti che bisogna ascoltare sulla chi- tarra in mi, B lui che si fa gioco delle difficolta che i suoi rivali non hanno neppure osato tentare. E Ini che trae veramente vantaggio dall’accordo del suo strumento senza che la sua esecuzione per- da qualcosa in brillantezza. Come fa vibrare tutte Ie corde! Con quale perfetto sentimento la sua ma- no destra va a cercare a diverse posizioni della ta- vola e del manico una varieta di suoni perfetta mente adatta al carattere di ciascuna frase, addi- rittura di ciascuna nota. E poi, nel bel mezzo dei passaggi pi arditi, piti audaci, ecco venir fuori una romanza lamentevole che una corda pizzicata vi re stituisce come potrebbero fare la voce ¢ anima di Rubini. Lo confesso, questa facolta di cantare con uno strumento come Ja chitarra mi confonde; non potevo farmene un'idea, e adesso che I'ho ascol- tato, dubito ancora di essere stato vittima di un’i- lusione. Mi ricordo che nei primi giorni in cui Carulli venne a stabilirsi a Parigi, arrivd una sera in una casa in cui io mi trovavo con Dussek. Si faceva musica, e Vllustre pianista incantava Puditorio con lo charme del suo talento. Carulli aveva portato la sua chitarra, il padrone di casa ritenne fosse suo dovere, pet buona educazione, pregarlo di far- si ascoltare; cid che egli fece brillantemente dopo che Dussek ebbe abbandonato il piano. Tutti lo trovarono, innanzitutto, molto ardito, per non dir altro; ma’ presto seppe suscitare interesse, perché 15 id che faceva era nuovo, allora. Quando ebbe fi- nito, Dussek, che I’aveva ascoltato con grande pia- cere, gli disse: Signore, voi siete un grande artista Sorridete, signori chitarristi? E forse anche voi, signor Zani de Ferranti? Ma Dussek aveva ragio- ne: un artista & sempre grande quando apre nuo- ve strade e allontana i limiti anche della sua arte, Ecco perché non esito a dire che voi, che lasciate tutto cid che & stato fatto alle vostre spalle, siete un grande artista, in proporzione tanto pié grande in quanto, misconosciuto, non vi siete affatto sco- raggiato; in quanto avete lavorato per voi stesso, per obbedire al vostro destino naturale, e infine per soddisfare la vostra anima, come ogni uomo nato per I'arte, Che si sappia dunque che ct al mondo un uomo che ha trovato nella chitarra uno strumento scono- sciuto; un uomo di cui non parlo, ma che forse, incoraggiato dalle righe che ho scritto, non tardera ad esibirsi e a farsi ammirate. Allora si compren- deri che @ tempo di rinunciare a questa vecchia definizione: {a chitarra & un povero strumento. Non tenterd di dirvi come sia stato possibile che I’ar- tista possessore di un simile talento sia rimasto nell’oscuriti; mi basta rivelarvi la sua esistenza; il tempo fara il resto. Fétis. «Revue Musicale de Paris » Insieme con le commendatizie autorevoli del Fétis, Zani de Ferranti prowvide a procutarsi anche quelle di uno dei pitt grandi solisti di tut- ti i tempi, Niccold Paganini. Paganini, che al principio del 1834 si era trovato a Bruxelles per una serie di concerti, ebbe modo di ascol- tare de Ferranti e gli rilascid un attestato elo- giativo. Di tutta la vicenda da ampia notizia la « Revue Musicale » n. 13 del 30 marzo 1834, riportando il seguente articolo: Paganini e il Sig. Zani de Ferranti 1 lettoti si ricorderanno senz’altro di un artico- Jo in cai abbiamo reso conto delle impressioni fat- teci dal talento del signor Zani de Ferranti.. Forse qualcuno ha potuto credere che ci fossimo lasciati trasportare a qualche esagerazione negli elogi che abbiamo tributato a questo virtuoso che, occorre ben dirlo, non @ stato ancora conosciuto da nessu- no tranne noi. Se la nostra coscienza avesse biso- gno di essere rassicurata a questo riguardo, nulla sarebbe piti adatto a confermarci nella nostra opi- nione che una dichiarazione che abbiamo sotto gli occhi € che & stata stesa dalla mano dellillustre violinista la cui fama siempie il mondo. Ecco la lettera che ci ha scritto il signor Zani de Ferranti inviandoci questo scritto: « Signore, dopo essere stato giudicato da un uomo (lascis mo perdere le espressioni di cortesia) come voi, se mi fosse rimasto qualche desiderio da formulate, sarebbe stato quello di essere ascoltato e giudica to da Nicold Paganini. La sorte ha voluto che il mio illustre compatriota venisse a Bruxelles a far ammirare i suoi prodigi, dopodiché avrei creduto incompleta la mia esistenza d’artista se non fossi andato a raccogliere con avidita le critiche, i con- sigli, € forse anche qualche elogio di quest'uomo divino. Felice di vedere che egli stesso mostrava il desiderio di sentirmi, e contemporaneamente te. mendo questo colloquio tanto desiderato, mi sono recato da lui giovedi 20 marzo. Dopo avermi ascol- tato, Paganini ha scritto ¢ firmato con la sua mano queste poche righe che ho Ponore di inviarvi. Vogliate gradire, signore, i sensi della mia pro. fonda. considerazione M.A. Zani de Ferranti, chitarrista italiano. » Copia della nota scritta e firmata dalla mano di Paganini «Ho inteso con grandissima soddisfazione qual- che composizione per chitarra esequita (sic) dal gnor Ferranti colla massima nitidezza ed espressi ne, € ritengo che detto artista sed (sic) superiore ad altri celebri che ho intesi in Europa. Nicolé Pa- ganini. »” Provvistosi di una simile presentazione, Zani de Ferranti riprese con nuova energia l’attivita concertistica. In aprile suond a Bruxelles; di questo concerto troviamo notizia sulla « Neue Zeitschrift fair Musik » (la rivista di cui fa pri- ma collaboratore € poi direttore Robert Schu- mann) n. 4 del 14 aprile 1834: Bruxelles. Il signor Zani de Ferrahti, chitarrista, hha tenuto un concerto.” Sempre nel 1834, ¢ precisamente in dicem- bre (secondo il Battistini) Zani de Ferranti fu nominato dal Fétis professore di lingua italia- na al Conservatorio di Bruxelles.” Questa data & perd in contrasto con quanto affermato dallo stesso Fétis, secondo il quale Pincarico di inse- gnante al Conservatorio gli sarebbe stato confe- Tito al ritorno dalla sua tournée in America, nel 1846. Tra la fine del 1834 ed il 1835, ad ogni buon conto, Zani de Ferranti tenne con- certi in Olanda, trasferendosi poi in Inghilter- rae da li in Francia, I concerti in Olanda sono 19. «Revue Musicale » n. 4 del 26 gennaio 1834, pp. 2729 20, « Revue Musicale » n. 13 del 30 marzo 1834, p. 98. 16 21, «Neue Zeitschrift fir 1. p16, Barristint, of. cit. p. 281 Musik» a. 4 del 14 aprile

You might also like